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Passato e presente del Partito Comunista Cinese
Commento e traduzione del Comunicato del Comitato Centrale del PCC

Introduzione a cura di Giacomo Marchetti e Paolo Rizzi (Rete dei Comunisti)

Abbiamo tradotto e pubblichiamo in calce il Comunicato della Sesta Sessione Plenaria del Comitato Centrale, che ha avviato i lavori per il ventesimo congresso del Partito Comunista Cinese del 2022.

È necessario però a nostro avviso inquadrare adeguatamente la funzione complessiva di questo documento, nonché la sua collocazione temporale. Inoltre merita un approfondimento una valutazione sulla Terza Risoluzione sulla Storia del Partito Comunista Cinese [1], che è stata adottata per la Sesta Sessione Plenaria e che viene riassunta nel Comunicato che abbiamo tradotto, e su questo ci soffermeremo nella parte finale di questa introduzione.

Funzione e rappresentazione ideologica

Innanzitutto è un documento di cerniera del lavoro del Partito Comunista Cinese tra la Sesta Sessione Plenaria del Comitato Centrale del PCC ed il futuro Congresso, che si terrà l’anno prossimo come deciso appunto in questa sessione dell’11 novembre. Allo stesso tempo è un documento di cerniera tra gli obiettivi raggiunti dal Partito dalla sua fondazione– avvenuta nel 1921 – ad oggi, di cui svolge nel documento un sintetico bilancio, e quelli che si dà per i cento anni a venire.

Il 2021 ha rappresentato quindi uno spartiacque simbolico, ma non possiamo parlare di una cesura storica tra ciò che è stato e ciò che sarà, ma piuttosto di un ponte.

Come si legge sul finale del documento l’azione del Partito è già proiettata verso gli obiettivi del Secondo Centenario e la preparazione del Congresso: “Il Comitato Centrale ha deciso alla sessione che il Partito Comunista di Cina organizzerà il 20esimo Congresso Nazionale a Pechino nella seconda metà del 2022 e ha detto che questo congresso, che arriverà in un importante momento in cui il Partito avrà cominciato il proprio viaggio per costruire un moderno paese socialista in tutti gli ambiti per realizzare il Secondo Obiettivo Centenario, sarà un incontro veramente importante e un evento politico di grande importanza sia per il Partito che per il paese. L’intero Partito unisce e guida il popolo cinese nel sormontare le difficoltà ed avanzare per ottenere nuovi e grandi contributi nella costruzione verso una moderna società socialista in tutti gli ambiti, assicurare i grandi successi del Socialismo con Caratteristiche Cinesi nella nuova era, e realizzare il Sogno Cinese di ringiovanimento nazionale, ed assicurarsi che risultati eccellenti siano ottenuti entro il 20esimo Congresso Nazionale.”

In secondo luogo, l’importanza che riveste il documento sta nella rappresentazione ideologica che viene data allo sviluppo storico del marxismo cinese – che in realtà è tutt’altro che lineare – ed in generale nella rielaborazione del suo passato nel tentativo di giungere ad una sintesi che funga da tessuto connettivo per il Partito.

Dal documento emerge come Partito – in particolare la lungimiranza della sua leadership e la tenacia dei suoi membri – e Popolo sono i principali motori dello sviluppo storico in grado produrre cambiamenti in grado di andare oltre i confini della Cina. Partito e Popolo – guidato dal PCC – sono concepiti come gli agenti della trasformazione e assi politici centrali di un marxismo-leninismo che viene plasmato dalle condizioni specifiche della realtà cinese, attraverso i suoi interpreti e decisori politici da Mao in poi, e che di fatto – nell’attuale rappresentazione ideologica ufficiale – non comprende la contraddizione di classe.

Un marxismo che nel suo sviluppo ideologico – nella rappresentazione che ne dà il Partito – viene presentato come un sostanziale continuum dalla sua fondazione alla leadership di XI, senza significative rotture, e che costituisce una stratificazione che incorpora le scelte strategiche nei vari passaggi storici e una risorsa per l’orientamento complessivo delle sfide future.

Viene rappresentato quindi un corpo di idee forza che sono il collante ideologico per il lavoro a venire, e che insieme ad un preciso stile di lavoro guidano i membri del Partito, che devono sempre interrogarsi sulla coscienza generale della propria azione: “Ogni membro del Partito dovrebbe tenere a mente cos’è il Partito e qual è la sua missione – questi sono problemi di fondamentale importanza che non dovremmo mai dimenticare. Dobbiamo avere a mente precisamente le tendenze storiche, rimanere fermi nei nostri ideali e nelle nostre convinzioni, e rimanere autentici alla missione fondativa del Partito. Dobbiamo rimanere modesti e prudenti, guardinghi nei confronti dell’arroganza e dell’asprezza, e lavorare sodo. Non dobbiamo essere intimiditi da alcun rischio o farci distrarre, ed essere certi di non fare alcun errore catastrofico su problemi fondamentali. Con la determinazione di non lasciar perdere finché non si ottiene l’obiettivo e con l’attitudine che l’ultima parte del viaggio rappresenta solo il punto a metà, dobbiamo fare sforzi ragguardevoli per far avanzare il ringiovanimento della nazione cinese. “

Crisi sistemica e competizione globale

Un bilancio quello che emerge dal Comunicato da cui vengono espunte in maniera significativa le contraddizioni sviluppatesi in conseguenza della scelta di abbracciare il Modo di Produzione Capitalista e le conseguenti complesse tendenze e controtendenze (o meglio forze e contro/forze) – presenti nell’attuale corso politico cinese nel mondo multipolare.

Un contesto globale caratterizzato da una crisi sistemica del modo di produzione capitalistica, che hanno significative conseguenze sia sulla tenuta interna del “miracolo economico” cinese (sui fondamenti economici tanto della crescita quanto delle crisi economiche che la Cina ha attraversato vedi qui) che nell’evolversi della relazione fra questa e gli altri macro-poli.

Come abbiamo avuto modo di documentare a più riprese è chiaro, tanto ad osservatori esterni quanto interni, che il modello di sviluppo cinese deve ancora affrontare in maniera esaustiva una serie di contraddizioni significative: la polarizzazione sociale; il ruolo ancora rilevante dei monopoli privati e di un settore finanziario in espansione; la transizione ecologica sicuramente. Ma a livello ancora più strutturale: la partecipazione al Modo di Produzione Capitalista espone un paese, anche se guidato da una pianificazione attenta, alle necessarie crisi legate alla fase di sviluppo del capitalismo nel suo complesso. Una crisi sistemica, che si declina in varie forme particolari (crisi sanitaria, finanziaria, delle catene del valore internazionale..) ma che ha avuto e sta avendo conseguenze dirette sulla popolazione, mostrando inequivocabilmente le storture di un modello di sviluppo mutuato dall’Occidente. Questioni a cui l’attuale leadership cerca di porre rimedio, in quel perenne bivio proprio di tutta la storia della Repubblica Popolare tra il proseguimento di un cammino originale verso il socialismo e il ritorno all’ovile capitalista (vedi Samir Amin ).

La crisi sistemica di valorizzazione ha inoltre come conseguenza un inasprirsi della competizione inter-imperialista globale, e la Repubblica Popolare, partecipe del sistema, si trova sempre di più in un contrasto aperto con gli interessi dell’imperialismo statunitense, così come del nascente super-Stato europeo in differenti campi (sulla proiezione internazionale della repubblica popolare vedi qui ). USA e UE non sono disposti a farsi scippare la leadership mondiale sul piano militare, politico ed economico. Questo scontro azzera in tendenza una qualche ipotesi di “coesistenza pacifica” tra questi attori, come si vede chiaramente dai tentativi occidentali di mettere in campo una Nuova Guerra Fredda nei confronti della Repubblica Popolare.

Rispetto a questo inasprirsi delle tensioni internazionali vale la pena a nostro parere sottolineare un passaggio del Comunicato riguardo alla principale faglia di scontro geo-politico con l’Occidente, il controllo dell’Indo-Pacifico, sulla quale Pechino ribadisce una precisa linea guida: “Riguardo al sostegno della politica di Un Paese, Due Sistemi e alla promozione della riunificazione nazionale, ha adottato una serie di misure che vadano a mirare sia i sintomi che la causa alla radice di problemi rilevanti e implementato risolutivamente il principio secondo cui Hong Kong e Macao debbano essere governati da patrioti. Queste mosse hanno aiutato a restaurare l’ordine ad Hong Kong e ad assicurare un ritorno a condizioni normali nella regione. Tutto questo non ha fatto altro che far avanzare l’amministrazione basata sulle leggi ad Hong Kong e Macao e per avanzare con successi continui la politica di Un Paese, Due Sistemi. Dobbiamo sostenere il principio della Cina unica e dell’accordo del 1992. Ci opponiamo fermamente alle attività separatiste che vogliono ottenere un'”indipendenza alla Taiwan”. Ci opponiamo fermamente alle ingerenze straniere. Abbiamo mantenuto l’iniziativa e l’abilità di governare le relazioni tra lo Stretto.”

In questa cornice, vediamo come si inserisce la Terza Risoluzione sulla Storia del Partito Comunista Cinese, ovvero il terzo documento con cui il PCC nella sua storia centenaria trae un bilancio sul proprio operato storico.

Le prime due risoluzioni

La prima risoluzione preparata tra il 1943 e il 1944 durante il “movimento di rettificazione di Yan’an”, la campagna politica di massa iniziata nel 1942 nella base rossa di Yan’an, provincia dello Shaanxi, ultima tappa della Grande Marcia. La campagna di Yan’an riallineò con le buone e con le cattive il gruppo dirigente del PCC al “pensiero di Mao Zedong” che venne inserito nella Costituzione del Partito. La “Resolution on Certain Questions in the History of our Party” emerse come rilettura del decennio precedente attraverso la lente dello scontro tra le due linee di Mao Zedong e di Wang Ming, che possiamo schematizzare rispettivamente con il primo tentativo di sinizzazione del marxismo-leninismo e con la fedeltà all’ortodossia della Terza Internazionale. Il testo venne preparato da Ren Bishi, insieme a Liu Shaoqi, ed ad altri dirigenti già vicini a Wang Ming come gli ex segretari Bo Gu e Zhang Wentian, e come Zhou Enlai. Il testo finale fu rivisto da Mao stesso e condannò definitivamente la “linea di Wang Ming” addossandogli la responsabilità delle sconfitte tra il 1931 e il 1934 [2].

La seconda risoluzione [3] porta il nome di “Resolution on certain questions in the history of our party since the founding of the People’s Republic of China”, venne adottata nel giugno 1981 e notoriamente segna il controllo pieno di Deng Xiaoping sull’organizzazione del PCC. Nonostante il titolo, la risoluzione copre anche il periodo precedente al 1948, confermando le linee della prima risoluzione: “A causa della guida avventurista “di sinistra” di Wang Ming, la lotta contro la quinta campagna di “accerchiamento e soppressione” del Kuomintang finì in fallimento. […] Come risultato della sconfitta causata dagli errori “di sinistra” di Wang Ming, le basi rivoluzionari e le forze rivoluzionare nelle aree controllate dal Kuomintang sostennero pesanti perdite. L’Armata Rossa di 300mila uomini fu ridotta a circa 30mila, il Partito Comunista di 300mila membri a circa 40mila”.

Ovviamente, il capitolo più importante della seconda risoluzione è quello sul decennio della Rivoluzione Culturale, in cui viene elaborata la condanna come un “errore sotto ogni aspetto, lungo e grave”. La risoluzione distingue la “teoria della rivoluzione continua sotto la dittatura del proletariato” dal pensiero di Mao Zedong definito come “l’integrazione dei principi universali del marxismo-leninismo con la pratica concreta della rivoluzione cinese”. Secondo la risoluzione, Mao sbagliò ad avviare perché la sua analisi basata sulla teoria della rivoluzione continua portava a una lettura della realtà sbagliata che non corrispondeva né ai principi universali del marxismo-leninismo né alla pratica concreta della rivoluzione cinese. In pratica, la risoluzione di Deng rigettava completamente la lettura per cui il Partito, lo Stato e l’Esercito fossero stati infiltrati da elementi e gruppi disposti a prendere la via capitalista. Accusa che, d’altra parte, era rivolta in particolare a Deng Xiaoping. Sia come sia, la seconda risoluzione incassò Mao Zedong nel ruolo di padre della patria, che porta i grandi pregi della sconfitta dei residui feudali e dell’imperialismo, i meriti della costruzione della Repubblica Popolare e dello sviluppo. Ma anche le colpe di aver sbagliato gli ultimi dieci anni.

La terza risoluzione

L’annuncio di una terza risoluzione sulla storia del Partito ha creato una grande eccitazione che è andata però svanendo subito dopo la pubblicazione. Viene da dire, perché c’è poca polemica di tipo storico da fare. La nuova risoluzione infatti conferma i giudizi storici già emessi: Wang Ming e il suo avventurismo di sinistra continuano a essere responsabili per le sconfitte degli anni ’30, la conferenza di Yan’an continua a riportare il PCC sulla retta via, la Rivoluzione Culturale continua ad aver causato “le più serie perdite e più seri passi indietro dalla fondazione della Repubblica Popolare”. Forse un cambiamento di giudizio storico può essere individuato sul Grande Balzo, in senso negativo. Mentre la seconda risoluzione discuteva un bilancio prevalentemente negativo, ma anche con aspetti positivi, la terza risoluzione si limita a considerare errori il Grande Balzo e le comuni popolari.

Rimangono quindi delusi quegli ambienti giornalistici che preconizzavano una riabilitazione della Rivoluzione Culturale – come per esempio The Diplomat [4], ma qualcosa del genere è discusa anche nel nuovo libro, purtroppo vendutissimo, di Federico Rampini – nonostante sia chiarissimo il giudizio del gruppo dirigente del PCC e soprattutto del suo core leader Xi Jinping. Vale la pena ricordare alcuni fatti biografici: figlio di un alto dirigente purgato durante la RC e riabilitato da Deng, fratello di una donna spinta al suicidio, egli stesso inviato a “imparate dai contadini” nello Shaanxi. Per quanto abbia pubblicamente lodato il periodo tra i contadini come formativo nello smettere di essere “un po’ nerd” e aver imparato l’importanza della pratica, il giudizio sul decennio ’66-’76 non è mai stato messo in dubbio [5]. È interessante notare che su questo il giudizio sui grandi snodi storici del trentennio “maoista” è in effetti abbastanza coincidente con quello della storiografia diffusa in occidente.

Sgomberato il campo da possibili rivoluzioni nella lettura storica, quello che emerge dalla terza risoluzione appare in effetti il contrario: il tentativo di costruire un percorso unitario dei cento anni di storia del PCC che si proietta verso il futuro: quel percorso che i documenti ufficiali dell’era Xi hanno cominciato a chiamare “grande ringiovanimento della nazione cinese”. In questo percorso c’è stata prima la necessaria lotta per la presa del potere, poi una prima fase di costruzione socialista, poi una fase di riforme economiche necessarie per sviluppare ulteriormente le forze produttive mentre ora andrebbe ad aprirsi, una volta raggiunto la status di società socialista moderatamente prospera, la “Nuova Era” di cui cominciamo a vedere le novità. Come nota anche il sinologo Kerry Brown – ad oggi una delle voci più autorevoli degli studi d’area, e anche uno dei più autorevoli ad esprimersi contro l’isteria sinofoba pur essendo tutt’altro che filo PCC – al centro di questo processo resta sempre e comunque il Partito. I suoi leader sono sicuramente importanti, ma quando sono stati raggiunti risultati e vittorie è stato perché il Partito ha lavorato correttamente, quando sono stati fatti errori e commessi crimini è perché si è deviato dai giusti compiti del Partito (per la verità, si tende abbastanza ad imputare queste deviazioni ai singoli, da Wang Ming negli anni ’30 a Zhou Yongkang, Bo Xilai, Sun Zhengcai, e Ling Jihua indicati come bersagli esemplari della campagna anti corruzione che ha marcato l’ascesa di Xi).

Un ultimo punto che è possibile notare è che la terza risoluzione avviene in un momento molto diverso della storia del PCC. La prima e la seconda risoluzione sono state il risultato di lunghe lotte interne al gruppo dirigente del PCC e sono servite a liquidare parti importanti del gruppo dirigente stesso. Per quanto ne sappiamo, questa risoluzione invece arriva in un momento in cui Xi Jinping è già da tempo in controllo della situazione. Sono cadute sì teste eccellenti (Zhou membro del Comitato Permanente dell’Ufficio Politico, Bo segretario della megalopoli di Chongqing, Sun ministro) e migliaia di ufficiali sono stati purgati. Ma nulla di paragonabile a quello che è successo durante la Rettificazione di Yan’an o nello scontro feroce dopo la fine della Rivoluzione Culturale.

Forse i toni bassi che hanno seguito la pubblicazione della terza risoluzione sono più saggi dei toni alti che l’hanno preceduta. La lettura attenta di questo documento sarà sicuramente necessaria per continuare ad avere una pietra di paragone di quello che il PCC vuole ottenere.

NOTE

[1] “Resolution of the CPC Central Committee on the Major Achievements and Historical Experience of the Party over the Past Century”, disponibile in lingua inglese all’indirizzo: http://www.news.cn/english/2021-11/16/c_1310314611.htm

[2] John W. Garver – Chinese Soviet relation 1937-1945. The Diplomacy of Chinese Nationalism – pp. 242-247

[3] https://www.marxists.org/subject/china/documents/cpc/history/01.htm

[4] https://thediplomat.com/2021/09/is-the-ccp-about-to-rehabilitate-the-cultural-revolution/

[5] Joseph Torrigian – Historical Legacies and Leaders’ Worldviews: Communist Party History and Xi’s Learned (and Unlearned) Lessons – China Perspectives Issues 1-2 2018


Comunicato della Sesta Sessione Plenaria del 19esimo Comitato Centrale del Partito Comunista di Cina

Adottato alla Sesta Sessione Plenaria del 19esimo Comitato Centrale del Partito Comunista di Cina l’11 novembre 2021

Il 19esimo Comitato Centrale del Partito Comunista di Cina ha tenuto la sua sesta sessione plenaria a Pechino dall’8 all’11 novembre 2021.

Un totale di 197 membri e 151 membri alternati del Comitato Centrale sono stati presenti alla sessione. Membri del Comitato Permanente della Commissione Centrale per l’Ispezione disciplinare ed ufficiali principali di altri dipartimenti rilevanti erano presenti all’incontro senza la possibilità di votare. Anche alcuni colleghi che lavorano ad un livello primario che erano delegati al 19esimo Congresso Nazionale del Partito, assieme ad un numero di esperti ed accademici, hanno partecipato senza la possibilità di votare.

L’Ufficio Politico del Comitato Centrale ha diretto l’incontro. Il Segretario Generale del Comitato Centrale Xi Jinping ha tenuto un discorso importante.

Alla sessione, il Comitato Centrale ha ascoltare e discusso il report sul lavoro dell’Ufficio Politico, presentato da Xi Jinping a nome dell’Ufficio Politico, e considerato e adottato la Risoluzione sugli Importanti Successi ed Esperienza Storica del Partito nel Secolo Scorso e la Risoluzione sulla Convocazione del 20esimo Congresso Nazionale del Partito Comunista di Cina. Xi Jinping ha tenuto chiarimenti esplicativi sulla bozza Risoluzione sugli Importanti Successi ed Esperienza Storica del Partito nel Secolo Scorso.

Alla sessione, il Comitato Centrale ha confermato pienamente il lavoro che il suo Ufficio Politico ha svolto dalla quinta sessione plenaria del 19esimo Comitato Centrale. Si è concordato all’unanimità che l’ambiente esterno sta diventando sempre più complesso e grave nell’ultimo anno sotto l’impatto combinato di cambiamenti mondiali di una scala mai visti in un secolo e la pandemia mondiale di coronavirus, mentre la Cina ha affrontato durissimi compiti nella prevenzione e nel controllo del Covid-19 così come nello sviluppo economico e sociale al proprio interno. L’Ufficio Politico ha tenuto alta la bandiera del Marxismo-Leninismo, il Pensiero di Mao Zedong, la Teoria di Deng Xiaoping, la Teoria delle Tre Rappresentanze, Lo Sguardo Scientifico allo Sviluppo, e il Pensiero di Xi Jinping sul Socialismo a Caratteristiche Cinesi per una Nuova Era; e ha pienamente implementato i principi guida del 19esimo Congresso Nazionale del Partito e la seconda, terza, quarta e quinta sessione del 19esimo Comitato Centrale.

L’ufficio Politico ha dato piena considerazione ad imperativi sia domestici che internazionali, coordinando la reazione al Covid-19 con uno sviluppo economico e sociale, e ponendo eguale enfasi su sviluppo e sicurezza. Ha continuato a seguire come principio generale la ricerca del progresso garantendo allo stesso tempo la stabilità, e ha applicato pienamente la filosofia del nuovo sviluppo, e accelerato gli sforzi per stimolare un nuovo schema di sviluppo. L’economia ha mantenuto un buon impulso, avanzamenti positivi sono stati fatti per costruire l’auto-sufficienza tecnologica e scientifica della Cina, ed ulteriori progressi sono stati fatti nelle riforme e nell’apertura. Una vittoria completa è stata raggiunta nella lotta alla povertà secondo le tempistiche previste, il benessere del popolo è ulteriormente avanzato, la stabilità sociale è stata mantenuta, un progresso costante è stato realizzato nella modernizzazione della difesa nazionale e le forme armate, e la diplomazia della Cina con i paesi più importanti è migliorata su tutti i fronti. La campagna per lo studio della Storia del Partito ha prodotto risultati importanti, e gravi disastri naturali di multiple categorie sono state affrontate prontamente. Attraverso questi sforzi, progressi significativi sono stati fatti in tutti gli ambiti di intervento del paese e del Partito.

Una serie di celebrazioni sono state tenute per celebrare il centenario del Partito. Nel suo discorso del primo luglio, il Segretario Generale Xi Jinping ha annunciato che la Cina aveva raggiunto il Primo Obiettivo Centenario di costruire una società moderatamente prospera in tutti gli ambiti, e ha incoraggiato tutti i membri del Partito e l’intero popolo cinese di tutti i gruppi etnici a raggiungere il Secondo Obiettivo Centenario a passi sicuri.

Alla sessione, il Comitato Centrale ha spiegato che una revisione dei principali successi del Partito e l’esperienza storica del secolo scorso è stata necessaria per le seguenti ragioni:

-iniziare un viaggio nella costruzione di un moderno paese socialista in tutti gli ambiti nel contesto storico del Centenario del Partito;

-sostenere e sviluppare il Socialismo con Caratteristiche Cinesi nell’era nuova;

-rafforzare la nostra coscienza dei bisogni per mantenere integrità politica, pensare in termini di ampio respiro, seguire il gruppo dirigente, e seguire la linea della guida centrale del Partito;

-aumentare la nostra confidenza nella strada, teoria, sistema e cultura del socialismo con Caratteristiche Cinesi;

-sostenere risolutamente la posizione centrale del Compagno Xi Jinping nel Comitato Centrale e nel Partito e sostenere l’autorità del Comitato Centrale e il suo gruppo dirigente centralizzato e unificato per assicurarsi che tutti i membri del Partito agiscano all’unisono;

-avanzare nell’auto-riforma del Partito, costruire la nostra forza combattiva, rafforzare la nostra capacità di affrontare rischi e sfide, e mantenere il vigore e la vitalità; e

-unire e seguire il popolo negli sforzi per realizzare il Sogno Cinese di ringiovanimento nazionale.

Tutti i membri del Partito devono sostenere il materialismo storico e adottare uno sguardo razionale sulla storia del Partito. Guardando indietro ai tentativi del Partito nell’ultimo secolo, possiamo vedere perché abbiamo raggiunto successi in passato e come possiamo continuare a vincere in futuro. Questo garantirà che agiremo con grande risolutezza e con un più forte senso di scopo nel rimanere ligi alla missione fondativa del Partito e che sosterremo e svilupperemo più efficacemente il socialismo con Caratteristiche Cinesi.

Alla sessione è stato sottolineato che il Partito ha compiuto un viaggio glorioso negli ultimi cento anni. Dalla sua fondazione nel 1921, il Partito ha fatto della ricerca della felicità per il popolo cinese e del ringiovanimento della nazione cinese la propria missione. Restando fermo sugli ideali comunisti e sulle convinzioni socialisti, il Partito ha unito e guidato il popolo cinese nel lavorare sodo per raggiungere l’indipendenza nazionale e la liberazione popolare e per rendere prospero e forte il nostro paese e portare felicità alle persone.

I tentativi del Partito e del popolo negli ultimi cento anni rappresentano il più magnifico capitolo nella millenaria storia della nazione cinese.

Alla sessione è stato detto che i principali obiettivi del Partito nel periodo della rivoluzione neo-democratica erano di contrastare l’imperialismo, il feudalesimo, il capitalismo burocratico, raggiungere l’indipendenza nazionale e la liberazione popolare, e creare le condizioni sociali fondamentali per realizzare il ringiovanimento nazionale. Nel corso della lotta rivoluzionaria, i comunisti cinesi, con Mao Zedong alla testa, hanno adattato i principi di base del Marxismo-Leninismo alle realtà specifiche della Cina e sviluppato la sintesi teoretica dell’esperienza singolare della Cina, che veniva da prove dolorose e grandi sacrifici. Hanno intrapreso la giusta via rivoluzionaria dell’accerchiare le città dalla campagna e raggiungere il potere statale tramite l’uso della forza militare. Hanno posto le fondamenta del Pensiero di Mao Zedong, che ha stabilito il corso corretto per assicurarsi la vittoria nella rivoluzione neo-democratica. Il Partito ha guidato il popolo nel combattere battaglie sanguinarie con determinazione inscalfibile, riuscendo nella rivoluzione neo-democratica, fondando la Repubblica Popolare di Cina, e raggiungendo l’indipendenza nazionale e la liberazione popolare. Questo pose fine alla storia della Cina come una società semi-coloniale e semi-feudale sotto il comando di un pugno di sfruttatori dell’intera classe lavoratrice, allo stato di totale disunità che esisteva nella vecchia Cina, ai trattati iniqui imposti al nostro paese da potenze straniere, e a tutti i privilegi di cui i paesi imperialisti godevano sulla nostra terra, stabilendo la grande trasformazione del paese da un’autocrazia feudale millenaria a una democrazia popolare.

Questo ha inoltre ridisegnato lo scenario politico globale e ha creato enormi aspirazioni tra le nazioni e i popoli oppressi che combattevano per la liberazione nazionale nel mondo. Lottando tenacemente, il Partito e il popolo hanno mostrato al mondo che il popolo cinese aveva alzato la testa e il tempo in cui la nazione cinese poteva essere bullizzata ed abusata da altri era finito per sempre. Questo ha segnato l’inizio di una nuova epoca di sviluppo in Cina.

Alla sessione è stato detto che i principali compiti del Partito durante il periodo di trasformazione e rivoluzione socialista erano quelle di realizzare la trasformazione da nuova democrazia al socialismo, costruire la rivoluzione socialista, promuovere la costruzione socialista, e gettare le basi per le condizioni politiche fondamentali e le fondazioni istituzionali necessarie per il ringiovanimento nazionale. In questo periodo, i comunisti cinesi, con Mao Zedong alla testa, hanno messo nero su bianco una serie di importanti teorie per la costruzione del socialismo. Il Pensiero di Mao Zedong rappresenta un’applicazione creativa e un avanzamento del Marxismo-Leninismo in Cina. È una somma di teorie, principi ed esperienze sulla rivoluzione e la costruzione in Cina che è stato verificato nella realtà con la pratica e la sua fondazione è stato il primo storico passo nell’adattare il Marxismo al contesto cinese.

Sotto la guida del Partito, il popolo ha lavorato diligentemente per costruire una Cina più forte, con spirito di auto-sufficienza, raggiungendo grandi successi nella costruzione e nella rivoluzione socialista. Questo ha portato il più esteso e profondo cambiamento sociale nella storia della nazione cinese e una grande trasformazione da un paese povero e retrogrado d’Oriente ad un paese socialista. In più, furono stabiliti un sistema industriale completo e indipendente e un modello economico nazionale, le condizioni della produzione agricola furono significativamente migliorate, e progressi impressionanti furono fatti in campi quali l’educazione, le scienze, la cultura, la salute e lo sport. L’Esercito di Liberazione Popolare ha continuato a rafforzarsi, e l’umiliante diplomazia della vecchia Cina ha avuto termine. Lottando tenacemente, il Partito e il popolo hanno dimostrato al mondo non solo di saper distruggere il vecchio mondo, ma anche di saperne costruire uno nuovo, che solo il socialismo può salvare la Cina, che solo il socialismo può far sviluppare la Cina.

Alla sessione è stato detto che i principali compiti del Partito durante il periodo di riforma, aperture e modernizzazione socialista erano di continuare ad esplorare la via giusta per costruire il socialismo in Cina, scatenare e sviluppare le forze produttive, tirar fuori le persone dalla povertà e farle arricchire nel più breve tempo possibile. e spingere di più per il ringiovanimento nazionale fornendo garanzie istituzionali nuove e dinamiche, così come le condizioni materiali per un rapido sviluppo.

Dopo la terza sessione plenaria dell’11esimo Comitato Centrale, i comunisti cinesi, con il compagno Deng Xiaoping alla testa, hanno unito e guidato il Partito e l’intera nazione in una intensa rivisitazione delle esperienze acquisite e delle lezioni imparate sin dalla fondazione della Repubblica Popolare. Su queste basi, e focalizzandosi sulla questione fondamentale di cosa sia il socialismo e su come costruirlo, e seguendo le lezioni della storia del socialismo mondiale, hanno fondato la Teoria di Deng Xiaoping, e si sono impegnati ad aprire le proprie menti e a cercare la verità tramite i fatti. La decisione storica fu fatta per spostare l’attenzione del Partito e del paese sullo sviluppo economico e per lanciare le riforme e le aperture. I comunisti cinesi hanno portato l’essenza del socialismo alla luce, hanno posto le fondamenta per il primo passo verso il socialismo, e hanno reso chiaro che la Cina avrebbe costruito il proprio socialismo e seguito il socialismo con Caratteristiche Cinesi. Hanno risposto concretamente alle domande sul socialismo con Caratteristiche Cinesi e formulato una strategia di sviluppo per raggiungere in primo luogo la modernizzazione socialista nella metà del 21esimo secolo seguendo un programma in tre fasei. Sono quindi riusciti a fondare il socialismo con Caratteristiche Cinesi.

Alla sessione è stato detto che dopo la quarta sessione plenaria del 13esimo Comitato Centrale, i comunisti cinesi, con il compagno Jiang Zemin alla testa, hanno unito e guidato il Partito e la nazione intera nel sostenere la linea e la teoria di base del Partito, approfondendo la capacità di capire cosa sia il socialismo e come costruirlo, e che tipo di Partito costruire e come costruirlo. Su queste basi, hanno fondato la Teoria delle Tre Rappresentanze. Affrontando complesse situazioni domestiche e internazionali e seri passi indietro nel confronto col socialismo globale, hanno messo in salvaguarda il socialismo con Caratteristiche Cinesi, definito la costruzione di un’economia socialista di mercato come obiettivo di riforma e stabilito un metodo di lavoro al riguardo, e stabilito un sistema economico per il primo passo verso il socialismo in cui la proprietà pubblica è il perno della società ed altri tipi di proprietà si sviluppano assieme, così come un sistema di distribuzione della ricchezza dove la distribuzione basata sul lavoro è il perno mentre altre forme di distribuzione esistono accanto ad essa. Hanno aperto nuovi orizzonti per le riforme e le aperture in tutti i fronti e avanzato il nuovo grande progetto per la costruzione del Partito. Tutti questi sforzi hanno aiutato a costruire il socialismo con Caratteristiche Cinesi nel 21esimo secolo.

Alla sessione è stato detto che dopo il 16esimo Congresso Nazionale del Partito, i comunisti cinesi, con il compagno Hu Jintao alla testa, hanno unito e guidato il Partito e la nazione intera nell’innovazione pratica, teorica e istituzionale durante il processo di costruzione di una società moderatamente prospera in tutti gli ambiti. Hanno acquisito una conoscenza approfondita di varie questioni, come che tipo di sviluppo occorre proseguire e come farlo proseguire sotto nuove circostanze, e hanno fornito nuove risposte a queste domande, fondando così lo Sguardo Scientifico allo Sviluppo. Sfruttando un periodo importante di opportunità strategica, hanno focalizzato le proprie energie sullo sviluppo, con l’enfasi di proseguire uno sviluppo bilanciato, sostenibile e comprensivo che metta al primo posto le persone. Hanno lavorato sodo per assicurare e migliorare il benessere delle persone, promuovere la giustizia sociale, rafforzare la capacità governativa del Partito, mantenere la sua natura di avanguardia. Nel fare ciò, sono riusciti a sviluppare e sostenere il socialismo con Caratteristiche Cinesi in nuove circostanze.

Alla sessione è stato sottolineato che il Partito ha sostenuto e sviluppo il Marxismo alla luce di nuove pratiche e caratteristiche dei tempi, e ha risposto efficacemente ad una serie di questioni concernenti il socialismo con Caratteristiche Cinesi, tra cui la via allo sviluppo, lo stadio dello sviluppo, i compiti fondamentali, gli stimoli allo sviluppo, le strategie di sviluppo, le garanzie politiche, la riunificazione nazionale, la diplomazia e la strategia internazionale, la classe dirigente e le forze su cui basarsi, quindi formando la teoria del socialismo con Caratteristiche Cinesi, e raggiungendo nuovi traguardi nell’adattamento del Marxismo al contesto cinese. Il Partito ha guidato il popolo nel liberare le proprie menti e andare avanti, raggiungendo grandi successi nelle riforme, nell’apertura e nella modernizzazione socialista. La Cina ha raggiunto storiche trasformazioni da una rigida economia pianificata ad una vibrante economia socialista di mercato, e da un paese che era ampiamente isolato ad uno aperto al mondo esterno; ha raggiunto lo storico balzo da paese con forze produttive sostanzialmente arretrate alla seconda economia globale; ed è arrivata agli storici obiettivi di alzare gli standard di vita del proprio popolo dalla minima sussistenza ad un livello moderato di prosperità ed infine alla prosperità moderata sotto ogni aspetto. Tutti questi successi hanno segnato il magnifico avanzamento della nazione cinese da quando ha alzato la testa finché è diventata prospera. Lottando tenacemente, il Partito e il popolo hanno mostrato al mondo che le riforme e le aperture sono state cruciali nel rendere la Cina ciò che è ora, che il socialismo con Caratteristiche Cinesi è la giusta strada che ha portato il paese alla prosperità e allo Sviluppo e che la Cina è rimasta al passo coi tempi a grandi passi avanti.

Alla sessione è stato detto che a seguito del 18esimo Congresso Nazionale del Partito, il socialismo con Caratteristiche Cinesi è entrato in una nuova era. I principali compiti che deve affrontare il Partito in questo periodo sono quelli di portare a compimento il Primo Obiettivo Centenario, imbarcarsi sul secondo viaggio per raggiungere il Secondo Obiettivo Centenario, e continuare a tendere verso l’obiettivo principale di ringiovanimento nazionale. Il Partito ha guidato il popolo nell’aumento di confidenza in sé stesso ed auto-sufficienza, e nell’innovare sulle basi di ciò che ha funzionato in passato, il che ha portato a grandi successi per il socialismo con Caratteristiche nella nuova era.

Alla sessione è stato sottolineato che i comunisti cinesi, con Xi Jinping alla testa, hanno posto le basi per il Pensiero di Xi Jinping sul Socialismo con Caratteristiche Cinesi per una Nuova Era basandosi sull’adattamento del Marxismo alle specifiche realtà cinesi e la sua cultura tradizionale, sostenendo il Pensiero di Mao Zedong, la Teoria di Deng Xiaoping, la Teoria delle Tre Rappresentanze e lo Sguardo Scientifico allo Sviluppo, rivisitando approfonditamente e adattando pienamente le esperienze storiche acquisite sin dalla fondazione del Partito, e procedendo da nuove situazioni. Il Compagno Xi Jinping, tramite una valutazione meticolosa e una riflessione profonda riguardo una serie di importanti questioni teoriche e pratiche sulla causa del Partito e sul paese nella nuova era, ha stabilito una serie di idee, pensieri e strategie originali sull’abilità di governare il paese attorno ad importanti questioni del nostro tempo: che tipo di nuovo socialismo con Caratteristiche Cinesi dovremmo sostenere in questa nuova epoca, che tipo di grande paese socialista moderno dovremmo costruire, e che tipo di partito marxista che esercita una funzione governativa di lungo periodo dovremmo sviluppare, così come in che modo dovremmo muoverci per assolvere a questi compiti. Egli è quindi il principale fondatore del Pensiero di Xi Jinping sul Socialismo con Caratteristiche Cinesi per una Nuova Era. Questo è il Marxismo della Cina Contemporanea e del 21esimo secolo. Al suo interno si trovano il meglio della cultura e dell’etica cinesi dei nostri tempi e rappresenta un nuovo modo di adattare il Marxismo al contesto cinese. Il Partito ha stabilito la posizione centrale di Xi Jinping all’interno del Comitato Centrale del Partito e del Partito nella sua totalità e definito il ruolo guida del Pensiero di Xi Jinping sul Socialismo con Caratteristiche Cinesi per una Nuova Era. Questo rappresenta la volontà comune del Partito, delle forze armate e del popolo cinese di tutti i gruppi etnici ed è di decisivo significato per far avanzare la causa del Partito e il paese nella nuova era e per portare avanti il processo storico di ringiovanimento nazionale.

Alla sessione è stato detto che il Comitato Centrale, con Xi Jinping come fulcro, ha dimostrato grande iniziativa storica, un coraggio politico tremendo, ed un potente senso di missione. Tenendo a mente imperativi sia domestici che internazionali, il Comitato Centrale ha implementato la teoria, la linea e la politica di base del Partito e fornito una guida dirigenziale unificato per proseguire la nostra lotta, il grande progetto, la grande causa, il grande sogno. Agendo sul principio generale di far avanzare il progresso mantenendo la stabilità, ha introdotto una serie di principi e legislazioni, lanciato un insieme di iniziative importanti, spinto in avanti con tanti compiti principali, e superato tanti rischi e sfide. Ha risolto tanti duri problemi che erano all’ordine del giorno ma non ha raggiunto tanti obiettivi che ci si era sempre posti ma a cui non si è mai arrivati. Con questo, ha richiesto sempre maggiori successi e cambiamenti storici nella causa del Partito e del paese.

Alla sessione è stato sottolineato che sin dal 18esimo Congresso Nazionale del Partito, il sostegno all’intera classe dirigente del Partito, l’autorità del Comitato Centrale e della sua dirigenza centralizzata e unificata è rimasta forte, i sistemi di dirigenza del Partito sono migliorati, e il modo in cui il Partito esercita la propria guida dirigente si è maggiormente ridefinita. C’è maggiore unità tra tutti i membri del Partito riguardo il pensiero, la risoluzione politica e l’azione, e il Partito ha significativamente ampliato la propria capacità di provvedere una dirigenza politica, dare una guida tramite la teoria, organizzare il popolo ed essere da ispirazione per la società.

Riguardo un pieno e rigoroso auto-controllo, l’abilità del Partito di migliorare e riformare sé stesso e mantenere la sua integrità è significativamente migliorata ed è stato sottolineato il problema di una dirigenza troppo debole e lasciva sulle organizzazioni di Partito a livello fondamentale. È stata raggiunta una vittoria incredibile nella lotta contro la corruzione e questo è stato consolidato in tutti gli ambiti. Grazie al temperamento rivoluzionario, il nostro Partito si è rafforzato notevolmente.

Riguardo la nostra economia, lo sviluppo economico è diventato più bilanciato, coordinato e sostenibile. La forza economica della Cina, il potere scientifico e tecnologico, e la composita forza nazionale hanno raggiunto nuove vette. La nostra economia è su una nuova via di sviluppo ad alta qualità, che è più efficiente, equo, sostenibile e sicuro.

Riguardo le riforme e le aperture, il Partito ha consistentemente promosso riforme più ampie in tutti gli ambiti. Il sistema del socialismo con Caratteristiche Cinesi è ora più maturo e meglio definito, e la modernizzazione del sistema della Cina e la capacità di governare hanno raggiunto livelli più alti. La causa del Partito e del paese irradiano ora di fresca vitalità.

Riguardo il lavoro politico, abbiamo attivamente sviluppato la democrazia popolare con processi completi, fatto sforzi comprensivi per migliorare le istituzioni, gli standard e le procedure della democrazia socialista della Cina, e dato maggior ruolo alle forze del sistema politico socialista cinese in uno sforzo per consolidare e sviluppare la stabilità politica, l’unità e il dinamismo.

Riguardo l’avanzamento di un’amministrazione basata sulle leggi, il sistema di leggi socialista con Caratteristiche Cinesi è stato costantemente migliorato, un progresso solido è stato fatto per rendere la Cina un paese basato sulle leggi ed è notevolmente avanzata l’abilità del Partito di guidare il paese tramite metodi legislativi.

Riguardo gli avanzamenti culturali, abbiamo visto un cambiamento fondamentale nel dominio ideologico, un notevole aumento di confidenza nella propria cultura tra i membri del Partito e il popolo cinese, e un maggiore aumento di coesione nella società. Tutto questo ha fornito solide garanzie ideologiche e potenti ispirazioni per aprire nuovi orizzonti per la causa del Partito e il paese nella nuova era.

Riguardo lo sviluppo sociale, le vite delle persone sono migliorate sotto ogni aspetto. La partecipazione pubblica nell’amministrazione sociale sta crescendo; l’amministrazione sociale è più veloce, più basata sulle leggi e più specializzata. Abbiamo continuato a sviluppare un’atmosfera sana, dove le persone sono capaci di vivere e lavorare in pace, e la contentezza e la stabilità sociale e l’ordine prevalgono. Come risultato, sta continuando il miracolo di stabilità sociale a lungo termine della Cina.

Riguardo l’avanzamento eco-ambientale, il Comitato Centrale ha fatto più sforzi che mai per la conservazione ecologica e ha fatto significativi progressi per costruire una Cina Bella. I nostri tentativi di protezione ambientale hanno prodotto dei cambiamenti trasformativi storici.

Riguardo la difesa nazionale e le forze armate, l’esercito del popolo è passato attraverso un processo di ristrutturazione rivoluzionario in preparazione al prossimo passo in avanti, mentre le nostre capacità difensive sono cresciute di pari passo con la nostra forza economica. I nostri militari del popolo, portando fermamente avanti le missioni della nuova era, hanno intrapreso azioni concrete per salvaguardare la nostra sovranità nazionale, la sicurezza e gli interessi di sviluppo con uno spirito di combattimento indomito.

Riguardo la sicurezza nazionale, abbiamo ampliato la sicurezza su tutti i fronti e affrontato i tanti rischi, le sfide e i turbamenti politici, economici, ideologici e naturali. Questo ha assicurato che il Partito e il paese godano di una lunga stabilità.

Riguardo al sostegno della politica di Un Paese, Due Sistemi e alla promozione della riunificazione nazionale, ha adottato una serie di misure che vadano a mirare sia i sintomi che la causa alla radice di problemi rilevanti e implementato risolutivamente il principio secondo cui Hong Kong e Macao debbano essere governati da patrioti. Queste mosse hanno aiutato a restaurare l’ordine ad Hong Kong e ad assicurare un ritorno a condizioni normali nella regione. Tutto questo non ha fatto altro che far avanzare l’amministrazione basata sulle leggi ad Hong Kong e Macao e per avanzare con successi continui la politica di Un Paese, Due Sistemi. Dobbiamo sostenere il principio della Cina unica e dell’accordo del 1992. Ci opponiamo fermamente alle attività separatiste che vogliono ottenere un'”indipendenza alla Taiwan”. Ci opponiamo fermamente alle ingerenze straniere. Abbiamo mantenuto l’iniziativa e l’abilità di governare le relazioni tra lo Stretto.

Riguardo la politica estera, abbiamo avanzato una diplomazia con Caratteristiche Cinesi con i paesi più importanti su tutti i fronti. Il concetto di comunità umana con un futuro comune è diventato un simbolo che guida i nostri tempi e il progresso umano. La Cina ha fatto passi in avanti con i suoi sforzi diplomatici nel mezzo di cambiamenti globali profondi e ha convertito crisi in opportunità nel mezzo di situazioni complesse sul fronte internazionale. Questi sforzi hanno prodotto un aumento consistente della presenza, dell’influenza e del potere internazionale della Cina che si verrà a formare. Lottando tenacemente, il Partito Comunista di Cina e il popolo cinese hanno mostrato al mondo che la nazione cinese ha raggiunto la trasformazione fondamentale dall’altare la testa al diventare prosperi fino al diventare forti.

Alla sessione, il significato storico del lavoro del Partito nel secolo scorso è stato sottolineato in questo modo:

Ha fondamentalmente trasformato il futuro del popolo cinese, che è stato liberato dalle prepotenze, dall’oppressione e dalla soggiogazione, è diventato padrone del proprio paese, della società e del proprio destino, e sta vedendo ora le aspettative per una vita migliore diventare realtà.

Ha aperto la strada giusta per raggiungere il ringiovanimento della nazione cinese, potendo permettere alla Cina di completare un ciclo industriale in pochi decenni che invece nei paesi sviluppati è durato centinaia di anni e portando ai due miracoli della crescita economica e di una perdurante stabilità sociale.

Ha dimostrato la forte vitalità del marxismo. In Cina, il Marxismo è stato provato come verità scientifica, la sua natura pratica e che mette al centro le persone è stata pienamente implementata e la sua natura flessibile e la sua rilevanza contemporanea sono state ampiamente dimostrate.

Ha prodotto una profonda influenza sul corso della storia mondiale. Il Partito ha guidato il popolo nel cementificare una singolare via cinese alla modernizzazione, creando un nuovo modello per l’avanzamento umano ed espandendo i canali dei paesi in via di sviluppo per raggiungere la modernizzazione.

Ha reso il Partito un precursore dei nostri tempi. Il Partito ha sviluppato una lunga linea di principi ispiratori originati dal suo grande spirito fondatore, preservato la sua avanzata natura e integrità, e continuato a migliorare le proprie capacità amministrative e le capacità di guida. Il Partito ha dimostrato di essere un partito grande, glorioso e corretto.

Alla sessione è stato detto che il Partito ha guidato il popolo in grandi tentativi e accumulato una ricca esperienza storica nel secolo appena trascorso. Questo copre i dieci aspetti seguenti: sostenere la guida del Partito, mettere al centro le persone, avanzare innovazione teorica, rimanere indipendenti, seguire la strada cinese, mantenere una visione globale, fare passi avanti, non farsi mettere i piedi in testa, promuovere il fronte unito, e rimanere ligi all’auto-riforma. Questi dieci punti rappresentano una ricca esperienza pratica accumulata grazie a tesori intellettuali di lungo termine creati grazie agli sforzi comuni tra il Partito e il popolo. Ognuno di noi ne dovrebbe essere contento, sostenerli nel lungo termine, continuare ad arricchirlo e svilupparli nella pratica della nuova era

Alla sessione è stato detto che per raggiungere la missione del Partito, non dovremmo mai dimenticarci perché abbiamo cominciato. Il Partito Comunista di Cina rimane concentrato nel far raggiungere una grandezza durevole per la nazione cinese, e a cento anni dalla sua fondazione, il Partito è ancora al suo inizio. Nel secolo appena trascorso, il Partito ha assicurato straordinari successi a nome del popolo. Oggi guida il popolo nel raggiungimento del Secondo Obiettivo Centenario.

Ogni membro del Partito dovrebbe tenere a mente cos’è il Partito e qual è la sua missione – questi sono problemi di fondamentale importanza che non dovremmo mai dimenticare. Dobbiamo avere a mente precisamente le tendenze storiche, rimanere fermi nei nostri ideali e nelle nostre convinzioni, e rimanere autentici alla missione fondativa del Partito. Dobbiamo rimanere modesti e prudenti, guardinghi nei confronti dell’arroganza e dell’asprezza, e lavorare sodo. Non dobbiamo essere intimiditi da alcun rischio o farci distrarre, ed essere certi di non fare alcun errore catastrofico su problemi fondamentali. Con la determinazione di non lasciar perdere finché non si ottiene l’obiettivo e con l’attitudine che l’ultima parte del viaggio rappresenta solo il punto a metà, dobbiamo fare sforzi ragguardevoli per far avanzare il ringiovanimento della nazione cinese.

Alla sessione è stato sottolineato che tutto il Partito deve sostenere il Marxismo-Leninismo, il Pensiero di Mao Zedong, la Teoria di Deng Xiaoping, la Teoria delle Tre Rappresentanze, lo Sguardo Scientifico allo Sviluppo ed implementare pienamente il Pensiero di Xi Jinping sul Socialismo con Caratteristiche Cinesi per una Nuova Era. Dobbiamo usare metodi marxisti per osservare, capire e governare le tendenze dei nostri giorni, ed approfondire costantemente la comprensione delle leggi che considerano l’amministrazione di un partito comunista, la costruzione del socialismo e lo sviluppo della società umana.

Dobbiamo aderire alla teoria, alla linea e alla politica di base del Partito; rafforzare la nostra coscienza del bisogno di mantenere integrità politica, ragionare ad ampio respiro, seguire la guida politica, rimanere allineati alla dirigenza centrale del Partito; confidare nella strada, nella teoria, nel sistema e nella cultura del Socialismo con Caratteristiche Cinesi; e sostenere la posizione focale del Compagno Xi Jinping nel Comitato Centrale e nel Partito in generale, e sostenere l’autorità del Comitato Centrale e la sua classe dirigente unificata e centralizzata.

Dobbiamo continuare ad applicare il pensiero attraverso sistemi ed assicurarsi l’implementazione del Piano di Integrazione delle Cinque Sfere e la Strategia Comprensiva a Quattro Punte. Dobbiamo creare un metodo di lavoro per questa nuova era di sviluppo, applicare la filosofia del nuovo sviluppo, stimolare un nuovo schema di sviluppo, e promuovere uno sviluppo di alta qualità. Dobbiamo approfondire le riforme e le aperture in ogni ambito, promuovere una prosperità comune per tutti, e costruire la forza del nostro paese nella scienza e nella tecnologia. Dobbiamo sviluppare una democrazia popolare ad ampi processi ed assicurarsi che sia il popolo a guidare il paese. Dobbiamo continuare a fare avanzare un’amministrazione basata sul ruolo della legge in tutti i campi, sostenere i valori socialisti di base, assicurarsi ed ampliare il benessere popolare nel corso dello sviluppo, e promuovere armonia tra l’umanità e la natura. Abbiamo bisogno di bilanciare lo sviluppo e gli imperativi di sicurezza, sbrigarci a modernizzare la difesa nazionale e le forze armate, e fare passi ben coordinati nel rendere il nostro popolo prospero, la nazione forte, il paese splendido.

Alla sessione è stato detto che l’intero Partito deve mantenere sempre rapporti stretti col popolo ed agire in linea con una filosofia dello sviluppo che metta al centro le persone, così da realizzare meglio, salvaguardare e far avanzare gli interessi fondamentali della stragrande maggioranza della popolazione ed unire e guidare il popolo cinese nel lavorare incessantemente per costruirsi una vita migliore. Tutti i membri del Partito devono tenere a mente che si cresce nelle avversità e si muore nella lascività, vedere le cose in una prospettiva strategica e a lungo respiro, e restare attenti a potenziali pericoli. Continueremo ad avanzare il grande progetto della costruzione del Partito nella nuova era, esercitare un pieno e rigoroso auto-controllo, e restare concentrati sul migliorare la condotta di Partito, sostenere l’integrità e combattere la corruzione. Dobbiamo essere capaci di affrontare tutte le difficoltà ed evitare tutte le pressioni ed indirizzare la grande nave del Socialismo con Caratteristiche Cinesi a navigare le onde con irrefrenabile impulso.

Il Comitato Centrale ha deciso alla sessione che il Partito Comunista di Cina organizzerà il 20esimo Congresso Nazionale a Pechino nella seconda metà del 2022 e ha detto che questo congresso, che arriverà in un importante momento in cui il Partito avrà cominciato il proprio viaggio per costruire un moderno paese socialista in tutti gli ambiti per realizzare il Secondo Obiettivo Centenario, sarà un incontro veramente importante e un evento politico di grande importanza sia per il Partito che per il paese. L’intero Partito unisce e guida il popolo cinese nel sormontare le difficoltà ed avanzare per ottenere nuovi e grandi contributi nella costruzione verso una moderna società socialista in tutti gli ambiti, assicurare i grandi successi del Socialismo con Caratteristiche Cinesi nella nuova era, e realizzare il Sogno Cinese di ringiovanimento nazionale, ed assicurarsi che risultati eccellenti siano ottenuti entro il 20esimo Congresso Nazionale.

Il Comitato Centrale chiama l’intero Partito, le forze armate e il popolo cinese a sostenere sempre più il Comitato Centrale che ha in Xi Jinping il suo fulcro, ad implementare il Pensiero di Xi Jinping sul Socialismo con Caratteristiche Cinesi per una Nuova Era e a far avanzare il grande spirito fondatore del Partito. Ricorderemo sempre le glorie e le fatiche di ieri, l’arrivo alla missione di oggi ed essere all’altezza del grande sogno di domani. Impareremo dalla storia, lavoreremo sodo, avanzeremo per un futuro migliore, e faremo sforzi immensi per realizzare il Secondo Obiettivo Centenario e il Sogno Cinese di ringiovanimento nazionale.

Siamo convinti che il Partito Comunista di Cina e il popolo cinese costruiranno sulle grandi glorie e vittorie del secolo appena passato ulteriori grandi glorie e vittorie nel nuovo grande viaggio che ci aspetta nella nuova era.




Servire il popolo: l’eradicazione della povertà assoluta in Cina

Introduzione – Rete dei Comunisti

Come Rete dei Comunisti abbiamo tradotto il seguente articolo, prodotto e pubblicato dall’istituto di ricerca sociale Tricontinental, che affronta quello che sicuramente può essere considerato uno dei risultati più significativi raggiunti dalla Repubblica Popolare Cinese, ovvero l’eliminazione della povertà assoluta in Cina.

Come spesso accade, quando si parla di numeri assoluti in Cina ci troviamo di fronte a cifre impressionanti. Dal 1949 (quando la Cina era l’undicesima nazione più povera al mondo) 850 milioni di cinesi sono usciti dalla condizione di povertà -il 70% della riduzione di povertà a livello globale ha avuto luogo in Cina.

Questo processo ha avuto le sue basi dei primi decenni della costruzione socialista (negli anni tra il 1949 e il 1978 l’aspettativa di vita è aumentata di 32 anni, vedi in “L’enigma della crescita cinese” ed è stato completato con l’ultima fase “mirata” a partire dal 2013. Un risultato particolarmente significativo in quanto avvenuto all’interno di una pandemia globale che aveva colpito proprio la Cina per prima e in cui abbiamo tragicamente assistito al primo aumento globale della povertà dal 1998, con più di 71 milioni di persone che sono scivolate nuovamente nella povertà assoluta.

L’articolo parte dal contesto storico della Cina, per poi presentare tanto i risultati quanto i mezzi impiegati per questo processo, presentando anche dei casi studio ritenuti particolarmente significativi.

Senza entrare nel dettaglio, tre aspetti meritano sicuramente di essere sottolineati. In primo luogo l’approccio multi-dimensionale della lotta alla povertà: non solamente trasferimenti monetari, ma, seguendo lo slogan utilizzato nel testo, un reddito, due assicurazioni (pasti e vestiti assicurati) e tre garanzie (servizi medici di base, alloggi sicuri e dignitosi, istruzione gratuita). In secondo luogo, la correlazione significativa in Cina fra povertà e comunità agricole (abbiamo affrontato la questione della centralità del settore agricolo in Cina in “Comunità rurali e crisi economiche nella Cina moderna, prima parte e seconda parte. Non è un caso che il settore agricolo e la fetta di popolazione che vive di agricoltura siano stati al centro del discorso politico cinese negli ultimi anni. Infine, la meticolosità del Partito Comunista Cinese, inteso come organizzazione non completamente sovrapposta all’istituzione statale, nell’affrontare un ‘impresa così titanica: a partire dal 2014, più di 800.000 mila quadri sono stati dispiegati per il censimento di tutte le famiglie del paese, un lavoro che poi è stato controllato da 2 milioni di quadri diversi. Individuate quindi le sacche di povertà, 3 milioni di quadri si sono trasferiti nei villaggi poveri per lavorare al fianco dei contadini poveri, dei funzionari locali e dei volontari e garantire che ogni singola famiglia fosse sollevata dalla condizione di povertà.

L’articolo non sorvola comunque sulle feroci contraddizioni che attraversano tuttora la Repubblica Popolare, individuando in particolare nell’esplosione delle disuguaglianze e negli enormi costi ambientali due importanti conseguenze delle trasformazioni avvenute negli ultimi decenni.

Non dimentichiamo infatti che la dichiarata decisione del PCC di utilizzare il Modo di Produzione Capitalista per sviluppare le forze produttive, unita al fatto che la lotta di classe in Cina non si è sicuramente interrotta con il 1949, ha mantenuto e mantiene la Repubblica Popolare ad un bivio perenne tra il ritorno all’ovile capitalista ed il proseguimento di una via Cinese al Socialismo ( vedi “Samir Amin: Cina 2013” ).

Abbiamo parlato dell’evoluzione del ruolo della Repubblica Popolare all’interno di quello che abbiamo definito uno stallo fra gli imperialismi nella crisi sistemica del Modo di Produzione Capitalista in un convegno a gennaio 2021, le relazioni si possono leggere nell’ultimo numero di Contropiano

Servire il popolo: l’Eradicazione della povertà assoluta in Cina

Tricontinental Istitute

Parte I: Introduzione

Nonna Peng Lanhua vive in una casa di legno sgangherata di duecento anni in un villaggio remoto della provincia di Guizhou. Nata nel 1935, è cresciuta nella Cina sotto l’occupazione giapponese ed è entrata nell’adolescenza durante la rivoluzione cinese.

Peng è una delle poche persone della sua comunità che non ha voluto trasferirsi attraverso il programma governativo di riduzione della povertà quando il governo ha designato la sua casa come non sicura per viverci. Dal 2013, ottantasei altre famiglie le cui case sono state ritenute troppo pericolose o per le quali non è stato possibile generare lavoro in loco sono state trasferite in una comunità di nuova costruzione a un’ora di macchina. Ma Peng ha le sue ragioni per non trasferirsi. Ha ottantasei anni e vive con il morbo di Alzheimer. Oltre a un’assicurazione a basso reddito e una modesta pensione, riceve un reddito supplementare da una nuova azienda di pompelmi che ha affittato il terreno della sua famiglia. L’azienda, i cui dividendi sono distribuiti agli abitanti del villaggio all’interno del programma nazionale contro la povertà, è stata fondata per sviluppare l’industria agricola locale. La figlia e il genero di Peng vivono accanto a lei in una casa a due piani che hanno costruito con i sussidi del governo. I suoi figli hanno un lavoro. In altre parole, i suoi bisogni di base sono soddisfatti e il trasferimento è volontario.

Non possiamo costringere nessuno a trasferirsi, ma dobbiamo comunque fornire le “tre garanzie e due assicurazioni””, dice Liu Yuanxue, il quadro del Partito mandato a vivere nel villaggio per verificare che ogni famiglia esca dalla povertà estrema. Si riferisce alla garanzia del programma governativo di riduzione della povertà di un alloggio sicuro, dell’assistenza sanitaria e dell’istruzione, oltre al fatto di avere cibo e vestiti. Liu visita Peng mensilmente, come fa con tutte le famiglie del villaggio. Attraverso queste visite, arriva a conoscere i dettagli della vita di ogni persona.

Il pavimento è troppo sporco”, dice Liu, rimproverando scherzosamente la nuora di Peng mentre entra nella grande casa di legno. Anche lei è un membro del Partito comunista cinese. Sul muro, un poster del presidente Mao e, accanto a lui, il presidente Xi Jinping, rendono omaggio a due dei leader socialisti cinesi che hanno segnato il corso della vita di Peng. Sotto i loro ritratti siedono un tavolo rovinato dalle intemperie e una brocca d’acqua di terracotta polverosa, un router internet che lampeggia di verde accanto a loro. Una serie di cavi ethernet e di fili si estendono in diversi angoli della casa (ogni casa ha accesso gratuito a internet e alla televisione satellitare CCTV per tre anni prima che entri in vigore una tariffa sovvenzionata). Ci sono lampadine a risparmio energetico in ogni stanza e un’antenna satellitare installata accanto al bucato appeso di Peng. Un’estensione della casa è stata costruita con una toilette e una doccia dotate di acqua corrente riscaldata dal sole, il pavimento di fango è stato ricoperto di cemento. Come disse Lenin, “il comunismo è il potere sovietico più l’elettrificazione dell’intero paese”. Rafforzare il Partito nelle campagne e soddisfare i bisogni concreti della gente sono stati i pilastri della lotta cinese contro la povertà. La visita di Liu a casa di Peng è solo una scena quotidiana in quel processo.

Il fatto che Peng viva in questa casa da mezzo secolo è anche un prodotto della Rivoluzione; negli anni ’70, durante la Rivoluzione Culturale, la casa fu confiscata a un ricco proprietario e ridistribuita a tre famiglie di contadini poveri, tra cui quella di Peng. Il fatto che quadri come Liu le facciano visita mensilmente, che la sua casa sia stata resa sicura per viverci grazie alle recenti ristrutturazioni, e che ci sia internet per collegare i più poveri dei villaggi rurali con il mondo è una continuazione di questa storia rivoluzionaria. Dopo tutto, assicurarsi che i lavoratori e i contadini del paese come Peng siano alloggiati, nutriti, vestiti e curati è parte della lunga lotta della Cina contro la povertà e una tappa fondamentale nella costruzione di una società socialista.

Il più grande successo contro la povertà nella storia

Il 25 febbraio 2021, il governo cinese ha annunciato che la povertà estrema è stata abolita in Cina, un paese di 1,4 miliardi di persone. Questa vittoria storica è il culmine di un processo lungo sette decenni, iniziato con la rivoluzione cinese del 1949. I primi decenni della costruzione socialista hanno gettato le basi che sono state approfondite durante il periodo di riforme e apertura. Durante questo periodo, 850 milioni di cinesi sono stati sollevati e si sono sollevati dalla povertà; vale a dire, il 70% della riduzione totale della povertà nel mondo ha avuto luogo in Cina. Nella più recente fase “mirata”, iniziata nel 2013, il governo cinese ha speso 1,6 trilioni di yuan (246 miliardi di dollari) per costruire 1,1 milioni di chilometri di strade rurali, portare l’accesso a internet al 98% dei villaggi poveri del paese, ristrutturare case per 25,68 milioni di persone e costruire nuove case per altri 9,6 milioni. Dal 2013, milioni di persone, imprese statali e private, e ampi settori della società sono stati mobilitati per garantire che – nonostante la pandemia – i restanti 98,99 milioni di persone della Cina di 832 contee e 128.000 villaggi uscissero dalla povertà assoluta. [1]

Nel 2019, mentre la Cina entrava nelle ultime fasi del suo programma di eliminazione della povertà, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha detto: “Ogni volta che visito la Cina, sono sbalordito dalla velocità del cambiamento e del progresso. Avete creato una delle economie più dinamiche del mondo, aiutando più di 800 milioni di persone a uscire dalla povertà – il più grande risultato contro la povertà nella storia”. [2]

Mentre la Cina ha combattuto la povertà, il resto del mondo, specialmente il Sud globale, ha sperimentato una svolta verso il basso. Le agenzie delle Nazioni Unite riportano una grande inversione nell’eliminazione della povertà al di fuori della Cina: nel 2020, oltre 71 milioni di persone – la maggior parte delle quali si trovano nell’Africa sub-sahariana e nell’Asia meridionale – sono scivolate di nuovo nella povertà, segnando il primo aumento della povertà globale dal 1998. [3] Si stima che la crisi economica accelerata dalla pandemia spingerà un totale di 251 milioni di persone nella povertà estrema entro il 2030, portando il numero totale a oltre un miliardo. [4] Che la Cina sia riuscita a combattere la povertà in un momento di tale inversione delle dinamiche globali non è né un miracolo né una coincidenza, ma piuttosto una testimonianza del suo impegno socialista. Ciò è in contrasto con l’indifferenza delle società capitaliste ai bisogni dei poveri e delle classi lavoratrici, le cui condizioni sono solo peggiorate durante la pandemia.

Questo studio esamina il processo attraverso il quale la Cina è stata in grado di sradicare la povertà estrema come un passo fondamentale nella costruzione del socialismo. Basato su una serie di fonti cinesi e inglesi, lo studio è diviso in cinque parti fondamentali: il contesto storico, la teoria e la pratica della riduzione della povertà, la riduzione mirata della povertà, i casi di studio e le sfide e gli orizzonti futuri. Tricontinental: Institute for Social Research ha anche condotto interviste con i principali esperti cinesi e internazionali e ha fatto visite sul campo ai siti di riduzione della povertà nella provincia di Guizhou, dove si trovano le ultime nove contee uscite dalla povertà. Lì, abbiamo visitato villaggi poveri, progetti industriali e siti di trasferimento. Abbiamo parlato con contadini, quadri del Partito, imprenditori, lavoratori, giovani, donne e anziani che sono stati direttamente coinvolti e hanno partecipato alla lotta contro la povertà. Intrecciate nel testo, le loro storie sono solo alcune tra le milioni di coloro che hanno contribuito a questo processo storico.

Parte II: Contesto storico

Soddisfare i crescenti bisogni della gente per una vita migliore

Mia madre ha due figlie, un figlio giovane che ora lavora a Guangzhou e sette nipoti. Ha lavorato molto duramente per sostenere l’istruzione dei suoi tre figli. Lei stessa è riuscita a finire solo la seconda elementare e ha iniziato a lavorare subito dopo vendendo verdure, uscendo molto presto la mattina e tornando a casa tardi la sera. La vita era davvero dura quando ero giovane. Mangiavamo sempre granoturco e non avevamo mai riso. Ora la mamma è qui, cucina i pasti per i bambini, compra la spesa e fa le sue passeggiate ogni tanto. Ci saremmo preoccupati se fosse rimasta sola nella sua vecchia casa. Ora è molto più facile per lei tornare indietro, perché ci vogliono solo due o tre ore. Torna nella sua vecchia casa in occasioni speciali. Purtroppo mio padre, che non era mai stato qui, è morto un paio di anni fa. La sua più grande speranza era di venire a trovarci, ma è morto per un’emorragia cerebrale”.

He Ying, presidente della Federazione Femminile di Tutta la Cina e vicesegretario della sezione del Partito della comunità Wangjia, distretto di Wanshan, città di Tongren.

He Ying fa parte della comunità Wangjia, dove è diventato un leader del Partito. Sua madre ha sessantanove anni, solo tre anni meno della rivoluzione cinese. La sua vita traccia la lotta multigenerazionale contro la povertà che il paese ha intrapreso. Giorni prima della proclamazione ufficiale della Repubblica Popolare Cinese (RPC) il 1° ottobre 1949, il presidente Mao Zedong disse: “Il popolo cinese, che comprende un quarto del genere umano, si è ora alzato in piedi”. [5] La liberazione nazionale della Cina arrivò dopo quello che viene definito un “secolo di umiliazioni” per mano delle potenze coloniali europee, una sanguinosa guerra civile con le forze nazionaliste, e quattordici anni di resistenza contro il fascismo giapponese che costò fino a trentacinque milioni di vite cinesi.[6] Internamente, il partito nazionalista, i signori della guerra e i proprietari terrieri feudali avevano dato priorità ai loro interessi di classe rispetto al benessere del popolo e del paese.

Durante questo periodo, la Cina sarebbe passata dall’essere la più grande economia globale ad uno dei paesi più poveri del mondo. Mentre all’inizio del diciannovesimo secolo rappresentava un terzo dell’economia globale, il PIL del paese sarebbe sceso a meno del 5% alla fondazione della RPC. Nel 1950, solo due paesi asiatici e otto africani avevano un PIL pro capite inferiore a quello della Cina: Myanmar, Mongolia, Botswana, Burundi, Etiopia, Guinea, Guinea Bissau, Lesotho, Malawi e Tanzania. [7] In altre parole, la RPC era l’undicesima nazione più povera del mondo alla sua fondazione. Quando i comunisti salirono al potere, si trovarono di fronte alla sfida di invertire il declino economico e sociale a lungo termine del paese, iniziando con il soddisfare le esigenze di base dei contadini impoveriti del paese e della classe operaia.

Dal 1949 al 1976, sotto la guida di Mao, il governo cinese si concentrò sul miglioramento della qualità della vita della sua popolazione, che era cresciuta da 542 a 937 milioni di persone. [8] Nei primi anni di questo periodo, la povertà fu affrontata trasferendo la proprietà privata dei mezzi di produzione in mani pubbliche e ridistribuendo la terra da proprietari terrieri e signori della guerra ai contadini poveri. La povertà, dopo tutto, è una questione di lotta di classe. Nel 1956, il 90% dei contadini del paese aveva terra da coltivare, 100 milioni di contadini erano organizzati in cooperative agricole e l’industria privata era effettivamente abolita. Le Comuni popolari organizzarono la proprietà collettiva della terra e dei mezzi di produzione e distribuirono la ricchezza collettiva, permettendo di investire il surplus agricolo nello sviluppo industriale e nel benessere sociale. [9]

Nei ventinove anni del periodo pre-riforma (1949-1978), l’aspettativa di vita della Cina è aumentata di trentadue anni. In altre parole, per ogni anno dopo la Rivoluzione, più di un anno è stato aggiunto alla vita di un cinese medio. Nel 1949, la popolazione del paese era analfabeta all’80%, percentuale che in meno di tre decenni si ridusse al 16,4% nelle aree urbane e al 34,7% in quelle rurali; l’iscrizione dei bambini in età scolare aumentò dal 20 al 90% e il numero di ospedali triplicò. Il decentramento dei sistemi sanitari e educativi dai centri urbani d’élite alle aree rurali povere è stato fondamentale. Questo processo includeva la creazione di scuole medie per operai e contadini e l’invio di milioni di paramedici nelle campagne. Sono stati fatti progressi significativi nella partecipazione delle donne nella società, dall’abolizione delle usanze patriarcali legate al matrimonio all’aumento dell’accesso all’istruzione, all’assistenza sanitaria e alla cura dei bambini.[10] Dal 1952 al 1977, il tasso medio annuo di crescita della produzione industriale è stato dell’11,3%.[11] In termini di capacità produttiva e sviluppo tecnologico, la Cina è passata dal non essere in grado di produrre un’automobile a livello nazionale nel 1949 al lancio del suo primo satellite nello spazio esterno nel 1970. Il satellite Dongfanghong (che significa “L’Oriente è rosso”) ha suonato l’omonima canzone rivoluzionaria in loop mentre era in orbita per ventotto giorni. [12] I guadagni industriali, economici e sociali nella transizione al socialismo sotto Mao hanno costituito la base del periodo post-1978.

Negli anni ’70, divenne chiaro che l’economia cinese aveva bisogno di un’infusione di tecnologia e capitale, e che doveva rompere il suo isolamento dal mercato mondiale. Come scrisse in seguito il leader cinese Deng Xiaoping, “Il pauperismo non è socialismo, ancor meno il comunismo”. [13] Il governo introdusse una serie di riforme economiche, compresa l’apertura dell’economia al mercato mondiale, ma – poiché la Cina rimaneva un paese socialista – il settore pubblico rimaneva dominante e libero dal controllo straniero.

Durante questo periodo, l’economia cinese crebbe ad un ritmo sostenuto mai visto prima nella storia dell’umanità. Tra il 1978 e il 2017, l’economia cinese si è espansa ad un tasso medio del 9,5% all’anno, crescendo in dimensioni di quasi trentacinque volte. [14] La crescita economica, tuttavia, non è un fine in sé, ma un mezzo per migliorare la vita del popolo. Tra il 1978 e il 2011, il numero di persone che vivono in povertà assoluta è sceso da 770 milioni (80% della popolazione) a 122 milioni (9,1%), misurato fissando la soglia di povertà a 2.300 yuan all’anno. [15]

Perseguire una rapida crescita economica, tuttavia, ha comportato grandi costi ambientali e sociali. La migrazione di massa verso le città ha accentuato la disparità rurale-urbana, e la concentrazione sulle industrie costiere orientali ha lasciato le regioni occidentali e centrali fortemente sottosviluppate. Secondo la Banca Mondiale, il coefficiente Gini della Cina (una misura della disuguaglianza basata sul reddito) è aumentato dal 29% nel 1981, raggiungendo un picco del 49% nel 2007, e scendendo al 47% nel 2012[16]. Socialmente, questo periodo ha prodotto un accesso ineguale ai servizi pubblici come pensioni, assicurazioni sociali, istruzione e assistenza sanitaria. Dal punto di vista ambientale, il rapido sviluppo ha avuto ripercussioni sull’aria, l’acqua e la terra del paese.

Non sorprende che affrontare la disuguaglianza sia diventato uno dei compiti principale sotto il presidente Xi (2013-oggi). Al diciannovesimo Congresso Nazionale del CPC nel 2017, l’evento che determina due volte al decennio gli obiettivi della politica nazionale e l’elezione dei vertici, Xi ha parlato della nuova era del socialismo e, con essa, dell’evoluzione della principale contraddizione affrontata dalla società cinese:

Poiché il socialismo con caratteristiche cinesi è entrato in una nuova era, la principale contraddizione della società cinese si è evoluta. Ciò che ora affrontiamo è la contraddizione tra uno sviluppo squilibrato e inadeguato e i bisogni sempre crescenti del popolo per una vita migliore. La Cina ha visto soddisfatti i bisogni di base di oltre un miliardo di persone, ha sostanzialmente reso possibile alla gente di vivere una vita decente, e presto porterà a termine con successo la costruzione di una società moderatamente prospera. I bisogni da soddisfare perché la gente possa vivere meglio sono sempre più ampi. Non solo i loro bisogni materiali e culturali sono cresciuti; le loro richieste di democrazia, stato di diritto, equità e giustizia, sicurezza e un ambiente migliore sono in aumento. Allo stesso tempo, le forze produttive complessive della Cina sono notevolmente migliorate e in molte aree la nostra capacità produttiva è in testa al mondo. Il problema più importante è che il nostro sviluppo è squilibrato e inadeguato. Questo è diventato il principale fattore limitante nel soddisfare i crescenti bisogni della gente per una vita migliore. [17]”

Il periodo di riforma e apertura è quindi visto come la precondizione per costruire un paese socialista moderno. È durante questo periodo che sono stati raggiunti due dei tre obiettivi strategici ufficiali, assicurando che il popolo abbia un livello di vita decente e che i suoi bisogni fondamentali siano soddisfatti. Continuare il lavoro di alleviamento della povertà e assicurare che i poveri entrino in una “società moderatamente prospera” (xiaokang) nel resto del paese è l’ultimo passo di questo periodo. Negli anni successivi al discorso di Xi, la Cina ha mobilitato il suo popolo – in particolare i poveri stessi – così come il governo e il mercato per eliminare la povertà estrema, segnando una fase chiave nella transizione al socialismo.

Parte III: Teoria e pratica della riduzione della povertà

Un reddito, due assicurazioni e tre garanzie

L’eliminazione della povertà estrema da parte della Cina arriva un decennio prima dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, che ha fissato come obiettivo principale “l’eliminazione della povertà in tutte le sue forme e dimensioni, compresa la povertà estrema”[18]. Mentre milioni di cinesi sono usciti dalla povertà durante la fase di rapida crescita economica, la sola scienza economica non è capace di spiegare questo risultato.

Per questo studio, abbiamo parlato con Justin Lin Yifu, ex capo economista della Banca Mondiale (il primo dal Sud globale) e fondatore della New Structural Economics. Lin è anche membro della commissione permanente del Comitato Nazionale del Congresso Politico Consultivo del Popolo Cinese e professore all’Università di Pechino. Lin classifica due approcci primari alla riduzione della povertà, che chiama “trasfusione di sangue” e “generazione di sangue”. Il primo – il modello preferito nelle economie occidentali – è caratterizzato da aiuti umanitari o meccanismi di welfare per garantire che i bisogni di base siano soddisfatti. Al contrario, il secondo descrive la riduzione della povertà orientata allo sviluppo che crea occupazione e aumenta i redditi dei poveri. Questi due approcci da soli, tuttavia, non sono stati in grado di eliminare la povertà nelle sacche più povere della Cina. Secondo Lin, “Nelle aree che sono a corto di risorse naturali, lontane dal mercato, e che hanno trasporti e infrastrutture scadenti, come le “Tre Regioni e Tre Prefetture”,[19] è necessaria un’assistenza mirata”.

Il concetto globale di alleviamento mirato della povertà – attuato ufficialmente nel 2015, con conclusione alla fine del 2020 – è stato sviluppato e innovato sulla base di decenni di esperienze nazionali e internazionali. La riduzione della povertà in Cina”, riassume Lin, “è una strategia guidata dal governo e orientata alla crescita, che combina il sostegno sociale e lo sforzo proprio dei contadini, è caratterizzata dal modello “generatore di sangue” o orientato allo sviluppo, e garantisce i bisogni fondamentali attraverso la sicurezza sociale”. Sottolineando il ruolo della leadership del governo, dice: “In contrasto con il resto del mondo, il governo cinese ha giocato un ruolo cruciale. Lo sradicamento della povertà non sarebbe stato raggiunto solo attraverso il ruolo del mercato se il governo non avesse prestato grande attenzione alla questione della popolazione povera”. In altre parole, una combinazione di “mano visibile” e “invisibile”, insieme alla mobilitazione di ampi settori della società, è stata la caratteristica della riduzione della povertà in Cina in questa fase “mirata”.

Il programma cinese di riduzione mirata della povertà può essere riassunto da uno slogan: un reddito, due assicurazioni e tre garanzie. Per quanto riguarda il reddito, la linea di povertà internazionale è fissata dalla Banca Mondiale a 1,90 dollari al giorno, misurata in prezzi del 2011 e basata sulla linea di povertà media dei quindici paesi più poveri del mondo. La soglia di povertà della Cina è stata portata a 2.300 yuan all’anno nel 2011 (a prezzi del 2010), che rappresenta 2,30 dollari al giorno se aggiustata a parità di potere d’acquisto (PPP), superando lo standard della Banca Mondiale. Adattato ai prezzi del 2020, il reddito minimo annuale è di 4.000 yuan, mentre il reddito pro capite sotto il programma di alleviamento mirato di 10.740 yuan all’anno è molto più alto. [20]

Comprendendo che la povertà non può essere affrontata solo con la distribuzione del reddito, il programma cinese assume un approccio multidimensionale. Teorizzato per la prima volta dal premio Nobel Amartya Sen, il concetto di povertà multidimensionale guarda ai fattori intersecati e complessi associati alla povertà che non sono presi in considerazione solo misurando il reddito. Elaborando il lavoro di Sen, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) e l’Oxford Poverty and Human Development Initiative hanno adottato l’Indice di Povertà Multidimensionale (IPM) nel 2010, misurando dieci indicatori attraverso le tre dimensioni di salute, istruzione e servizi infrastrutturali di base. Il loro rapporto 2020, lanciato un decennio dopo l’adozione dell’IPM e un decennio prima della scadenza degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu (Sustainable Development Goals, SDG), ha scoperto che 1,3 miliardi di persone, o il 22% della popolazione mondiale, vivono in povertà multidimensionale.[21] In confronto, secondo la soglia di povertà di 1,90 dollari al giorno, 689 milioni di persone – o il 9,2% della popolazione globale – vivevano in estrema povertà nel 2017, prima della pandemia.[22]

Oltre a un reddito minimo, il programma cinese di riduzione della povertà assicura il rispetto di altri cinque indicatori: le “due assicurazioni” di cibo e vestiti e le “tre garanzie” di servizi medici di base, alloggi sicuri con acqua potabile ed elettricità, e istruzione gratuita e obbligatoria, che in Cina dura nove anni. Abbiamo parlato con Wang Sangui, decano del National Poverty Alleviation Research Institute della Renmin University della relazione tra gli indicatori della Cina e il quadro IPM: “La povertà multidimensionale è vista solo come un approccio di ricerca”, ha detto, “e finora non è stata adottata da nessun paese per misurare la dimensione delle popolazioni povere a livello nazionale a causa della sua grande complessità”. Tuttavia, includendo i cinque indicatori chiave, aggiunge, “di fatto, la Cina ha seguito un approccio multidimensionale nell’eliminazione della povertà”. Come consulente esperto dell’Ufficio per la riduzione della povertà e lo sviluppo del gruppo dirigente del Consiglio di Stato, Wang ha contribuito a sviluppare gli standard del programma cinese. Come si classifica l’acqua potabile come sicura? In primo luogo, il requisito di base è che non ci deve essere carenza d’acqua. Secondo, la fonte d’acqua non deve essere troppo lontana, non più di venti minuti andata e ritorno per il recupero dell’acqua. Infine, la qualità dell’acqua deve essere sicura, senza sostanze nocive. Richiediamo dei test che confermino che la qualità dell’acqua è sicura. Solo allora possiamo dire che lo standard è soddisfatto”.

Parte IV: Riduzione mirata della povertà

Non usare una granata per uccidere una pulce

La riduzione mirata della povertà, nota anche come riduzione precisa della povertà, è stata introdotta per la prima volta durante la visita del presidente Xi al villaggio di Shibadong nella provincia di Hunan nel novembre 2013. Non usare una granata per uccidere una pulce”, ha consigliato Xi al governo locale su come affrontare le cause profonde della povertà. Invece, ha detto, agite come un ricamatore che si approccia ad un disegno intricato. Questo approccio è stato implementato come strategia del governo nel 2015, guidato da quattro domande: Chi deve essere sollevato dalla povertà? Chi esegue il lavoro? Quali misure devono essere adottate per affrontare la povertà? Come possono essere fatte le valutazioni per garantire che le persone rimangano fuori dalla povertà?

Definire la povertà: Chi viene sollevato?

Il 28 agosto 2018 sono arrivato a Danyang, dove l’organizzazione del Partito era considerata “debole e lasca” e il cui lavoro non era stato spinto abbastanza, motivo per cui sono stato inviato dalle autorità di livello superiore per rafforzare la costruzione dell’organizzazione. All’inizio l’organizzazione mi ha dato un breve rapporto sugli abitanti del villaggio, e ho iniziato a contattare la gente per scoprire quali famiglie rientravano negli obiettivi della riduzione della povertà. Altrimenti il lavoro non sarebbe stato condotto correttamente. Per avvicinarmi alla gente, dovevo capire bene la natura umana […] La gente del posto era povera per molte ragioni, tra cui la mancanza d’acqua, i bassi raccolti, le malattie, le disabilità e la mancanza di istruzione dei bambini. I loro problemi e conflitti erano stati trasmessi di generazione in generazione.

– Liu Yuanxue, primo segretario di stanza nel villaggio di Danyang, distretto di Wanshan, città di Tongren, provincia di Guizhou.

Sapere chi sono i poveri in un paese di 1,4 miliardi di persone è un’impresa enorme. Riconoscendo i limiti di un metodo statistico a campione, la Cina si è orientata verso un sistema di identificazione delle famiglie, il che significa conoscere ogni singolo povero del paese, le sue condizioni e i suoi bisogni. Questo è stato fatto attraverso una combinazione di invio di persone nei villaggi, praticando la democrazia di base e utilizzando le tecnologie digitali. Nel 2014, 800.000 quadri del Partito sono stati organizzati per visitare e censire ogni famiglia in tutto il paese, identificando 89,62 milioni di poveri in 29,48 milioni di famiglie e 128.000 villaggi. Più di due milioni di persone sono state poi incaricate di verificare i dati, rimuovendo successivamente i casi identificati in modo impreciso e aggiungendone di nuovi. [23]

Mentre il reddito è il principale fattore decisivo, anche l’alloggio, l’istruzione e la salute sono presi in considerazione quando si categorizza una “famiglia povera”. I comitati di villaggio, i governi comunali e gli stessi abitanti del villaggio sono stati mobilitati per valutare lo stato di ogni famiglia. Per esempio, si tengono incontri pubblici di valutazione democratica per facilitare le discussioni tra i membri della comunità sulla situazione di ogni famiglia e sull’opportunità di rimuoverla o aggiungerla alla lista di registrazione della povertà. [24] Questo processo sul campo è stato abbinato alla creazione di un sistema avanzato di informazione e gestione, che tocca tutte le parti del processo di riduzione della povertà nel paese. I big data sono utilizzati per monitorare la situazione di ciascuno dei quasi 100 milioni di individui, facilitare il flusso di informazioni tra i dipartimenti governativi e identificare importanti tendenze e cause della povertà. [25] Mobilitare la gente e ottenere il sostegno pubblico sono al centro dello sforzo per portare avanti questo lavoro.

Mobilitazione: Chi fa il sollevamento?

Muoversi tra la gente come un pesce nuota nel mare

Resoconto della visita, 10 giugno 2019: Oggi ho ricevuto una chiamata da He Guoqiang. Ha detto che la serratura di una porta [nel] suo appartamento di reinsediamento era rotta. Sono andato a casa sua e l’ho aiutato a contattare la squadra di gestione della proprietà e la squadra di costruzione per le riparazioni. Ho colto l’occasione per insegnargli a esercitare i suoi diritti di proprietario di casa e a contattare l’amministrazione della proprietà e la squadra di costruzione. He Guoqiang ha detto che la prossima volta che incontrerà un problema simile, [saprà] come risolverlo. [26]

– He Chunliu, una donna di trentaquattro anni di etnia Bouyei che è stata di stanza come quadro per la lotta alla povertà nella contea di Libo tra il 2018 e il 2020.

Non c’è organizzazione senza gli organizzatori. Al giugno 2021, il PCC ha più di 95,1 milioni di membri – 27,45 milioni dei quali sono donne – e 4,9 milioni di organizzazioni di Partito di livello primario, che comprende comitati di villaggi, istituzioni pubbliche, organi e imprese affiliate al governo, e organizzazioni sociali. [27] Se il PCC fosse un paese, sarebbe il sedicesimo più popoloso del mondo.

La fase mirata di riduzione della povertà ha richiesto la costruzione di relazioni e di fiducia tra il Partito e la gente nelle campagne, nonché il rafforzamento dell’organizzazione del Partito a livello di base. I segretari del Partito sono stati incaricati di supervisionare il compito di alleviare la povertà a cinque livelli di governo, dalla provincia, città, contea e borgata, fino al villaggio. In particolare, tre milioni di quadri accuratamente selezionati, organizzati in 255.00 squadre, sono stati inviati a risiedere nei villaggi poveri. [28]. Vivendo in condizioni umili, generalmente da uno a tre anni alla volta, le squadre hanno lavorato a fianco dei contadini poveri, dei funzionari locali e dei volontari fino a quando ogni famiglia è stata sollevata dalla povertà. In questo processo, molti quadri non sono potuti tornare a casa per visitare le famiglie per lunghi periodi di tempo; alcuni si sono ammalati nelle dure condizioni naturali delle zone rurali e più di 1.800 membri del Partito e funzionari hanno perso la vita nella lotta contro la povertà.[29] Le prime squadre sono state inviate nel 2013; entro il 2015, tutti i villaggi poveri avevano una squadra residente, e ogni famiglia povera aveva un quadro assegnato per aiutare le persone a essere sollevate, e soprattutto ad sollevarsi, dalla povertà.[30] Alla fine del 2020, l’obiettivo di eliminare la povertà estrema è stato raggiunto.

Liu Yuanxu, un uomo di quarantasette anni con una figlia all’ultimo anno di liceo, è tra i segretari del Partito che sono stati inviati nel 2018 a Danyang, un villaggio di 2.855 persone nella provincia sud-occidentale di Guizhou. Liu descrive il suo arrivo a Danyang, dove non parla il dialetto locale e dove 137 delle 805 famiglie del villaggio sono state designate come povere. Era uno dei 52 quadri assegnati al villaggio, ognuno con responsabilità diverse. Ci ha raccontato il suo lavoro quotidiano:

Ero responsabile di cinque famiglie povere, ma ora sono quattro, dato che una persona è morta. Allora visitavo ogni famiglia con una bicicletta elettrica e mi occupavo di tutto per loro. Mi tenevo in contatto con i giovani su WeChat e con gli anziani per telefono. Potevano chiamarmi per qualsiasi cosa. Sono andato in ogni gruppo di paesani per indagare chi era gentile e chi era difficile. Ho risolto i problemi bevendo e parlando con gli abitanti del villaggio che ora hanno un ottimo rapporto con me. Ora il governo mantiene un registro delle famiglie povere, delle famiglie marginali e delle famiglie chiave. Gli strumenti digitali aiutano il governo a sapere quando le persone si ammalano o se quelli che possono lavorare sono impiegati. Visitiamo anche gli abitanti dei villaggi ogni mese per capire meglio la realtà della loro situazione.

A differenza dei modelli che si affidano pesantemente alle organizzazioni non governative e all’assistenza internazionale, il programma cinese di riduzione della povertà trae la sua forza dalla mobilitazione dei suoi cittadini. I quadri come Liu sono un ponte essenziale tra l’attuazione della politica del governo e la comprensione delle condizioni concrete e delle richieste della gente. Gli oltre dieci milioni di quadri e funzionari che si sono mobilitati nelle campagne sono stati essenziali per costruire il sostegno pubblico e la fiducia nel Partito e nel governo.

Nel 2020, l’Università di Harvard ha pubblicato uno studio, Understanding CCP Resilience: Surveying Chinese Public Opinion Through Time, per il quale ha intervistato 31.000 residenti urbani e rurali tra il 2003 e il 2016 riguardo al loro sostegno al PCC. [31] Durante questo periodo, la soddisfazione dei cittadini cinesi nei confronti del loro governo è aumentata in modo generalizzato dall’86,1% al 93,1%. L’aumento maggiore nella soddisfazione del governo è stato visto nelle aree rurali a livello di borgata, che è aumentato dal 43,6% di approvazione al 70,2% di approvazione, in particolare tra i residenti a basso reddito e quelli provenienti dalle aree interne più povere. Questo crescente sostegno deriva dalla maggiore accessibilità e qualità dell’assistenza sanitaria, dell’istruzione e dei servizi sociali, così come dalla migliore reattività ed efficacia dei funzionari del governo locale. Anche se lo studio si è concluso nel 2016 prima del completamento della campagna, il programma di riduzione della povertà e l’efficace risposta del governo a COVID-19 hanno continuato a far aumentare il sostegno pubblico. [32]

Poco dopo che Wuhan è emerso dal blocco di COVID-19, il professore dell’Università di York Cary Woo ha condotto un sondaggio su 19.816 persone in 31 province e regioni amministrative. Pubblicato sul Washington Post, lo studio ha scoperto che il 49 per cento degli intervistati è diventato più fiducioso del governo in seguito alla sua risposta alla pandemia, e la fiducia complessiva è aumentata al 98 per cento a livello nazionale e al 91 per cento a livello comunale. [33] Eliminare la povertà e contenere la pandemia possono essere visti come due grandi vittorie della Cina e del suo popolo nel 2020.

Un fronte unito per la riduzione della povertà

Ge Wen viene dalla città orientale di Suzhou, dove è vice direttore delle vendite per una società di cultura e turismo. Il governo ha promosso la collaborazione tra la parte orientale industrializzata del paese e le regioni occidentali meno sviluppate per sostenere uno sviluppo uniforme in tutto il paese. Come parte di questo sforzo, l’azienda per cui Ge lavora è stata accoppiata con un villaggio remoto nella provincia di Guizhou per sviluppare un resort eco-turistico e stimolare l’industria turistica della regione. L’azienda ha investito 130 milioni di yuan per costruire infrastrutture e ristrutturare le case, che sono state affittate per un periodo di venti anni dagli abitanti del villaggio. Delle 107 famiglie del villaggio, solo venti famiglie – tutte con il cognome Zhang e della minoranza etnica Dong – vivevano ancora lì quando il progetto è iniziato. Alla fine del contratto d’affitto, le case e i servizi circostanti saranno restituiti agli abitanti del villaggio, alcuni dei quali sono stati assunti come lavoratori nel resort. Ge è uno degli otto dipendenti incaricati dalla società di trasferirsi da Suzhou per portare a termine questo progetto. Il compito non è privo di sfide. Oltre alle rare visite a casa durante il suo mandato triennale, ha dovuto affrontare anche le differenze culturali, linguistiche e climatiche. Non sono abituata all’umidità qui”, ci ha detto. Sulle montagne del Guizhou, può piovere per mesi. La posizione è anche remota; quando Ge e la squadra stavano costruendo il resort, la strada asfaltata per arrivare al sito doveva essere scavata manualmente perché le gru non potevano essere portate. Questo è fedele al detto locale, ‘Guizhou, dove il cielo non è chiaro per tre giorni e la terra piatta non si estende per tre li [1,5 chilometri]’.

Oltre a coltivare il sostegno del Partito e dell’opinione pubblica, la campagna di riduzione della povertà ha mobilitato ampi settori della società a partecipare in un fronte unito. Dovremmo mobilitare le energie di tutto il nostro Partito, di tutto il nostro paese e di tutta la nostra società e continuare ad attuare misure mirate di riduzione e alleviamento della povertà”, ha detto il presidente Xi nel suo discorso al diciannovesimo Congresso nazionale. Presteremo particolare attenzione ad aiutare le persone ad aumentare la fiducia nella propria capacità di uscire dalla povertà”.

L’obiettivo di raggiungere la prosperità comune con l’aspettativa che coloro che si arricchiscono – in particolare nelle zone costiere orientali industrializzate – sollevino il resto del paese è un elemento centrale di questo approccio, e uno che sta al cuore della citazione di Deng, spesso male interpretata, “lascia che alcuni si arricchiscano per primi”. La campagna di riduzione della povertà ha seguito questo principio e ha usato una strategia di mobilitazione di massa che ricorda l’era Mao per stabilire la cooperazione Est-Ovest. Dal 2015 al 2020, nove unità amministrative a livello provinciale orientale che rappresentano 343 contee hanno investito 100,5 miliardi di yuan in assistenza governativa e sociale per le regioni occidentali, hanno mobilitato più di 22.000 imprese locali per investire altri 1,1 trilioni di yuan e hanno scambiato 131.000 funzionari e personale tecnico. [34]

Nel 2013, la città di Tongren nella provincia sudoccidentale del Guizhou, dove He Ying si è trasferita e dove si trova il villaggio di Liu Yuanxue, è stata abbinata a Suzhou, il centro economico della provincia costiera orientale del Jiangsu. La collaborazione comprendeva scambi economici, infrastrutturali, educativi e tecnici. Da aprile 2017 al 2020, Suzhou ha fornito 1,71 miliardi di yuan in aiuti finanziari e 240 milioni di yuan in assistenza sociale per realizzare 1.240 progetti. Inoltre, 285 imprese orientali hanno sviluppato progetti a Tongren, investendo 26,41 miliardi di yuan e generando occupazione per 44.400 persone nel programma di riduzione della povertà. Nel processo, 19 parchi industriali e agricoli sono stati creati e progetti mirati hanno incrementato il turismo locale del 30%. Per approfondire lo scambio politico ed educativo, 5.345 quadri del Partito, funzionari governativi e personale tecnico sono stati trasferiti da Suzhou a Tongren, compreso il vicesindaco di Tongren, Zha Yingdong, che si è trasferito da Jiangsu a Guizhou per guidare il lavoro di riduzione della povertà. [35]

Oltre alla cooperazione est-ovest, anche le imprese pubbliche e private, le istituzioni educative, le forze armate e la società civile hanno dato contributi significativi. I dipartimenti centrali hanno investito 42,76 miliardi di yuan, che hanno contribuito a portare 106,64 miliardi di yuan di capitale e a formare 3,69 milioni di tecnici e funzionari di base. [36] Nel frattempo, 94 imprese statali hanno investito più di 13,5 miliardi di yuan in 246 contee, attuando quasi 10.000 progetti di assistenza. Delle 2.301 organizzazioni sociali nazionali del paese, 686 hanno stabilito progetti formali di alleviamento della povertà, raccogliendo fondi di beneficenza e offrendo servizi volontari.[37] Attraverso la campagna Diecimila Imprese che Aiutano Diecimila Villaggi, 127.000 aziende private hanno partecipato al sostegno di 139.100 villaggi poveri di cui hanno beneficiato 18 milioni di persone.[38] I militari hanno aiutato 924.000 persone in 4.100 villaggi poveri e contribuito alla costruzione di scuole, ospedali e progetti industriali speciali. Il Ministero dell’Educazione ha coinvolto 44 college e università a far parte della campagna, realizzando progetti di ricerca e inviando squadre di esperti e formatori in agricoltura, salute, pianificazione urbana e rurale e istruzione, tra gli altri campi.

Una di queste collaborazioni è stato l’esperimento Hebian, [39] che ha portato esperti e studenti universitari nel villaggio di Hebian nella provincia dello Yunnan, una comunità composta prevalentemente da persone di etnia Yao. Guidato da Li Xiaoyun, professore della China Agricultural University, il team ha aiutato a ricercare, raccogliere fondi e sviluppare progetti turistici, educativi e agricoli per aumentare e diversificare il reddito della comunità. Nella nostra intervista con Li, ha commentato la mobilitazione di massa che ha avuto luogo:

È molto difficile per le persone al di fuori della Cina capire la campagna di riduzione della povertà degli ultimi otto anni, e in particolare come è stata organizzata – specialmente la notevole mobilitazione. La domanda più difficile che il mio amico mi ha fatto è stata: “Come ha fatto il governo a convincere tutti a contribuire alle risorse e ad andare nelle zone povere? Questo è ciò che cerchiamo sempre di articolare attraverso la nostra dichiarazione molto semplice. Questa è l’istituzione politica speciale della Cina. La società cinese è diversa dalle società occidentali, perché si basa sul collettivo e non sull’individuo. Questo si riflette nel modo in cui la società è organizzata. Il governo lavora con le organizzazioni sociali, dove le reti politiche e sociali si fondono in un tutto – in una forza leader, organizzata verticalmente e orizzontalmente, che permette a tutti di unirsi a questa campagna sociale.

In breve, il programma di riduzione della povertà ha toccato praticamente ogni angolo della società. La vittoria contro la povertà estrema, quindi, non può essere vista come un singolo programma sotto un singolo mandato del Partito e del governo. Piuttosto, dovrebbe essere vista come una mobilitazione di massa attraverso molteplici settori della società cinese, utilizzando metodologie diverse e decentralizzate, con un’ampiezza e una scala che non ha precedenti nella storia umana.

Metodologia: come ha fatto la Cina ad alleviare la povertà?

Industria

La signora Liu è tra coloro che guadagnano di più sulla piattaforma di video brevi Yishizhifu, che aiuta i contadini poveri a generare un reddito extra. È una contadina e madre che ha guadagnato oltre 200.000 crediti (equivalenti a circa 20.000 yuan) per i video che fa e pubblica online, che possono essere scambiati con beni attraverso la piattaforma. I video non solo hanno integrato il suo reddito fornendo beni ed elettrodomestici che fanno risparmiare tempo, come un cuociriso e un forno a microonde, ma le hanno anche fornito uno sbocco per mostrare la sua cultura. Una delle prime donne batteriste della sua comunità e membro della minoranza etnica Dong, la signora Liu usa la piattaforma per pubblicare video di musica Dong, artigianato, moda e percussioni. In un video, recita in un dramma televisivo prodotto localmente. “L’abbiamo filmato noi stessi”, ci ha detto. “Se vi dicessi come abbiamo fatto, sareste molto toccati dal processo”. Indicando lo schermo, ha detto: ‘Questa sono io, questo è mio fratello minore, mia cognata e il mio vicino’. Insieme hanno scritto una sceneggiatura sulla storia di un giovane ragazzo povero che non riusciva a trovare una moglie e doveva ricorrere a metodi creativi per attirare un pretendente.

L’introduzione dell’e-commerce nelle zone rurali è stata una parte fondamentale del programma di riduzione della povertà. Tra il 2016 e il 2020, le imprese online nelle contee povere sono cresciute da 1,32 milioni a 3,11 milioni, il che ha contribuito ad aumentare il reddito delle famiglie rurali, collegando al contempo le campagne ai mercati online. [40] Una di queste piattaforme è Yishizhifu, lanciata a Tongren nel giugno 2020, che addestra i contadini a produrre brevi video allestendo oltre venti studi di ripresa nelle comunità povere della città e nei villaggi circostanti. Gli utenti possono caricare i loro video sull’applicazione mobile e ricevere punti per le visualizzazioni che possono poi essere scambiati con prodotti disponibili sulla piattaforma. Per ogni minuto di video visto, vengono assegnati e distribuiti dieci crediti: sei al produttore del video, uno allo spettatore, due allo studio e uno alla piattaforma Yishizhifu. Beni come abbigliamento, elettrodomestici, prodotti agricoli, attrezzature agricole e persino automobili sono assicurati attraverso partnership con imprese statali e private. Queste imprese donano beni alla piattaforma sia per ricevere crediti d’imposta, sia per scaricare le scorte in eccesso, sia per usare la piattaforma come fonte di pubblicità gratuita. In questo esempio e in innumerevoli altri, lo sviluppo industriale – facilitato dal commercio elettronico e dall’accesso a Internet – è un mezzo per collegare la campagna con la città, generare occupazione e reddito supplementare, e costruire la fiducia culturale tra contadini e persone indigenti.

La strategia mirata di riduzione della povertà ha sviluppato cinque metodi principali per sollevare i poveri – o, piuttosto, aiutarli a sollevarsi – dalla povertà: industria, trasferimento, compensazione ecologica, istruzione e assistenza sociale. Il primo dei cinque metodi fondamentali è lo sviluppo della produzione locale. Con questo obiettivo in mente, i settori pubblico e privato sono stati coinvolti per fornire ai poveri l’accesso ai finanziamenti (prestiti, sussidi e micro-credito), alla formazione tecnica, alle attrezzature e ai mercati. Attraverso il programma TPA [Targeted Poverty Alleviation, ndt], le politiche industriali di riduzione della povertà hanno avuto un impatto sul 98% delle famiglie povere e hanno stabilito 300.000 basi industriali per la produzione agricola e l’allevamento e la lavorazione degli animali in ciascuna delle 832 contee povere. Più di 22 milioni di poveri sono impiegati in queste basi, più altri 13 milioni in imprese rurali. I laboratori per la riduzione della povertà (centri di produzione su piccola scala organizzati su terreni inattivi o nelle case delle persone) hanno contribuito a quasi triplicare il reddito pro capite delle famiglie povere dal 2015 al 2019, raggiungendo i 9.808 yuan all’anno. [41] Questo a sua volta ha aiutato a sviluppare nuovi modelli di riduzione della povertà legati al turismo e alla green economy.

Trasferimento

Atule’er è un villaggio sulle montagne della provincia del Sichuan, la cui origine risale alla dinastia Yuan (1271-1368), quando si riteneva strategico coltivare in montagna in tempo di guerra. Ad un’altitudine di 1.400 metri, il villaggio era fino a poco tempo fa accessibile solo attraverso 800 metri di “scale del cielo” in rattan [fibra naturale, ndt] mal costruite che penzolavano dal bordo della scogliera. Il tragitto verso le scuole, i mercati locali, i servizi sanitari e i trasporti pubblici era lungo e pericoloso. Uno dei residenti, Mou’se, ha detto: “Mi ci voleva mezza giornata per scendere dalla scogliera e comprare un pacchetto di sale”. Quattro anni fa, il governo ha speso un milione di yuan per sostituire la scala con una struttura in acciaio più sicura. Mou’se e altre ottantatré famiglie di Atule’er si sono trasferite nel maggio 2020 durante la campagna per la povertà. [42]

Per le famiglie che vivono in zone estremamente remote o esposte a frequenti disastri naturali, è quasi impossibile rompere il ciclo della povertà senza trasferirsi in ambienti più abitabili. Un totale di 9,6 milioni di persone – circa il 10% delle persone sollevate dalla povertà – si sono trasferite dalle comunità rurali a quelle urbane di nuova costruzione. Sono stati costruiti nuovi alloggi, 6.100 asili, scuole elementari e medie, 12.000 ospedali e centri sanitari comunitari, 3.400 strutture per anziani e 40.000 centri culturali e luoghi di ritrovo sono stati costruiti o ampliati.

La sfida principale quando si passa dalla campagna alle città è trovare lavoro per le famiglie trasferite. Per affrontare la sfida di trovare lavoro per le famiglie trasferite, il governo ha sviluppato programmi di formazione e nuove industrie. Come risultato, il 73,7% di tutte le persone trasferite che sono in grado di lavorare hanno trovato lavoro e il 94,1% delle famiglie trasferite con membri che possono lavorare hanno trovato lavoro.

Compensazione ecologica

Un piccolo pulsante verde nell’applicazione mobile di Alipay ‘Ant Forest’ porta gli utenti a una schermata con una piantina animata al centro. Se decidono di camminare o di utilizzare un sistema di biciclette condivise invece del trasporto privato, gli utenti sono ricompensati con “crediti verdi” che possono essere “spesi” su un’applicazione mobile interattiva per piantare alberi. Lanciata nel 2016 dalla società allora conosciuta come Ant Financial Service Group, che è legata al gigante internet Alibaba, la piattaforma di pagamento online incoraggia i suoi 550 milioni di utenti a ridurre la loro impronta ecologica.

Nonostante il design da videogioco, gli alberi non sono virtuali. A partire da marzo 2020, 122 milioni di alberi sono stati piantati attraverso Ant Forest, coprendo 112.000 ettari fortemente concentrati nelle regioni aride della Mongolia interna, Gansu, Qinghai e Shanxi. Di conseguenza, sono stati creati 400.000 posti di lavoro che collegano la conservazione ambientale alla riduzione della povertà nelle aree protette dal benessere pubblico e nelle foreste economiche ecologiche. Nel 2019, Ant Forest ha vinto il massimo riconoscimento del programma ambientale delle Nazioni Unite, Champions of the Earth.[43]

La conservazione e il restauro ecologico, in particolare nelle aree povere designate, sono stati tra i metodi chiave per affrontare la povertà, principalmente attraverso la creazione di posti di lavoro nel settore ecologico. Dal 2013, 4,97 milioni di ettari di terreni agricoli nelle regioni povere sono stati restaurati come foreste o praterie. Nel processo, 1,1 milioni di persone povere sono state impiegate come guardie forestali, mentre 23.000 cooperative per la riduzione della povertà e squadre per l’imboschimento (la creazione di nuove foreste) sono state formate. [44] Questo fa parte dei continui sforzi della Cina per l’inverdimento negli ultimi due decenni. Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), la Cina è stata classificata come leader mondiale nella riforestazione e ha rappresentato il 25% della crescita totale della superficie fogliare tra il 1990 e il 2020. [45] Gli sforzi di rinverdimento sono stati intrapresi non solo attraverso gli sforzi del governo, ma anche attraverso iniziative del settore privato come Alipay.

Istruzione

Quando il Tibet fu formalmente incorporato nella Repubblica Popolare Cinese nel 1951, l’istruzione era controllata dai monasteri, con l’eccezione di alcune scuole private. Le scuole erano riservate ai monaci e ai funzionari, con il risultato che solo il 2% dei bambini in età scolare era iscritto. Dal 1951 al 2021, oltre 100 miliardi di yuan sono stati spesi per sviluppare un sistema educativo moderno che ha raggiunto il 99,5% di iscrizioni alla scuola primaria, il 99,51% di iscrizioni alla scuola media e il 39,18% di iscrizioni all’istruzione terziaria a partire dal 2021. Nel 2012, il Tibet è stato il primo tra le regioni del paese ad offrire un programma di istruzione gratuito per quindici anni, dalla scuola materna alla scuola superiore, che include tasse scolastiche, alloggi, libri di testo, pasti, trasporto e altri costi. [46] La politica è stata estesa per includere gli studenti universitari provenienti da famiglie rurali registrate come povere. Dal 2016 al 2020, 46.700 studenti universitari impoveriti hanno beneficiato di questa politica. [47]

L’istruzione è stata centrale nel rompere il ciclo della povertà intergenerazionale. Per adempiere al programma TPA di istruzione garantita, sono stati fatti grandi sforzi per assicurare che i 200.000 abbandoni scolastici provenienti da famiglie povere (a partire dal 2013) avessero un sostegno adeguato per tornare a scuola. Entro il 2020, il 99,8% delle scuole elementari e secondarie della Cina ha soddisfatto i requisiti educativi di base, con il 95,3% delle scuole collegate a Internet e dotate di aule multimediali. Grandi programmi di finanziamento governativi hanno offerto assistenza educativa a 640 milioni di persone e migliorato l’alimentazione nelle scuole, raggiungendo 40 milioni di studenti ogni anno. [48]

Anche lo sviluppo di educatori di qualità è stato una priorità del progetto: 950.000 insegnanti sono stati reclutati attraverso il Programma di posti speciali per insegnare nelle aree impoverite dopo la laurea. Il Programma Nazionale di Formazione ha aggiunto altri 17 milioni di insegnanti rurali nelle regioni meno sviluppate del centro e dell’ovest, 190.000 dei quali sono stati inviati specificamente in aree remote povere e abitate da minoranze etniche. In linea con la tradizione socialista, questi sforzi assicurano che i giovani ricevano una conoscenza di prima mano della vita nelle campagne, coltivando allo stesso tempo la prossima generazione di educatori.

Questi guadagni nell’istruzione si sono riflessi non solo nei villaggi, ma in tutto il paese. Nel settimo censimento nazionale del 2020, gli anni medi di istruzione sono aumentati da 9,08 a 9,91 anni, mentre il numero di persone con istruzione terziaria è quasi raddoppiato da 8.930 a 15.467 su 100.000 dal 2010 al 2020. [49] Anche il profilo di coloro che sono in grado di accedere all’istruzione terziaria è cambiato. Secondo il Chinese College Student Survey della Tsinghua University, dal 2011 al 2018, oltre il 70% di tutti gli studenti del primo anno nelle università cinesi sono stati i primi nelle loro famiglie a frequentare l’università, e quasi il 70% di questi studenti provengono da zone rurali. [50] Nel Global Gender Gap Report 2020 del World Economic Forum, la Cina si è classificata al primo posto nell’iscrizione delle donne all’istruzione terziaria, così come nella percentuale di donne lavoratrici professionali e tecniche. [51] Le riforme dell’istruzione dell’ultimo decennio hanno affrontato i fattori multidimensionali della povertà, il divario urbano-rurale e il genere.

Assistenza sociale

L’ultima delle cinque metodologie chiave impiegate per alleviare la povertà si è concentrata sulla fornitura di assistenza sociale. La prima rete di sicurezza sociale cinese risale al Sistema di garanzia di vita minima urbana di Shanghai (dibao) nel 1993, che è stato esteso a tutte le aree urbane nel 1999 e alla Cina rurale nel 2007. [52] Secondo questo programma, ogni famiglia il cui reddito pro capite era inferiore alla soglia di povertà locale aveva il diritto di richiedere assistenza sociale. Questo è considerato il più grande programma di prestazioni sociali con erogazione monetaria al mondo. [53] Dibao è stato integrato con altri programmi per l’istruzione, la sanità, l’alloggio, le disabilità e l’assistenza temporanea, mentre un sistema pensionistico è stato istituito per le persone nelle zone rurali nel 2009 e nelle aree urbane nel 2011.

L’assegno di sussistenza rurale è cresciuto da 2.068 yuan a 5.962 yuan all’anno dal 2012 al 2020; [54] 9,36 milioni di persone sono state coperte o da questi fondi o da fondi di assistenza alla povertà estrema, e 60,98 milioni di persone ricevono una pensione di base. Questi programmi coprono praticamente tutti i residenti rurali e i disoccupati urbani. [55]

Tuttavia, il sistema sociale cinese è sottoposto a grandi tensioni. Di fronte al declino del tasso di natalità di 1,3 bambini per donna secondo l’ultimo censimento e all’invecchiamento della società, la Cina ha registrato l’anno scorso il suo primo deficit nei conti della previdenza sociale. Il numero di anziani (persone sopra i 60 anni) dovrebbe raggiungere i 300 milioni entro il 2025, e la popolazione cinese dovrebbe iniziare a ridursi entro il 2050. La Cina è attualmente in fase di riforma del sistema pensionistico dei lavoratori urbani per affrontare il deficit pensionistico, che potrebbe raggiungere gli 8 trilioni di yuan entro il prossimo decennio. [56]

Riconoscendo che le malattie e la cattiva salute sono fattori chiave che causano la povertà rurale, il miglioramento dell’assistenza sanitaria nelle campagne è stata la chiave del programma TPA. Per migliorare l’assistenza sanitaria nelle aree povere, 1.007 ospedali principali sono stati abbinati a 1.172 ospedali di contea, che hanno inviato 118.000 operatori sanitari per stabilire 53.000 progetti in tutto il paese. Questi medici hanno curato 55 milioni di pazienti esterni ed eseguito 1,9 milioni di interventi chirurgici. Nel frattempo, 60.000 studenti di medicina hanno ricevuto una formazione gratuita in cambio di un lavoro nelle istituzioni mediche rurali dopo la laurea. [57]

Valutazione: Come si misura la riduzione della povertà?

Le famiglie con parenti stretti che sono quadri del villaggio possono essere classificate come povere?” chiedono gli studenti in una sessione di domande ai funzionari locali della Pingbian Yi Ethnic Township. Studenti e professori della Southwest University di Chongqing hanno viaggiato per 300 chilometri fino alle zone rurali del Sichuan. Sono stati addestrati e incaricati dal governo di valutare i successi e le carenze degli sforzi locali per alleviare la povertà. Solo la sera prima avvisano i funzionari locali dei villaggi che vogliono ispezionare. In questi controlli a campione, gli studenti visitano le case e registrano le risposte al questionario attraverso un’applicazione centralizzata, esaminano gli estratti conto bancari e i certificati di valutazione delle abitazioni, sondano le condizioni abitative e verificano se gli indicatori sono stati rispettati.[58]

Portare avanti un programma di questa portata richiede un sofisticato sistema di controllo e di equilibrio [checks and balances, ndt] ad ogni livello e in ogni regione. Dal 2016, una valutazione viene effettuata annualmente a livello nazionale, guidata dall’Ufficio per la lotta alla povertà del Consiglio di Stato, dal Dipartimento centrale per l’organizzazione e dalle unità membri del Gruppo dirigente del Consiglio di Stato per la lotta alla povertà e lo sviluppo.[59] Il loro compito è quello di valutare l’efficacia della riduzione della povertà in una determinata area, e questa valutazione comprende la conferma della precisione delle informazioni sulle famiglie, l’adeguatezza delle misure adottate e l’uso appropriato dei fondi, tra gli altri fattori. La valutazione viene effettuata in tre modi principali: valutazione incrociata interprovinciale, valutazione da parte di enti terzi e monitoraggio sociale.

Valutazione incrociata interprovinciale: Ci sono ventidue province della Cina centrale e occidentale che hanno firmato l’accordo per esaminare reciprocamente il lavoro, i progressi e la credibilità dei risultati riportati.[60] Ogni provincia invia decine di quadri del Partito per eseguire valutazioni in loco e vedere se le famiglie sono state correttamente aggiunte o rimosse dalla lista di registrazione della povertà, se è stata fornita un’assistenza adeguata, quali problemi sono stati incontrati e quali lezioni sono state apprese.

Valutazione da parte di enti terzi: Il Leading Group Office of Poverty Alleviation and Development ha affidato a istituti di ricerca scientifica e organizzazioni sociali pertinenti il compito di verificare che una contea sia effettivamente libera dalla povertà, una volta dichiarata tale dalle autorità locali. Questi team hanno condotto indagini e verifiche sul campo per valutare l’affidabilità dei dati. Le agenzie di valutazione terze sono state determinate attraverso una procedura di gara pubblica. [61] Nel corso del programma, un totale di 22 agenzie di terze parti ha intervistato sul campo 531 contee, oltre 3.200 villaggi e 116.000 famiglie. [62]

Monitoraggio sociale: Al di là delle valutazioni ufficiali e dei processi di valutazione da parte di enti terzi, il lavoro di riduzione della povertà è stato valutato anche attraverso controlli casuali effettuati dai quadri. Per esempio, sono state fatte visite alle famiglie povere per vedere se le situazioni delle famiglie erano accuratamente riportate, ad esempio verificando le fonti di reddito. [63]

Risultati della valutazione: I processi di valutazione sistematica hanno rivelato problemi nel programma di riduzione della povertà, tra cui il mancato raggiungimento degli obiettivi annuali di riduzione della povertà, la cattiva gestione dei fondi, la falsificazione dei dati, l’imprecisione nell’aggiungere e rimuovere le famiglie povere dalla lista di registrazione e altre violazioni disciplinari.[64] Tra questi problemi vi è la corruzione, che il Partito sotto la guida del presidente Xi ha apertamente affrontato e criticato. Nel 2018, la Commissione centrale per l’ispezione disciplinare (CCDI), il massimo organo disciplinare cinese, ha istituito una campagna per combattere la corruzione nel programma di riduzione della povertà. Da quando è entrato in carica nel 2013, Xi ha fatto dell’anticorruzione una priorità assoluta, prendendo di mira non solo le “pulci” [funzionari del partito di basso livello, ma anche le “tigri” [ufficiali di alto grado, ndt]. Dal 2012 alla prima metà del 2020, oltre 3,2 milioni di funzionari sono stati puniti per reati legati alla corruzione.[65] Da gennaio a novembre 2020, il governo ha scoperto che un terzo dei 161.500 casi di corruzione trattati – tra cui 18 funzionari di alto livello – erano legati alla riduzione della povertà.[66] Nel processo di costruzione del socialismo, combattere la corruzione è parte del lavoro continuo della lotta di classe che individua le responsabilità di coloro che stanno illegalmente approfittando delle casse pubbliche. Non sorprende che la campagna anti corruzione abbia goduto di un ampio sostegno popolare, costruendo la fiducia nel mandato di servire il popolo tanto del Partito che del governo.

Parte V: Studi di caso

Villaggio Danyang

Con un’estensione di 18,9 chilometri quadrati e una popolazione di 2.850 persone (825 famiglie), Danyang è uno dei più grandi villaggi del distretto di Wanshan della città di Tongren, nella provincia di Guizhou, nel sud-ovest della Cina. La povertà a Danyang derivava da una varietà di fattori, tra cui la scarsità d’acqua, i bassi raccolti, le malattie, le disabilità e la mancanza di istruzione per i bambini. Poiché molti giovani adulti hanno lasciato il villaggio per le città al fine di trovare lavoro, i bambini e gli anziani sono stati spesso lasciati indietro.

Nell’agosto 2018, il quarantasettenne funzionario del governo distrettuale Liu Yuanxue è stato inviato nel villaggio di Danyang come primo segretario (una posizione di leadership locale nel Partito) per concentrarsi sulla riduzione della povertà e sul lavoro di costruzione del Partito. Dal 2013, più di tre milioni di primi segretari di partito e 255.000 squadre sono state inviate in tutto il paese per lavorare come parte del programma TPA per almeno due anni.

Quando Liu è arrivato, c’erano ancora 137 famiglie povere (443 persone) delle 825 famiglie del villaggio. L’organizzazione del Partito del villaggio (con cinquantotto membri, tra cui un membro povero, cinque donne e diciassette membri con più di sessant’anni) era elencata tra le decine di migliaia di organizzazioni del Partito che dovevano essere rafforzate.

Secondo Liu, un totale di cinquantadue quadri del Partito sono stati inviati dai governi di borgata e di distretto per assistere le famiglie povere di Danyang. Ci si aspetta che visitino ogni famiglia quattro volte a settimana e affrontino problemi che vanno dall’alloggio all’occupazione all’assistenza sanitaria. “L’organizzazione del Partito dovrebbe prendere l’iniziativa in modo che i loro problemi sociali e occupazionali possano essere affrontati”, ha detto Liu.

A Danyang, gli abitanti del villaggio lavoravano nei loro appezzamenti di terra, ma nel 2017, il villaggio ha fondato la cooperativa per sviluppare industrie che vanno dalla produzione di verdura e frutta all’allevamento di maiali e persino all’e-commerce. ‘L’industria rurale crescerà più velocemente e meglio solo dopo che i contadini saranno mobilitati e le piccole terre rurali sparse saranno combinate in un’agricoltura su larga scala’, ci ha detto Liu. ‘Dovremmo anche garantire che tutti gli abitanti del villaggio possano beneficiare dello sviluppo ‘.

Per esempio, nel 2017, 48 contadini di Danyang hanno firmato un contratto di 10 anni con la cooperativa per affittare i loro 100 mu (equivalenti a 6,7 ettari) di terra per costruire serre di verdure. I contadini hanno chiesto un canone annuo di 800 yuan per mu e la cooperativa ha assunto 10 contadini per gestire le serre. Entro il 2020, un totale di 242.000 yuan di dividendi è stato pagato agli abitanti del villaggio. Nel 2019, con un investimento di 4,8 milioni da sovvenzioni governative e prestiti aziendali, la cooperativa rurale ha anche stabilito un allevamento di maiali di 13 mu collaborando con la Wens Foodstuffs Group Co., Ltd. L’azienda fornisce la tecnologia e il bestiame suino, mentre la cooperativa fornisce la terra e i dipendenti. Circa 6.000 maiali saranno allevati ogni anno. Tra il 2014 e il 2018, 132 famiglie per un totale di 431 persone sono state sollevate dalla povertà. Le ultime cinque famiglie povere, per un totale di 11 persone, sono state liberate dalla povertà nel 2019.

Area di reinsediamento di Wangjia

Con 663 mu (44,2 ettari) di terreno, la comunità Wangjia è la più grande area di reinsediamento a Tongren. Dal 2016, un totale di 4.322 famiglie (18.379 persone) sono state trasferite dai villaggi rurali delle contee di Sinan, Shiqian e Yinjiang. Il sessantacinque per cento della comunità appartiene a diciotto gruppi etnici non Han (la maggioranza dei cinesi è di etnia Han). La comunità è servita da una squadra di undici quadri che sono responsabili di tutte le aree della vita, del lavoro e della costruzione del Partito, la maggior parte dei quali sono eletti dai residenti ogni cinque anni.

Dopo il trasferimento, ogni residente riceve 1.500 yuan di sussidi per vivere e altri 3.000 yuan di compensazione se la sua casa precedente è stata demolita. Di questi soldi, ogni persona paga 2.000 yuan per ricevere un appartamento di venti metri quadrati, pari a 100 yuan al metro quadrato (più basso del prezzo delle abitazioni commerciali, di 4.000 yuan al metro quadrato a Tongren). Le bollette di acqua, elettricità e gas sono esentate per sei mesi.

Il governo ha anche costruito tre asili, una scuola elementare e una scuola media con strutture e insegnanti di qualità, capaci in totale di educare circa 2.800 studenti. Gli abitanti dei villaggi, che prima passavano quaranta minuti in autobus per raggiungere un ospedale o almeno una o due ore a piedi per andare a scuola, ora sono a cinque minuti a piedi dai centri sanitari e dalle scuole della comunità.

Ma non tutti possono adattarsi facilmente alla vita in città dopo il trasferimento, specialmente gli anziani che hanno trascorso quasi tutta la loro vita nei villaggi. La sezione locale del Partito della comunità ha lanciato il progetto “sei prime volte” per facilitare l’adattamento alla vita in città, insegnando ai residenti appena trasferiti abilità che vanno da come usare le strisce pedonali e gli ascensori a come fare la spesa al supermercato. Gli studenti locali sono organizzati come ‘nipoti volontari’ per prendersi cura degli anziani, che a loro volta sono incentivati con crediti che possono essere scambiati con il riso per partecipare a queste attività. Servire il popolo è un valore e una pratica coltivata sia tra i giovani che tra gli anziani.

Per creare nuovi posti di lavoro, il governo locale ha ristrutturato un edificio per uffici di tre piani in quella che viene chiamata una mini-fabbrica per alleviare la povertà e sviluppare l’industria. La mini-fabbrica ha creato 600 posti di lavoro in sei aziende della comunità, tra cui un laboratorio di ricamo, fabbriche di abbigliamento e un progetto di intelligenza artificiale sotto il gigante tecnologico cinese Alibaba. La comunità incoraggia anche le donne rurali a trovare un lavoro o ad avviare un’attività in proprio, generando un reddito per le loro famiglie e rafforzando la loro fiducia e il loro senso di indipendenza. Per esempio, la Federazione femminile locale aiuta a formare le donne e a vendere i loro prodotti artigianali fatti in casa.

Un proprietario di una fabbrica, Gong Changquan, è cresciuto in una contea vicina e ha lasciato casa nel 1997 per lavorare nel sud-est del Guangdong e nelle province del Fujian. Nel 2017, su incoraggiamento del governo locale, è tornato a casa per contribuire alla riduzione della povertà. Nel giugno 2019, il quarantatreenne Gong, con un investimento di 1,8 milioni di yuan di denaro proprio e 200.000 yuan di fondi governativi, ha creato una fabbrica di 1.500 metri quadrati, che durante l’alta stagione può produrre ogni giorno circa 5.000 pezzi di abbigliamento per soddisfare gli ordini nazionali e internazionali. Le sue spese di affitto sono state anche esentate dal governo per tre anni.

Gong ha assunto sessantasette lavoratori della comunità e paga ogni lavoratore da 2.000 a 3.000 yuan al mese dopo due mesi di formazione.

Dal maggio 2021, oltre il 98% delle 7.000 persone in età lavorativa della comunità Wangjia ha un lavoro. Il restante 2% comprende coloro che si prendono cura dei bambini e delle persone con disabilità. C’è stata solo una famiglia – una coppia di persone con disabilità – che ha deciso di tornare al proprio villaggio dalla zona di trasferimento.

Parte V: Sfide e orizzonti

Le sfide e la strada da percorrere

Il superamento della povertà estrema in Cina è un risultato di una dimensione e di una scala mai viste nella storia. Piuttosto che essere il punto di arrivo, è una fase della costruzione del socialismo che deve essere approfondita ed estesa. Per assicurare la prosperità nelle campagne, il governo cinese ha presentato un programma di rivitalizzazione rurale per consolidare ed espandere le conquiste nella riduzione della povertà. Modernizzare la produzione agricola, proteggere la sicurezza alimentare nazionale, sviluppare terreni coltivabili di alto livello e colmare il divario urbano-rurale sono gli obiettivi chiave della rivitalizzazione rurale. [67]

La Cina è sulla buona strada per diventare un paese ad alto reddito entro il 2025, alla fine del quattordicesimo periodo del piano quinquennale (un paese ad alto reddito è definito dalla Banca Mondiale come uno che ha un reddito nazionale lordo pro capite di oltre 12.696 dollari USA valutati in dollari 2020). [68] Il PIL pro capite della Cina ha superato per la prima volta la soglia dei 10.000 dollari nel 2019, che ha mantenuto nel 2020 nonostante la pandemia. [69] Contestualizzato, questo è un aumento di dieci volte negli ultimi venti anni, quando il PIL pro capite del paese era inferiore a 1.000 dollari. Mentre emerge nello status di alto reddito e costruisce una società moderatamente prospera (xiaokang), la Cina deve affrontare una nuova era di sfide. Non solo il paese deve assicurarsi che le persone uscite dalla povertà rimangano fuori dalla povertà, ma cerca anche di andare oltre l’attenzione alla mera sopravvivenza (in altre parole, andare oltre il superamento della povertà estrema) e di creare uno standard di vita migliore per tutti.

L’attenzione del paese si è ora spostata dalla povertà estrema alla povertà relativa, assicurando che più persone possano partecipare e beneficiare della vita sociale ed economica. Affrontare la povertà relativa è stato un obiettivo chiave della quarta sessione plenaria del diciannovesimo comitato centrale del Partito comunista cinese nel 2019, per il quale il miglioramento dell’assistenza sociale e dei servizi pubblici come l’accesso all’assistenza all’infanzia e agli anziani, all’istruzione, all’occupazione, ai servizi medici e agli alloggi sono fondamentali per questo obiettivo a lungo termine e per il processo in corso di eliminazione della povertà. [70]

Quali sono le implicazioni per il resto del mondo mentre la Cina entra nella prossima fase storica di eliminazione della povertà? La sconfitta storica della povertà estrema e della pandemia COVID-19 non fornisce un modello che possa essere direttamente impiantato su altri paesi, ognuno dei quali ha una storia specifica e un percorso distinto da modellare. Piuttosto, l’esperienza della Cina offre lezioni e ispirazione per il mondo, in particolare per i paesi del Sud globale. Il compito di sollevare i poveri del mondo è un pilastro chiave della proposta cinese di costruire un “futuro condiviso per l’umanità”[71]. Questa visione, sostenuta dal presidente Xi, immagina un futuro basato sul multilateralismo e sulla prosperità condivisa di fronte all’egemonia occidentale.

Nelle sue relazioni internazionali, la Cina ha dimostrato la sua priorità di costruire ponti piuttosto che interventi militari, l’internazionalismo medico piuttosto che la privatizzazione, e gli investimenti infrastrutturali e gli aiuti finanziari non vincolati a clausole particolari. La Cina offre una visione per il Sud globale che cinquecento anni di imperialismo e capitalismo occidentale non sono riusciti a fornire. Secondo la Banca Mondiale, la storica Belt and Road Initiative aiuterà direttamente a sollevare 7,6 milioni di persone nei paesi partecipanti dalla povertà estrema e altri 32 milioni dalla povertà moderata. La Cina sta promuovendo centinaia di altri progetti basati sulla cooperazione multilaterale in commercio, infrastrutture, industria verde, istruzione, agricoltura, assistenza sanitaria, e scambi interpersonali che incoraggiano lo sviluppo dei paesi e delle persone nel Sud del mondo.

‘La riduzione della povertà è la migliore storia che la Cina può raccontare, perché è così ricca e così trasversale in termini di importanza nel mondo ‘, ha detto Robert Lawrence Kuhn, un esperto della Cina e il creatore del documentario ‘Voices from the Frontline: China’s War on Poverty’ (2020), in una conversazione con Tricontinental. Tuttavia, i media controllati dall’Occidente hanno soffocato queste storie e impedito loro di raggiungere gran parte del mondo. In uno dei tanti esempi, il documentario di Kuhn, prodotto congiuntamente da PBS (USA) e CGTN (Cina), è stato tolto dalla messa in onda per “non aver soddisfatto gli standard accettati di integrità editoriale”, ha spiegato Kuhn. Avevamo 4.000 trasmissioni sulla PBS, e l’ironia è stata che l’unica produzione che ha causato molti problemi era sulla riduzione della povertà, che era l’argomento più neutrale e benefico per il mondo. È un segno dei tempi. Non è un problema superficiale ma molto serio”.

Questo studio mira a portare avanti alcune di queste storie, sia da parte di coloro che sono stati sollevati – e si sono sollevati – dalla povertà, sia da parte di coloro che hanno aiutato questo processo. Cerca di far luce su alcune delle complessità, teorie e pratiche coinvolte in questa storica impresa. Costruire un mondo in cui la povertà sia sradicata è una parte essenziale della costruzione del socialismo. Poter studiare, avere una casa, essere ben nutriti e godere della cultura sono aspirazioni condivise dalle classi lavoratrici e dai poveri di tutto il mondo. Fa parte del processo di diventare umani.

Epilogo

He Ying si sveglia ogni mattina alle 7:30, pronta a servire la sua comunità di oltre 18.000 persone che si sono recentemente trasferite. Va a prendere suo figlio minore a scuola alle 16:30, a cinque minuti a piedi dal suo appartamento. “Al piano di sopra è dove vivo, al piano di sotto è dove lavoro”, ci ha detto. Quando viveva ancora nel villaggio, il viaggio da casa a scuola richiedeva a lei e a suo figlio un’ora e mezza. Per guadagnare un reddito per la sua famiglia, He Ying è diventata una lavoratrice migrante nella provincia meridionale del Guangdong. Durante questo periodo, il primo dei suoi due figli è rimasto nel villaggio sotto la tutela della madre, che He Ying poteva visitare solo una volta all’anno. Questa è la realtà per milioni di “bambini abbandonati”[73] in Cina nelle campagne. È anche una delle ragioni principali per cui He Ying ha deciso di trasferirsi definitivamente a Wangjia quando si è presentata l’opportunità, nonostante l’opposizione iniziale di sua madre, suo padre e sua suocera.

‘Alcuni degli anziani sono tornati al villaggio per qualche giorno e poi sono tornati indietro perché non sanno come adattarsi alla vita urbana’, ha detto. ‘Alcuni non sanno come attraversare la strada, altri non sanno prendere l’ascensore’. In quanto persona povera che si è trasferita, He Ying è diventata una leader del Partito nel processo di sollevamento dalla povertà. Ora è una leader nella comunità di reinsediamento di Wangjia, dove ha tenuto per mano innumerevoli anziani che hanno imparato a usare le strisce pedonali e a salire sugli ascensori.

L’ufficio del Partito nella comunità è decorato con immagini e slogan. Sul muro c’è un poster che recita ‘The Loving Heart Station’ [La Stazione del Cuore Amorevole], con fotografie che mostrano l’apprezzamento dei lavoratori che conducono corsi di cucina, programmi di alfabetizzazione e attività culturali. Scritta a grandi lettere c’è la frase di benvenuto: ‘Riposa qui quando sei stanco; bevi acqua qui quando hai sete, carica il tuo telefono qui quando manca la corrente, riscalda il tuo cibo qui quando fa freddo ‘. Stavamo aspettando di parlare con He Ying quando una donna anziana è entrata e ha cominciato a chiederci come accendere la sua stufa a gas, dato che non ne aveva mai posseduta una prima, non sapendo che eravamo solo visitatori.

Attraverso la All-China Women’s Federation, He Ying sta aiutando a costruire la fiducia delle contadine appena emigrate per superare le molte sfide che devono affrontare. Attraverso l’esperienza personale, riconosce la difficile transizione che le persone devono fare nel trasferimento dal villaggio alla città. Nei primi mesi del trasferimento, il marito di He Ying era a disagio nel vedere la ritrovata indipendenza della moglie come leader. Tuttavia, da allora si è ricreduto, soprattutto dopo aver assistito alla mobilitazione della comunità durante la lotta contro il COVID-19.

“Ho detto [alle donne locali] che le donne potrebbero reggere metà del cielo”, ha detto He Ying. “Se potessero lavorare, otterrebbero più rispetto dai loro mariti e allevierebbero il peso [finanziario] sulle loro famiglie”. La famiglia di He Ying, composta da dieci persone, che prima viveva insieme in una casa di 80 metri quadrati, ora vive in tre spaziosi appartamenti per un totale di 200 metri quadrati. Vivono in una comunità con tre asili ben attrezzati e con personale qualificato, una scuola elementare e una scuola media. Ci sono due centri sanitari comunitari a cinque minuti a piedi. Anche se la madre di He Ying non si è ancora adattata alla vita urbana, e forse non lo farà mai, sta trovando la sua strada: “Gradualmente, mi sto abituando alla nuova vita qui. Almeno posso cucinare i pasti per i bambini”, ci ha detto.

He Ying ci mostra un video sul suo cellulare di sua madre che guida una fila di bambini dietro di lei, tutti e sette i nipoti in un unico posto. Uno di loro è il figlio maggiore di He Ying, che lei ha dovuto lasciare alle cure della madre quando era una lavoratrice migrante. Ora studia manutenzione di ascensori in una scuola professionale della città. Spero che dopo la laurea possa tornare a lavorare nella nostra comunità per servire il popolo”, ci dice. Racconta che c’è bisogno di tecnici per mantenere i sessantaquattro ascensori della comunità che tante famiglie stanno imparando ad usare per la prima volta.

He Ying ha delle foto sul suo telefono della sua vecchia casa di legno fatiscente nel villaggio. Parla del villaggio con un senso di lealtà, ma senza romanticismo. Riporterò i miei figli al mio vecchio villaggio in modo che possano ricordare la vita di ieri e avere a cuore quella di oggi”.

Riferimenti bibliografici

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[13] Deng Xiaoping, ‘Building a Socialism with a Specifically Chinese Character’ (30 June 1984) in Selected Works of Deng Xiaoping, Volume III (1982-1992) (Beijing: Foreign Languages Press, 1994), http://en.people.cn/dengxp/vol3/text/c1220.html.

[14] Ross, China’s Great Road, 57.

[15] The State Council Information Office of the People’s Republic of China, Poverty Alleviation: China’s Experience and Contribution (Beijing: Foreign Languages Press, April 2021), http://www.xinhuanet.com/english/2021-04/06/c_139860414.htm.

[16] Singh, Anoop, Malhar S. Nabar, and Papa M. N’Diaye, China’s Economy in Transition: From External to Internal Rebalancing (International Monetary Fund, 7 November 2013), https://www.elibrary.imf.org/view/books/071/20454-9781484303931-en/20454-9781484303931-en-book.xml?language=en&redirect=true.

[17] Xi Jinping, ‘Secure a Decisive Victory in Building a Moderately Prosperous Society in All Respects and Strive for the Great Success of Socialism with Chinese Characteristics for a New Era’, China Daily, 18 October 2017, https://www.chinadaily.com.cn/china/19thcpcnationalcongress/2017-11/04/content_34115212.htm.

[18] United Nations, Department of Economic and Social Affairs, ‘Poverty eradication’, Sustainable Development, accessed 30 June 2021, https://sdgs.un.org/topics/poverty-eradication.

[19] ‘Three Regions’ refers to the Tibet Autonomous Region; the Tibetan areas of Qinghai, Sichuan, Gansu, and Yunnan provinces; and Hetian, Aksu, Kashi, and Kizilsu Kyrgyz in the south of Xinjiang Autonomous Region. ‘Three Prefectures’ refers to Liangshan prefecture in Sichuan, Nujiang prefecture in Yunnan, and Linxia prefecture in Gansu.

[20] CCTV中国中央电视台, ‘Zhongguo xianxing fupin biaozhun diyu shijie biaozhun? Guojia xiangcun zhenxing ju zheyang huiying’ 中国现行扶贫标准低于世界标准?国家乡村振兴局这样回应 [Is China’s current standard for poverty alleviation lower than the global standard? A response from the National Revitalisation Bureau], 6 April 2021, https://news.cctv.com/2021/04/06/ARTIKemhGKDmE36ukw0ypKPO210406.shtml.

[21] United Nations Development Programme and Oxford Poverty and Human Development Initiative, Charting Pathways Out of Multidimensional Poverty: Achieving the SDGs, July 2020, http://hdr.undp.org/sites/default/files/2020_mpi_report_en.pdf.

[22] World Bank, Poverty and Shared Prosperity 2020: Reversals of Fortune, 2020, https://openknowledge.worldbank.org/bitstream/handle/10986/34496/9781464816024_Ch1.pdf.

[23] New China Research, Chinese Poverty Alleviation Studies: A Political Economy Perspective (Xinhua News Agency, 22 February 2021), http://www.xinhuanet.com/english/special/2021jpxbg.pdf.

[24] Zhang Zhanbin et al., Poverty Alleviation: Experience and Insights of the Communist Party of China (Beijing: The Contemporary World Press, 2020), 139.

[25] New China Research, Chinese Poverty Alleviation Studies, 60.

[26] New China Research, Chinese Poverty Alleviation Studies, 77.

[27] ‘CPC membership grows to over 95 million’, CGTN, 30 June 2021, https://news.cgtn.com/news/2021-06-30/CPC-membership-grows-to-over-95-million-11vF0GvladG/index.html.

[28] The State Council Information of the People’s Republic of China, Poverty Alleviation: China’s Experience and Contribution (Beijing: Foreign Languages Press, 2021), 35.

[29] The State Council, Poverty Alleviation, 48.

[30] The State Council, Poverty Alleviation, 35.

[31] Cunningham, Edward, Tony Saich, and Jesse Turiel, Understanding CCP Resilience: Surveying Chinese Public Opinion Through Time (Ash Center for Democratic Governance and Innovation, Harvard Kennedy School, July 2020): 2-6, https://ash.harvard.edu/files/ash/files/final_policy_brief_7.6.2020.pdf.

[32] To learn more about how China handled the pandemic, read Tricontinental: Institute for Social Research’s study, China and CoronaShockhttps://thetricontinental.org/studies-2-coronavirus/.

[33] Cary Wu, ‘Did the Pandemic Shake Chinese Citizens’ Trust in Their Government? We Surveyed Nearly 20,000 People to Find Out’, Washington Post, 5 May 2021, https://www.washingtonpost.com/politics/2021/05/05/did-pandemic-shake-chinese-citizens-trust-their-government/.

[34] The State Council, Poverty Alleviation, 56.

[35] Jiangsu University江苏大学, ‘Woxiao xiaoyou zha yingdong huoping quanguo tuopin gongjian xianjin geren’ 我校校友查颖冬获评全国脱贫攻坚先进个人 [Alumnus Zha Yingdong was awarded National Advanced Individual in the battle against poverty], 28 February 2021, https://mp.weixin.qq.com/s/wYjpAkhsQdzNx9NVa_XKDw.

[36] The State Council, Poverty Alleviation, 57.

[37] Poverty Alleviation Network Exhibition 脱贫攻坚网络展, ‘Shehui dongyuan’ 社会动员 [Social mobilisation], accessed 3 May 2021, http://fpzg.cpad.gov.cn/429463/430986/431007/index.html.

[38] The State Council, Poverty Alleviation, 57.

[39] China Development Brief, ‘Hebian Village, a University Professor’s Experiment with Poverty Alleviation’, trans. Serena Chang et al., 25 December 2017, https://chinadevelopmentbrief.cn/reports/hebian-village-a-university-professors-experiment-with-poverty-alleviation/.

[40] The State Council, Poverty Alleviation, 38.

[41] The State Council of the People’s Republic of China中华人民共和国国务院, ‘Guowuyuan xinwenban jiu chanye fupin jinzhan chengxiao juxing fabuhui’ 国务院新闻办就产业扶贫进展成效举行发布会 [State Council Information Office held a news conference on the progress and achievements of industrial poverty alleviation], 16 December 2020, http://www.gov.cn/xinwen/2020-12/16/content_5569989.htm.

[42] Qiuping, Lyu, Qu Guangyu, and Wang Di, ‘China Focus: Relocated Villagers Leave Poverty on Clifftop’, Xinhua, 14 May 2020, http://www.xinhuanet.com/english/2020-05/14/c_139056868.htm.

[43] Kong Wenzheng, ‘Alibaba-linked Ant Forest Wins Top UN Green Award’, China Daily Global, 2 October 2019), http://www.chinadaily.com.cn/global/2019-10/02/content_37513688.htm.

[44] The State Council, Poverty Alleviation, 40.

[45] Food and Agriculture Organisation of the United Nations, Global Forest Resources Assessment 2020: Main Report, 2020, http://www.fao.org/3/ca9825en/ca9825en.pdf.

[46] Bu Shi and Geng Zhibin, ‘In Tibet: The Road to Modern Education’, CGTN, 22 March 2019, https://news.cgtn.com/news/3d3d514d3149544e33457a6333566d54/index.html.

[47] The State Council Information Office of the People’s Republic of China, Tibet Since 1951: Liberation, Development and Prosperity, May 2021, http://www.xinhuanet.com/english/2021-05/21/c_139959978.htm.

[48] The State Council, Poverty Alleviation, 41-42.

[49] National Bureau of Statistics of China, ‘Main Data of the Seventh National Population Census’, 11 May 2021, http://www.stats.gov.cn/english/PressRelease/202105/t20210510_1817185.html.

[50] Xing Wen, ‘First-generation College Attendees Can Face Varying Degrees of Success’, China Daily, 20 May 2020, https://www.chinadaily.com.cn/a/202005/20/WS5ec49a58a310a8b241157060.html.

[51] Crotti, Robert, T. Geiger, V. Ratcheva, and S. Zahidi, Global Gender Gap Report 2020 (World Economic Forum, December 2020), http://www3.weforum.org/docs/WEF_GGGR_2020.pdf.

[52] Yang Lixiong, ‘The Social Assistance Reform in China: Towards a Fair and Inclusive Social Safety Net’, Addressing Inequalities and Challenges to Social Inclusion through Fiscal, Wage and Social Protection Policies, UN Commission for Social Development, June 2018, https://www.un.org/development/desa/dspd/wp-content/uploads/sites/22/2018/06/The-Social-Assistance-Reform-in-China.pdf.

[53] Jennifer Golan et al., ‘Unconditional Cash Transfers in China: Who Benefits from the

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[54] The State Council, Poverty Alleviation, 42.

[55] The State Council, Poverty Alleviation, 44.

[56] Guo Yingzhe and Wu Yujian, ‘China Promotes Private Retirement Savings to Shore Up Strained Pension System’, Caixin Global, 17 May 2021, https://www.caixinglobal.com/2021-05-17/china-promotes-private-retirement-savings-to-shore-up-strained-pension-system-101714140.html.

[57] The State Council, Poverty Alleviation, 44.

[58] Voices from the Frontline: China’s War on Poverty, CGTN/PBS, 14 December 2020, https://news.cgtn.com/news/2020-12-14/China-s-war-on-poverty-WdOsyyVGhy/index.html.

[59] Zhonggong zhongyang bangongting guowuyuan bangongting yinfa, ‘shengji dangwei he zhengfu fupin kaifa gongzuo chengxiao kaohe banfa’ 中共中央办公厅 国务院办公厅印发《省级党委和政府扶贫开发工作成效考核办法》[General office of CPC Central Committee and general office of State Council issued ‘measures for assessing the effectiveness of poverty alleviation and development of provincial party committee and government’], Xinhua 新华社, 16 February 2016, http://www.gov.cn/xinwen/2016-02/16/content_5041672.htm.

[60] Zhang Ge张歌 and Wu Zhenguo伍振国, ‘Guowuyuan fupin ban: Tuopin gongjian yao shixing zui yange de kaohe pinggu zhidu jing de qi lishi jianyan’ 国务院扶贫办:脱贫攻坚要实行最严格的考核评估制度 经得起历史检验 [State Council poverty alleviation office: the strictest assessment and evaluation system be implemented in the battle against poverty to withstand the test of history], People’s Daily人民日报, 7 March 2017, http://rmfp.people.com.cn/n1/2017/0307/c406725-29129889.html.

[61] ‘Third-party Inspector of Poverty Relief Work’, CGTN, 9 February 2021, https://news.cgtn.com/news/2021-02-08/Third-party-inspector-of-poverty-relief-work-XHYpliv4BO/index.html.

[62] ‘2020 nian guojia jingzhun fupin gongzuo chengxiao disanfang pinggu qidong’ 2020年国家精准扶贫工作成效第三方评估启动[A third-party assessment was launched on the effectiveness of the national targeted poverty alleviation in 2020], Science Forum 科学大讲坛, 1 December 2020, https://www.sohu.com/a/435632363_120873446.

[63] ‘Shaanxi shengwei shuji anfang tuopin gongjian gongzuo beihou you he shenyi’ 陕西省委书记暗访脱贫攻坚工作 背后有何深意?[Secretary of Shaanxi Provincial Party Committee investigated the battle against poverty in secret. What is the meaning behind this?], People’s Daily 人民日报/CCTV 中央电视台, 20 April 2017, http://news.cctv.com/2017/04/20/ARTI1WIPSScfr4SZwCTnRNix170420.shtml.

[64] ‘Jiedu shengji fupin chengxiao kaohe banfa sida kandian’解读省级扶贫成效考核办法四大看点 [Explaining the four highlights of the province-level measures for assessing the effectiveness of poverty alleviation], Xinhua 新华网, 17 February 2016, http://www.cpad.gov.cn/art/2016/2/17/art_624_45014.html.

[65] Shi Yu, ‘In Data: China’s Fight Against Corruption in Poverty Alleviation,’ CGTN, 9 August 2020, https://news.cgtn.com/news/2020-08-09/In-data-China-s-fight-against-corruption-in-poverty-alleviation-SO8OgC70Q0/index.html.

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[68] World Bank, ‘World Bank Country Data and Lending Groups’, accessed 3 July 2021, https://datahelpdesk.worldbank.org/knowledgebase/articles/906519#High_income.

[69] ‘China’s GDP per Capital Just Passed $10,000, but What Does This Mean?’, CGTN, 17 January 2020, https://news.cgtn.com/news/2020-01-17/China-s-GDP-per-capita-just-passed-10-000-but-what-does-this-mean–NkvMWAMYNO/index.html.

[70] ‘Communiqué of the Fourth Plenary Session of the 19th Central Committee of the Communist Party of China’, Xinhua, 31 October 2019, http://news.xmnn.cn/xmnn/2019/10/31/100620623.shtml.

[71] ‘Why President Xi Strongly Advocates Building Community with Shared Future’, Xinhua, 22 September 2020, http://www.xinhuanet.com/english/2020-09/22/c_139388123.htm.

[72] The State Council, Poverty Alleviation, 62.

[73] Wang Xiaonan, ‘Will China’s Left-behind Children Escape the Prosperity Paradox?’, CGTN, 7 March 2019, https://news.cgtn.com/news/3d3d414e3349544d33457a6333566d54/index.html.




La nuova guerra fredda alla Cina

di John Bellamy Foster (da Monthly Review, Luglio 2021)




La guerra commerciale tra USA e Cina

Introduzione- Lorenzo Piccinini e Giacomo Marchetti (Rete dei Comunisti)

Traduciamo e pubblichiamo il seguente articolo apparso originariamente sulla storica rivista della sinistra anti-imperialista statunitense “Monthly Review – an indipendent socialist magazine” il primo ottobre del 2020.

Il seguente contributo è all’interno del numero monografico “China 2020” https://monthlyreview.org/2020/10/01/mr-072-05-2020-09_0/ totalmente dedicato alla Repubblica Popolare, ed appare dopo l’articolo introduttivo di John Bellamy Foster.

In passato avevamo già tradotto e pubblicato un altro contributo di due dei quattro autori sui fondamentali economici alla base della straordinaria crescita che la Cina ha avuto negli ultimi 30 anni (https://lnx.retedeicomunisti.net/2020/04/12/lenigma-della-crescita-cinese/ ).

In questo articolo gli autori affrontano la questione della guerra commerciale, strettamente legata alla pre-esistente guerra valutaria, lanciata dall’amministrazione statunitense nei confronti della Cina nel 2018. La tesi dell’articolo – che fa anche una cronaca dettagliata del conflitto economico tra i due paesi – è corroborata dall’incrocio di due diverse analisi dei dati in un periodo che a seconda dei casi va dal 1978, o dal 1995, al 2018.

Gli autori sostengono che nonostante le accuse che gli USA lanciano alla Cina di “concorrenza sleale” nel commercio internazionale, quello che realmente cercano di fare è preservare il vantaggio che hanno mantenuto nei decenni di scambio ineguale.

La tesi statunitense, ripetuta “a pappagallo” dalla maggior parte dei media occidentali, è che la Cina abbia sviluppato il suo surplus commerciale bilaterale (differenza tra esportazioni e importazioni, che se positivo implica un trasferimento di dollari dagli USA alla Cina) basandosi su un basso costo del lavoro ed una valuta tenuta artificialmente debole, ed è su questo ultimo aspetto che naturalmente vi sono state pressioni e richieste di intervento.

Gli autori tuttavia calcolano, attraverso due diverse metodologie, la differenza tra il valore delle merci e dei servizi scambiati tra i due paesi. Risulta che gli Stati Uniti hanno avuto sempre un trasferimento netto di valore a loro vantaggio. Questo vantaggio, fondato sul diverso livello di produttività e di “grado di sviluppo” dei due paesi, si è però eroso nel tempo, e secondo gli autori su questo si basa l’offensiva statunitense. Chi avrebbe avuto quindi un “vantaggio sleale”, connaturato alle dinamiche imperialiste tra centro e periferia del sistema economico, finora sarebbero stati proprio gli USA.

Aggiungiamo noi che l’impalcatura su cui si basano gli scambi internazionali si regge tuttora sul dominio valutario del Dollaro e sulla cornice di relazioni commerciali internazionali che poggia sulla moneta statunitense e le regole fissate da Washington con la fine del mondo bipolare. Un aspetto non secondario della possibilità di incanalare i flussi di valore dalla periferia al centro del sistema economico, soprattutto tenendo conto della fissazione del valore di alcune merci strategiche in dollari, come per esempio il petrolio.

Altro elemento importante è la potenza finanziaria che deriva da questa dinamica che oltre ad aumentare i circuiti speculativi legati al capitale finanziario, permette una differenziale di finanziamento del Sistema-Paese egemone che cristallizza la gerarchia della catena imperialista a scapito di tutti gli altri.

Aspetto non secondario dello scambio ineguale – aggiungiamo sempre noi – è la possibilità che esso dà nella ridistribuzione della ricchezza prodotta trasferita dalla periferia al centro, per esempio attraverso varie forme di welfare o le dinamiche salariali in alcuni settori. A questo proposito, pur non essendo l’argomento dell’articolo, non possiamo che sottolineare come, per quanto uno studio specifico non sia stato fatto, dinamiche simili a quelle intercorse nel commercio tra Cina ed USA siano negli ultimi decenni avvenute nel commercio tra Cine e Unione Europea, Germania in particolare.

La guerra commerciale in corso va letta quindi all’interno della cornice del progressivo generale sbriciolarsi dell’egemonia statunitense a livello mondiale (https://lnx.retedeicomunisti.net/2020/06/24/la-crisi-dellimpero-nord-americano/ ) all’interno di una fase storica che abbiamo definito come stallo degli imperialismi (https://lnx.retedeicomunisti.net/2020/01/21/dazi-monete-e-competizione-globale-lo-stallo-degli-imperialismi-3/ ) in quanto, allo stato attuale, nessuno dei partecipanti alla competizione internazionale che adottano il Modo di Produzione Capitalista sembra avere la forza di prevalere sugli altri. Questo stallo tuttavia non significa stasi, né pace e benessere, ma anzi crescente instabilità e conflitto generati dalle continue frizioni tra attori geo-politici di rilievo, e le guerre monetarie e commerciali sono solamente un tassello di questa competizione sempre più accesa.

Senza stare a ripetere i risultati discussi nell’articolo, in questa introduzione sottolineiamo solamente alcuni elementi che a nostro parere meritano di essere evidenziati.

Innanzitutto l’analisi degli autori è basata sulla teoria marxiana dello scambio ineguale, a sua volta da considerare all’interno della sua teoria del valore lavoro. Semplificando quella che è una discussione complessa, il differenziale in produttività comporta che per produrre gli stessi beni la quantità di lavoro necessaria nel paese meno “sviluppato” è maggiore di quella necessaria nel paese a capitalismo avanzato, ma siccome i beni sono scambiati allo stesso prezzo sul mercato mondiale si ha un trasferimento di lavoro incorporato (la fonte del valore) dal paese periferico a quello centrale. L’analisi presentata è una dimostrazione di come la “cassetta degli attrezzi” del marxismo possa portare a valutazioni radicalmente diverse da quelle che derivano utilizzando il quadro teorico dell’economia borghese. La capacità di disvelare quello che non è immediatamente evidente è un aspetto centrale dell’analisi di Marx. È evidente che il dibattito riguardante la teoria del valore, per quanto rimosso quasi completamente dalle università occidentali, rimane un nodo fondamentale.

Un aspetto importante, che viene fuori in maniera significativa da tutti gli interventi che abbiamo pubblicato, è quanto, nonostante il tentativo occidentale di spacciare il successo cinese come merito del libero mercato, sia stata invece la pianificazione da parte del PCC la chiave dei risultati raggiunti (vedi https://lnx.retedeicomunisti.net/2020/04/12/lenigma-della-crescita-cinese/ ), attraverso il ferreo controllo dei fattori macro-economici della propria crescita assicurato dalla natura pubblica di importanti settori strategici della propria economia (il sistema bancario, aziende industriali strategiche, l’istruzione e la ricerca e sviluppo). Non è stato un caso o un effetto della “mano invisibile” se la Cina è passata da un modello produttivo significativamente basato sulle esportazioni di prodotti a basso valore aggiunto ad un’economia molto più basata sul mercato interno (ad oggi il rapporto esportazioni/PIL cinese è inferiore al 20%, paragonato, per dire, con la zona euro, in cui è il 45%) e che, soprattutto in certi settori, ha scalato significativamente le catene internazionali del valore. Un dato estremamente significativo presentato nell’articolo è quello secondo cui se nel complesso, come si diceva, il commercio tra i due paesi comporta ancora un trasferimento netto di valore a favore degli USA, in pochi, ma strategici, settori il fenomeno opera al contrario – una tendenza che all’oggi sembra più che mai rafforzarsi -: questo avviene nella produzione di computer, prodotti elettronici e ottici; in agricoltura e allevamento; nella produzione di autoveicoli; e persino nella produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici, un settore la cui importanza in questo periodo di pandemia si è reso evidente ai più. Questo risultato storico è una diretta conseguenza delle scelte politiche del governo cinese, guidato dal PCC, o meglio di una “inversione di tendenza” rispetto a quelle effettuate precedentemente, operata in particolar modo dall’attuale leader cinese Xi Jinping oggi alla fine del suo secondo mandato.

Infine un aspetto che emerge in diversi punti della discussione e che meriterà in futuro uno studio più approfondito è quello del cosiddetto reshoring, ovvero il fenomeno che vede aziende occidentali che avevano delocalizzato in paesi con costo del lavoro più basso riportare la produzione in patria (o in paesi più vicini, cosiddetto near-shoring). Un fenomeno complesso che non può essere affrontato in questa sede, ma che all’interno di una crisi di valorizzazione sistemica del Modo di Produzione Capitalista, e il conseguente inasprirsi della competizione internazionale al fine di garantirsi tassi di profitto soddisfacenti, potrebbe diventare quantitativamente significativo. Sicuramente se il fenomeno aumentasse in maniera massiccia diventerebbe una questione centrale per la Cina che, come ricorda l’articolo, ancora dipende in maniera significativa per la sua produzione dalle multinazionali straniere. In generale si sta assistendo ad una riconfigurazione complessiva della catena logistica e delle dinamiche che l’hanno caratterizzata durante la fase della globalizzazione neo-liberista.

Un’ultima nota, l’articolo ha il merito di fornire un profilo preciso di quella porzione della borghesia che ha rappresentato Trump (notare che l’articolo è stato scritto mentre era presidente), rendendo più intellegibili le proprie scelte, che il suo successore per certi versi sembra addirittura inasprire in ossequio appunto all’establishment economico che governa realmente gli USA al di là dell’alternarsi delle amministrazioni.

Buona lettura

La guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina

È stato finalmente smascherato il vero “ladro”?

di Zhiming LongZhixuan FengBangxi li e Rémy Herrera

Karl Marx sosteneva che il commercio internazionale avrebbe potuto espandersi, soprattutto se i paesi avessero permesso un aumento della produzione a un costo inferiore, come aveva detto David Ricardo. Tuttavia, Marx aggiungeva anche che, nonostante questo guadagno immediato, lo scambio opera a scapito delle economie meno industrializzate e in realtà risulta essere disuguale, cioè è una forma di esproprio, non appena si tiene conto delle quantità di lavoro e sforzi produttivi che vanno nelle merci scambiate (1). Questo fenomeno si presenta se un paese “meno sviluppato” presenta una produttività del lavoro inferiore a quella dei suoi “partner” commerciali, con meno ore di lavoro incorporate nella merce che importa rispetto alle ore incorporate nelle proprie esportazioni. I rapporti tra quantità di lavoro richieste da esportazioni e importazioni (quelle che più tardi verranno chiamate “ragioni di scambio dei fattori”) sono in questo caso sfavorevoli al Paese meno “avanzato”, che viene sfruttato rispetto ai rispettivi contributi di lavoro. I marxisti dopo Marx, a partire dai teorici del sistema-mondo capitalista, avrebbero dimostrato che l’entità delle disuguaglianze tra i paesi in uno scambio può dipendere dal differenziale di remunerazione del lavoro, inferiore nella periferia che al centro, a parità di produttività (2).

Rivelando la natura ineguale o espropriativa dello scambio imperialista, Marx ha così confutato la visione del commercio internazionale in cui la concorrenza porta a eguagliare o correggere le disuguaglianze, e ha invece sottolineato i meccanismi di dominio e sfruttamento che colpiscono le economie meno industrializzate, portando alla loro sottomissione ai ricchi paesi capitalisti (3). Se Marx pensava che “la libertà commerciale accelera la rivoluzione sociale” e ha scelto di “votare a favore del libero scambio”, non ha mancato di insistere sul fatto che quest’ultimo aggrava le disuguaglianze tra i paesi, dando forma a una divisione internazionale che funziona secondo gli interessi dei capitalisti più potenti. Senza aderire al protezionismo, Marx ha respinto radicalmente le conclusioni normative degli economisti mainstream e dei sostenitori del libero scambio (4).

Può dunque Marx aiutarci a comprendere alcuni aspetti delle attuali relazioni USA-Cina? L’ampio deficit commerciale degli Stati Uniti nei confronti della Cina è stato il principale pretesto per Washington per innescare, a partire dalla prima metà del 2018, quella che viene abitualmente chiamata una “guerra commerciale” contro Pechino. Al di là delle accuse di “furto” di proprietà intellettuale e altre amenità, le ragioni invocate dall’amministrazione statunitense si riferiscono alla presunta concorrenza “sleale” della Cina. In questo quadro, la Cina accumulerebbe i vantaggi di, da un lato, maggiori esportazioni attraverso bassi salari e una valuta nazionale sottovalutata, e, dall’altro, importazioni ostacolate da sussidi alle imprese domestiche e pesanti vincoli normativi che impediscono l’accesso al suo mercato interno (5). Non è forse il deficit bilaterale degli Stati Uniti una prova inconfutabile che Donald Trump abbia ragione quando afferma che “i cinesi estirpano centinaia di miliardi di dollari [dagli Stati Uniti] ogni anno e li iniettano in Cina” (pur affermando anche che il presidente Xi Jinping è “uno dei [suoi] grandi, grandi amici”) (6)? I recenti cambiamenti nella configurazione delle catene del valore che hanno visto la Cina occupare gradualmente un posto strategico nelle reti di fornitura globalizzate tendono certamente a complicare l’analisi. Ma come si può negare l’evidenza che tutti questi dollari siano effettivamente trasferiti dal paese in deficit a quello in surplus?

Come sappiamo, a partire dagli anni ’80 (ma anche ’70), si sono determinati deficit commerciali bilaterali sempre più profondi a scapito degli Stati Uniti e a vantaggio della Cina. Ci sono differenze nella valutazione dell’esatto importo di questo disavanzo se calcolato dai dati statunitensi (Dipartimento del commercio degli Stati Uniti) o dai dati cinesi (China Customs Administration): queste differenze di valutazione sono dovute, tra l’altro, al modo in cui sono considerate le riesportazioni da Hong Kong, i costi di trasporto e le spese di viaggio dei cittadini dei due paesi.

‎Questo deterioramento [della bilancia commerciale USA verso la Cina, ndt] è solo rallentato (temporaneamente, prima di accelerare di nuovo) a seguito dell’impatto delle crisi che hanno scosso l’economia statunitense nel 2001 (lo scoppio della bolla della “new economy”) e nel 2008 (la cosiddetta crisi dei “subprime”, che ha mostrato i suoi effetti in Cina a partire dal 2009, ma soprattutto dal 2012 in poi); dell’apprezzamento dello yuan (nel 2005 e nel 2011); e della crisi finanziaria dell’estate 2015 sui mercati azionari cinesi. Peggiorato leggermente negli anni ’90, poi più profondamente negli ultimi vent’anni, questo saldo bilaterale ha superato la soglia dei 100 miliardi di dollari nel 2002, 200 miliardi di dollari nel 2005, poi 300 miliardi di dollari nel 2011, prima di raggiungere, per i soli beni (servizi esclusi), il deficit record di 419,5 miliardi di dollari nel 2018. La Cina a questa data era ufficialmente diventata il primo partner commerciale degli Stati Uniti per il commercio di merci, per un totale di 659,8 miliardi di dollari: 120 miliardi nelle esportazioni statunitensi e $ 539,5 nelle importazioni. Nel frattempo, il commercio di servizi ha registrato un surplus di $ 40,5 miliardi a favore degli Stati Uniti nel 2018.

È stato proprio nel 2018 che Washington ha lanciato la guerra commerciale contro la Cina. A gennaio sono state prese le prime misure, consistenti in un forte aumento dei dazi doganali a carico di alcuni prodotti importati dalla Cina (come le apparecchiature domestiche e i pannelli solari fotovoltaici). A marzo sono state implementate ulteriori barriere alle importazioni dalla Cina (metallurgia, automobile, aeronautica, robotica, tecnologie dell’informazione e della comunicazione, apparecchiature mediche e altro). Ad aprile sono arrivate le sanzioni contro le aziende cinesi prese di mira dai divieti sull’uso di input di fabbricazione statunitense.

A giugno 2019, poiché gli aumenti delle tariffe avevano colpito nuovi settori, la Cina non era più il principale partner commerciale degli Stati Uniti, superata da Messico e Canada, i partner USA nell’Accordo Nordamericano di Libero Scambio. Alla fine del 2019, il deficit commerciale degli Stati Uniti con la Cina è stato notevolmente ridotto e ammontava a $ -345,6 miliardi, al di sotto di quello della fine del secondo mandato di Barack Obama, uno spostamento visibile dai primi mesi del 2019.

Potrebbe essere allora che Trump abbia ragione e che sia sulla buona strada per vincere la sua battaglia commerciale? Gli economisti mainstream affermano che il commercio tra Stati Uniti e Cina è ingiusto [a favore della Cina, ndt], ma è davvero così?

La misura dello scambio ineguale

Considerando certe ipotesi e determinate condizioni tecniche, è possibile calcolare il valore in lavoro dei beni e servizi rispettivamente scambiati dagli Stati Uniti e dalla Cina nel loro commercio bilaterale (7). Questo è ciò che abbiamo fatto, utilizzando due diversi metodi (8). Il primo metodo consiste nella stima diretta dello scambio diseguale, definito come rapporto tra i contenuti, misurato in lavoro integrato negli scambi USA-Cina: la Cina esporta una quantità di ore di lavoro svolte da lavoratori cinesi e, in cambio, importa un’altra quantità di ore lavorate da parte dei lavoratori negli USA cui si aggiunge il surplus della bilancia commerciale – cioè ore aggiuntive di questi stessi lavoratori statunitensi corrispondenti a questo saldo bilaterale. Dobbiamo anche valutare quante ore di lavoro equivalgono a un dollaro USA, sia negli Stati Uniti che in Cina. I nostri calcoli, eseguiti a prezzi correnti, devono convertire le valute utilizzando il tasso di cambio ufficiale.

I risultati che abbiamo ottenuto negli ultimi quattro decenni (dal 1978 al 2018) evidenziano l’esistenza di uno scambio ineguale tra Stati Uniti e Cina, a scapito di quest’ultima e a favore dei primi. I rispettivi cambiamenti nei contenuti di lavoro integrati nei beni scambiati sono molto diversi nei due paesi. Per la Cina, vediamo un forte aumento fino alla metà degli anni 2000, poi un brusco calo e infine una stabilizzazione all’inizio degli anni 2010, ma, per gli Stati Uniti, assistiamo a un’evoluzione molto più moderata di aumenti costanti. Scopriamo poi che tra il 1978 e il 2018, in media, un’ora di lavoro negli Stati Uniti è stata scambiata per quasi quaranta ore di lavoro cinese. Tuttavia, a partire dalla metà degli anni ’90 – un periodo di profonde riforme in Cina, soprattutto in materia fiscale e di bilancio – abbiamo osservato una diminuzione molto marcata dello scambio ineguale, senza che sia completamente scomparso. Nel 2018, 6,4 ore di manodopera cinese venivano ancora scambiate con 1 ora di manodopera statunitense. Potrebbe essere l’erosione di questo vantaggio commerciale statunitense a spiegare lo scoppio della sua guerra commerciale contro la Cina?

Abbiamo anche adottato un secondo metodo per verificare questi risultati. Nel nostro primo metodo, abbiamo confrontato i tempi di lavoro necessari medi richiesti per produrre i beni scambiati, permettendoci di valutare direttamente lo scambio ineguale. Tuttavia, l’appropriazione della ricchezza prodotta tra i paesi può in realtà essere misurata rigorosamente solo attraverso il trasferimento bilaterale del “tempo di lavoro socialmente necessario”, cioè dei “valori internazionali”. Quest’ultimo può essere stimato empiricamente, sebbene i calcoli non siano facili. Inoltre, utilizzando il metodo precedente, era possibile calcolare solo il lavoro vivo incorporato direttamente nelle esportazioni, mentre il prodotto lordo include anche il lavoro materializzato nei vari mezzi di produzione mobilitati. Il nostro secondo metodo si basa sulla c.d. ‘nuova interpretazione’ della teoria del valore del lavoro, al fine di superare i limiti menzionati del primo metodo ed esaminare più precisamente la portata dello scambio ineguale. Mentre il nostro primo metodo misura il contenuto di lavoro direttamente incorporato nello scambio, il nostro secondo metodo si concentra sui valori internazionali, utilizzando tabelle input-output (9).

Il calcolo dello scambio ineguale è strettamente correlato all’applicazione dei metodi input-output perché implica la misurazione dei flussi di merci scambiate e del valore sottostante la divisione del lavoro tra i due paesi. Il valore che può essere misurato è in realtà l’ammontare dell’input di lavoro totale contenuto nella merce, che include l’ammontare del lavoro diretto e quello del lavoro “materializzato”, quest’ultimo risultante dal lavoro contenuto nei beni intermedi (o processi di produzione intermedi) nel complesso della produzione di merci. L’idea per misurare questo valore è quindi quella di utilizzare una matrice input-output per ottenere gli input di lavoro. Tuttavia, mentre uno scambio ineguale implica il confronto dei prezzi, l’unità di misura del fattore lavoro è il tempo. Pertanto, l’unità di tempo del valore deve essere convertita in un’unità monetaria, per la quale lo schema di misurazione del valore basato sulla nuova interpretazione della teoria del valore del lavoro è una possibile soluzione. Una catena del valore globale è una forma di divisione integrata del lavoro, che implica una doppia dimensione (paesi × industrie). Per rappresentarlo, gli strumenti più adatti sono le tabelle input-output multiregionali. Qui, utilizziamo tali tabelle dettagliate dei flussi di merci con misurazioni del valore contenuto valori contenuti nella merce al fine di stimare i flussi di valore internazionali e, infine, confrontando questi ultimi con i flussi di valuta, gli importi di scambio disuguale.

In questo quadro teorico alternativo, valutiamo quindi le quantità di valore internazionale di nuova creazione nei diversi settori di ciascun paese, utilizzando l’espressione del tasso di cambio a parità di potere d’acquisto per riflettere la quota del prodotto di un paese nella produzione mondiale e per ridurre l’impatto delle fluttuazioni del tasso di cambio reale. Calcoliamo quindi la differenza tra i valori internazionali appena creati da ogni settore economico di ogni paese e i prezzi sul mercato mondiale. In totale, grazie ad una matrice di commercio mondiale costruita da tavole input-output internazionali, per ogni settore nei due paesi, si ottiene il valore dei trasferimenti da o verso altre attività economiche registrate, trasferendo quindi di fatto il valore netto, cioè il grado di scambio ineguale. Considerando i dati disponibili, abbiamo potuto calcolare i valori solo per gli anni tra il 1995 e il 2014, per cinquantacinque settori e quarantatré paesi, inclusi Stati Uniti e Cina. Se ci concentriamo su questi ultimi due paesi, i risultati che otteniamo con questo secondo metodo confermano quelli precedentemente ottenuti con il primo: vi è stata disuguaglianza nel commercio USA-Cina nel periodo tra il 1995 e il 2014. In totale, i trasferimenti di valore internazionali sono largamente stati a beneficio degli Stati Uniti. Espressa in dollari correnti, alla fine del periodo, questa “ridistribuzione” si avvicinava ai 100 miliardi di dollari, o quasi lo 0,5 per cento del valore aggiunto degli Stati Uniti.

L’erosione del vantaggio degli Stati Uniti

Ciò che i nostri risultati mostrano è che gli Stati Uniti, in quanto potenza egemonica mondiale, hanno crescenti difficoltà a mantenere il proprio vantaggio, e quindi sopportare tutte le implicazioni del libero scambio, del quale una volta definivano le regole a proprio vantaggio. La Cina è infatti riuscita a ridurre in modo significativo la magnitudine di questo scambio ineguale, con il suo svantaggio nel trasferimento di ricchezza in progressiva diminuzione: la proporzione di questo trasferimento sfavorevole nel valore aggiunto cinese è scesa dal -3,7 per cento al -0,9 per cento tra il 1995 e il 2014. In effetti, la Cina ha dovuto scambiare cinquanta ore di manodopera cinese per un’ora di lavoro statunitense nel 1995, ma solo sette nel 2014.

Inoltre, le analisi settoriali che si possono trarre dall’applicazione del nostro secondo metodo di calcolo dello scambio ineguale sono molto illuminanti. Sebbene quarantatré dei cinquantacinque settori di attività (78 per cento) considerati dal nostro studio tra il 1995 e il 2014 evidenzino trasferimenti di valore diretti dalla Cina agli Stati Uniti (i più significativi sono i tessili, l’abbigliamento e la produzione di beni in pelle, nonché la produzione di mobili e altre forniture), altri dodici settori sono all’origine di trasferimenti di valore che vanno nella direzione opposta, cioè operano a scapito degli Stati Uniti. Queste ultime attività includono: la produzione di computer, prodotti elettronici e ottici (con 6,9 miliardi di dollari trasferiti dagli Stati Uniti alla Cina nel 2014); agricoltura e allevamento; caccia e attività legate alla caccia ($ 3,1 miliardi); la produzione di autoveicoli e servizi di rimorchi e semirimorchi (1,1 miliardi di dollari); e la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici ($ 422 milioni, ancora calcolati per il 2014).

Il primo di questi settori [in cui gli Stati Uniti riportano uno svantaggio, ossia l’informatica, ndt] costituisce uno dei principali assi dell’offensiva lanciata dall’amministrazione Trump, tanto contro la Cina quanto contro le gigantesche multinazionali statunitensi del “globalismo”, in particolare quelle che operano nelle nuove tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni, che egli critica per essersi trasferite in Cina e dichiara che la sua intenzione di riportarle negli Stati Uniti. Trump viene spesso liquidato come un “pazzo”, ma in realtà è il prodotto e l’eminente rappresentante di una delle fazioni dell’alta finanza che attualmente dominano l’economia degli Stati Uniti: la fazione “continentale”, opposta alla fazione “globalista” (10). Il secondo settore, quello dell’industria automobilistica, è uno dei pilastri dell’economia statunitense, ma è stato gravemente colpito (e abbondantemente salvato [da fondi pubblici, ndt]) dopo la crisi del 2007-2009. Il terzo settore, l’agricoltura e l’allevamento, è quello che ha subito alcune delle più dure rappresaglie cinesi sotto forma di tasse doganali imposte sui prodotti agricoli importati dagli Stati Uniti (in particolare dagli Stati che sono grandi produttori di beni agricoli e grandi sostenitori. di Trump nelle elezioni presidenziali, come il Kansas, per esempio) — rappresaglie cinesi che hanno aggravato lo svantaggio degli Stati Uniti. Il quarto settore economico citato tra i più deboli degli Stati Uniti è la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici. L’importanza strategica vitale di questo settore è stata recentemente e dolorosamente rivelata dalla pandemia COVID-19. In queste condizioni, non ci si può chiedere se l’avvio di una guerra commerciale non costituisca anche un tentativo da parte degli Stati Uniti di limitare i trasferimenti di valore estratto da questi settori fondamentali da parte della Cina?

Sfidare l’egemonia globale

Al di là delle invettive dei forum politici e dei fronzoli dei negoziati diplomatici, le questioni economiche che qui ci riguardano sono complesse. Una pluralità di fattori sovrapposti aiuta a spiegare la tendenza al ribasso osservata nel rapporto degli scambi di lavoro inclusi nel commercio bilaterale. Alcuni dei più influenti, tra gli altri, sono senza dubbio le fluttuazioni dei tassi di cambio e le rispettive dinamiche di produttività, che in particolare riflettono i cambiamenti nella produzione e il divario tecnologico tra i due paesi.

L’aumento esponenziale delle esportazioni cinesi negli ultimi trent’anni è stato portato avanti sulla base di un’industrializzazione di successo – ma lunga e difficile – e di un controllo rigoroso sull’apertura del Paese al sistema mondiale, integrati nel quadro di una “strategia di sviluppo” rigorosamente controllata (11). Per questo il contenuto dell’export ha potuto essere progressivamente modificato fino a interessare processi produttivi sempre più elaborati, al punto che, oggi, i beni e servizi ad alta tecnologia rappresentano più della metà del valore totale della merce esportata dalla Cina. Grazie alle innovazioni tecnologiche in tutti i settori (compresi robotica, nucleare, spazio), sempre più dominati a livello nazionale, le strutture produttive del Paese hanno potuto evolversi dal made in China al made by China. Nel corso di diversi decenni, il tasso di crescita dei guadagni di produttività del lavoro è accelerato, in media, dal 4,31% negli anni ’80 al 7,28% negli anni ’90, all’11,72% negli anni 2000 e persino al 14,12% nel 2010. Questa accelerazione ha reso possibile sostenere l’aumento notevole dei salari industriali (in termini reali), ma il leggero aumento del “costo del lavoro” cinese rispetto ai concorrenti del Sud (Corea del Sud, Messico, Turchia e così via) non diminuisce la competitività delle società nazionali, o anche i loro margini. Al momento, le esportazioni – e gli investimenti diretti esteri, poiché più della metà delle esportazioni sono effettuate da multinazionali straniere stabilite in Cina – svolgono invece un ruolo di supporto nello sviluppo del paese.

Le guerre valutarie e commerciali vanno invariabilmente insieme. La guerra commerciale contro la Cina è stata lanciata dall’amministrazione statunitense in un contesto preesistente, dove, per decenni, gli Stati Uniti hanno esercitato pressioni estreme attraverso la loro valuta nazionale – che è anche la valuta di riserva internazionale – su tutte le altre economie mondiali. Mirata a cercare di migliorare la competitività di prezzo delle esportazioni dall’uno o dall’altro dei due paesi, la concorrenza al ribasso per un dollaro debole o uno yuan debole ha recentemente guadagnato velocità quando le autorità monetarie in Cina hanno reagito alle sanzioni statunitensi lasciando deprezzare la loro valuta nazionale. Lo yuan è stato quindi “svalutato” nell’agosto 2019. Ma è stato davvero sottovalutato fino ad allora?

Il boom delle esportazioni, su cui si basava in parte – ma solo in parte – il “modello” di crescita cinese – ha cristallizzato un punto di forte tensione nelle relazioni economiche internazionali. In effetti, il renminbi, la cui unità monetaria è lo yuan, è stato a lungo considerato notevolmente sottovalutato, secondo i media negli Stati Uniti e altrove. Questa presunta sottovalutazione, si sostiene, è stata all’origine del peggioramento del deficit commerciale statunitense, perché i beni cinesi esportati, già molto economici, sono stati resi ancora più competitivi sui mercati mondiali da uno yuan mantenuto artificialmente deprezzato. Da qui la pressione intensificata da Washington per l’apprezzamento della valuta cinese nei confronti del dollaro, che ha portato, nonostante la riluttanza e la resistenza di Pechino, alle rivalutazioni del 2005 e del 2012. In questo intervallo di tempo, cioè dal momento in cui le autorità monetarie cinesi hanno deciso di non collegare più le variazioni della loro valuta al dollaro (luglio 2005) fino l’ultima rivalutazione effettuata (aprile 2012) il valore reale dello yuan si è apprezzato del 32 per cento rispetto al dollaro.

I dibattiti tra gli economisti sul “valore equo” delle valute sono controversi. Tuttavia, tra i criteri discussi, i vari consulenti dei governi statunitensi (sotto i presidenti Obama e Trump) utilizzano soprattutto il rapporto tra il saldo delle partite correnti e il prodotto interno lordo. Il benchmark così utilizzato per definire il cosiddetto “tasso di cambio di equilibrio” sarebbe un rapporto tra surplus o deficit della bilancia dei pagamenti correnti e prodotto interno lordo compreso tra +/- 3 o 4 per cento. Ma se applichiamo questo criterio alla Cina, segnato dall’importanza delle relazioni bilaterali con gli Stati Uniti, vediamo che il rapporto cinese è sceso da oltre il 10,6 per cento nel 2007 a meno del 2,8 per cento nel 2011 e solo l’1,4 per cento nel 2012. E questo criterio ha continuato a essere soddisfatto in seguito, attestandosi appena al di sopra del 3,5%, quindi entro la “finestra di tiro” degli Stati Uniti. All’inizio degli anni ’10 del 2000, la Cina è riuscita quindi a portare il rapporto tra la bilancia dei pagamenti correnti e il prodotto interno lordo a un livello ritenuto “ragionevole”, cioè compatibile con il tasso di cambio dello yuan rispetto al dollaro. La proporzione delle esportazioni nel prodotto interno lordo è stata portata sotto controllo: dopo essere salita a più del 35% a metà degli anni 2000, è scesa al di sotto del 20%, ovvero dieci punti del prodotto interno lordo al di sotto della media mondiale (30 per cento negli ultimi dieci anni). In Cina, questo rapporto tra esportazioni e prodotto interno lordo, che è inferiore al 20 per cento, è ora inferiore a quello dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (28 per cento) e, ancora più marcatamente, dell’area dell’euro (45 per cento). È anche questo controllo dell’apertura che ha garantito alla Cina condizioni relativamente più stabili in termini di tassi di cambio (e tassi di inflazione) rispetto ad altri paesi.

Di conseguenza, la “sottovalutazione” dello yuan non è così evidente come spesso affermato (a differenza del deterioramento delle ragioni di scambio della Cina, molto reale ma generalmente ignorato), non appena si fa riferimento al benchmark più utilizzato dalla stessa amministrazione statunitense. Ciò non ha tuttavia impedito agli Stati Uniti, nonostante i giganteschi squilibri gemelli che caratterizzano la sua economia (deficit fiscale e deficit commerciale), di perseguire quella che molti osservatori hanno definito una “guerra valutaria” attraverso il deprezzamento del dollaro USA sui mercati dei cambi esteri, e il tentativo di imporre a Pechino i termini di quella che sembra una “resa”, una delle cui implicazioni è la svalutazione delle riserve in dollari detenute dalle autorità monetarie cinesi (12). Tuttavia, è la Cina che viene spesso accusata di assumere una posizione più dura in questa svolta dalla guerra commerciale alla guerra valutaria.

È possibile che questo accada perché la Cina è riuscita a implementare un progetto di sviluppo non finanziario e non bellico che contesta in modo autonomo ed efficace il blocco di potere dell’alta finanza statunitense, che si nutre di capitale fittizio e impone le sue crisi e guerre al mondo?

L’ipotesi che formuleremo quindi è che, sommata a una guerra valutaria che la precedeva, la guerra commerciale lanciata da Washington contro Pechino, nell’ambito della “Nuova Guerra Fredda”, potrebbe essere interpretata come un tentativo dell’amministrazione Trump di frenare il lento e continuo deteriorarsi del vantaggio che gli Stati Uniti sono riusciti a trarre dal suo commercio con la Cina per almeno quattro decenni, e quindi anche a mantenere la sua egemonia mondiale in via di sgretolamento. La Cina ha certamente accumulato entrate dai suoi surplus commerciali bilaterali, ma i guadagni corrispondenti sono stati compensati dal fatto – evidenziato dai nostri calcoli che misurano lo scambio ineguale bilaterale – che sono principalmente gli Stati Uniti che hanno tratto profitto da questo commercio in termini di ore di lavoro incarnate nella merce scambiata.

Mentre è tutt’altro che certo che la guerra commerciale di Trump riuscirà a piegare la Cina come Ronald Reagan ha fatto con il Giappone negli anni ’80, lo stretto intreccio commerciale e monetario delle prime due economie del mondo – una superpotenza in declino, l’altra in ascesa— pone rischi estremamente preoccupanti per i due paesi, nonché per l’economia mondiale. È chiaro che una quantità significativa dei dollari raccolti dalla Cina dai suoi avanzi commerciali ritorna negli Stati Uniti sotto forma di massicci acquisti da parte delle autorità monetarie cinesi di buoni del tesoro emessi dagli Stati Uniti allo scopo stesso di finanziare il loro deficit commerciale.

Rivolgiamoci quindi a Trump, per chiedergli semplicemente: “Se dovessimo toglierci le maschere per un momento, chi sarebbe il vero ‘ladro’ in tutta questa faccenda?”

Note:

  1.  L’analisi di Marx è infinitamente più complessa della breve presentazione che proponiamo qui, vincolati come siamo dallo spazio. Per un resoconto più completo del suo pensiero sulla questione in esame, invitiamo il lettore a fare riferimento, tra gli altri, a: Rémy Herrera, “La Colonisation vue par Marx et Engels: évolutions (et limites) d’une réflexion commune,” in Le Colonialisme, Karl Marx and Friedrich Engels (Paris: Éditions Critiques, 2018), 7–73. Alcuni dei passaggi più importanti (e difficili) dell’interpretazione di Marx degli effetti del commercio internazionale possono essere trovati in: Karl Marx, Le Capital, vol. 1, section 8, chap. 31 (Paris: Éditions sociales, 1974), 195–201; Karl Marx, Le Capital, vol. 3, section 4, chap. 20 (Paris: Éditions sociales, 1974), 341–42; Karl Marx, Fondements de la critique de l’économie politique and Matériaux pour l’“économie, in Œuvres – Économie II (Paris: Gallimard, 1968), 251, 489–97; and Karl Marx, Théories sur la plus-value (Paris: Éditions sociales, 1975), 636.
  2. Si veda Samir Amin, Accumulation on a World Scale (New York: Monthly Review Press, 1974) e molti altri, dopo Arghiri Emmanuel, Unequal Exchange (New York: Monthly Review Press, 1972).
  3. Fra gli altri, si vedano gli articoli che Marx aveva dedicato alla colonizzazione dell’India, come ad esempio in Karl Marx e Friedrich Engels, On Colonialism (Moscow: Foreign Languages, 1968).
  4. Karl Marx, “On the Question of Free Trade” (discorso alla Democratic Association of Brussels, January 9, 1848).
  5. Si confronti questa frase con i tweet di Donald Trump o le dichiarazioni di Mike Pence o Peter Navarro, per esempio
  6. Osservazioni del presidente Trump alla firma della “fase uno dell’accordo commerciale USA-Cina”, Casa Bianca, 15 gennaio 2020, disponibile su whitehouse.gov.
  7. Sulla questione si vedano Bill Gibson, “Unequal Exchange: Theoretical Issues and Empirical Findings,” Review of Radical Political Economics 12, no. 3 (1980): 15–35; Akiko Nakajima e Hirochi Izumi, “Economic Development and Unequal Exchange among Nations: Analysis of the U.S., Japan, and South Korea,” Review of Radical Political Economics 27, no. 3 (1995), 86–94; e Zhixuan Feng, “International Value, International Production Price and Unequal Exchange,” in Economic Growth and Transition of Industrial Structure in East Asia, ed. Zhixuan Feng et al. (Singapore: Springer, 2018).
  8. Zhiming Long, Rémy Herrera, and Zhixuan Feng, “Turning One’s Loss into a Win? The U.S. Trade War Against China in Perspective” (mimeograph, CNRS—UMR8174, Centre d’Économie de la Sorbonne, Paris; University of Tsinghua, Beijing; University of Nankai, Tianjin, 2020).
  9. Sulla nuova interpretazione della teoria del valore si veda Duncan Foley, “Recent Developments in the Labor Theory of Value,” Review of Radical Political Economics 32, no. 1 (2000), 1–39; Jie Meng, “Two Kinds of MELT and Their Determinations: Critical Notes on Moseley and the New Interpretation,” Review of Radical Political Economics 47, no. 2 (2015), 309–16. Il secondo metodo, come alternativo al primo, si ispira ad un modello proposto da Andrea Ricci in “Unequal Exchange in the Age of Globalization,” Review of Radical Political Economics 51, no. 2 (2019), 225–45.
  10. Wim Dierckxsens e Andrés Piqueras, 200 Years of Marx: Capitalism in Decline (Hong Kong: International Crisis Observatory, Our Global U, 2019).
  11. Rémy Herrera and Zhiming Long, “The Enigma of China’s Growth,” Monthly Review 70, no. 7 (December 2018): 52–62; Rémy Herrera, Zhiming Long, and Tony Andréani, “On the Nature of the Chinese Economic System,” Monthly Review 70, no. 5 (October 2018): 32–43.
  12. Si veda Martin Wolf, “Why America Is Going to Win the Global Currency Battle,” Financial Times, 12/10/2010.



La Cina nel mondo multipolare

Iniziamo la pubblicazione delle relazioni del forum della rete dei comunisti su “La Cina nel mondo multipolare” .




La Cina nel mondo multipolare

Documento di convocazione del forum RdC

A poco più di settanta anni dalla nascita della Repubblica Popolare, pensiamo che sia urgente confrontarsi sul ruolo che il Paese asiatico svolge nello scenario di “guerra fredda di nuovo tipo” che va delineandosi all’orizzonte, e sviluppare una ampia riflessione sulla traiettoria del percorso del socialismo con caratteristiche cinesi così come si è concretamente realizzato. Con il trionfo dell’Armata Rossa Cinese nella guerra civile contro il Koumitang il paese nel 1949 esce definitivamente dal periodo feudale e rigetta le ipoteche che per più di un secolo i vari imperialismi avevano posto alla sua sovranità, proiettando il suo popolo verso una transizione verso il socialismo – allora e per un decennio circa al fianco dell’Unione Sovietica – tutt’ora non ancora conclusasi.

Dopo essere stata un boccone prediletto degli appetiti imperialisti e ed un paese semi-feudale con un sistema politico dispotico, anche se formalmente democratico inizia, per la Cina, un periodo di transizione assolutamente non lineare e non scevro da significativi sommovimenti politici frutto sia della lotta di classe che dal contesto internazionale. Il tracciato d’impostazione del PCC infatti viene minato sin da subito da eventi e processi che lo costringono a fare scelte non previste. Oggi la Cina ha assunto un ruolo di primo piano nello scacchiere internazionale a vari livelli in un contesto in cui gli equilibri erano mutati già prima dell’emergenza pandemica. La Cina è il principale partner commerciale per 130 Paesi e Regioni, ha avviato una partnership strategica con la Russia e ne sta per avviare una con l’Iran, è uno dei Pezzi da Novanta del più esteso trattato di libero scambio di tutti i tempi – il RCEP – da cui sono esclusi gli Stati Uniti.

È un punto di riferimento a più livelli per una serie di Stati che intendono emanciparsi da ciò che è stato chiamato “lo sviluppo del sotto-sviluppo”, entrando così in conflitto con la tradizionale sfera d’influenza sia nord-americana che europea dall’America Latina all’Africa

Allo stesso tempo il ruolo della Cina nel consorzio internazionale e specialmente in alcuni contesti – come quello africano – rimane comunque “problematico” considerato l’impatto che gli ingenti investimenti della Repubblica Popolare ed il massiccio utilizzo della propria mano d’opera in loco pone a svariati Paesi. Mentre l’Occidente tutto sembra uscire con le ossa rotte dalla prova pandemica ed una “seconda ondata” sta investendo i paesi della UE – con gli Stati Uniti ed i suoi alleati (Brasile ed India in primis) che non hanno mai visto lo spiraglio di un efficace contenimento del virus – la Cina sembra avviata ad una ripresa ma in un contesto economico mutato e profondamente segnato dalle vulnerabilità dell’ “economia-mondo” emerse durante questi mesi. Un contesto che ne cambierà senz’altro il profilo fin qui avuto nell’era della globalizzazione neo-liberista. La Cina è stata co-protagonista consapevole di questa fase passata assumendosi il ruolo di fabbrica del mondo, dopo le decisioni, da Deng in avanti, di adozione controllata del modo di produzione capitalista e di apertura al mercato mondiale: i bassi salari cinesi in una filiera produttiva internazionalizzata, sono stati fondamentali per abbassare i costi di produzione per le multinazionali occidentali. Inoltre l’espansione del mercato interno per i ceti sociali medio-alti che più avevano goduto dei benefici inerenti all’inclusione della Cina nel ciclo economico mondiale hanno aperto nuovi sbocchi ai prodotti delle economie occidentali in cronica stagnazione.

La Cina sembrava fino ad un certo punto un fedele alleato di Washington, almeno dalla sua entrata nell’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2001. Dopo la crisi del 2007-2008 per certi versi il paese è stato un ancora di salvezza con le sue politiche anti-cicliche basate in prevalenza sugli investimenti pubblici di capitale in infrastrutture per una economia mondiale in forte difficoltà. L’articolazione dell’ambizioso progetto della “Nuova Via della Seta” – teso a proiettare la propria potenza nel mondo – al fine di trovare uno sbocco ai propri surplus di merci e soprattutto di capitale ha mandato però in fibrillazione gli altri attori geo-politici di rilievo per le conseguenze che la sua realizzazione potrebbe portare. Queste scelte non erano che l’ultima fase di opzioni strategiche di lungo periodo – via via rettificate nel corso del tempo anche a causa dei conflitti sociali emersi e delle lotte di potere intestine – che hanno comunque permesso alla Cina – grazie al travaso delle capacità tecnologiche e allo sfruttamento intensivo della propria mano d’opera – di sviluppare un sistema industriale moderno ed integrato. La Cina è passata da essere un paese della “periferia integrata” in un ruolo subordinato ad uno dei maggiori attori mondiali, cosa che la porta oggi oggettivamente in contrasto – volente o nolente – con i due maggiori poli imperialisti, quello statunitense e quello dell’Unione Europea.

Si è trasformata da “stampella” a competitor e poi vero e proprio antagonista tanto del capitale nord-americano, quanto di quello che fa riferimento all’Unione Europea

In ogni caso, non possono essere rimosse le conseguenze sociali del processo di accumulazione capitalista avviato negli anni ’90 che hanno in parte smantellato quelle che erano le acquisizioni della Rivoluzione ed i suoi sviluppi successivi. Le contraddizioni prodotte da questa “svolta” hanno prodotto in tempi diversi e su campi differenti reazioni efficaci da parte del corpo sociale – si pensi alle lotte contro la privatizzazione dei terreni agricoli e a quelle degli operai delle fabbriche che lavoravano per le multinazionali occidentali – e sviluppato alcune storture significative coeve: la polarizzazione sociale, la corruzione all’interno del Partito e dell’Esercito, la crisi ecologica e non da ultimo una certa “depoliticizzazione” delle classi subalterne a causa della permeabilità ai valori individualistici e consumistici.

Il paese asiatico affronta oggi una serie di sfide per l’egemonia mondiale non solo completando il gap che lo distanziava da quest’ultimi ma contendendo direttamente in alcuni campi i punti di forza attraverso cui questi due blocchi si erano storicamente affermati.

I successi che può vantare sono frutto delle scelte del Partito Comunista Cinese che hanno pianificato un modello di sviluppo in cui i settori strategici sono sempre più in mano al pubblico e ad una organizzazione sociale in cui i “corpi intermedi” non sono evaporati come in Occidente, una società etnicamente omogenea e relativamente coesa con una parziale inversione – negli ultimi anni – di quello che sembrava l’orientamento consolidatosi dalle riforme di Deng dopo la morte di Mao. Gli accordi commerciali con gli Stati Uniti all’inizio di quest’anno sembravano in parte risuggellare dopo due anni e mezzo di guerra commerciale una intesa proficuamente reciproca, in un contesto comunque in cui rimanevano molte le frizioni non risolte tra le due super potenze, come si evinceva dalla Conferenza sulla Sicurezza della NATO a Monaco di Baviera. Le affermazioni di Trump sul “Virus cinese” sono state la gesticolazione contingente e necessaria del Presidente nord-americano per legittimare una ripresa della ostilità a tutto campo che tutt’ora permane, e non solo una maniera per distogliere l’attenzione dalla disastrosa gestione della pandemia da parte della sua amministrazione.

Per quanto riguarda la risposta della Repubblica Popolare, quello che sembra affermarsi oggi è la tutela della propria sovranità come un principio ispiratore che guida una diplomazia assertiva ed intransigente nei confronti delle ingerenze straniere su questioni che il paese considera vitali e che non fa sconti a nessuno. Sono lontani i tempi del bombardamento “senza risposta” dell’ambasciata cinese in Serbia durante la guerra di aggressione della NATO a fine anni Novanta! Questo atteggiamento più “duro” trova un consenso di massa ed insieme all’efficacia nel contrasto del virus e delle sue conseguenze sociali è una notevole fonte di legittimazione dell’attuale leadership, checché ne dicano gli “opinionisti” occidentali. Questo scontro con l’Occidente, a prescindere dalle volontà soggettive degli attori coinvolti, è una necessaria conseguenza delle contraddizioni generate dall’adozione del modo di produzione capitalista da parte della Cina, che ora si trova profondamente integrata all’interno di un sistema da anni in una crisi sistemica, che si manifesta ciclicamente in forme differenti, ma a cui sottostà una tragica incapacità di valorizzare adeguatamente il capitale. Contraddizioni che non permettono scappatoie e che non possono essere risolte con rettifiche solamente parziali rispetto al percorso intrapreso dopo la morte di Mao.

Si è creato cosi un bivio di fronte al quale il PCC deve scegliere se la prospettiva sia quella di una politica di potenza tout court, cronicizzando le storture più evidenti prodotte al proprio interno e assumendosi il ruolo di uno dei poli della competizione inter-imperialistica, o quella di procedere – o meglio riprendere ad un livello più avanzato visto l’attuale sviluppo delle forze produttive in Cina – su una via socialista che cerchi di risolvere in positivo le contraddizioni fin qui prodotte, allontanandosi da un modello sociale irrimediabilmente in crisi.

Se così fosse, diventerebbe un punto di riferimento imprescindibile per il resto del mondo, comprese le classi subalterne occidentali per ora orfane di una credibile alternativa di sistema in grado di combattere ad armi pari contro l’imperialismo statunitense ed europeo.

Per questo come Rete dei Comunisti vogliamo proporre un confronto ampio a cominciare da un forum sui vari aspetti dell’asse di ragionamento che abbiamo cercato di abbozzare in queste poche righe, questo per offrire delle chiavi di lettura adeguate e sviluppare un posizionamento conseguente che caratterizzi la politica dei comunisti nel nostro Paese.

Indice e scaletta degli interventi

Introduzione: Giacomo Marchetti (RdC)

Relatori:

  • Roberto Sassi (saggista): “La linea di Mao”
  • Francesco Piccioni (Redazione Contropiano): “Cina. Il nodo del Socialismo, dalla conquista del potere alla costruzione della società”
  • Paolo Rizzi (dottorando in sociologia economica): “Il conflitto operaio in Cina”
  • Chiara Pollio (ricercatrice in economia applicata): “Le politiche industriali e lo sviluppo di lungo periodo in Cina”
  • Luciano Vasapollo (professore all’università Sapienza di Roma): “Le relazioni commerciali ed il ruolo del Renmimbi”
  • Francesco Macheda (docente di economia politica): “L’uscita della Cina dalla condizione periferica: una storia di successo?”
  • Giorgio Cremaschi (portavoce nazionale di Potere al Popolo): “Le divergenze tra il compagno Togliatti e noi”
  • Giorgio Casacchia (docente presso l’università L’Orientale di Napoli): “Imperialismo linguistico e resilienza cinese”

Conclusioni: Lorenzo Piccinini (RdC)

Pubblicato in: Bollettino internazionale Febbraio 2021

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Dossier Cina

Proponiamo nel presente volume i materiali raccolti sulla Repubblica Popolare Cinese negli scorsi mesi, e pubblicati sul sito della Rete dei Comunisti nella sezione “Dossier Cina”.

Tali contributi, tradotti e preceduti da una nostra introduzione, spaziano fra diversi temi: dal ruolo dell’agricoltura nel modello cinese all’importanza del processo di internazionalizzazione del Renmimbi, dagli investimenti cinesi in Africa e in Sud-America all’evoluzione del ruolo dell’Esercito Popolare di Liberazione. Senza pretesa di esaustività in nessuno dei temi trattati, riteniamo i seguenti articoli degli spunti di riflessione interessanti per cominciare una riflessione sull’evolversi del ruolo della Repubblica Popolare all’interno della fase storica che stiamo attraversando.

Per facilitare la consultazione proponiamo di seguito l’indice dei capitoli che vanno a formare questo e-book, in cui dopo il titolo e gli autori abbiamo aggiunto una brevissima sintesi che inquadra il contenuto dei diversi articoli.

Gruppo Internazionale Rete dei Comunisti




La Cina della “nuova era”. Ideologia, tecnologia e “cittadini modello”

di Giovanni Di Fronzo

Il libro “Una Cina “perfetta”. La nuova era del PCC tra ideologia e controllo sociale” è un testo di analisi politica sulla Cina moderna che ha il pregio di essere  molto analitico e puntuale politicamente e, nel contempo, quasi privo di giudizi politico/ideologici espliciti, fattore, quest’ultimo molto positivo rispetto al livello di dibattito attuale sul tema. Ad esempio, nel testo non è affatto problematizzato il tema sul quanto di socialismo e quanto di capitalismo vi siano nell’attuale sistema cinese e non va assolutamente letto con questa chiave di lettura.

Come dice il titolo, il tema principale trattato è la “nuova era” del Partito Comunista Cinese, che, secondo l’autore, affonda le proprie radici nel Congresso del 2012, nel quale, nell’ambito della consueta rotazione del gruppo dirigente, vengono promossi a posizioni di potere l’attuale Segretario generale Xi Jinping e l’attuale Primo Ministro Li Keqiang, per affermarsi definitivamente al successivo Congresso del 2017, quando ne vengono sistematizzate le basi ideologiche e gli obiettivi di medio-lungo periodo, ovvero la “costruzione di una società moderatamente prospera in ogni ambito” entro il 2035, per poi affermare la Cina come grande potenza entro il 2049.

Viste così, queste sembrano essenzialmente frasi di altisonante linguaggio burocratico, ma nascondano una svolta tratteggiata come radicale, la quale ha investito il partito in primis e, poi, a cascata l’organizzazione dello stato e, come si sta cominciando a vedere da qualche tempo, anche il modello economico cinese.

La svolta accreditata dall’autore è talmente radicale rispetto ai 30-35 anni precedenti, da doverci indurre a modificare la periodizzazione che va per la maggiore rispetto alla Repubblica Popolare Cinese e al Partito Comunista Cinese: non più solo epoca pre-Mao e post-Mao (o post-riforme), ma anche pre-Xi e “nuova era”.

Per quanto riguarda l’affermazione del modo di produzione capitalistico in Cina, 3 sono le tappe  principali scandite nel libro, le quali coincidono grossomodo con i 3 eventi  intercorsi fra 1980 al 2012: 1-l’istituzione della prima Zona Economica Speciale di Shenzen, con conseguente apertura ai capitali stranieri; 2-lo sdoganamento definitivo del capitalismo dopo il famoso “viaggio al sud” di Deng Xiaoping nel 1992, dopo il quale la Cina decide di diventare la “fabbrica del mondo”; 3-L’ingresso della Cina nel WTO (2001), accompagnato “ideologicamente” dall’affermazione della “teoria delle tre rappresentanze”, con la quale il partito si apriva alla classe alto-borghese ; gli anni successivi sono quelli in cui la Cina cresce a due cifre e vede l’emersione di più miliardari che in tutto il mondo, con annessa crescita vertiginosa delle disuguaglianze sociali.

Questi 30 anni hanno lasciato in eredità un paese che era ormai diventato la seconda economia al mondo in termini di PIL ed aveva emancipato dalla povertà assoluta circa 800 milioni di persone, tuttavia, proprio per tali motivi, tale modello di sviluppo era giunto al capolinea e il modello di relazioni internazionali che lo avevano accompagnato: i livelli di reddito cominciavano ad essere non compatibili con le necessità di riduzione dei costi espresse dalle imprese occidentali che intendevano esternalizzare, con conseguente riduzione del tasso di crescita del PIL, e la potenza economica del paese cominciava ad essere incompatibile con la politica diplomatica di basso profilo del “nascondere la forza, aspettare il momento” inaugurata a inizio anni ‘80, dato che gli attacchi dell’imperialismo si moltiplicavano.

Secondo l’autore, nel 2012 il PCC si presentava di fronte a tale scenario in condizioni tali che, senza una svolta, sarebbe andato incontro al collasso, proprio come si sarebbero aspettati gli imperialisti: il Comitato Permanente dell’Ufficio Politico (il massimo organismo), a parte Xi Jinping e Li Kequing, era composto da un’intellighenzia tecnica che aveva soltanto accompagnato il rapidissimo sviluppo economico, quindi privo di un’adeguata capacità di elaborazione teorica e di dirigere tale sviluppo; erano diffusi comportamenti di appropriazione indebita, aumentati a dismisura specialmente nelle maglie dei finanziamenti a pioggia derivati dalle politiche anticicliche di massicci investimenti pubblici, messe in atto dallo stato per reagire alla crisi del 2008; nelle altissime sfere erano diffusi comportamenti di lusso e privilegio.

Di fronte a ciò, a partire dal 2012, il neo-segretario generale Xi da luogo ad una svolta radicale che investe tutti i campi, da quello organizzativo, a quello ideologico, finanche a quello simbolico, decretando una centralizzazione di ogni aspetto della società nel partito e una nuova diplomazia “di attacco” in politica estera (sintetizzata dalle iniziative per diar vita alla cosiddetta “belt and road initiative”).

All’interno del partito vengono condotte diverse “campagne di rettifica”, che portano ad un’epurazione fortissima riguardante non solo i quadri medi, spesso sorpresi ad arricchirsi con soldi pubblici, ad espropriare indebitamente i contadini nell’ambito dei tanti investimenti infrastrutturali o ad avere atteggiamenti proni rispetto alle multinazionali straniere, ma anche membri in procinto di entrare nel Comitato Permanente dell’Ufficio Politico o suoi ex-membri (cosa, quest’ultima, senza precedenti); vengono decretati rigide regole di morigeratezza per i quadri di alto rango, che vengono obbligati a “tornare alle masse”, visitando anche i villaggi più remoti;vengono istituiti diversi organismi di controllo su molti aspetti della società, i quali agiscono rispondono direttamente al vertice del partito ed agiscono in maniera extra-giudiziaria.

Altro aspetto di notevole profondità del testo è la trattazione dell’elemento ideologico della nuova era.

Dato che il grande sviluppo economico ha portato con sé la nascita di nuovi bisogni materiali e immateriali all’interno della popolazione, è necessario soddisfarli senza che le idee-forze del liberalismo occidentale divengano egemoniche e quindi, senza che progresso equivalga ad occidentalizzazione. A tale scopo, non basta più che “il gatto catturi i topi”, ovvero non basta più uno sviluppo economico quantitativo lineare; in tal senso, rimarca l’autore, il partito teorizza addirittura come la contraddizione principale della Cina del terzo Millennio sia cambiata: da una parte vi è uno “sviluppo squilibrato e inadeguato, dall’altro “il bisogno crescente di una vita migliore da parte della popolazione”.

Il cemento ideologico proposto dal partito per porsi come riferimento a tutto tondo nella società è costituito, da un lato, dall’aperta rivendicazione del carattere socialista, ovviamente dalle caratteristiche cinesi, del proprio sistema, superiore all’anarchia capitalistica occidentale, dall’altro dalla ripresa della millenaria storia nazionale e, in particolare, del confucianesimo, la cui cancellazione è stato il maggior fallimento ideologico della rivoluzione culturale e che fa da collante sociale di fronte alle enormi disuguaglianze persistenti.

I mezzi attraverso cui questa ideologia di stato è veicolato è costituito da un miscuglio di metodi vecchi e nuovi: dall’esaltazione del pensiero del leader, all’occupazione completa del cyberspazio, considerato terreno strategico.

Su quest’ultimo punto, sul quale, nel precedente decennio vi sono state notevoli falle in cui si sono inseriti singoli, entità politiche o sette religiose con lo scopo di minare la funzione di direzione del partito, è stata messa in piedi un’infrastruttura totalmente indipendente, che ha algoritmi di ricerca e filtraggio propri rispetto a quelli utilizzati nel resto del mondo (ovvero quelli decisi nella Silicon Valley) e in cui la fanno da padrone delle aziende private cinesi o joint venture, le quali agiscono sotto la guida della pianificazione centrale del governo (e con le quali, periodicamente, vi sono delle rese conti, vedasi il caso di Jack Ma degli ultimi giorni). Inoltre, il partito schiera sul web migliaia di moderne “guardie rosse” che quotidianamente vi riaffermano “il pensiero di Xi” e, talvolta, “invadono” anche i social e le piattaforme occidentali con commenti, meme, insulti di ogni genere nel momento in cui su di essi venga offesa o derisa la nazione cinese.

Ovviamente, il tentativo, da parte del PCC, di creare un proprio “soft power” basato sui pilastri ideologici sopra descritti, accompagna anche le trattative diplomatiche per la creazione della nuova via della seta. In questo caso, come viene puntualizzato in maniera chiara nel testo in maniera tale da sgomberare il campo da luoghi comuni esistenti in occidente, la Cina non intende in nessun modo creare una propria egemonia militare o esportare il modello del “socialismo dalle caratteristiche cinesi”, creando dei propri avamposti politici all’esterno: i capisaldi sono il principio di non interferenza e la “cooperazione win-win” e anche il passato millenario della civiltà cinese è utilizzato per sottolineare gli esempi di coesistenza pacifica fra civiltà contigue e culture e fedi religiose differenti che vi sono state in Asia nei secoli passati. Sulla “belt and road initiave”,  i principi su cui si fonda si rimanda e  l’idea di globalizzazione del partito si rimanda all’apposito capitolo del testo.

Un aspetto particolare che s’intende approfondire in questa recensione, è la trattazione della concezione dello tecnologico in Cina, sia dal punto di vista dell’aspetto ideologico, che dal pèunto di vista dei  progetti futuri concreti della dirigenza del PCC.

Sul versante ideologico sono in corso dei passaggi che forse sono i più lontani rispetto la nostra sensibilità: ovvero, il partito sembra voler utilizzare le nuove tecnologie relative all’industria 4.0 per creare quelli che nel libero vengono definiti “un miliardo di cittadini modello”, ovvero l’estensione del controllo sociale in maniera quanto più capillare è possibile.

Anche questa tesi viene corroborata da solidi argomenti. Ad esempio, basandosi sull’uso della teoria ingegneristica dei sistemi complessi anche sulla società e sull’utilizzo di intelligenza artificiale (riconoscimento facciale e videosorveglianza capillare in primis) e  analisi dei big data in maniera predittiva e valutativa anche nel campo comportamenti sociali, sono in corso progetti, al momento solo in alcune regioni più sviluppate, attraverso i quali ai singoli cittadini e alle singole imprese private vengono associati coefficienti di valutazione in base al comportamento e di conseguenza, scattano premialità e penalità (possibilità di ricevere prestiti, viaggiare, ecc). La raccolta centralizzata dell’immensa quantità di dati è, ovviamente, possibile, grazie alla sinergia fra pianificazione centrale e aziende private del settore.

A margine di questo argomento, è opportuno fare alcune considerazioni. Per quanto indubbiamente tale livello di controllo sociale sia lontano dalla nostra sensibilità e per noi socialmente non accettabile, un po’  meno lo è da parte dei cinesi da parte dei Cinesi, come ammette lo stesso autore. Resta, comunque, la problematica dell’utilizzo di queste nuove tecnologie 4.0 nel mondo moderno: nelle società occidentali esse sono un totale monopolio dei grandi colossi hi-tech, che esercito un controllo non meno pervasivo, anche se meno percettibile sulle nostre e utilizzano i dati raccolti per i loro profitti, mentre in Cina, a prescindere da eventuali eccessi, sono state usate estensivamente dallo stato per effettuare tracciamenti scientifici e capillari una volta usciti dalla fase acuta del covid; ciò ha determinato l’azzeramento quasi totale della trasmissione locale del virus nel giro di 2 o 3 mesi, con conseguente azzeramento dei decessi e abolizione delle restrizioni alla libertà di movimento. Ciò marca la differenza fra uso privato e uso sociale dello sviluppo delle forze produttive.

Venendo alle prospettive future in tema di sviluppo tecnologico, il testo delinea le due sfide di fronte alla quali si trova la Cina: la riconversione ambientalista ed un salto tecnologico sostanziale nell’utilizzo delle tecnologie 4.0. Al di là dei progetti di “controllo sociale” di cui si è parlato in precedenza, infatti, il paese, oltre ad avere un “ventre molle” di popolazione che ancora vive in condizione di relativa povertà, specie nelle campagne, e che quindi non è toccata dalle più moderne tecnologie presenti in città, consta di un apparato produttivo sostanzialmente vetusto per quelle che sono le sue ambizioni, eredità di quando era ancora “la fabbrica del mondo”.

Ad esempio, nel settore dell’elettronica digitale, se la maggior parte dei semilavorati in silicio si producono in Cina (da parte, per altro, della Foxconn taiwanese, quindi un’azienda che potenzialmente, sotto pressioni esterne, potrebbe diventare nemica), per quel che riguarda i microcontrollori programmabili, ovvero i pezzi a maggiore valore aggiunto, composti dai semilavorati assemblati, vi è ancora una sostanziale dipendenza dall’occidente. Ciò riguarda anche aziende private di primo piano come Huawei e Xiaomi, per intenderci.

Viste le politiche di isolamento e boicottaggio messe in atto dall’amministrazione Trump, destinate a permanere e ad estendersi in futuro, il testo rende al meglio la  dimensione delle sfide che il PCC ha di fronte in questo settore, utilizzando un riferimento al passato. Il paese è chiamato ad effettuare “un nuovo Grande Balzo in Avanti” nello sviluppo industriale, in quanto deve passare “dalla classica catena di montaggio simbolo dell’industria 2.0 a quella 4.0, avendo, però, saltato la fase intermedia, caratterizzata dall’impiego di automazione, computer, ed elettronica negli stabilimenti, quell’industria 3.0 sperimentata nei paesi avanzati a partire dagli anni ‘70 del secolo scorso”. Si tratta di dover recuperare più di 30 anni gap tecnologico su larga scala in pochi anni, al fine di raggiungere gli obiettivi secolari previsti dalla pianificazione.

Molto meno ostica si sta rivelando la graduale riconversione verde per quel che riguarda le fonti di energia, settore in cui, come noto, la Cina è già leader mondiale, in quanto sta già saltando alcuni passaggi intermedi che i trattati internazionali garantivano in quanto paese ancora in via di sviluppo, rispetto alle potenze occidentali. Anche su questo aspetto più noto si rimanda alla trattazione del libro.

In definitiva, il libro traccia un quadro della Cina che, per un verso, indica l’affermazione, nella nuova era, di un profilo politico più netto rispetto agli anni precedenti riguardo il ruolo dello stato e della pianificazione socialista; ciò è da intendersi, al momento, più da un punto di vista qualitativo  che quantitativo (cioè non di quanto, in termini di PIL, di stato e quanto mercato ci sia nell’economia cinese). Per un altro verso resta completamente aperta la questione dei rapporti di produzione.

In tal senso, è d’uopo produrre una riflessione: la gestione del salto tecnologico pianificato ci dirà molto. Se implementato lasciando spazio alle forze del mercato, infatti, tale salto è foriero di una disoccupazione di massa, quindi del venir di tutti gli equilibri sociali sui quali il socialismo dalle caratteristiche cinesi oggi si fonda. Viceversa, se implementato, come l’impostazione dell’attuale gruppo dirigente PCC autorizza a ben sperare, tenendo al primo posto le necessità del popolo, la Cina si porrebbe di nuovo come punto di riferimento più esaustivo per i comunisti di tutto il mondo nella lotta per il superamento del modo di produzione capitalistico e la transizione al socialismo.

Infine vi è un ulteriore aspetto cui fare cenno, non trattato in maniera approfondita  nel testo, ma lasciato sotto traccia, ovvero il grado reale di partecipazione popolare e democratica ai processi decisionali e di pianificazione che vengono presi in Cina attualmente.

Ebbene, in questo l’autore sembra avvalorare la tesi di un partito che, per un verso si limita a cercare il consenso passivo o, nel migliore dei casi, entusiastico da parte degli strati popolari, non valorizzandone, quindi, la partecipazione; per un altro verso reprime ogni barlume di dissenso non appena questo si manifesti, quale che sia la sua natura politica (indipendentisti, liberali o neo-maoisti).

Il primo aspetto (ma in parte anche il secondo), se vero, secondo quelle che sono le nostre categorie di analisi della realtà, dovrebbe costituire sul medio periodo una debolezza strutturale del sistema, tale da renderlo un gigante dai piedi di argilla.

Tuttavia, come detto, su tutto quanto riguarda strettamente la partecipazione popolare, le forme politiche dello stato, le sue istituzioni, i suoi corpi intermedi (parlamento, sindacato, multipartitismo, elezioni, rapporto fra istituzioni locali e nazionali ecc) non vi è alcuna trattazione specifica nel testo.