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Kemi Seba: il 22 gennaio in piazza per il Mali

Lo scorso 9 gennaio i capi di Stato della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (CEDEAO) hanno imposto nuove e pesanti sanzioni contro il Mali, a seguito della proposta di transizione civile di quattro anni presentata dalla giunta militare al potere.

L’attivista panafricanista e antimperialista Kemi Seba, presidente dell’ONG “Urgences Panafricanistes”, ha risposto con questo video alle deplorevoli sanzioni della CEDEAO, che hanno di fatto messo il Mali sotto embargo, e alle ingerenze politiche dell’Occidente, in particolare della Francia.

Inoltre, ha lanciato un appello, raccolto già dalla diaspora maliana e da numerose organizzazioni politiche e sociali, ad una mobilitazione internazionale in solidarietà del popolo maliano e del suo diritto all’autodeterminazione per il prossimo sabato 22 gennaio.




Fedayin, il trailer

Il trailer del documentario del documentario “Fedayin, le Combat de Georges Abdallah”, realizzato dal collettivo Vacarme(s), sottotitolato in italiano.

Leggi anche: presentazione del ciclo di proiezioni di “Fedayn” con la presenza di Matthieu Jeuland, del Collectif vacarme(s) – france




Dallo sciopero generale al “No Draghi Day” ed oltre

Intervista a Pierpaolo Leonardi, Esecutivo Nazionale Confederale USB

Abbiamo intervistato Pierpaolo Leonardi sulla traiettoria di USB, ed in generale del sindacalismo conflittuale, dalla preparazione dello sciopero generale dell’11 ottobre alle mobilitazioni per No Draghi Day del 4 dicembre, e sulla situazione del conflitto di classe a venire.

RDC – A metà luglio Il sindacalismo di base e conflittuale in Italia è riuscito a convergere sulla data dell’18 ottobre come giorno dello sciopero generale contro le politiche del governo Draghi, anticipato poi all’11 ottobre. Le cifre degli scioperanti, il numero di mobilitazioni cittadine e la loro partecipazione sembrano avere dato ragione agli organizzatori dell’11 ottobre. Come USB come valutate quella giornata e le sue conseguenze, alla luce delle non certo facili premesse, in cui è rotto per la prima volta l’incanto di fronte all’attuale esecutivo?

PL – L’esigenza di avviare il confronto con il variegato e composito mondo del sindacalismo di Base nasce dall’omicidio del compagno Adil, delegato della logistica del Sicobas, assassinato a freddo durante un picchetto. Un avvenimento che ha ripercorso la vicenda dell’omicidio del nostro delegato della logistica Abdel avvenuta, sempre durante un picchetto di lotta a Piacenza, alcuni anni prima.

USB ha deciso di proclamare insieme al Sicobas uno sciopero generale immediato in tutto il settore della logistica come protesta all’ennesimo assassinio di delegati sindacali e da lì si è sviluppato il percorso che ha poi portato allo sciopero dell’11 ottobre.

Esisteva già un luogo politico in cui una parte del sindacalismo di base si confrontava da più di qualche anno, a cui USB non ha mai partecipato, e che aveva negli anni passati proclamato scioperi generali che in realtà avevano raccolto scarse adesioni, a cui partecipava anche il Sicobas. Un luogo in cui si era sviluppato un antagonismo piuttosto spinto nei nostri confronti, rei di aver in più occasioni sostenuto che il tempo della forma sindacale di base fosse ormai concluso e che era necessario lavorare alla costruzione del sindacato confederale, di classe e di massa.

La nostra decisione di contribuire a costruire lo sciopero per la morte di Adil, già ovviamente proclamato immediatamente dal Sicobas, ha però consentito la ripresa del confronto interrotto da anni e che, su iniziativa di USB, ha allargato la partecipazione ad altre organizzazioni sindacali da sempre estranee al circuito preesistente.

Questo allargamento, la consapevolezza che la situazione necessitava di una risposta la più larga possibile, il contesto drammatico della pandemia e la determinazione del nemico di classe ad utilizzarla per rafforzare il proprio comando sulla società e in particolare sul mondo del lavoro, hanno indotto tutti a trovare, non senza fatica, un terreno di iniziativa comune che ha poi prodotto lo sciopero generale dell’11ottobre.

Il successo politico dello sciopero generale, divenuto momento di attrazione e di partecipazione anche per un vastissimo arco di forze politiche orfane da tempo di una iniziativa di massa sul terreno sociale e sindacale, si è concretizzato con la partecipazione reale di decine di migliaia di persone alle manifestazioni territoriali e ai momenti nazionali fortemente voluti da USB.

Questi si sono svolti sotto al Ministero dell’istruzione, a quello della Funzione Pubblica di Brunetta, e al MISE: luoghi simbolo individuati come i tre principali punti di scontro nella violentissima  riorganizzazione produttiva e sociale sostenuta dal governo Draghi e dalla Confindustria di Bonomi.

I dati di adesione, molto alti e che stimiamo intorno al milione di partecipanti, sono stati davvero un segnale importante che ci ha indotto a non esaurire il confronto con le altre organizzazioni ma di mantenerlo pur nel rispetto delle diverse identità.

RDC – Nel corso delle settimane successive allo sciopero dell’11 ottobre c’è stata la volontà da parte governativa di restringere i margini di azione di piazza in generale, un tentativo di cui è stata vittima anche l’Unione Sindacale di Base che ha reagito ai tentativi di “mettere un bavaglio” a quella che si stava prefigurando come opposizione sociale al governo Draghi, puoi descrivere la situazione di questa ennesima “torsione autoritaria”?

PL – Lo sciopero generale dell’11 ha certamente contribuito a ridare slancio alle lotte. Il fermo delle iniziative di piazza imposto dalla pandemia aveva reso difficilissimo esprimere con forza il contrasto alle scelte politiche del governo Draghi e dell’Unione europea che hanno in ogni modo cercato di utilizzare la pandemia per una gigantesca ridefinizione e rilancio degli interessi della borghesia e del capitale nazionale ed europeo.

La grande riuscita dell’11 ottobre e delle manifestazioni di quella giornata hanno sicuramente rappresentato, oltre che una risposta e la proposizione di una piattaforma complessiva di lotta, anche un momento importante di ripresa di parola del conflitto. Questo ha prodotto immediatamente contromisure dell’apparato repressivo che ha cercato in ogni modo di impedire al movimento che si era creato di sviluppare e crescere.

Anche utilizzando la scusa delle manifestazioni no vax, ha imposto restrizioni davvero inaccettabili alle manifestazioni, ai cortei, alle mobilitazioni di qualunque tipo. In più occasioni ci siamo dovuti pesantemente scontrare con le prefetture e le questure per poter mantenere agibilità democratiche e diritto di sciopero, già pesantemente attaccate negli anni precedenti e ancor di più nel periodo della pandemia.

Bisogna ricordare che Il nostro sciopero generale del marzo 2020 che nella sanità venne proclamato simbolicamente per la durata di un solo minuto ci è costato oltre 5.000 euro di sanzioni da parte della Commissione antisciopero!

RDC – Nello spirito che ha caratterizzato l’indizione generale dello sciopero unitario del’11 ottobre, il confronto tra le varie organizzazioni sindacali conflittuali ha portato alla proclamazione di un “No Draghi Day” per sabato 4 dicembre. Una giornata che si è articolata con varie manifestazioni locali che hanno visto la partecipazione ed il sostegno attivo di forze politiche – come Potere al Popolo – e organizzazioni giovanili, come OSA e Cambiare Rotta. Puoi fare un bilancio di questa giornata dal punto di vista dell’USB?

PL – La riuscita dello sciopero generale dell’11 ottobre, la rispondenza di massa che aveva avuto e la contemporanea accelerazione da parte del governo dei processi di ristrutturazione propedeutici all’utilizzo dei fondi del Recovery fund in funzione di pieno sostegno alle imprese, la ripresa dei licenziamenti di massa, il dilagare della precarietà, l’attacco al reddito di cittadinanza, il nuovo violento attacco alle pensioni e la scomparsa dallo scenario politico del salario minimo hanno imposto una risposta di massa che ha visto tutte le organizzazioni del sindacalismo conflittuale già promotrici dello sciopero generale dare vita al No Draghi Day coinvolgendo larga parte delle forze politiche della sinistra alternativa.

In quella giornata in 29 piazze italiane si sono svolti cortei e presidi molto partecipati che hanno rotto l’incantesimo dell’unanimismo attorno alla figura dell’ex governatore di Bankitalia prima, e della banca centrale Europea poi. Il tentativo da parte di pressoché tutte le forze politiche, compreso il Presidente Mattarella, di far passare Draghi come colui che solo poteva salvare il Paese e per cui andava sostenuto in ogni sua scelta, anche se assunte senza alcun passaggio parlamentare e con il governo di tutti completamente soggiogato dalla squadretta di Draghi, ha trovato finalmente una risposta di lotta e di mobilitazione che dovrà continuare nei prossimi mesi per impedirne l’elezione a capo dello Stato e per cacciarlo da presidente del consiglio dei ministri.

Voglio sottolineare la presenza diffusa e realmente di massa dei giovani e degli studenti alle manifestazioni in tutta Italia, e in particolare di studenti medi organizzati in OSA che ha poi dato vita ad una stagione di occupazioni delle scuole ancora in corso nonostante una repressione brutale e ingiustificabile.

RDC – Alla volontà di lotta espressa dal sindacalismo conflittuale è corrisposto un atteggiamento sostanzialmente subordinato alle politiche dell’attuale esecutivo da parte di CGIL, CISL e UIL, da cui non si sno di fatto “smarcate” la CGIL e UIL che hanno proclamato uno sciopero per il 16 dicembre. Quale è stato il loro ruolo e che compiti spettano al sindacalismo conflittuale?

PL – Alla capacità di mobilitazione continua e articolata delle forze conflittuali, del sindacalismo di base e di classe e delle forze politiche antagoniste ha fatto da contraltare il silenzio assordante dei sindacati complici e accompagnatori dei processi di ristrutturazione, dalle raccomandazioni ai padroni perché licenziassero con parsimonia all’ascolto delle sirene di Bonomi e Draghi fino ad auspicare un nuovo patto sociale che garantisse la riorganizzazione sociale e produttiva da qualsiasi conflitto organizzato.

Le pacche sulle spalle di draghi a Landini davanti alla sede della Cgil, attaccata dai fascisti e non difesa dalla polizia, ne sono un’immagine indelebile.

Lo sciopero del 16 dicembre è davvero un doveroso contentino ad una base sempre più attonita davanti all’atteggiamento complice dei propri dirigenti e un segnale a Draghi affinché la propria disponibilità assoluta venga ricambiata dal rispetto degli impegni presi a garanzia di una loro maggiore funzione e ruolo nel Paese.

Siamo quindi solo all’inizio di una battaglia di lungo respiro e di forti mobilitazioni che, nonostante la pandemia in ripresa e l’utilizzo smodato in funzione repressiva di chi scende in piazza a tutela di una malintesa libertà individuale, sta comunque già individuando nuovi terreni di lotta e di organizzazione.


Pubblicato in: Bollettino internazionale Dicembre 2021

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Servire il popolo: l’eradicazione della povertà assoluta in Cina

Introduzione – Rete dei Comunisti

Come Rete dei Comunisti abbiamo tradotto il seguente articolo, prodotto e pubblicato dall’istituto di ricerca sociale Tricontinental, che affronta quello che sicuramente può essere considerato uno dei risultati più significativi raggiunti dalla Repubblica Popolare Cinese, ovvero l’eliminazione della povertà assoluta in Cina.

Come spesso accade, quando si parla di numeri assoluti in Cina ci troviamo di fronte a cifre impressionanti. Dal 1949 (quando la Cina era l’undicesima nazione più povera al mondo) 850 milioni di cinesi sono usciti dalla condizione di povertà -il 70% della riduzione di povertà a livello globale ha avuto luogo in Cina.

Questo processo ha avuto le sue basi dei primi decenni della costruzione socialista (negli anni tra il 1949 e il 1978 l’aspettativa di vita è aumentata di 32 anni, vedi in “L’enigma della crescita cinese” ed è stato completato con l’ultima fase “mirata” a partire dal 2013. Un risultato particolarmente significativo in quanto avvenuto all’interno di una pandemia globale che aveva colpito proprio la Cina per prima e in cui abbiamo tragicamente assistito al primo aumento globale della povertà dal 1998, con più di 71 milioni di persone che sono scivolate nuovamente nella povertà assoluta.

L’articolo parte dal contesto storico della Cina, per poi presentare tanto i risultati quanto i mezzi impiegati per questo processo, presentando anche dei casi studio ritenuti particolarmente significativi.

Senza entrare nel dettaglio, tre aspetti meritano sicuramente di essere sottolineati. In primo luogo l’approccio multi-dimensionale della lotta alla povertà: non solamente trasferimenti monetari, ma, seguendo lo slogan utilizzato nel testo, un reddito, due assicurazioni (pasti e vestiti assicurati) e tre garanzie (servizi medici di base, alloggi sicuri e dignitosi, istruzione gratuita). In secondo luogo, la correlazione significativa in Cina fra povertà e comunità agricole (abbiamo affrontato la questione della centralità del settore agricolo in Cina in “Comunità rurali e crisi economiche nella Cina moderna, prima parte e seconda parte. Non è un caso che il settore agricolo e la fetta di popolazione che vive di agricoltura siano stati al centro del discorso politico cinese negli ultimi anni. Infine, la meticolosità del Partito Comunista Cinese, inteso come organizzazione non completamente sovrapposta all’istituzione statale, nell’affrontare un ‘impresa così titanica: a partire dal 2014, più di 800.000 mila quadri sono stati dispiegati per il censimento di tutte le famiglie del paese, un lavoro che poi è stato controllato da 2 milioni di quadri diversi. Individuate quindi le sacche di povertà, 3 milioni di quadri si sono trasferiti nei villaggi poveri per lavorare al fianco dei contadini poveri, dei funzionari locali e dei volontari e garantire che ogni singola famiglia fosse sollevata dalla condizione di povertà.

L’articolo non sorvola comunque sulle feroci contraddizioni che attraversano tuttora la Repubblica Popolare, individuando in particolare nell’esplosione delle disuguaglianze e negli enormi costi ambientali due importanti conseguenze delle trasformazioni avvenute negli ultimi decenni.

Non dimentichiamo infatti che la dichiarata decisione del PCC di utilizzare il Modo di Produzione Capitalista per sviluppare le forze produttive, unita al fatto che la lotta di classe in Cina non si è sicuramente interrotta con il 1949, ha mantenuto e mantiene la Repubblica Popolare ad un bivio perenne tra il ritorno all’ovile capitalista ed il proseguimento di una via Cinese al Socialismo ( vedi “Samir Amin: Cina 2013” ).

Abbiamo parlato dell’evoluzione del ruolo della Repubblica Popolare all’interno di quello che abbiamo definito uno stallo fra gli imperialismi nella crisi sistemica del Modo di Produzione Capitalista in un convegno a gennaio 2021, le relazioni si possono leggere nell’ultimo numero di Contropiano

Servire il popolo: l’Eradicazione della povertà assoluta in Cina

Tricontinental Istitute

Parte I: Introduzione

Nonna Peng Lanhua vive in una casa di legno sgangherata di duecento anni in un villaggio remoto della provincia di Guizhou. Nata nel 1935, è cresciuta nella Cina sotto l’occupazione giapponese ed è entrata nell’adolescenza durante la rivoluzione cinese.

Peng è una delle poche persone della sua comunità che non ha voluto trasferirsi attraverso il programma governativo di riduzione della povertà quando il governo ha designato la sua casa come non sicura per viverci. Dal 2013, ottantasei altre famiglie le cui case sono state ritenute troppo pericolose o per le quali non è stato possibile generare lavoro in loco sono state trasferite in una comunità di nuova costruzione a un’ora di macchina. Ma Peng ha le sue ragioni per non trasferirsi. Ha ottantasei anni e vive con il morbo di Alzheimer. Oltre a un’assicurazione a basso reddito e una modesta pensione, riceve un reddito supplementare da una nuova azienda di pompelmi che ha affittato il terreno della sua famiglia. L’azienda, i cui dividendi sono distribuiti agli abitanti del villaggio all’interno del programma nazionale contro la povertà, è stata fondata per sviluppare l’industria agricola locale. La figlia e il genero di Peng vivono accanto a lei in una casa a due piani che hanno costruito con i sussidi del governo. I suoi figli hanno un lavoro. In altre parole, i suoi bisogni di base sono soddisfatti e il trasferimento è volontario.

Non possiamo costringere nessuno a trasferirsi, ma dobbiamo comunque fornire le “tre garanzie e due assicurazioni””, dice Liu Yuanxue, il quadro del Partito mandato a vivere nel villaggio per verificare che ogni famiglia esca dalla povertà estrema. Si riferisce alla garanzia del programma governativo di riduzione della povertà di un alloggio sicuro, dell’assistenza sanitaria e dell’istruzione, oltre al fatto di avere cibo e vestiti. Liu visita Peng mensilmente, come fa con tutte le famiglie del villaggio. Attraverso queste visite, arriva a conoscere i dettagli della vita di ogni persona.

Il pavimento è troppo sporco”, dice Liu, rimproverando scherzosamente la nuora di Peng mentre entra nella grande casa di legno. Anche lei è un membro del Partito comunista cinese. Sul muro, un poster del presidente Mao e, accanto a lui, il presidente Xi Jinping, rendono omaggio a due dei leader socialisti cinesi che hanno segnato il corso della vita di Peng. Sotto i loro ritratti siedono un tavolo rovinato dalle intemperie e una brocca d’acqua di terracotta polverosa, un router internet che lampeggia di verde accanto a loro. Una serie di cavi ethernet e di fili si estendono in diversi angoli della casa (ogni casa ha accesso gratuito a internet e alla televisione satellitare CCTV per tre anni prima che entri in vigore una tariffa sovvenzionata). Ci sono lampadine a risparmio energetico in ogni stanza e un’antenna satellitare installata accanto al bucato appeso di Peng. Un’estensione della casa è stata costruita con una toilette e una doccia dotate di acqua corrente riscaldata dal sole, il pavimento di fango è stato ricoperto di cemento. Come disse Lenin, “il comunismo è il potere sovietico più l’elettrificazione dell’intero paese”. Rafforzare il Partito nelle campagne e soddisfare i bisogni concreti della gente sono stati i pilastri della lotta cinese contro la povertà. La visita di Liu a casa di Peng è solo una scena quotidiana in quel processo.

Il fatto che Peng viva in questa casa da mezzo secolo è anche un prodotto della Rivoluzione; negli anni ’70, durante la Rivoluzione Culturale, la casa fu confiscata a un ricco proprietario e ridistribuita a tre famiglie di contadini poveri, tra cui quella di Peng. Il fatto che quadri come Liu le facciano visita mensilmente, che la sua casa sia stata resa sicura per viverci grazie alle recenti ristrutturazioni, e che ci sia internet per collegare i più poveri dei villaggi rurali con il mondo è una continuazione di questa storia rivoluzionaria. Dopo tutto, assicurarsi che i lavoratori e i contadini del paese come Peng siano alloggiati, nutriti, vestiti e curati è parte della lunga lotta della Cina contro la povertà e una tappa fondamentale nella costruzione di una società socialista.

Il più grande successo contro la povertà nella storia

Il 25 febbraio 2021, il governo cinese ha annunciato che la povertà estrema è stata abolita in Cina, un paese di 1,4 miliardi di persone. Questa vittoria storica è il culmine di un processo lungo sette decenni, iniziato con la rivoluzione cinese del 1949. I primi decenni della costruzione socialista hanno gettato le basi che sono state approfondite durante il periodo di riforme e apertura. Durante questo periodo, 850 milioni di cinesi sono stati sollevati e si sono sollevati dalla povertà; vale a dire, il 70% della riduzione totale della povertà nel mondo ha avuto luogo in Cina. Nella più recente fase “mirata”, iniziata nel 2013, il governo cinese ha speso 1,6 trilioni di yuan (246 miliardi di dollari) per costruire 1,1 milioni di chilometri di strade rurali, portare l’accesso a internet al 98% dei villaggi poveri del paese, ristrutturare case per 25,68 milioni di persone e costruire nuove case per altri 9,6 milioni. Dal 2013, milioni di persone, imprese statali e private, e ampi settori della società sono stati mobilitati per garantire che – nonostante la pandemia – i restanti 98,99 milioni di persone della Cina di 832 contee e 128.000 villaggi uscissero dalla povertà assoluta. [1]

Nel 2019, mentre la Cina entrava nelle ultime fasi del suo programma di eliminazione della povertà, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha detto: “Ogni volta che visito la Cina, sono sbalordito dalla velocità del cambiamento e del progresso. Avete creato una delle economie più dinamiche del mondo, aiutando più di 800 milioni di persone a uscire dalla povertà – il più grande risultato contro la povertà nella storia”. [2]

Mentre la Cina ha combattuto la povertà, il resto del mondo, specialmente il Sud globale, ha sperimentato una svolta verso il basso. Le agenzie delle Nazioni Unite riportano una grande inversione nell’eliminazione della povertà al di fuori della Cina: nel 2020, oltre 71 milioni di persone – la maggior parte delle quali si trovano nell’Africa sub-sahariana e nell’Asia meridionale – sono scivolate di nuovo nella povertà, segnando il primo aumento della povertà globale dal 1998. [3] Si stima che la crisi economica accelerata dalla pandemia spingerà un totale di 251 milioni di persone nella povertà estrema entro il 2030, portando il numero totale a oltre un miliardo. [4] Che la Cina sia riuscita a combattere la povertà in un momento di tale inversione delle dinamiche globali non è né un miracolo né una coincidenza, ma piuttosto una testimonianza del suo impegno socialista. Ciò è in contrasto con l’indifferenza delle società capitaliste ai bisogni dei poveri e delle classi lavoratrici, le cui condizioni sono solo peggiorate durante la pandemia.

Questo studio esamina il processo attraverso il quale la Cina è stata in grado di sradicare la povertà estrema come un passo fondamentale nella costruzione del socialismo. Basato su una serie di fonti cinesi e inglesi, lo studio è diviso in cinque parti fondamentali: il contesto storico, la teoria e la pratica della riduzione della povertà, la riduzione mirata della povertà, i casi di studio e le sfide e gli orizzonti futuri. Tricontinental: Institute for Social Research ha anche condotto interviste con i principali esperti cinesi e internazionali e ha fatto visite sul campo ai siti di riduzione della povertà nella provincia di Guizhou, dove si trovano le ultime nove contee uscite dalla povertà. Lì, abbiamo visitato villaggi poveri, progetti industriali e siti di trasferimento. Abbiamo parlato con contadini, quadri del Partito, imprenditori, lavoratori, giovani, donne e anziani che sono stati direttamente coinvolti e hanno partecipato alla lotta contro la povertà. Intrecciate nel testo, le loro storie sono solo alcune tra le milioni di coloro che hanno contribuito a questo processo storico.

Parte II: Contesto storico

Soddisfare i crescenti bisogni della gente per una vita migliore

Mia madre ha due figlie, un figlio giovane che ora lavora a Guangzhou e sette nipoti. Ha lavorato molto duramente per sostenere l’istruzione dei suoi tre figli. Lei stessa è riuscita a finire solo la seconda elementare e ha iniziato a lavorare subito dopo vendendo verdure, uscendo molto presto la mattina e tornando a casa tardi la sera. La vita era davvero dura quando ero giovane. Mangiavamo sempre granoturco e non avevamo mai riso. Ora la mamma è qui, cucina i pasti per i bambini, compra la spesa e fa le sue passeggiate ogni tanto. Ci saremmo preoccupati se fosse rimasta sola nella sua vecchia casa. Ora è molto più facile per lei tornare indietro, perché ci vogliono solo due o tre ore. Torna nella sua vecchia casa in occasioni speciali. Purtroppo mio padre, che non era mai stato qui, è morto un paio di anni fa. La sua più grande speranza era di venire a trovarci, ma è morto per un’emorragia cerebrale”.

He Ying, presidente della Federazione Femminile di Tutta la Cina e vicesegretario della sezione del Partito della comunità Wangjia, distretto di Wanshan, città di Tongren.

He Ying fa parte della comunità Wangjia, dove è diventato un leader del Partito. Sua madre ha sessantanove anni, solo tre anni meno della rivoluzione cinese. La sua vita traccia la lotta multigenerazionale contro la povertà che il paese ha intrapreso. Giorni prima della proclamazione ufficiale della Repubblica Popolare Cinese (RPC) il 1° ottobre 1949, il presidente Mao Zedong disse: “Il popolo cinese, che comprende un quarto del genere umano, si è ora alzato in piedi”. [5] La liberazione nazionale della Cina arrivò dopo quello che viene definito un “secolo di umiliazioni” per mano delle potenze coloniali europee, una sanguinosa guerra civile con le forze nazionaliste, e quattordici anni di resistenza contro il fascismo giapponese che costò fino a trentacinque milioni di vite cinesi.[6] Internamente, il partito nazionalista, i signori della guerra e i proprietari terrieri feudali avevano dato priorità ai loro interessi di classe rispetto al benessere del popolo e del paese.

Durante questo periodo, la Cina sarebbe passata dall’essere la più grande economia globale ad uno dei paesi più poveri del mondo. Mentre all’inizio del diciannovesimo secolo rappresentava un terzo dell’economia globale, il PIL del paese sarebbe sceso a meno del 5% alla fondazione della RPC. Nel 1950, solo due paesi asiatici e otto africani avevano un PIL pro capite inferiore a quello della Cina: Myanmar, Mongolia, Botswana, Burundi, Etiopia, Guinea, Guinea Bissau, Lesotho, Malawi e Tanzania. [7] In altre parole, la RPC era l’undicesima nazione più povera del mondo alla sua fondazione. Quando i comunisti salirono al potere, si trovarono di fronte alla sfida di invertire il declino economico e sociale a lungo termine del paese, iniziando con il soddisfare le esigenze di base dei contadini impoveriti del paese e della classe operaia.

Dal 1949 al 1976, sotto la guida di Mao, il governo cinese si concentrò sul miglioramento della qualità della vita della sua popolazione, che era cresciuta da 542 a 937 milioni di persone. [8] Nei primi anni di questo periodo, la povertà fu affrontata trasferendo la proprietà privata dei mezzi di produzione in mani pubbliche e ridistribuendo la terra da proprietari terrieri e signori della guerra ai contadini poveri. La povertà, dopo tutto, è una questione di lotta di classe. Nel 1956, il 90% dei contadini del paese aveva terra da coltivare, 100 milioni di contadini erano organizzati in cooperative agricole e l’industria privata era effettivamente abolita. Le Comuni popolari organizzarono la proprietà collettiva della terra e dei mezzi di produzione e distribuirono la ricchezza collettiva, permettendo di investire il surplus agricolo nello sviluppo industriale e nel benessere sociale. [9]

Nei ventinove anni del periodo pre-riforma (1949-1978), l’aspettativa di vita della Cina è aumentata di trentadue anni. In altre parole, per ogni anno dopo la Rivoluzione, più di un anno è stato aggiunto alla vita di un cinese medio. Nel 1949, la popolazione del paese era analfabeta all’80%, percentuale che in meno di tre decenni si ridusse al 16,4% nelle aree urbane e al 34,7% in quelle rurali; l’iscrizione dei bambini in età scolare aumentò dal 20 al 90% e il numero di ospedali triplicò. Il decentramento dei sistemi sanitari e educativi dai centri urbani d’élite alle aree rurali povere è stato fondamentale. Questo processo includeva la creazione di scuole medie per operai e contadini e l’invio di milioni di paramedici nelle campagne. Sono stati fatti progressi significativi nella partecipazione delle donne nella società, dall’abolizione delle usanze patriarcali legate al matrimonio all’aumento dell’accesso all’istruzione, all’assistenza sanitaria e alla cura dei bambini.[10] Dal 1952 al 1977, il tasso medio annuo di crescita della produzione industriale è stato dell’11,3%.[11] In termini di capacità produttiva e sviluppo tecnologico, la Cina è passata dal non essere in grado di produrre un’automobile a livello nazionale nel 1949 al lancio del suo primo satellite nello spazio esterno nel 1970. Il satellite Dongfanghong (che significa “L’Oriente è rosso”) ha suonato l’omonima canzone rivoluzionaria in loop mentre era in orbita per ventotto giorni. [12] I guadagni industriali, economici e sociali nella transizione al socialismo sotto Mao hanno costituito la base del periodo post-1978.

Negli anni ’70, divenne chiaro che l’economia cinese aveva bisogno di un’infusione di tecnologia e capitale, e che doveva rompere il suo isolamento dal mercato mondiale. Come scrisse in seguito il leader cinese Deng Xiaoping, “Il pauperismo non è socialismo, ancor meno il comunismo”. [13] Il governo introdusse una serie di riforme economiche, compresa l’apertura dell’economia al mercato mondiale, ma – poiché la Cina rimaneva un paese socialista – il settore pubblico rimaneva dominante e libero dal controllo straniero.

Durante questo periodo, l’economia cinese crebbe ad un ritmo sostenuto mai visto prima nella storia dell’umanità. Tra il 1978 e il 2017, l’economia cinese si è espansa ad un tasso medio del 9,5% all’anno, crescendo in dimensioni di quasi trentacinque volte. [14] La crescita economica, tuttavia, non è un fine in sé, ma un mezzo per migliorare la vita del popolo. Tra il 1978 e il 2011, il numero di persone che vivono in povertà assoluta è sceso da 770 milioni (80% della popolazione) a 122 milioni (9,1%), misurato fissando la soglia di povertà a 2.300 yuan all’anno. [15]

Perseguire una rapida crescita economica, tuttavia, ha comportato grandi costi ambientali e sociali. La migrazione di massa verso le città ha accentuato la disparità rurale-urbana, e la concentrazione sulle industrie costiere orientali ha lasciato le regioni occidentali e centrali fortemente sottosviluppate. Secondo la Banca Mondiale, il coefficiente Gini della Cina (una misura della disuguaglianza basata sul reddito) è aumentato dal 29% nel 1981, raggiungendo un picco del 49% nel 2007, e scendendo al 47% nel 2012[16]. Socialmente, questo periodo ha prodotto un accesso ineguale ai servizi pubblici come pensioni, assicurazioni sociali, istruzione e assistenza sanitaria. Dal punto di vista ambientale, il rapido sviluppo ha avuto ripercussioni sull’aria, l’acqua e la terra del paese.

Non sorprende che affrontare la disuguaglianza sia diventato uno dei compiti principale sotto il presidente Xi (2013-oggi). Al diciannovesimo Congresso Nazionale del CPC nel 2017, l’evento che determina due volte al decennio gli obiettivi della politica nazionale e l’elezione dei vertici, Xi ha parlato della nuova era del socialismo e, con essa, dell’evoluzione della principale contraddizione affrontata dalla società cinese:

Poiché il socialismo con caratteristiche cinesi è entrato in una nuova era, la principale contraddizione della società cinese si è evoluta. Ciò che ora affrontiamo è la contraddizione tra uno sviluppo squilibrato e inadeguato e i bisogni sempre crescenti del popolo per una vita migliore. La Cina ha visto soddisfatti i bisogni di base di oltre un miliardo di persone, ha sostanzialmente reso possibile alla gente di vivere una vita decente, e presto porterà a termine con successo la costruzione di una società moderatamente prospera. I bisogni da soddisfare perché la gente possa vivere meglio sono sempre più ampi. Non solo i loro bisogni materiali e culturali sono cresciuti; le loro richieste di democrazia, stato di diritto, equità e giustizia, sicurezza e un ambiente migliore sono in aumento. Allo stesso tempo, le forze produttive complessive della Cina sono notevolmente migliorate e in molte aree la nostra capacità produttiva è in testa al mondo. Il problema più importante è che il nostro sviluppo è squilibrato e inadeguato. Questo è diventato il principale fattore limitante nel soddisfare i crescenti bisogni della gente per una vita migliore. [17]”

Il periodo di riforma e apertura è quindi visto come la precondizione per costruire un paese socialista moderno. È durante questo periodo che sono stati raggiunti due dei tre obiettivi strategici ufficiali, assicurando che il popolo abbia un livello di vita decente e che i suoi bisogni fondamentali siano soddisfatti. Continuare il lavoro di alleviamento della povertà e assicurare che i poveri entrino in una “società moderatamente prospera” (xiaokang) nel resto del paese è l’ultimo passo di questo periodo. Negli anni successivi al discorso di Xi, la Cina ha mobilitato il suo popolo – in particolare i poveri stessi – così come il governo e il mercato per eliminare la povertà estrema, segnando una fase chiave nella transizione al socialismo.

Parte III: Teoria e pratica della riduzione della povertà

Un reddito, due assicurazioni e tre garanzie

L’eliminazione della povertà estrema da parte della Cina arriva un decennio prima dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, che ha fissato come obiettivo principale “l’eliminazione della povertà in tutte le sue forme e dimensioni, compresa la povertà estrema”[18]. Mentre milioni di cinesi sono usciti dalla povertà durante la fase di rapida crescita economica, la sola scienza economica non è capace di spiegare questo risultato.

Per questo studio, abbiamo parlato con Justin Lin Yifu, ex capo economista della Banca Mondiale (il primo dal Sud globale) e fondatore della New Structural Economics. Lin è anche membro della commissione permanente del Comitato Nazionale del Congresso Politico Consultivo del Popolo Cinese e professore all’Università di Pechino. Lin classifica due approcci primari alla riduzione della povertà, che chiama “trasfusione di sangue” e “generazione di sangue”. Il primo – il modello preferito nelle economie occidentali – è caratterizzato da aiuti umanitari o meccanismi di welfare per garantire che i bisogni di base siano soddisfatti. Al contrario, il secondo descrive la riduzione della povertà orientata allo sviluppo che crea occupazione e aumenta i redditi dei poveri. Questi due approcci da soli, tuttavia, non sono stati in grado di eliminare la povertà nelle sacche più povere della Cina. Secondo Lin, “Nelle aree che sono a corto di risorse naturali, lontane dal mercato, e che hanno trasporti e infrastrutture scadenti, come le “Tre Regioni e Tre Prefetture”,[19] è necessaria un’assistenza mirata”.

Il concetto globale di alleviamento mirato della povertà – attuato ufficialmente nel 2015, con conclusione alla fine del 2020 – è stato sviluppato e innovato sulla base di decenni di esperienze nazionali e internazionali. La riduzione della povertà in Cina”, riassume Lin, “è una strategia guidata dal governo e orientata alla crescita, che combina il sostegno sociale e lo sforzo proprio dei contadini, è caratterizzata dal modello “generatore di sangue” o orientato allo sviluppo, e garantisce i bisogni fondamentali attraverso la sicurezza sociale”. Sottolineando il ruolo della leadership del governo, dice: “In contrasto con il resto del mondo, il governo cinese ha giocato un ruolo cruciale. Lo sradicamento della povertà non sarebbe stato raggiunto solo attraverso il ruolo del mercato se il governo non avesse prestato grande attenzione alla questione della popolazione povera”. In altre parole, una combinazione di “mano visibile” e “invisibile”, insieme alla mobilitazione di ampi settori della società, è stata la caratteristica della riduzione della povertà in Cina in questa fase “mirata”.

Il programma cinese di riduzione mirata della povertà può essere riassunto da uno slogan: un reddito, due assicurazioni e tre garanzie. Per quanto riguarda il reddito, la linea di povertà internazionale è fissata dalla Banca Mondiale a 1,90 dollari al giorno, misurata in prezzi del 2011 e basata sulla linea di povertà media dei quindici paesi più poveri del mondo. La soglia di povertà della Cina è stata portata a 2.300 yuan all’anno nel 2011 (a prezzi del 2010), che rappresenta 2,30 dollari al giorno se aggiustata a parità di potere d’acquisto (PPP), superando lo standard della Banca Mondiale. Adattato ai prezzi del 2020, il reddito minimo annuale è di 4.000 yuan, mentre il reddito pro capite sotto il programma di alleviamento mirato di 10.740 yuan all’anno è molto più alto. [20]

Comprendendo che la povertà non può essere affrontata solo con la distribuzione del reddito, il programma cinese assume un approccio multidimensionale. Teorizzato per la prima volta dal premio Nobel Amartya Sen, il concetto di povertà multidimensionale guarda ai fattori intersecati e complessi associati alla povertà che non sono presi in considerazione solo misurando il reddito. Elaborando il lavoro di Sen, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) e l’Oxford Poverty and Human Development Initiative hanno adottato l’Indice di Povertà Multidimensionale (IPM) nel 2010, misurando dieci indicatori attraverso le tre dimensioni di salute, istruzione e servizi infrastrutturali di base. Il loro rapporto 2020, lanciato un decennio dopo l’adozione dell’IPM e un decennio prima della scadenza degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu (Sustainable Development Goals, SDG), ha scoperto che 1,3 miliardi di persone, o il 22% della popolazione mondiale, vivono in povertà multidimensionale.[21] In confronto, secondo la soglia di povertà di 1,90 dollari al giorno, 689 milioni di persone – o il 9,2% della popolazione globale – vivevano in estrema povertà nel 2017, prima della pandemia.[22]

Oltre a un reddito minimo, il programma cinese di riduzione della povertà assicura il rispetto di altri cinque indicatori: le “due assicurazioni” di cibo e vestiti e le “tre garanzie” di servizi medici di base, alloggi sicuri con acqua potabile ed elettricità, e istruzione gratuita e obbligatoria, che in Cina dura nove anni. Abbiamo parlato con Wang Sangui, decano del National Poverty Alleviation Research Institute della Renmin University della relazione tra gli indicatori della Cina e il quadro IPM: “La povertà multidimensionale è vista solo come un approccio di ricerca”, ha detto, “e finora non è stata adottata da nessun paese per misurare la dimensione delle popolazioni povere a livello nazionale a causa della sua grande complessità”. Tuttavia, includendo i cinque indicatori chiave, aggiunge, “di fatto, la Cina ha seguito un approccio multidimensionale nell’eliminazione della povertà”. Come consulente esperto dell’Ufficio per la riduzione della povertà e lo sviluppo del gruppo dirigente del Consiglio di Stato, Wang ha contribuito a sviluppare gli standard del programma cinese. Come si classifica l’acqua potabile come sicura? In primo luogo, il requisito di base è che non ci deve essere carenza d’acqua. Secondo, la fonte d’acqua non deve essere troppo lontana, non più di venti minuti andata e ritorno per il recupero dell’acqua. Infine, la qualità dell’acqua deve essere sicura, senza sostanze nocive. Richiediamo dei test che confermino che la qualità dell’acqua è sicura. Solo allora possiamo dire che lo standard è soddisfatto”.

Parte IV: Riduzione mirata della povertà

Non usare una granata per uccidere una pulce

La riduzione mirata della povertà, nota anche come riduzione precisa della povertà, è stata introdotta per la prima volta durante la visita del presidente Xi al villaggio di Shibadong nella provincia di Hunan nel novembre 2013. Non usare una granata per uccidere una pulce”, ha consigliato Xi al governo locale su come affrontare le cause profonde della povertà. Invece, ha detto, agite come un ricamatore che si approccia ad un disegno intricato. Questo approccio è stato implementato come strategia del governo nel 2015, guidato da quattro domande: Chi deve essere sollevato dalla povertà? Chi esegue il lavoro? Quali misure devono essere adottate per affrontare la povertà? Come possono essere fatte le valutazioni per garantire che le persone rimangano fuori dalla povertà?

Definire la povertà: Chi viene sollevato?

Il 28 agosto 2018 sono arrivato a Danyang, dove l’organizzazione del Partito era considerata “debole e lasca” e il cui lavoro non era stato spinto abbastanza, motivo per cui sono stato inviato dalle autorità di livello superiore per rafforzare la costruzione dell’organizzazione. All’inizio l’organizzazione mi ha dato un breve rapporto sugli abitanti del villaggio, e ho iniziato a contattare la gente per scoprire quali famiglie rientravano negli obiettivi della riduzione della povertà. Altrimenti il lavoro non sarebbe stato condotto correttamente. Per avvicinarmi alla gente, dovevo capire bene la natura umana […] La gente del posto era povera per molte ragioni, tra cui la mancanza d’acqua, i bassi raccolti, le malattie, le disabilità e la mancanza di istruzione dei bambini. I loro problemi e conflitti erano stati trasmessi di generazione in generazione.

– Liu Yuanxue, primo segretario di stanza nel villaggio di Danyang, distretto di Wanshan, città di Tongren, provincia di Guizhou.

Sapere chi sono i poveri in un paese di 1,4 miliardi di persone è un’impresa enorme. Riconoscendo i limiti di un metodo statistico a campione, la Cina si è orientata verso un sistema di identificazione delle famiglie, il che significa conoscere ogni singolo povero del paese, le sue condizioni e i suoi bisogni. Questo è stato fatto attraverso una combinazione di invio di persone nei villaggi, praticando la democrazia di base e utilizzando le tecnologie digitali. Nel 2014, 800.000 quadri del Partito sono stati organizzati per visitare e censire ogni famiglia in tutto il paese, identificando 89,62 milioni di poveri in 29,48 milioni di famiglie e 128.000 villaggi. Più di due milioni di persone sono state poi incaricate di verificare i dati, rimuovendo successivamente i casi identificati in modo impreciso e aggiungendone di nuovi. [23]

Mentre il reddito è il principale fattore decisivo, anche l’alloggio, l’istruzione e la salute sono presi in considerazione quando si categorizza una “famiglia povera”. I comitati di villaggio, i governi comunali e gli stessi abitanti del villaggio sono stati mobilitati per valutare lo stato di ogni famiglia. Per esempio, si tengono incontri pubblici di valutazione democratica per facilitare le discussioni tra i membri della comunità sulla situazione di ogni famiglia e sull’opportunità di rimuoverla o aggiungerla alla lista di registrazione della povertà. [24] Questo processo sul campo è stato abbinato alla creazione di un sistema avanzato di informazione e gestione, che tocca tutte le parti del processo di riduzione della povertà nel paese. I big data sono utilizzati per monitorare la situazione di ciascuno dei quasi 100 milioni di individui, facilitare il flusso di informazioni tra i dipartimenti governativi e identificare importanti tendenze e cause della povertà. [25] Mobilitare la gente e ottenere il sostegno pubblico sono al centro dello sforzo per portare avanti questo lavoro.

Mobilitazione: Chi fa il sollevamento?

Muoversi tra la gente come un pesce nuota nel mare

Resoconto della visita, 10 giugno 2019: Oggi ho ricevuto una chiamata da He Guoqiang. Ha detto che la serratura di una porta [nel] suo appartamento di reinsediamento era rotta. Sono andato a casa sua e l’ho aiutato a contattare la squadra di gestione della proprietà e la squadra di costruzione per le riparazioni. Ho colto l’occasione per insegnargli a esercitare i suoi diritti di proprietario di casa e a contattare l’amministrazione della proprietà e la squadra di costruzione. He Guoqiang ha detto che la prossima volta che incontrerà un problema simile, [saprà] come risolverlo. [26]

– He Chunliu, una donna di trentaquattro anni di etnia Bouyei che è stata di stanza come quadro per la lotta alla povertà nella contea di Libo tra il 2018 e il 2020.

Non c’è organizzazione senza gli organizzatori. Al giugno 2021, il PCC ha più di 95,1 milioni di membri – 27,45 milioni dei quali sono donne – e 4,9 milioni di organizzazioni di Partito di livello primario, che comprende comitati di villaggi, istituzioni pubbliche, organi e imprese affiliate al governo, e organizzazioni sociali. [27] Se il PCC fosse un paese, sarebbe il sedicesimo più popoloso del mondo.

La fase mirata di riduzione della povertà ha richiesto la costruzione di relazioni e di fiducia tra il Partito e la gente nelle campagne, nonché il rafforzamento dell’organizzazione del Partito a livello di base. I segretari del Partito sono stati incaricati di supervisionare il compito di alleviare la povertà a cinque livelli di governo, dalla provincia, città, contea e borgata, fino al villaggio. In particolare, tre milioni di quadri accuratamente selezionati, organizzati in 255.00 squadre, sono stati inviati a risiedere nei villaggi poveri. [28]. Vivendo in condizioni umili, generalmente da uno a tre anni alla volta, le squadre hanno lavorato a fianco dei contadini poveri, dei funzionari locali e dei volontari fino a quando ogni famiglia è stata sollevata dalla povertà. In questo processo, molti quadri non sono potuti tornare a casa per visitare le famiglie per lunghi periodi di tempo; alcuni si sono ammalati nelle dure condizioni naturali delle zone rurali e più di 1.800 membri del Partito e funzionari hanno perso la vita nella lotta contro la povertà.[29] Le prime squadre sono state inviate nel 2013; entro il 2015, tutti i villaggi poveri avevano una squadra residente, e ogni famiglia povera aveva un quadro assegnato per aiutare le persone a essere sollevate, e soprattutto ad sollevarsi, dalla povertà.[30] Alla fine del 2020, l’obiettivo di eliminare la povertà estrema è stato raggiunto.

Liu Yuanxu, un uomo di quarantasette anni con una figlia all’ultimo anno di liceo, è tra i segretari del Partito che sono stati inviati nel 2018 a Danyang, un villaggio di 2.855 persone nella provincia sud-occidentale di Guizhou. Liu descrive il suo arrivo a Danyang, dove non parla il dialetto locale e dove 137 delle 805 famiglie del villaggio sono state designate come povere. Era uno dei 52 quadri assegnati al villaggio, ognuno con responsabilità diverse. Ci ha raccontato il suo lavoro quotidiano:

Ero responsabile di cinque famiglie povere, ma ora sono quattro, dato che una persona è morta. Allora visitavo ogni famiglia con una bicicletta elettrica e mi occupavo di tutto per loro. Mi tenevo in contatto con i giovani su WeChat e con gli anziani per telefono. Potevano chiamarmi per qualsiasi cosa. Sono andato in ogni gruppo di paesani per indagare chi era gentile e chi era difficile. Ho risolto i problemi bevendo e parlando con gli abitanti del villaggio che ora hanno un ottimo rapporto con me. Ora il governo mantiene un registro delle famiglie povere, delle famiglie marginali e delle famiglie chiave. Gli strumenti digitali aiutano il governo a sapere quando le persone si ammalano o se quelli che possono lavorare sono impiegati. Visitiamo anche gli abitanti dei villaggi ogni mese per capire meglio la realtà della loro situazione.

A differenza dei modelli che si affidano pesantemente alle organizzazioni non governative e all’assistenza internazionale, il programma cinese di riduzione della povertà trae la sua forza dalla mobilitazione dei suoi cittadini. I quadri come Liu sono un ponte essenziale tra l’attuazione della politica del governo e la comprensione delle condizioni concrete e delle richieste della gente. Gli oltre dieci milioni di quadri e funzionari che si sono mobilitati nelle campagne sono stati essenziali per costruire il sostegno pubblico e la fiducia nel Partito e nel governo.

Nel 2020, l’Università di Harvard ha pubblicato uno studio, Understanding CCP Resilience: Surveying Chinese Public Opinion Through Time, per il quale ha intervistato 31.000 residenti urbani e rurali tra il 2003 e il 2016 riguardo al loro sostegno al PCC. [31] Durante questo periodo, la soddisfazione dei cittadini cinesi nei confronti del loro governo è aumentata in modo generalizzato dall’86,1% al 93,1%. L’aumento maggiore nella soddisfazione del governo è stato visto nelle aree rurali a livello di borgata, che è aumentato dal 43,6% di approvazione al 70,2% di approvazione, in particolare tra i residenti a basso reddito e quelli provenienti dalle aree interne più povere. Questo crescente sostegno deriva dalla maggiore accessibilità e qualità dell’assistenza sanitaria, dell’istruzione e dei servizi sociali, così come dalla migliore reattività ed efficacia dei funzionari del governo locale. Anche se lo studio si è concluso nel 2016 prima del completamento della campagna, il programma di riduzione della povertà e l’efficace risposta del governo a COVID-19 hanno continuato a far aumentare il sostegno pubblico. [32]

Poco dopo che Wuhan è emerso dal blocco di COVID-19, il professore dell’Università di York Cary Woo ha condotto un sondaggio su 19.816 persone in 31 province e regioni amministrative. Pubblicato sul Washington Post, lo studio ha scoperto che il 49 per cento degli intervistati è diventato più fiducioso del governo in seguito alla sua risposta alla pandemia, e la fiducia complessiva è aumentata al 98 per cento a livello nazionale e al 91 per cento a livello comunale. [33] Eliminare la povertà e contenere la pandemia possono essere visti come due grandi vittorie della Cina e del suo popolo nel 2020.

Un fronte unito per la riduzione della povertà

Ge Wen viene dalla città orientale di Suzhou, dove è vice direttore delle vendite per una società di cultura e turismo. Il governo ha promosso la collaborazione tra la parte orientale industrializzata del paese e le regioni occidentali meno sviluppate per sostenere uno sviluppo uniforme in tutto il paese. Come parte di questo sforzo, l’azienda per cui Ge lavora è stata accoppiata con un villaggio remoto nella provincia di Guizhou per sviluppare un resort eco-turistico e stimolare l’industria turistica della regione. L’azienda ha investito 130 milioni di yuan per costruire infrastrutture e ristrutturare le case, che sono state affittate per un periodo di venti anni dagli abitanti del villaggio. Delle 107 famiglie del villaggio, solo venti famiglie – tutte con il cognome Zhang e della minoranza etnica Dong – vivevano ancora lì quando il progetto è iniziato. Alla fine del contratto d’affitto, le case e i servizi circostanti saranno restituiti agli abitanti del villaggio, alcuni dei quali sono stati assunti come lavoratori nel resort. Ge è uno degli otto dipendenti incaricati dalla società di trasferirsi da Suzhou per portare a termine questo progetto. Il compito non è privo di sfide. Oltre alle rare visite a casa durante il suo mandato triennale, ha dovuto affrontare anche le differenze culturali, linguistiche e climatiche. Non sono abituata all’umidità qui”, ci ha detto. Sulle montagne del Guizhou, può piovere per mesi. La posizione è anche remota; quando Ge e la squadra stavano costruendo il resort, la strada asfaltata per arrivare al sito doveva essere scavata manualmente perché le gru non potevano essere portate. Questo è fedele al detto locale, ‘Guizhou, dove il cielo non è chiaro per tre giorni e la terra piatta non si estende per tre li [1,5 chilometri]’.

Oltre a coltivare il sostegno del Partito e dell’opinione pubblica, la campagna di riduzione della povertà ha mobilitato ampi settori della società a partecipare in un fronte unito. Dovremmo mobilitare le energie di tutto il nostro Partito, di tutto il nostro paese e di tutta la nostra società e continuare ad attuare misure mirate di riduzione e alleviamento della povertà”, ha detto il presidente Xi nel suo discorso al diciannovesimo Congresso nazionale. Presteremo particolare attenzione ad aiutare le persone ad aumentare la fiducia nella propria capacità di uscire dalla povertà”.

L’obiettivo di raggiungere la prosperità comune con l’aspettativa che coloro che si arricchiscono – in particolare nelle zone costiere orientali industrializzate – sollevino il resto del paese è un elemento centrale di questo approccio, e uno che sta al cuore della citazione di Deng, spesso male interpretata, “lascia che alcuni si arricchiscano per primi”. La campagna di riduzione della povertà ha seguito questo principio e ha usato una strategia di mobilitazione di massa che ricorda l’era Mao per stabilire la cooperazione Est-Ovest. Dal 2015 al 2020, nove unità amministrative a livello provinciale orientale che rappresentano 343 contee hanno investito 100,5 miliardi di yuan in assistenza governativa e sociale per le regioni occidentali, hanno mobilitato più di 22.000 imprese locali per investire altri 1,1 trilioni di yuan e hanno scambiato 131.000 funzionari e personale tecnico. [34]

Nel 2013, la città di Tongren nella provincia sudoccidentale del Guizhou, dove He Ying si è trasferita e dove si trova il villaggio di Liu Yuanxue, è stata abbinata a Suzhou, il centro economico della provincia costiera orientale del Jiangsu. La collaborazione comprendeva scambi economici, infrastrutturali, educativi e tecnici. Da aprile 2017 al 2020, Suzhou ha fornito 1,71 miliardi di yuan in aiuti finanziari e 240 milioni di yuan in assistenza sociale per realizzare 1.240 progetti. Inoltre, 285 imprese orientali hanno sviluppato progetti a Tongren, investendo 26,41 miliardi di yuan e generando occupazione per 44.400 persone nel programma di riduzione della povertà. Nel processo, 19 parchi industriali e agricoli sono stati creati e progetti mirati hanno incrementato il turismo locale del 30%. Per approfondire lo scambio politico ed educativo, 5.345 quadri del Partito, funzionari governativi e personale tecnico sono stati trasferiti da Suzhou a Tongren, compreso il vicesindaco di Tongren, Zha Yingdong, che si è trasferito da Jiangsu a Guizhou per guidare il lavoro di riduzione della povertà. [35]

Oltre alla cooperazione est-ovest, anche le imprese pubbliche e private, le istituzioni educative, le forze armate e la società civile hanno dato contributi significativi. I dipartimenti centrali hanno investito 42,76 miliardi di yuan, che hanno contribuito a portare 106,64 miliardi di yuan di capitale e a formare 3,69 milioni di tecnici e funzionari di base. [36] Nel frattempo, 94 imprese statali hanno investito più di 13,5 miliardi di yuan in 246 contee, attuando quasi 10.000 progetti di assistenza. Delle 2.301 organizzazioni sociali nazionali del paese, 686 hanno stabilito progetti formali di alleviamento della povertà, raccogliendo fondi di beneficenza e offrendo servizi volontari.[37] Attraverso la campagna Diecimila Imprese che Aiutano Diecimila Villaggi, 127.000 aziende private hanno partecipato al sostegno di 139.100 villaggi poveri di cui hanno beneficiato 18 milioni di persone.[38] I militari hanno aiutato 924.000 persone in 4.100 villaggi poveri e contribuito alla costruzione di scuole, ospedali e progetti industriali speciali. Il Ministero dell’Educazione ha coinvolto 44 college e università a far parte della campagna, realizzando progetti di ricerca e inviando squadre di esperti e formatori in agricoltura, salute, pianificazione urbana e rurale e istruzione, tra gli altri campi.

Una di queste collaborazioni è stato l’esperimento Hebian, [39] che ha portato esperti e studenti universitari nel villaggio di Hebian nella provincia dello Yunnan, una comunità composta prevalentemente da persone di etnia Yao. Guidato da Li Xiaoyun, professore della China Agricultural University, il team ha aiutato a ricercare, raccogliere fondi e sviluppare progetti turistici, educativi e agricoli per aumentare e diversificare il reddito della comunità. Nella nostra intervista con Li, ha commentato la mobilitazione di massa che ha avuto luogo:

È molto difficile per le persone al di fuori della Cina capire la campagna di riduzione della povertà degli ultimi otto anni, e in particolare come è stata organizzata – specialmente la notevole mobilitazione. La domanda più difficile che il mio amico mi ha fatto è stata: “Come ha fatto il governo a convincere tutti a contribuire alle risorse e ad andare nelle zone povere? Questo è ciò che cerchiamo sempre di articolare attraverso la nostra dichiarazione molto semplice. Questa è l’istituzione politica speciale della Cina. La società cinese è diversa dalle società occidentali, perché si basa sul collettivo e non sull’individuo. Questo si riflette nel modo in cui la società è organizzata. Il governo lavora con le organizzazioni sociali, dove le reti politiche e sociali si fondono in un tutto – in una forza leader, organizzata verticalmente e orizzontalmente, che permette a tutti di unirsi a questa campagna sociale.

In breve, il programma di riduzione della povertà ha toccato praticamente ogni angolo della società. La vittoria contro la povertà estrema, quindi, non può essere vista come un singolo programma sotto un singolo mandato del Partito e del governo. Piuttosto, dovrebbe essere vista come una mobilitazione di massa attraverso molteplici settori della società cinese, utilizzando metodologie diverse e decentralizzate, con un’ampiezza e una scala che non ha precedenti nella storia umana.

Metodologia: come ha fatto la Cina ad alleviare la povertà?

Industria

La signora Liu è tra coloro che guadagnano di più sulla piattaforma di video brevi Yishizhifu, che aiuta i contadini poveri a generare un reddito extra. È una contadina e madre che ha guadagnato oltre 200.000 crediti (equivalenti a circa 20.000 yuan) per i video che fa e pubblica online, che possono essere scambiati con beni attraverso la piattaforma. I video non solo hanno integrato il suo reddito fornendo beni ed elettrodomestici che fanno risparmiare tempo, come un cuociriso e un forno a microonde, ma le hanno anche fornito uno sbocco per mostrare la sua cultura. Una delle prime donne batteriste della sua comunità e membro della minoranza etnica Dong, la signora Liu usa la piattaforma per pubblicare video di musica Dong, artigianato, moda e percussioni. In un video, recita in un dramma televisivo prodotto localmente. “L’abbiamo filmato noi stessi”, ci ha detto. “Se vi dicessi come abbiamo fatto, sareste molto toccati dal processo”. Indicando lo schermo, ha detto: ‘Questa sono io, questo è mio fratello minore, mia cognata e il mio vicino’. Insieme hanno scritto una sceneggiatura sulla storia di un giovane ragazzo povero che non riusciva a trovare una moglie e doveva ricorrere a metodi creativi per attirare un pretendente.

L’introduzione dell’e-commerce nelle zone rurali è stata una parte fondamentale del programma di riduzione della povertà. Tra il 2016 e il 2020, le imprese online nelle contee povere sono cresciute da 1,32 milioni a 3,11 milioni, il che ha contribuito ad aumentare il reddito delle famiglie rurali, collegando al contempo le campagne ai mercati online. [40] Una di queste piattaforme è Yishizhifu, lanciata a Tongren nel giugno 2020, che addestra i contadini a produrre brevi video allestendo oltre venti studi di ripresa nelle comunità povere della città e nei villaggi circostanti. Gli utenti possono caricare i loro video sull’applicazione mobile e ricevere punti per le visualizzazioni che possono poi essere scambiati con prodotti disponibili sulla piattaforma. Per ogni minuto di video visto, vengono assegnati e distribuiti dieci crediti: sei al produttore del video, uno allo spettatore, due allo studio e uno alla piattaforma Yishizhifu. Beni come abbigliamento, elettrodomestici, prodotti agricoli, attrezzature agricole e persino automobili sono assicurati attraverso partnership con imprese statali e private. Queste imprese donano beni alla piattaforma sia per ricevere crediti d’imposta, sia per scaricare le scorte in eccesso, sia per usare la piattaforma come fonte di pubblicità gratuita. In questo esempio e in innumerevoli altri, lo sviluppo industriale – facilitato dal commercio elettronico e dall’accesso a Internet – è un mezzo per collegare la campagna con la città, generare occupazione e reddito supplementare, e costruire la fiducia culturale tra contadini e persone indigenti.

La strategia mirata di riduzione della povertà ha sviluppato cinque metodi principali per sollevare i poveri – o, piuttosto, aiutarli a sollevarsi – dalla povertà: industria, trasferimento, compensazione ecologica, istruzione e assistenza sociale. Il primo dei cinque metodi fondamentali è lo sviluppo della produzione locale. Con questo obiettivo in mente, i settori pubblico e privato sono stati coinvolti per fornire ai poveri l’accesso ai finanziamenti (prestiti, sussidi e micro-credito), alla formazione tecnica, alle attrezzature e ai mercati. Attraverso il programma TPA [Targeted Poverty Alleviation, ndt], le politiche industriali di riduzione della povertà hanno avuto un impatto sul 98% delle famiglie povere e hanno stabilito 300.000 basi industriali per la produzione agricola e l’allevamento e la lavorazione degli animali in ciascuna delle 832 contee povere. Più di 22 milioni di poveri sono impiegati in queste basi, più altri 13 milioni in imprese rurali. I laboratori per la riduzione della povertà (centri di produzione su piccola scala organizzati su terreni inattivi o nelle case delle persone) hanno contribuito a quasi triplicare il reddito pro capite delle famiglie povere dal 2015 al 2019, raggiungendo i 9.808 yuan all’anno. [41] Questo a sua volta ha aiutato a sviluppare nuovi modelli di riduzione della povertà legati al turismo e alla green economy.

Trasferimento

Atule’er è un villaggio sulle montagne della provincia del Sichuan, la cui origine risale alla dinastia Yuan (1271-1368), quando si riteneva strategico coltivare in montagna in tempo di guerra. Ad un’altitudine di 1.400 metri, il villaggio era fino a poco tempo fa accessibile solo attraverso 800 metri di “scale del cielo” in rattan [fibra naturale, ndt] mal costruite che penzolavano dal bordo della scogliera. Il tragitto verso le scuole, i mercati locali, i servizi sanitari e i trasporti pubblici era lungo e pericoloso. Uno dei residenti, Mou’se, ha detto: “Mi ci voleva mezza giornata per scendere dalla scogliera e comprare un pacchetto di sale”. Quattro anni fa, il governo ha speso un milione di yuan per sostituire la scala con una struttura in acciaio più sicura. Mou’se e altre ottantatré famiglie di Atule’er si sono trasferite nel maggio 2020 durante la campagna per la povertà. [42]

Per le famiglie che vivono in zone estremamente remote o esposte a frequenti disastri naturali, è quasi impossibile rompere il ciclo della povertà senza trasferirsi in ambienti più abitabili. Un totale di 9,6 milioni di persone – circa il 10% delle persone sollevate dalla povertà – si sono trasferite dalle comunità rurali a quelle urbane di nuova costruzione. Sono stati costruiti nuovi alloggi, 6.100 asili, scuole elementari e medie, 12.000 ospedali e centri sanitari comunitari, 3.400 strutture per anziani e 40.000 centri culturali e luoghi di ritrovo sono stati costruiti o ampliati.

La sfida principale quando si passa dalla campagna alle città è trovare lavoro per le famiglie trasferite. Per affrontare la sfida di trovare lavoro per le famiglie trasferite, il governo ha sviluppato programmi di formazione e nuove industrie. Come risultato, il 73,7% di tutte le persone trasferite che sono in grado di lavorare hanno trovato lavoro e il 94,1% delle famiglie trasferite con membri che possono lavorare hanno trovato lavoro.

Compensazione ecologica

Un piccolo pulsante verde nell’applicazione mobile di Alipay ‘Ant Forest’ porta gli utenti a una schermata con una piantina animata al centro. Se decidono di camminare o di utilizzare un sistema di biciclette condivise invece del trasporto privato, gli utenti sono ricompensati con “crediti verdi” che possono essere “spesi” su un’applicazione mobile interattiva per piantare alberi. Lanciata nel 2016 dalla società allora conosciuta come Ant Financial Service Group, che è legata al gigante internet Alibaba, la piattaforma di pagamento online incoraggia i suoi 550 milioni di utenti a ridurre la loro impronta ecologica.

Nonostante il design da videogioco, gli alberi non sono virtuali. A partire da marzo 2020, 122 milioni di alberi sono stati piantati attraverso Ant Forest, coprendo 112.000 ettari fortemente concentrati nelle regioni aride della Mongolia interna, Gansu, Qinghai e Shanxi. Di conseguenza, sono stati creati 400.000 posti di lavoro che collegano la conservazione ambientale alla riduzione della povertà nelle aree protette dal benessere pubblico e nelle foreste economiche ecologiche. Nel 2019, Ant Forest ha vinto il massimo riconoscimento del programma ambientale delle Nazioni Unite, Champions of the Earth.[43]

La conservazione e il restauro ecologico, in particolare nelle aree povere designate, sono stati tra i metodi chiave per affrontare la povertà, principalmente attraverso la creazione di posti di lavoro nel settore ecologico. Dal 2013, 4,97 milioni di ettari di terreni agricoli nelle regioni povere sono stati restaurati come foreste o praterie. Nel processo, 1,1 milioni di persone povere sono state impiegate come guardie forestali, mentre 23.000 cooperative per la riduzione della povertà e squadre per l’imboschimento (la creazione di nuove foreste) sono state formate. [44] Questo fa parte dei continui sforzi della Cina per l’inverdimento negli ultimi due decenni. Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), la Cina è stata classificata come leader mondiale nella riforestazione e ha rappresentato il 25% della crescita totale della superficie fogliare tra il 1990 e il 2020. [45] Gli sforzi di rinverdimento sono stati intrapresi non solo attraverso gli sforzi del governo, ma anche attraverso iniziative del settore privato come Alipay.

Istruzione

Quando il Tibet fu formalmente incorporato nella Repubblica Popolare Cinese nel 1951, l’istruzione era controllata dai monasteri, con l’eccezione di alcune scuole private. Le scuole erano riservate ai monaci e ai funzionari, con il risultato che solo il 2% dei bambini in età scolare era iscritto. Dal 1951 al 2021, oltre 100 miliardi di yuan sono stati spesi per sviluppare un sistema educativo moderno che ha raggiunto il 99,5% di iscrizioni alla scuola primaria, il 99,51% di iscrizioni alla scuola media e il 39,18% di iscrizioni all’istruzione terziaria a partire dal 2021. Nel 2012, il Tibet è stato il primo tra le regioni del paese ad offrire un programma di istruzione gratuito per quindici anni, dalla scuola materna alla scuola superiore, che include tasse scolastiche, alloggi, libri di testo, pasti, trasporto e altri costi. [46] La politica è stata estesa per includere gli studenti universitari provenienti da famiglie rurali registrate come povere. Dal 2016 al 2020, 46.700 studenti universitari impoveriti hanno beneficiato di questa politica. [47]

L’istruzione è stata centrale nel rompere il ciclo della povertà intergenerazionale. Per adempiere al programma TPA di istruzione garantita, sono stati fatti grandi sforzi per assicurare che i 200.000 abbandoni scolastici provenienti da famiglie povere (a partire dal 2013) avessero un sostegno adeguato per tornare a scuola. Entro il 2020, il 99,8% delle scuole elementari e secondarie della Cina ha soddisfatto i requisiti educativi di base, con il 95,3% delle scuole collegate a Internet e dotate di aule multimediali. Grandi programmi di finanziamento governativi hanno offerto assistenza educativa a 640 milioni di persone e migliorato l’alimentazione nelle scuole, raggiungendo 40 milioni di studenti ogni anno. [48]

Anche lo sviluppo di educatori di qualità è stato una priorità del progetto: 950.000 insegnanti sono stati reclutati attraverso il Programma di posti speciali per insegnare nelle aree impoverite dopo la laurea. Il Programma Nazionale di Formazione ha aggiunto altri 17 milioni di insegnanti rurali nelle regioni meno sviluppate del centro e dell’ovest, 190.000 dei quali sono stati inviati specificamente in aree remote povere e abitate da minoranze etniche. In linea con la tradizione socialista, questi sforzi assicurano che i giovani ricevano una conoscenza di prima mano della vita nelle campagne, coltivando allo stesso tempo la prossima generazione di educatori.

Questi guadagni nell’istruzione si sono riflessi non solo nei villaggi, ma in tutto il paese. Nel settimo censimento nazionale del 2020, gli anni medi di istruzione sono aumentati da 9,08 a 9,91 anni, mentre il numero di persone con istruzione terziaria è quasi raddoppiato da 8.930 a 15.467 su 100.000 dal 2010 al 2020. [49] Anche il profilo di coloro che sono in grado di accedere all’istruzione terziaria è cambiato. Secondo il Chinese College Student Survey della Tsinghua University, dal 2011 al 2018, oltre il 70% di tutti gli studenti del primo anno nelle università cinesi sono stati i primi nelle loro famiglie a frequentare l’università, e quasi il 70% di questi studenti provengono da zone rurali. [50] Nel Global Gender Gap Report 2020 del World Economic Forum, la Cina si è classificata al primo posto nell’iscrizione delle donne all’istruzione terziaria, così come nella percentuale di donne lavoratrici professionali e tecniche. [51] Le riforme dell’istruzione dell’ultimo decennio hanno affrontato i fattori multidimensionali della povertà, il divario urbano-rurale e il genere.

Assistenza sociale

L’ultima delle cinque metodologie chiave impiegate per alleviare la povertà si è concentrata sulla fornitura di assistenza sociale. La prima rete di sicurezza sociale cinese risale al Sistema di garanzia di vita minima urbana di Shanghai (dibao) nel 1993, che è stato esteso a tutte le aree urbane nel 1999 e alla Cina rurale nel 2007. [52] Secondo questo programma, ogni famiglia il cui reddito pro capite era inferiore alla soglia di povertà locale aveva il diritto di richiedere assistenza sociale. Questo è considerato il più grande programma di prestazioni sociali con erogazione monetaria al mondo. [53] Dibao è stato integrato con altri programmi per l’istruzione, la sanità, l’alloggio, le disabilità e l’assistenza temporanea, mentre un sistema pensionistico è stato istituito per le persone nelle zone rurali nel 2009 e nelle aree urbane nel 2011.

L’assegno di sussistenza rurale è cresciuto da 2.068 yuan a 5.962 yuan all’anno dal 2012 al 2020; [54] 9,36 milioni di persone sono state coperte o da questi fondi o da fondi di assistenza alla povertà estrema, e 60,98 milioni di persone ricevono una pensione di base. Questi programmi coprono praticamente tutti i residenti rurali e i disoccupati urbani. [55]

Tuttavia, il sistema sociale cinese è sottoposto a grandi tensioni. Di fronte al declino del tasso di natalità di 1,3 bambini per donna secondo l’ultimo censimento e all’invecchiamento della società, la Cina ha registrato l’anno scorso il suo primo deficit nei conti della previdenza sociale. Il numero di anziani (persone sopra i 60 anni) dovrebbe raggiungere i 300 milioni entro il 2025, e la popolazione cinese dovrebbe iniziare a ridursi entro il 2050. La Cina è attualmente in fase di riforma del sistema pensionistico dei lavoratori urbani per affrontare il deficit pensionistico, che potrebbe raggiungere gli 8 trilioni di yuan entro il prossimo decennio. [56]

Riconoscendo che le malattie e la cattiva salute sono fattori chiave che causano la povertà rurale, il miglioramento dell’assistenza sanitaria nelle campagne è stata la chiave del programma TPA. Per migliorare l’assistenza sanitaria nelle aree povere, 1.007 ospedali principali sono stati abbinati a 1.172 ospedali di contea, che hanno inviato 118.000 operatori sanitari per stabilire 53.000 progetti in tutto il paese. Questi medici hanno curato 55 milioni di pazienti esterni ed eseguito 1,9 milioni di interventi chirurgici. Nel frattempo, 60.000 studenti di medicina hanno ricevuto una formazione gratuita in cambio di un lavoro nelle istituzioni mediche rurali dopo la laurea. [57]

Valutazione: Come si misura la riduzione della povertà?

Le famiglie con parenti stretti che sono quadri del villaggio possono essere classificate come povere?” chiedono gli studenti in una sessione di domande ai funzionari locali della Pingbian Yi Ethnic Township. Studenti e professori della Southwest University di Chongqing hanno viaggiato per 300 chilometri fino alle zone rurali del Sichuan. Sono stati addestrati e incaricati dal governo di valutare i successi e le carenze degli sforzi locali per alleviare la povertà. Solo la sera prima avvisano i funzionari locali dei villaggi che vogliono ispezionare. In questi controlli a campione, gli studenti visitano le case e registrano le risposte al questionario attraverso un’applicazione centralizzata, esaminano gli estratti conto bancari e i certificati di valutazione delle abitazioni, sondano le condizioni abitative e verificano se gli indicatori sono stati rispettati.[58]

Portare avanti un programma di questa portata richiede un sofisticato sistema di controllo e di equilibrio [checks and balances, ndt] ad ogni livello e in ogni regione. Dal 2016, una valutazione viene effettuata annualmente a livello nazionale, guidata dall’Ufficio per la lotta alla povertà del Consiglio di Stato, dal Dipartimento centrale per l’organizzazione e dalle unità membri del Gruppo dirigente del Consiglio di Stato per la lotta alla povertà e lo sviluppo.[59] Il loro compito è quello di valutare l’efficacia della riduzione della povertà in una determinata area, e questa valutazione comprende la conferma della precisione delle informazioni sulle famiglie, l’adeguatezza delle misure adottate e l’uso appropriato dei fondi, tra gli altri fattori. La valutazione viene effettuata in tre modi principali: valutazione incrociata interprovinciale, valutazione da parte di enti terzi e monitoraggio sociale.

Valutazione incrociata interprovinciale: Ci sono ventidue province della Cina centrale e occidentale che hanno firmato l’accordo per esaminare reciprocamente il lavoro, i progressi e la credibilità dei risultati riportati.[60] Ogni provincia invia decine di quadri del Partito per eseguire valutazioni in loco e vedere se le famiglie sono state correttamente aggiunte o rimosse dalla lista di registrazione della povertà, se è stata fornita un’assistenza adeguata, quali problemi sono stati incontrati e quali lezioni sono state apprese.

Valutazione da parte di enti terzi: Il Leading Group Office of Poverty Alleviation and Development ha affidato a istituti di ricerca scientifica e organizzazioni sociali pertinenti il compito di verificare che una contea sia effettivamente libera dalla povertà, una volta dichiarata tale dalle autorità locali. Questi team hanno condotto indagini e verifiche sul campo per valutare l’affidabilità dei dati. Le agenzie di valutazione terze sono state determinate attraverso una procedura di gara pubblica. [61] Nel corso del programma, un totale di 22 agenzie di terze parti ha intervistato sul campo 531 contee, oltre 3.200 villaggi e 116.000 famiglie. [62]

Monitoraggio sociale: Al di là delle valutazioni ufficiali e dei processi di valutazione da parte di enti terzi, il lavoro di riduzione della povertà è stato valutato anche attraverso controlli casuali effettuati dai quadri. Per esempio, sono state fatte visite alle famiglie povere per vedere se le situazioni delle famiglie erano accuratamente riportate, ad esempio verificando le fonti di reddito. [63]

Risultati della valutazione: I processi di valutazione sistematica hanno rivelato problemi nel programma di riduzione della povertà, tra cui il mancato raggiungimento degli obiettivi annuali di riduzione della povertà, la cattiva gestione dei fondi, la falsificazione dei dati, l’imprecisione nell’aggiungere e rimuovere le famiglie povere dalla lista di registrazione e altre violazioni disciplinari.[64] Tra questi problemi vi è la corruzione, che il Partito sotto la guida del presidente Xi ha apertamente affrontato e criticato. Nel 2018, la Commissione centrale per l’ispezione disciplinare (CCDI), il massimo organo disciplinare cinese, ha istituito una campagna per combattere la corruzione nel programma di riduzione della povertà. Da quando è entrato in carica nel 2013, Xi ha fatto dell’anticorruzione una priorità assoluta, prendendo di mira non solo le “pulci” [funzionari del partito di basso livello, ma anche le “tigri” [ufficiali di alto grado, ndt]. Dal 2012 alla prima metà del 2020, oltre 3,2 milioni di funzionari sono stati puniti per reati legati alla corruzione.[65] Da gennaio a novembre 2020, il governo ha scoperto che un terzo dei 161.500 casi di corruzione trattati – tra cui 18 funzionari di alto livello – erano legati alla riduzione della povertà.[66] Nel processo di costruzione del socialismo, combattere la corruzione è parte del lavoro continuo della lotta di classe che individua le responsabilità di coloro che stanno illegalmente approfittando delle casse pubbliche. Non sorprende che la campagna anti corruzione abbia goduto di un ampio sostegno popolare, costruendo la fiducia nel mandato di servire il popolo tanto del Partito che del governo.

Parte V: Studi di caso

Villaggio Danyang

Con un’estensione di 18,9 chilometri quadrati e una popolazione di 2.850 persone (825 famiglie), Danyang è uno dei più grandi villaggi del distretto di Wanshan della città di Tongren, nella provincia di Guizhou, nel sud-ovest della Cina. La povertà a Danyang derivava da una varietà di fattori, tra cui la scarsità d’acqua, i bassi raccolti, le malattie, le disabilità e la mancanza di istruzione per i bambini. Poiché molti giovani adulti hanno lasciato il villaggio per le città al fine di trovare lavoro, i bambini e gli anziani sono stati spesso lasciati indietro.

Nell’agosto 2018, il quarantasettenne funzionario del governo distrettuale Liu Yuanxue è stato inviato nel villaggio di Danyang come primo segretario (una posizione di leadership locale nel Partito) per concentrarsi sulla riduzione della povertà e sul lavoro di costruzione del Partito. Dal 2013, più di tre milioni di primi segretari di partito e 255.000 squadre sono state inviate in tutto il paese per lavorare come parte del programma TPA per almeno due anni.

Quando Liu è arrivato, c’erano ancora 137 famiglie povere (443 persone) delle 825 famiglie del villaggio. L’organizzazione del Partito del villaggio (con cinquantotto membri, tra cui un membro povero, cinque donne e diciassette membri con più di sessant’anni) era elencata tra le decine di migliaia di organizzazioni del Partito che dovevano essere rafforzate.

Secondo Liu, un totale di cinquantadue quadri del Partito sono stati inviati dai governi di borgata e di distretto per assistere le famiglie povere di Danyang. Ci si aspetta che visitino ogni famiglia quattro volte a settimana e affrontino problemi che vanno dall’alloggio all’occupazione all’assistenza sanitaria. “L’organizzazione del Partito dovrebbe prendere l’iniziativa in modo che i loro problemi sociali e occupazionali possano essere affrontati”, ha detto Liu.

A Danyang, gli abitanti del villaggio lavoravano nei loro appezzamenti di terra, ma nel 2017, il villaggio ha fondato la cooperativa per sviluppare industrie che vanno dalla produzione di verdura e frutta all’allevamento di maiali e persino all’e-commerce. ‘L’industria rurale crescerà più velocemente e meglio solo dopo che i contadini saranno mobilitati e le piccole terre rurali sparse saranno combinate in un’agricoltura su larga scala’, ci ha detto Liu. ‘Dovremmo anche garantire che tutti gli abitanti del villaggio possano beneficiare dello sviluppo ‘.

Per esempio, nel 2017, 48 contadini di Danyang hanno firmato un contratto di 10 anni con la cooperativa per affittare i loro 100 mu (equivalenti a 6,7 ettari) di terra per costruire serre di verdure. I contadini hanno chiesto un canone annuo di 800 yuan per mu e la cooperativa ha assunto 10 contadini per gestire le serre. Entro il 2020, un totale di 242.000 yuan di dividendi è stato pagato agli abitanti del villaggio. Nel 2019, con un investimento di 4,8 milioni da sovvenzioni governative e prestiti aziendali, la cooperativa rurale ha anche stabilito un allevamento di maiali di 13 mu collaborando con la Wens Foodstuffs Group Co., Ltd. L’azienda fornisce la tecnologia e il bestiame suino, mentre la cooperativa fornisce la terra e i dipendenti. Circa 6.000 maiali saranno allevati ogni anno. Tra il 2014 e il 2018, 132 famiglie per un totale di 431 persone sono state sollevate dalla povertà. Le ultime cinque famiglie povere, per un totale di 11 persone, sono state liberate dalla povertà nel 2019.

Area di reinsediamento di Wangjia

Con 663 mu (44,2 ettari) di terreno, la comunità Wangjia è la più grande area di reinsediamento a Tongren. Dal 2016, un totale di 4.322 famiglie (18.379 persone) sono state trasferite dai villaggi rurali delle contee di Sinan, Shiqian e Yinjiang. Il sessantacinque per cento della comunità appartiene a diciotto gruppi etnici non Han (la maggioranza dei cinesi è di etnia Han). La comunità è servita da una squadra di undici quadri che sono responsabili di tutte le aree della vita, del lavoro e della costruzione del Partito, la maggior parte dei quali sono eletti dai residenti ogni cinque anni.

Dopo il trasferimento, ogni residente riceve 1.500 yuan di sussidi per vivere e altri 3.000 yuan di compensazione se la sua casa precedente è stata demolita. Di questi soldi, ogni persona paga 2.000 yuan per ricevere un appartamento di venti metri quadrati, pari a 100 yuan al metro quadrato (più basso del prezzo delle abitazioni commerciali, di 4.000 yuan al metro quadrato a Tongren). Le bollette di acqua, elettricità e gas sono esentate per sei mesi.

Il governo ha anche costruito tre asili, una scuola elementare e una scuola media con strutture e insegnanti di qualità, capaci in totale di educare circa 2.800 studenti. Gli abitanti dei villaggi, che prima passavano quaranta minuti in autobus per raggiungere un ospedale o almeno una o due ore a piedi per andare a scuola, ora sono a cinque minuti a piedi dai centri sanitari e dalle scuole della comunità.

Ma non tutti possono adattarsi facilmente alla vita in città dopo il trasferimento, specialmente gli anziani che hanno trascorso quasi tutta la loro vita nei villaggi. La sezione locale del Partito della comunità ha lanciato il progetto “sei prime volte” per facilitare l’adattamento alla vita in città, insegnando ai residenti appena trasferiti abilità che vanno da come usare le strisce pedonali e gli ascensori a come fare la spesa al supermercato. Gli studenti locali sono organizzati come ‘nipoti volontari’ per prendersi cura degli anziani, che a loro volta sono incentivati con crediti che possono essere scambiati con il riso per partecipare a queste attività. Servire il popolo è un valore e una pratica coltivata sia tra i giovani che tra gli anziani.

Per creare nuovi posti di lavoro, il governo locale ha ristrutturato un edificio per uffici di tre piani in quella che viene chiamata una mini-fabbrica per alleviare la povertà e sviluppare l’industria. La mini-fabbrica ha creato 600 posti di lavoro in sei aziende della comunità, tra cui un laboratorio di ricamo, fabbriche di abbigliamento e un progetto di intelligenza artificiale sotto il gigante tecnologico cinese Alibaba. La comunità incoraggia anche le donne rurali a trovare un lavoro o ad avviare un’attività in proprio, generando un reddito per le loro famiglie e rafforzando la loro fiducia e il loro senso di indipendenza. Per esempio, la Federazione femminile locale aiuta a formare le donne e a vendere i loro prodotti artigianali fatti in casa.

Un proprietario di una fabbrica, Gong Changquan, è cresciuto in una contea vicina e ha lasciato casa nel 1997 per lavorare nel sud-est del Guangdong e nelle province del Fujian. Nel 2017, su incoraggiamento del governo locale, è tornato a casa per contribuire alla riduzione della povertà. Nel giugno 2019, il quarantatreenne Gong, con un investimento di 1,8 milioni di yuan di denaro proprio e 200.000 yuan di fondi governativi, ha creato una fabbrica di 1.500 metri quadrati, che durante l’alta stagione può produrre ogni giorno circa 5.000 pezzi di abbigliamento per soddisfare gli ordini nazionali e internazionali. Le sue spese di affitto sono state anche esentate dal governo per tre anni.

Gong ha assunto sessantasette lavoratori della comunità e paga ogni lavoratore da 2.000 a 3.000 yuan al mese dopo due mesi di formazione.

Dal maggio 2021, oltre il 98% delle 7.000 persone in età lavorativa della comunità Wangjia ha un lavoro. Il restante 2% comprende coloro che si prendono cura dei bambini e delle persone con disabilità. C’è stata solo una famiglia – una coppia di persone con disabilità – che ha deciso di tornare al proprio villaggio dalla zona di trasferimento.

Parte V: Sfide e orizzonti

Le sfide e la strada da percorrere

Il superamento della povertà estrema in Cina è un risultato di una dimensione e di una scala mai viste nella storia. Piuttosto che essere il punto di arrivo, è una fase della costruzione del socialismo che deve essere approfondita ed estesa. Per assicurare la prosperità nelle campagne, il governo cinese ha presentato un programma di rivitalizzazione rurale per consolidare ed espandere le conquiste nella riduzione della povertà. Modernizzare la produzione agricola, proteggere la sicurezza alimentare nazionale, sviluppare terreni coltivabili di alto livello e colmare il divario urbano-rurale sono gli obiettivi chiave della rivitalizzazione rurale. [67]

La Cina è sulla buona strada per diventare un paese ad alto reddito entro il 2025, alla fine del quattordicesimo periodo del piano quinquennale (un paese ad alto reddito è definito dalla Banca Mondiale come uno che ha un reddito nazionale lordo pro capite di oltre 12.696 dollari USA valutati in dollari 2020). [68] Il PIL pro capite della Cina ha superato per la prima volta la soglia dei 10.000 dollari nel 2019, che ha mantenuto nel 2020 nonostante la pandemia. [69] Contestualizzato, questo è un aumento di dieci volte negli ultimi venti anni, quando il PIL pro capite del paese era inferiore a 1.000 dollari. Mentre emerge nello status di alto reddito e costruisce una società moderatamente prospera (xiaokang), la Cina deve affrontare una nuova era di sfide. Non solo il paese deve assicurarsi che le persone uscite dalla povertà rimangano fuori dalla povertà, ma cerca anche di andare oltre l’attenzione alla mera sopravvivenza (in altre parole, andare oltre il superamento della povertà estrema) e di creare uno standard di vita migliore per tutti.

L’attenzione del paese si è ora spostata dalla povertà estrema alla povertà relativa, assicurando che più persone possano partecipare e beneficiare della vita sociale ed economica. Affrontare la povertà relativa è stato un obiettivo chiave della quarta sessione plenaria del diciannovesimo comitato centrale del Partito comunista cinese nel 2019, per il quale il miglioramento dell’assistenza sociale e dei servizi pubblici come l’accesso all’assistenza all’infanzia e agli anziani, all’istruzione, all’occupazione, ai servizi medici e agli alloggi sono fondamentali per questo obiettivo a lungo termine e per il processo in corso di eliminazione della povertà. [70]

Quali sono le implicazioni per il resto del mondo mentre la Cina entra nella prossima fase storica di eliminazione della povertà? La sconfitta storica della povertà estrema e della pandemia COVID-19 non fornisce un modello che possa essere direttamente impiantato su altri paesi, ognuno dei quali ha una storia specifica e un percorso distinto da modellare. Piuttosto, l’esperienza della Cina offre lezioni e ispirazione per il mondo, in particolare per i paesi del Sud globale. Il compito di sollevare i poveri del mondo è un pilastro chiave della proposta cinese di costruire un “futuro condiviso per l’umanità”[71]. Questa visione, sostenuta dal presidente Xi, immagina un futuro basato sul multilateralismo e sulla prosperità condivisa di fronte all’egemonia occidentale.

Nelle sue relazioni internazionali, la Cina ha dimostrato la sua priorità di costruire ponti piuttosto che interventi militari, l’internazionalismo medico piuttosto che la privatizzazione, e gli investimenti infrastrutturali e gli aiuti finanziari non vincolati a clausole particolari. La Cina offre una visione per il Sud globale che cinquecento anni di imperialismo e capitalismo occidentale non sono riusciti a fornire. Secondo la Banca Mondiale, la storica Belt and Road Initiative aiuterà direttamente a sollevare 7,6 milioni di persone nei paesi partecipanti dalla povertà estrema e altri 32 milioni dalla povertà moderata. La Cina sta promuovendo centinaia di altri progetti basati sulla cooperazione multilaterale in commercio, infrastrutture, industria verde, istruzione, agricoltura, assistenza sanitaria, e scambi interpersonali che incoraggiano lo sviluppo dei paesi e delle persone nel Sud del mondo.

‘La riduzione della povertà è la migliore storia che la Cina può raccontare, perché è così ricca e così trasversale in termini di importanza nel mondo ‘, ha detto Robert Lawrence Kuhn, un esperto della Cina e il creatore del documentario ‘Voices from the Frontline: China’s War on Poverty’ (2020), in una conversazione con Tricontinental. Tuttavia, i media controllati dall’Occidente hanno soffocato queste storie e impedito loro di raggiungere gran parte del mondo. In uno dei tanti esempi, il documentario di Kuhn, prodotto congiuntamente da PBS (USA) e CGTN (Cina), è stato tolto dalla messa in onda per “non aver soddisfatto gli standard accettati di integrità editoriale”, ha spiegato Kuhn. Avevamo 4.000 trasmissioni sulla PBS, e l’ironia è stata che l’unica produzione che ha causato molti problemi era sulla riduzione della povertà, che era l’argomento più neutrale e benefico per il mondo. È un segno dei tempi. Non è un problema superficiale ma molto serio”.

Questo studio mira a portare avanti alcune di queste storie, sia da parte di coloro che sono stati sollevati – e si sono sollevati – dalla povertà, sia da parte di coloro che hanno aiutato questo processo. Cerca di far luce su alcune delle complessità, teorie e pratiche coinvolte in questa storica impresa. Costruire un mondo in cui la povertà sia sradicata è una parte essenziale della costruzione del socialismo. Poter studiare, avere una casa, essere ben nutriti e godere della cultura sono aspirazioni condivise dalle classi lavoratrici e dai poveri di tutto il mondo. Fa parte del processo di diventare umani.

Epilogo

He Ying si sveglia ogni mattina alle 7:30, pronta a servire la sua comunità di oltre 18.000 persone che si sono recentemente trasferite. Va a prendere suo figlio minore a scuola alle 16:30, a cinque minuti a piedi dal suo appartamento. “Al piano di sopra è dove vivo, al piano di sotto è dove lavoro”, ci ha detto. Quando viveva ancora nel villaggio, il viaggio da casa a scuola richiedeva a lei e a suo figlio un’ora e mezza. Per guadagnare un reddito per la sua famiglia, He Ying è diventata una lavoratrice migrante nella provincia meridionale del Guangdong. Durante questo periodo, il primo dei suoi due figli è rimasto nel villaggio sotto la tutela della madre, che He Ying poteva visitare solo una volta all’anno. Questa è la realtà per milioni di “bambini abbandonati”[73] in Cina nelle campagne. È anche una delle ragioni principali per cui He Ying ha deciso di trasferirsi definitivamente a Wangjia quando si è presentata l’opportunità, nonostante l’opposizione iniziale di sua madre, suo padre e sua suocera.

‘Alcuni degli anziani sono tornati al villaggio per qualche giorno e poi sono tornati indietro perché non sanno come adattarsi alla vita urbana’, ha detto. ‘Alcuni non sanno come attraversare la strada, altri non sanno prendere l’ascensore’. In quanto persona povera che si è trasferita, He Ying è diventata una leader del Partito nel processo di sollevamento dalla povertà. Ora è una leader nella comunità di reinsediamento di Wangjia, dove ha tenuto per mano innumerevoli anziani che hanno imparato a usare le strisce pedonali e a salire sugli ascensori.

L’ufficio del Partito nella comunità è decorato con immagini e slogan. Sul muro c’è un poster che recita ‘The Loving Heart Station’ [La Stazione del Cuore Amorevole], con fotografie che mostrano l’apprezzamento dei lavoratori che conducono corsi di cucina, programmi di alfabetizzazione e attività culturali. Scritta a grandi lettere c’è la frase di benvenuto: ‘Riposa qui quando sei stanco; bevi acqua qui quando hai sete, carica il tuo telefono qui quando manca la corrente, riscalda il tuo cibo qui quando fa freddo ‘. Stavamo aspettando di parlare con He Ying quando una donna anziana è entrata e ha cominciato a chiederci come accendere la sua stufa a gas, dato che non ne aveva mai posseduta una prima, non sapendo che eravamo solo visitatori.

Attraverso la All-China Women’s Federation, He Ying sta aiutando a costruire la fiducia delle contadine appena emigrate per superare le molte sfide che devono affrontare. Attraverso l’esperienza personale, riconosce la difficile transizione che le persone devono fare nel trasferimento dal villaggio alla città. Nei primi mesi del trasferimento, il marito di He Ying era a disagio nel vedere la ritrovata indipendenza della moglie come leader. Tuttavia, da allora si è ricreduto, soprattutto dopo aver assistito alla mobilitazione della comunità durante la lotta contro il COVID-19.

“Ho detto [alle donne locali] che le donne potrebbero reggere metà del cielo”, ha detto He Ying. “Se potessero lavorare, otterrebbero più rispetto dai loro mariti e allevierebbero il peso [finanziario] sulle loro famiglie”. La famiglia di He Ying, composta da dieci persone, che prima viveva insieme in una casa di 80 metri quadrati, ora vive in tre spaziosi appartamenti per un totale di 200 metri quadrati. Vivono in una comunità con tre asili ben attrezzati e con personale qualificato, una scuola elementare e una scuola media. Ci sono due centri sanitari comunitari a cinque minuti a piedi. Anche se la madre di He Ying non si è ancora adattata alla vita urbana, e forse non lo farà mai, sta trovando la sua strada: “Gradualmente, mi sto abituando alla nuova vita qui. Almeno posso cucinare i pasti per i bambini”, ci ha detto.

He Ying ci mostra un video sul suo cellulare di sua madre che guida una fila di bambini dietro di lei, tutti e sette i nipoti in un unico posto. Uno di loro è il figlio maggiore di He Ying, che lei ha dovuto lasciare alle cure della madre quando era una lavoratrice migrante. Ora studia manutenzione di ascensori in una scuola professionale della città. Spero che dopo la laurea possa tornare a lavorare nella nostra comunità per servire il popolo”, ci dice. Racconta che c’è bisogno di tecnici per mantenere i sessantaquattro ascensori della comunità che tante famiglie stanno imparando ad usare per la prima volta.

He Ying ha delle foto sul suo telefono della sua vecchia casa di legno fatiscente nel villaggio. Parla del villaggio con un senso di lealtà, ma senza romanticismo. Riporterò i miei figli al mio vecchio villaggio in modo che possano ricordare la vita di ieri e avere a cuore quella di oggi”.

Riferimenti bibliografici

[1] ‘Xi Declares “Complete Victory” in Eradicating Absolute Poverty in China’, Xinhua, 26 February 2021, http://www.xinhuanet.com/english/2021-02/26/c_139767705.htm.

[2] United Nations Secretary-General, ‘Helping 800 Million People Escape Poverty Was Greatest Such Effort in History, Says Secretary-General, on Seventieth Anniversary of China’s Founding’, United Nations Press, 26 September 2019, https://www.un.org/press/en/2019/sgsm19779.doc.htm.

[3] United Nations, Department of Economic and Social Affairs, The Sustainable Development Goals Report 2020, July 2020,

https://unstats.un.org/sdgs/report/2020/The-Sustainable-Development-Goals-Report-2020.pdf; United Nations Development Program, Assessing Impact of COVID-19 on the Sustainable Development Goals, December 2020, https://sdgintegration.undp.org/sites/default/files/Flagship_1.pdf.

[4] United Nations Development Program, Impact of Covid-19 on the Sustainable Development Goals, December 2020, https://sdgintegration.undp.org/accelerating-development-progressduring-covid-19.

[5] Mao Zedong, ‘The Chinese People Have Stood Up!’ (21 September 1949) in Selected Works of Mao Tse-Tung: Volume V (Beijing: Foreign Languages Press, 1961).

https://www.marxists.org/reference/archive/mao/selected-works/volume-5/mswv5_01.htm.

[6] Zhao Hong, ‘China’s Contribution and Loss in War of Resistance Against Japanese Aggression’, CGTN, 13 August 2020, https://news.cgtn.com/news/2020-08-13/Graphics-China-s-role-in-World-War-II-SV53wLu7N6/index.html.

[7] John Ross, China’s Great Road: Lessons for Marxist Theory and Socialist Practices (New York: 1804 Books, 2021), 86.

[8] Communist Party Member Net 共产党员网, ‘Dang zai 1949 nian zhi 1976 nian de lishi xing juda chengjiu’ 党在1949年至1976年的历史性巨大成就 [The Party’s historic great achievements between 1949 and 1976], 28 July 2016, http://fuwu.12371.cn/2016/07/28/ARTI1469667222557643.shtml.

[9] Wang Sangui, Poverty Alleviation in Contemporary China, trans. Zhu Lili (Beijing: China Renmin University Press, 2019), 51.

[10] Phoenix News 凤凰网, ‘1949–1947 nian: Maozedong shidai zui you jiazhi de lishi yihan’ 1949―1976年:毛泽东时代最有价值的历史遗产, [1949-1976: The most valuable heritage of the Mao Zedong Era], 28 December 2009, http://news.ifeng.com/history/zhiqing/comments/200912/1228_6852_1490175_1.shtml.

[11] Maurice Meisner, Mao’s China and After: A History of the People’s Republic (New York: Free Press, 1986), 437.

[12] Meng Yaping, ‘Fantastic Feats of China’s Space Odyssey’, CGTN, 19 April 2017, https://news.cgtn.com/news/3d45544f79557a4d/share_p.html.

[13] Deng Xiaoping, ‘Building a Socialism with a Specifically Chinese Character’ (30 June 1984) in Selected Works of Deng Xiaoping, Volume III (1982-1992) (Beijing: Foreign Languages Press, 1994), http://en.people.cn/dengxp/vol3/text/c1220.html.

[14] Ross, China’s Great Road, 57.

[15] The State Council Information Office of the People’s Republic of China, Poverty Alleviation: China’s Experience and Contribution (Beijing: Foreign Languages Press, April 2021), http://www.xinhuanet.com/english/2021-04/06/c_139860414.htm.

[16] Singh, Anoop, Malhar S. Nabar, and Papa M. N’Diaye, China’s Economy in Transition: From External to Internal Rebalancing (International Monetary Fund, 7 November 2013), https://www.elibrary.imf.org/view/books/071/20454-9781484303931-en/20454-9781484303931-en-book.xml?language=en&redirect=true.

[17] Xi Jinping, ‘Secure a Decisive Victory in Building a Moderately Prosperous Society in All Respects and Strive for the Great Success of Socialism with Chinese Characteristics for a New Era’, China Daily, 18 October 2017, https://www.chinadaily.com.cn/china/19thcpcnationalcongress/2017-11/04/content_34115212.htm.

[18] United Nations, Department of Economic and Social Affairs, ‘Poverty eradication’, Sustainable Development, accessed 30 June 2021, https://sdgs.un.org/topics/poverty-eradication.

[19] ‘Three Regions’ refers to the Tibet Autonomous Region; the Tibetan areas of Qinghai, Sichuan, Gansu, and Yunnan provinces; and Hetian, Aksu, Kashi, and Kizilsu Kyrgyz in the south of Xinjiang Autonomous Region. ‘Three Prefectures’ refers to Liangshan prefecture in Sichuan, Nujiang prefecture in Yunnan, and Linxia prefecture in Gansu.

[20] CCTV中国中央电视台, ‘Zhongguo xianxing fupin biaozhun diyu shijie biaozhun? Guojia xiangcun zhenxing ju zheyang huiying’ 中国现行扶贫标准低于世界标准?国家乡村振兴局这样回应 [Is China’s current standard for poverty alleviation lower than the global standard? A response from the National Revitalisation Bureau], 6 April 2021, https://news.cctv.com/2021/04/06/ARTIKemhGKDmE36ukw0ypKPO210406.shtml.

[21] United Nations Development Programme and Oxford Poverty and Human Development Initiative, Charting Pathways Out of Multidimensional Poverty: Achieving the SDGs, July 2020, http://hdr.undp.org/sites/default/files/2020_mpi_report_en.pdf.

[22] World Bank, Poverty and Shared Prosperity 2020: Reversals of Fortune, 2020, https://openknowledge.worldbank.org/bitstream/handle/10986/34496/9781464816024_Ch1.pdf.

[23] New China Research, Chinese Poverty Alleviation Studies: A Political Economy Perspective (Xinhua News Agency, 22 February 2021), http://www.xinhuanet.com/english/special/2021jpxbg.pdf.

[24] Zhang Zhanbin et al., Poverty Alleviation: Experience and Insights of the Communist Party of China (Beijing: The Contemporary World Press, 2020), 139.

[25] New China Research, Chinese Poverty Alleviation Studies, 60.

[26] New China Research, Chinese Poverty Alleviation Studies, 77.

[27] ‘CPC membership grows to over 95 million’, CGTN, 30 June 2021, https://news.cgtn.com/news/2021-06-30/CPC-membership-grows-to-over-95-million-11vF0GvladG/index.html.

[28] The State Council Information of the People’s Republic of China, Poverty Alleviation: China’s Experience and Contribution (Beijing: Foreign Languages Press, 2021), 35.

[29] The State Council, Poverty Alleviation, 48.

[30] The State Council, Poverty Alleviation, 35.

[31] Cunningham, Edward, Tony Saich, and Jesse Turiel, Understanding CCP Resilience: Surveying Chinese Public Opinion Through Time (Ash Center for Democratic Governance and Innovation, Harvard Kennedy School, July 2020): 2-6, https://ash.harvard.edu/files/ash/files/final_policy_brief_7.6.2020.pdf.

[32] To learn more about how China handled the pandemic, read Tricontinental: Institute for Social Research’s study, China and CoronaShockhttps://thetricontinental.org/studies-2-coronavirus/.

[33] Cary Wu, ‘Did the Pandemic Shake Chinese Citizens’ Trust in Their Government? We Surveyed Nearly 20,000 People to Find Out’, Washington Post, 5 May 2021, https://www.washingtonpost.com/politics/2021/05/05/did-pandemic-shake-chinese-citizens-trust-their-government/.

[34] The State Council, Poverty Alleviation, 56.

[35] Jiangsu University江苏大学, ‘Woxiao xiaoyou zha yingdong huoping quanguo tuopin gongjian xianjin geren’ 我校校友查颖冬获评全国脱贫攻坚先进个人 [Alumnus Zha Yingdong was awarded National Advanced Individual in the battle against poverty], 28 February 2021, https://mp.weixin.qq.com/s/wYjpAkhsQdzNx9NVa_XKDw.

[36] The State Council, Poverty Alleviation, 57.

[37] Poverty Alleviation Network Exhibition 脱贫攻坚网络展, ‘Shehui dongyuan’ 社会动员 [Social mobilisation], accessed 3 May 2021, http://fpzg.cpad.gov.cn/429463/430986/431007/index.html.

[38] The State Council, Poverty Alleviation, 57.

[39] China Development Brief, ‘Hebian Village, a University Professor’s Experiment with Poverty Alleviation’, trans. Serena Chang et al., 25 December 2017, https://chinadevelopmentbrief.cn/reports/hebian-village-a-university-professors-experiment-with-poverty-alleviation/.

[40] The State Council, Poverty Alleviation, 38.

[41] The State Council of the People’s Republic of China中华人民共和国国务院, ‘Guowuyuan xinwenban jiu chanye fupin jinzhan chengxiao juxing fabuhui’ 国务院新闻办就产业扶贫进展成效举行发布会 [State Council Information Office held a news conference on the progress and achievements of industrial poverty alleviation], 16 December 2020, http://www.gov.cn/xinwen/2020-12/16/content_5569989.htm.

[42] Qiuping, Lyu, Qu Guangyu, and Wang Di, ‘China Focus: Relocated Villagers Leave Poverty on Clifftop’, Xinhua, 14 May 2020, http://www.xinhuanet.com/english/2020-05/14/c_139056868.htm.

[43] Kong Wenzheng, ‘Alibaba-linked Ant Forest Wins Top UN Green Award’, China Daily Global, 2 October 2019), http://www.chinadaily.com.cn/global/2019-10/02/content_37513688.htm.

[44] The State Council, Poverty Alleviation, 40.

[45] Food and Agriculture Organisation of the United Nations, Global Forest Resources Assessment 2020: Main Report, 2020, http://www.fao.org/3/ca9825en/ca9825en.pdf.

[46] Bu Shi and Geng Zhibin, ‘In Tibet: The Road to Modern Education’, CGTN, 22 March 2019, https://news.cgtn.com/news/3d3d514d3149544e33457a6333566d54/index.html.

[47] The State Council Information Office of the People’s Republic of China, Tibet Since 1951: Liberation, Development and Prosperity, May 2021, http://www.xinhuanet.com/english/2021-05/21/c_139959978.htm.

[48] The State Council, Poverty Alleviation, 41-42.

[49] National Bureau of Statistics of China, ‘Main Data of the Seventh National Population Census’, 11 May 2021, http://www.stats.gov.cn/english/PressRelease/202105/t20210510_1817185.html.

[50] Xing Wen, ‘First-generation College Attendees Can Face Varying Degrees of Success’, China Daily, 20 May 2020, https://www.chinadaily.com.cn/a/202005/20/WS5ec49a58a310a8b241157060.html.

[51] Crotti, Robert, T. Geiger, V. Ratcheva, and S. Zahidi, Global Gender Gap Report 2020 (World Economic Forum, December 2020), http://www3.weforum.org/docs/WEF_GGGR_2020.pdf.

[52] Yang Lixiong, ‘The Social Assistance Reform in China: Towards a Fair and Inclusive Social Safety Net’, Addressing Inequalities and Challenges to Social Inclusion through Fiscal, Wage and Social Protection Policies, UN Commission for Social Development, June 2018, https://www.un.org/development/desa/dspd/wp-content/uploads/sites/22/2018/06/The-Social-Assistance-Reform-in-China.pdf.

[53] Jennifer Golan et al., ‘Unconditional Cash Transfers in China: Who Benefits from the

Rural Minimum Living Standard Guarantee (Dibao) Program?’, World Development 93, (May 2017): 316-336, http://dx.doi.org/10.1016/j.worlddev.2016.12.011.

[54] The State Council, Poverty Alleviation, 42.

[55] The State Council, Poverty Alleviation, 44.

[56] Guo Yingzhe and Wu Yujian, ‘China Promotes Private Retirement Savings to Shore Up Strained Pension System’, Caixin Global, 17 May 2021, https://www.caixinglobal.com/2021-05-17/china-promotes-private-retirement-savings-to-shore-up-strained-pension-system-101714140.html.

[57] The State Council, Poverty Alleviation, 44.

[58] Voices from the Frontline: China’s War on Poverty, CGTN/PBS, 14 December 2020, https://news.cgtn.com/news/2020-12-14/China-s-war-on-poverty-WdOsyyVGhy/index.html.

[59] Zhonggong zhongyang bangongting guowuyuan bangongting yinfa, ‘shengji dangwei he zhengfu fupin kaifa gongzuo chengxiao kaohe banfa’ 中共中央办公厅 国务院办公厅印发《省级党委和政府扶贫开发工作成效考核办法》[General office of CPC Central Committee and general office of State Council issued ‘measures for assessing the effectiveness of poverty alleviation and development of provincial party committee and government’], Xinhua 新华社, 16 February 2016, http://www.gov.cn/xinwen/2016-02/16/content_5041672.htm.

[60] Zhang Ge张歌 and Wu Zhenguo伍振国, ‘Guowuyuan fupin ban: Tuopin gongjian yao shixing zui yange de kaohe pinggu zhidu jing de qi lishi jianyan’ 国务院扶贫办:脱贫攻坚要实行最严格的考核评估制度 经得起历史检验 [State Council poverty alleviation office: the strictest assessment and evaluation system be implemented in the battle against poverty to withstand the test of history], People’s Daily人民日报, 7 March 2017, http://rmfp.people.com.cn/n1/2017/0307/c406725-29129889.html.

[61] ‘Third-party Inspector of Poverty Relief Work’, CGTN, 9 February 2021, https://news.cgtn.com/news/2021-02-08/Third-party-inspector-of-poverty-relief-work-XHYpliv4BO/index.html.

[62] ‘2020 nian guojia jingzhun fupin gongzuo chengxiao disanfang pinggu qidong’ 2020年国家精准扶贫工作成效第三方评估启动[A third-party assessment was launched on the effectiveness of the national targeted poverty alleviation in 2020], Science Forum 科学大讲坛, 1 December 2020, https://www.sohu.com/a/435632363_120873446.

[63] ‘Shaanxi shengwei shuji anfang tuopin gongjian gongzuo beihou you he shenyi’ 陕西省委书记暗访脱贫攻坚工作 背后有何深意?[Secretary of Shaanxi Provincial Party Committee investigated the battle against poverty in secret. What is the meaning behind this?], People’s Daily 人民日报/CCTV 中央电视台, 20 April 2017, http://news.cctv.com/2017/04/20/ARTI1WIPSScfr4SZwCTnRNix170420.shtml.

[64] ‘Jiedu shengji fupin chengxiao kaohe banfa sida kandian’解读省级扶贫成效考核办法四大看点 [Explaining the four highlights of the province-level measures for assessing the effectiveness of poverty alleviation], Xinhua 新华网, 17 February 2016, http://www.cpad.gov.cn/art/2016/2/17/art_624_45014.html.

[65] Shi Yu, ‘In Data: China’s Fight Against Corruption in Poverty Alleviation,’ CGTN, 9 August 2020, https://news.cgtn.com/news/2020-08-09/In-data-China-s-fight-against-corruption-in-poverty-alleviation-SO8OgC70Q0/index.html.

[66] ‘China Vows Unremitting Fight Against Corruption’, CGTN, 24 January 2021, https://news.cgtn.com/news/2021-01-24/China-s-discipline-authorities-adopt-communique-at-5th-plenary-session-XjqWdSURI4/index.html.

[67] Weiduo, Shen, Cao Siqi, and Zhang Hongpei, ‘No. I Central Document Vows Rural Revitalization’, Global Times, 22 February 2021, https://www.globaltimes.cn/page/202102/1216103.shtml.

[68] World Bank, ‘World Bank Country Data and Lending Groups’, accessed 3 July 2021, https://datahelpdesk.worldbank.org/knowledgebase/articles/906519#High_income.

[69] ‘China’s GDP per Capital Just Passed $10,000, but What Does This Mean?’, CGTN, 17 January 2020, https://news.cgtn.com/news/2020-01-17/China-s-GDP-per-capita-just-passed-10-000-but-what-does-this-mean–NkvMWAMYNO/index.html.

[70] ‘Communiqué of the Fourth Plenary Session of the 19th Central Committee of the Communist Party of China’, Xinhua, 31 October 2019, http://news.xmnn.cn/xmnn/2019/10/31/100620623.shtml.

[71] ‘Why President Xi Strongly Advocates Building Community with Shared Future’, Xinhua, 22 September 2020, http://www.xinhuanet.com/english/2020-09/22/c_139388123.htm.

[72] The State Council, Poverty Alleviation, 62.

[73] Wang Xiaonan, ‘Will China’s Left-behind Children Escape the Prosperity Paradox?’, CGTN, 7 March 2019, https://news.cgtn.com/news/3d3d414e3349544d33457a6333566d54/index.html.




Il colpo di Stato in Sudan e il mutamento degli equilibri in Africa

Giacomo Marchetti

Il colpo di Stato in Sudan è l’ennesima tappa di un incerto processo di transizione del Paese dopo il defenestramento di Omar Al-Bashir l’11 aprile di due anni fa.

L’ex Primo ministro del governo di transizione Abdalla Hamkok, rifiutatosi di appoggiare il golpe, è detenuto in una località sconosciuta da questo lunedì.

Il tecnocrate, ex economista di formazione britannica e ufficiale dell’ONU, nominato nel 2019 ha di fatto fallito nella stabilizzazione del Paese.

Il Consiglio Centrale della Forze della Libertà e del Cambiamento (FDC), la coalizione di differenti soggetti che aveva guidato le mobilitazioni contro il regime islamico di Al Bashir chiama alla “disobbedienza civile” e afferma: «prendendo il potere, arrestando il Primo Ministro e i membri del suo Gabinetto ed i membri del Consiglio Sovrano, e abolendo le sezioni della Dichiarazione Costituzionale, Al-Burhan ha effettivamente spinto il Paese indietro all’era del Consiglio Militare di transizione, prima della formazione dl governo di transizione» che avrebbe dovuto essere stabilito nei prossimi mesi.

La firma della Costituzione Provvisoria, approvata il 4 agosto di 2 anni fa sembrava – in un quadro comunque di grande incertezza – avere sventato temporaneamente lo spettro della guerra civile e iniziato a far cambiare pagina al Paese

Il Sudan aveva conosciuto dal dicembre del 2018 una stagione di intense mobilitazioni contro il dittatore che governava il Paese da trent’anni, non senza le complicità occidentali per cui era visto come una pedina importante nel controllo dei flussi migratori e l’appoggio delle petrol-monarchie del Golfo per i propri progetti espansionistici nell’area.

Le mobilitazioni erano proseguite anche dopo la sua deposizione giungendo ad una rottura con i militari, dopo una situazione di stallo, dovuta allo sgombero violento del 3 giugno del presidio, iniziato il 6 aprile 2019 – cioè prima della cacciata del dittatore – di fronte al Quartier Generale dell’Esercito.

L’allora fragile accordo raggiunto ad inizio luglio tra il Consiglio Militare Transitorio (TMC) che aveva preso il potere dopo avere deposto Al-Bashir, e le forze della Dichiarazione della Libertà e del Cambiamento (DFC) – il raggruppamento delle forze dell’opposizione al regime che aveva guidato le mobilitazioni – il 5 luglio, coronato da quello raggiunto il mese successivo, anche se aveva “congelato” le ostilità, non aveva aperto una fase di stabilità.

Già allora erano molte le incognite per la transizione dovute alla situazione oggettiva in cui versava il Paese (tra cui l’esistenza di gruppi armati di opposizione radicati in alcune regioni del paese), la sua possibile collocazione internazionale in un momento di veloce cambio di equilibri geo-politici dell’area, e la difficile coabitazione tra i militari che avevano preso in un primo momento i pieni poteri – e che erano parte integrante del vecchio regime – e le eterogenee forze della “società civile” all’interno delle quali emergeva la SPA, che associa differenti componenti professionali dei ceti maggiormente istruiti.

Proprio la Sudanese Professional Association (SPA) ha chiamato questo lunedì a mobilitarsi contro il golpe: «Chiamiamo le masse a scendere per le strade e ad occuparle, chiuderle con le barricate, intraprendere uno sciopero generale, e non cooperare con i golpisti e far ricorso alla disobbedienza civile per contrastarli» scrive su Facebook con la stessa animosità con cui aveva chiamato alle mobilitazioni contro Al-Bashir prima e poi contro il tentativi di monopolizzare il potere da parte dei militari da aprile in poi

La prima pietra d’inciampo nella cornice di organismi che avrebbero dovuto guidare la transizione era stata proprio l’incertezza nella composizione del “Consiglio di Transizione” ed il suo bilanciamento tra la componente militare e quella civile, con un difficile compromesso raggiunto appunto dopo mesi dal defenestramento del dittatore. Un conflitto che è riesploso nelle scorse settimane.

Tre anni e tre mesi sarebbe dovuto durare la transizione nell’accordo raggiunto con la mediazione dell’Etiopia e dell’Unione Africana, ma l’arresto della maggioranza dei membri della cabinet questo lunedì e la dissoluzione del governo di transizione manu militari, l’escalation di violenza e l’annuncio dello stato d’emergenza da parte del generale Abdel Fattah al-Burhan alla guida del Sovereign Council, cambiano radicalmente la situazione e rendono difficile comprenderne gli ulteriori sviluppi.

Il militare, nel suo annuncio citato dalla Reuters, ha ribadito infatti il ruolo dell’Esercito nel processo di transizione assicurando la tenuta di elezioni – nel luglio 2023 – che dovrebbero portare ad un governo “civile”.

Il colpo di Stato attuale è un grande smacco per gli Stati Uniti che del processo di transizione erano i maggiori protagonisti e che hanno tentato di far tornare il Paese – già durante l’amministrazione Trump – nella propria sfera di influenza a suon di dollari: 377 milioni di dollari d’aiuti umanitari per quest’anno secondo ciò che riporta il New York Times.

Dopo avere espunto a fine anno scorso il Sudan dalla “lista nera” dei Paesi che sostengono il terrorismo, gli USA avevano fatto firmare gli “Accordi di Abramo” per arrivare alla normalizzazione dei rapporti diplomatici con Israele, di fatto in cambio del finanziamento di un miliardo di dollari da parte della Banca Mondiale, facendone – insieme al Marocco – l’unico Stato “arabo-mussulmano” africano ad avere sottoscritto l’accordo.

Molto recentemente l’inviato speciale degli Stati Uniti, Jeffrey Feltman, che aveva visitato il Paese sabato e domenica, aveva spronato la leadership nel continuare nel processo di transizione affermando che una svolta militare avrebbe messo in discussione l’aiuto statunitense.

Un chiaro messaggio ai militari che sembra essere stato ignorato da parte dei generali.

ONU, Lega Araba e Unione Africana hanno espresso forti preoccupazioni per gli sviluppi, anche perché la partita che si gioca in Sudan ha ripercussioni in tutta l’Area.

Ma la situazione in quel quadrante sta mutando in fretta, basti pensare all’instabilità attuale dell’Etiopia impegnata in un conflitto armato con i “ribelli” del Tigray, ed il peso sempre più accresciuto della Cina e della Russia https://contropiano.org/news/internazionale-news/2021/10/06/la-russia-nel-cambio-di-equilibri-in-africa-0142749 , anche in Sudan.

La prima, aveva raggiunto un accordo per avere una base navale a Port Sudan nel Mar Rosso facendone un importante hub per Mosca, la seconda aveva notevolmente implementato la collaborazione economica (agro-alimentare, infrastrutture, minerali) con Khartoum ottenendo di fatto dal Paese il suo appoggio su una serie di dossier internazionali che premevano a Pechino.

Ma Xinmin, ambasciatore cinese nel Paese, in un articolo pubblicato sul Global Times il 16 settembre fa il quadro di questa fruttuosa cooperazione – rafforzata dall’aiuto sanitario di Pechino riguardo all’affrontare l’emergenza Covid-19 – e ricorda la configurazione dei rapporti inaugurata con le “Otto Principali Iniziative” del Summit FOCAC – il Forum della Cooperazione sino-africana – del 2018 a Pechino e le opportunità del Secondo CAETE, l’expo economico e commerciale sino-africano che si terrà a breve.

Tornando alla situazione attuale in Sudan.

Le comunicazioni telefoniche e la rete internet sono interrotte da lunedì mattina, mentre barricate da parte degli oppositori al colpo di Stato militare sono state erette in differenti punti della Capitale.

Per tre volte nella storia del Paese africano dalla sua indipendenza dalla Gran Bretagna e dall’Egitto dal 1956 le mobilitazioni popolari hanno impedito un golpe, l’ultima appunto dopo la caduta di Al-Bashir, che ha raggiunto il suo picco il 30 giugno del 2019 costringendo i militari della TMC – sostenuti solo da Egitto, Arabia Saudita e Emirati Arabi uniti oltre al Ciad – a “scendere a patti” con l’opposizione, temendo le defezioni all’interno dell’esercito tranne che nelle RSF.

Questa sorta di “milizia” è composta dagli ex-janjaweed poi incorporati nell’Esercito, gestori dei flussi migratori per conto della UE e poi incorporati nella macchina da guerra della coalizione a guida saudita che ha combattuto in Yemen.

Impossibile dire quale saranno gli sviluppi perché se da un lato si scontrano le forze create per la repressione in Darfur (janjaweed appunto), poi divenute una pedina della governance dei flussi migratori verso l’UE e successivamente un pezzo fondamentale della fanteria “mercenaria” che combatteva in Yemen come le RSF ed un movimento di massa cresciuta grazie all’opposizione clandestina al regime, i maggiori attori geo-politici nell’area in una fase di scontro acuito giocheranno un ruolo fondamentale.


“La tempesta di sabbia”: dossier Sudan




Elezioni amministrative. Abbiamo sollevato contraddizioni che lasciano il segno

Intervista a Marta Collot, candidata sindaca di Potere al Popolo a Bologna.

Ormai siamo alla chiusura di questa campagna per le elezioni comunali, in Italia e a Bologna. Che bilancio fai e fate della campagna elettorale di Potere al Popolo?

Decisamente positivo! Al di là di quanti voti arriveranno, penso che siamo riusciti a rappresentare dentro queste elezioni le voci di chi in questa città non ha voce.

Il lavoro da fare è ancora tanto, ma possiamo dirci soddisfatti perché in una competizione addormentata dalla vittoria scontata del PD abbiamo sollevato delle contraddizioni che evidentemente lasciano un segno. Faccio due esempi. Al comizio di Salvini nel quartiere popolare San Donato la nostra contromanifestazione ha dato voce a residenti stanchi delle strumentalizzazioni, e questa voce è finita su tutti i media. Nella centralissima Piazza Verdi la nostra assemblea sui bisogni giovanili, tenuta con le compagne e i compagni di Cambiare Rotta, ha ottenuto una risposta dalla stessa Lega che ha organizzato una contro iniziativa letteralmente dalla sera alla mattina.

Con quali settori sociali è stata più facile e con quali più difficile l’interlocuzione sulla proposta di Città Pubblica?

Forse l’interlocuzione più naturale è quella con i giovani. Anche se molti non hanno residenza a Bologna, sulle fasce giovanili si sommano problemi di affitti e precarietà del lavoro che ci portano a comunicare direttamente indipendentemente dalla possibilità di votare. Quella più difficile è coi quartieri periferici abbandonati dalla politica ufficiale. Capita di essere accolti col classico: “Siete coraggiosi a farvi vedere solo per le elezioni”, ma noi possiamo far valere la coerenza nella nostra rottura col mondo-PD

Nella tua città che significato ha mettere in campo la visione alternativa di una Città Pubblica? Con quali interessi materiali entra in aperto conflitto?

E’ proprio quel mondo-PD che governa da sempre Bologna e forma un sistema chiuso. Non è solo il PD ma le cordate di padroni travestiti da cooperative, i sindacati complici, le fondazioni.

Pochi giorni fa ho avuto un incontro con l’Alleanza delle Cooperative Italiane che ci proponeva il suo documento programmatico. Potete immaginare la loro faccia quando ho detto che l’obiettivo è internalizzare tutti quei servizi pubblici su cui le “cooperative” basano il loro business.

Abbiamo registrato le consuete lamentele sul fatto che non si è fatta una lista “unica” della sinistra per le elezioni comunali. Perché non è stato possibile?

Abbiamo sempre evitato di aizzare la polemica pubblica, ma crediamo che la differenza in termini di intensità della campagna, referenti sociali e attitudine di strada si sia vista tutta. Non ci piace la presenza di più liste “comuniste”, ma sappiamo che è sicuramente peggio una lista “unitaria” che non riesce ad agire perché sempre impegnata in diatribe interne.

Finite le elezioni arriva uno sciopero generale, quello dell’11 ottobre. Come hanno interagito nella vostra azione politica queste due scadenze?

La costruzione dello sciopero generale è stata un filone della nostra campagna. Praticamente ogni giorno abbiamo battuto le stazioni dei pendolari e luoghi di lavoro.

Portare avanti questo pezzo di campagna non è solo questione di volontà politica, la frammentazione del lavoro impone di non limitarsi solo ai proverbiali “cancelli delle fabbriche” (che vanno fatti e nessuno pensi di potersi risparmiare la levataccia per andare al primo turno!) ma trovare anche mense e ristoranti che raccolgono lavoratori e lavoratrici in pausa pranzo.

Come per l’ambito elettorale, anche in quello sindacale il centrosinistra ha creato un deserto di sfiducia. La rottura con la complicità sindacale è un elemento su cui costruire la credibilità.

A tuo avviso che cosa lascia questa esperienza elettorale sul piano della sedimentazione sociale di Potere al Popolo sul vostro territorio?

L’assemblea di Potere al Popolo esce da questa campagna elettorale con più compagne e compagni attivi in più quartieri. Dove eravamo già presenti abbiamo rafforzato la nostra presenza e i legami con le realtà del territorio. In altri territori, come San Donato, che è stato al centro della solita campagna securitaria, eravamo presenti come singoli, siamo riusciti a organizzare iniziative politiche e anche a fare da megafono alle preoccupazioni di una parte di quel quartiere.

Usciamo da questa campagna con più interlocuzione con le classi popolari di Bologna. E con la consapevolezza che dal giorno dopo le elezioni ci sarà tanto lavoro da fare.

Pubblicato in: Bollettino internazionale Ottobre 2021

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L’assalto alla CGIL e il filo nero della strategia della tensione.

Valter Lorenzi Rete dei Comunisti

Cosa è stata la strategia della tensione nel nostro paese? Il tentativo (riuscito) di stabilizzare la situazione politico/sociale di una fase storica definita poi come “anni di piombo”. I prodromi di quegli anni sono rintracciabili nella “Rivolta di piazza Statuto” del 1962, quando migliaia di lavoratori inferociti assaltarono i sindacati complici di aver firmato un accordo a favore della FIAT di Gianni Agnelli e Valletta. Ben altro tipo di “assalto”, contro il quale non poté niente neppure il dirigente comunista Pajetta, lasciato in piazza da solo mentre i cortei operai procedevano verso la sede della UIL

Una fucina di conflitto operaio e proletario dalla quale uscì il successivo ’69 operaio, che si legò al ’68 studentesco avviando una fase di lotte organizzate che cambiarono il volto del paese, in favore dei settori popolari e contro gli interessi delle classi dominanti. Inutile qui elencare la serie di diritti sociali e civili conquistati in quegli anni.

A quel movimento lo Stato e gli apparati militari USA/NATO risposero con una serie di stragi e attentati, utilizzando la manovalanza fascista, reduce dalla “amnistia” post bellica voluta dall’allora Ministro di grazia e giustizia Palmiro Togliatti, approvato dal governo italiano, promulgata con decreto presidenziale 22 giugno 1946. Non erano ancora stati seppelliti i migliaia di morti per mano fascista che le bande dell’OVRA (servizi segreti del regime mussoliniano) e i tanti mazzieri in camicia nera uscivano di prigione. Molti di loro, e i loro epigoni, li ritroveremo tra le fila dei gruppi costruiti ad arte dai servizi segreti italiani e statunitensi per realizzare quella strategia di “guerra a bassa intensità” coniata dagli strateghi del Pentagono, tra cui rifulgeva Edward Luttwak, conosciuto per le sue pubblicazioni sulla strategia militare e politica estera, esperto di politica internazionale e consulente strategico del Governo degli Stati Uniti d’America, in seguito ospite di tante trasmissioni di tendenza della TV pubblica italiana.

Ebbene quella strategia, costata la vita a centinaia di persone innocenti e a militanti politici e sindacali comunisti del nostro paese, non aveva il compito di rovesciare il sistema “democratico” ed instaurare una dittatura come fu in Grecia e in tanti altri paesi del mondo. Non a caso vennero stoppati due tentativi di colo di Stato, il “piano solo” del 1964 architettato da Giovanni de Lorenzo durante il suo incarico di comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, con il benestare del Presidente della Repubblica Antonio Segni.

In seguito venne fermato il golpe Borghese avvenuto durante la notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970e organizzato da Junio Valerio Borghese, durante il fascismo comandante della X Flottiglia MAS e poi repubblichino a Salò.

Che c’entra questa lugubre storia con l’assalto dei fascisti alla CGIL di sabato 9 ottobre a Roma?

Vediamo brevemente i personaggi e i fatti. Come ricostruito dall’articolo di Contropiano https://contropiano.org/news/politica-news/2021/10/09/i-fascisti-assaltano-la-cgil-con-la-scusa-del-no-green-pass-0142891 ad organizzare l’assalto alla sede del più grande sindacato italiano erano presenti due personaggi che incarnano la stretta continuità tra l’epoca sommariamente ricostruita nelle note precedenti e l’oggi. Soprattutto uno: Roberto Fiore, uno dei fondatori di Terza Posizione; condannato dalla magistratura italiana per il reato di associazione sovversiva e banda armata nel 1985. Secondo un articolo del magazine antifascista inglese Searchlight, Fiore risulterebbe essere stato protetto durante gli anni della latitanza dall’MI6, in qualità di “agente del Servizio segreto britannico”. La Commissione europea d’inchiesta su razzismo e xenofobia del 1991 conferma la sua affiliazione all’MI6 fin dai primi anni ’80. Su Giuliano Castellino, braccio destro di Fiore anche nei momenti di organizzazione dell’assalto, basta leggere le cronache recenti per capire con chi abbiamo a che fare: una via di mezzo tra la criminalità in stile “banda della Magliana” e l’appartenenza alle frange nazi fasciste italiane ed europee.

Un altro tassello che ci fa pensare a quel “filo nero” che da il titolo a questo contributo è Il video proposto dall’articolo di contropiano (a quanto pare già rimosso), che mostra le forze dell’ordine scortare i fascisti sino alla porta della sede sindacale.

Quale il contesto nel quale si determina la provocazione fascista?

Al di là della narrazione creata ad arte dal mass media di regime (inutile usare il plurale, vista la totale omologazione di tutti gli organi di stampa alle indicazioni dei burocrati di Bruxelles attraverso il governo Draghi), il quadro complessivo è di forte instabilità e di evidente crisi di egemonia delle attuali classi dominanti. I risultati delle ultime elezioni comunali lo testimoniano, con una astensione che ha superato il 50% a Milano, ma che ha rasentato lo stesso risultato negativo in tutte le città dove si è votato per il rinnovo dei consigli comunali. Epifenomeno che evidenzia la reazione di amplissimi settori sociali, soprattutto nei quartieri popolari, allo squallore di una classe politica che in pochi anni ha proposto e visto naufragare ipotesi di rappresentanza farlocche: prima Renzi, poi Grillo, infine Salvini. La Meloni è solo una patetica controfigura, schiacciata tra il suo passato (?) fascista e il disperato tentativo di togliersi di dosso quella identità scomoda per incarnare in futuro una possibile alternativa governativa agli occhi dei soliti burocrati UE.

Una situazione, quindi, nella quale si possono aprire varchi per una rappresentanza politica e sindacale rivoluzionaria, antagonista e comunque alternativa a questo putrescente scenario politico, come dimostrano le potenzialità emerse dalle urne con i risultati di Potere al Popolo! e dalla capacità del sindacalismo di classe di proporre momenti unitari di conflitto sociale, a fronte della funzione subalterna e concertativa di CGIL CISL UIL, che solo tre mesi fa hanno suggellato un accordo con governo e confindustria per lo sblocco dei licenziamenti. Per non parlare dei disastrosi accordi degli ultimi 30 anni, che hanno determinato un formidabile arretramento dei rapporti di forza tra lavoro e capitale, tutto a favore di quest’ultimo.

Lunedì 11 ottobre si terrà, dopo tanti anni di divisioni, uno sciopero generale unitario che mette al centro tutte le contraddizioni prodotte da una gestione della crisi economica disastrosa, peggiorata dalla pandemia, che ha messo in luce come non mai la ferocia, l’irrazionalità e l’inumanità del capitalismo, ma su tutti gli organi di informazione è il movimento “no green pass” che la fa da padrone, dando spazio non alle giuste rivendicazioni sindacali contro un provvedimento (il green pass) discriminatorio e ingiusto, ma a tutto l’irrazionalismo antiscientifico nel quale da sempre sguazzano reazionari di ogni risma e fascisti doc, a partire dal rifiuto del vaccino, unico strumento salvifico che non a caso non viene imposto per legge da un governo criminale.

Chi deve “governare” questo travagliato passaggio politico / sociale, nel quale le vittime sacrificali saranno ancora le maggioranze, come emerge con cinica chiarezza dai provvedimenti del PNRR? Forze politiche, sociali e sindacali entusiasticamente filo europeiste e concertative, come vuole l’Unione Europea, già in imbarazzo per il sostegno al governo neo nazista ucraino e per le intemperanze fascistoidi del governo ungherese e di altri paesi dell’Est europeo.

Nei prossimi mesi assisteremo probabilmente al siluramento definitivo della macchietta Salvini e al ridimensionamento del non ancora sbocciato progetto meloniano.

Manca solo un tassello alla quadratura del cerchio di questa strategia di “stabilizzazione forzata”: la riproposizione degli “opposti estremismi”, per emarginare e criminalizzare chi, come noi, lavora alacremente per il rovesciamento del capitalismo e la costruzione di un percorso di riscatto delle classi sociali oggi subalterne, verso il Socialismo del XXI secolo.

Anche nel nostro campo gli strateghi del terrore e della manipolazione sono sempre in agguato, come dimostrano le costanti infiltrazioni nei movimenti politici e sociali antagonisti e rivoluzionari di spie e agenti provocatori. A noi il compito di guidare il percorso di ricostruzione di un soggetto comunista e di classe senza cadere nelle trappole del nostro nemico di classe. A partire dallo sciopero di lunedì 11 ottobre




Incidere attraverso il conflitto e la creazione di rapporti di forza reali

Intervista a Sasha Colautti, Unione Sindacale di Base – Settore Privato

Come Rete dei Comunisti abbiamo intervistato Sasha Colautti dell’Unione Sindacale di Base – Settore Privato in vista dello sciopero generale dell’11 ottobre per fare il punto sui vari passaggi che il sindacato ha affrontato negli ultimi mesi.

Rete dei Comunisti – Sabato 8 maggio a Genova l’USB ha dato vita al Coordinamento Lavoratori Marittimo-Portuali, un passaggio importante che vede il sindacato ormai presente in tutti i segmenti della catena logistica, divenendo un polo d’attrazione per sempre più lavoratori combattivi nel comparto. Il neo-nato Coordinamento si è confrontato subito con successo con due tematiche in particolare che ha saputo affrontare “di petto” promuovendo scioperi ed iniziative di lotta. Ha promosso lo sciopero di 24 ore sulla sicurezza – il 14 giugno – dopo l’ennesima morte di un lavoratore portuale (in questo caso a Salerno), e ha chiamato al boicottaggio del trasporto della armi da guerra nei porti durante l’offensiva sionista su Gaza.

Nel tuo intervento a Genova, l’8 maggio, hai posto con forza l’esigenza della rottura del monopolio della rappresentanza di CGIL. CISL e UIL che insieme al “fascismo aziendale” funge da combinato disposto per annichilire le spinte più generose dei lavoratori che rivendicano salario, diritti e garanzie e mette una camicia di forza allo sviluppo del sindacalismo conflittuale.

Quali passi in avanti pensi siano stati fatti in questi mesi su questo aspetto sul piano sindacale?

Sasha Colautti – USB continua nella sua forte crescita numerica nel privato, numeri in controtendenza rispetto al calo di quelli di CGIL CISL e UIL, organizzazioni che appaiono sempre più in difficoltà sul piano della rappresentanza dei lavoratori in carne ed ossa.

CGIL, CISL e UIL hanno scelto un modello di rappresentanza del tutto autoreferenziale, non basata sul consenso dei lavoratori, ma incardinata nel riconoscimento padronale che viene di volta in volta elargito dopo la firma di un accordo sindacale: “Rappresenti solo se firmi (brutti) accordi”.

Questo modello, come tutti abbiamo visto – a partire dalla ulteriore destrutturazione del modello contrattuale nel 2009 e poi con il successivo “accordo Marchionne” sul CCSL Fiat – ha portato ad un sistematico svuotamento della contrattazione nazionale a causa del fatto che oggi la contrattazione nazionale è mortalmente abbracciata col il riconoscimento datoti dalla controparte attraverso la rappresentanza intesa come “presenza ai tavoli” ed il riconoscimento delle agibilità (quindi dei permessi sindacali) dovuti ai firmatari di questi contratti. Un modello che fra l’altro fa sopravvivere queste organizzazioni economicamente: i contratti nazionali oggi sono legati a doppio-filo nella gestione del welfare, i fondi pensione e ovviamente le “quote contratto”. Quindi le organizzazioni che firmano i contratti nazionali sanno che quella firma è legata anche a importantissime – e per loro necessarie – entrate economiche.

USB al quadro che ti ho esposto qui sopra ha scelto di contrapporre un modello di rappresentanza che parte dai lavoratori, che si pone come obiettivo quello di incidere attraverso il conflitto e la creazione di rapporti di forza reali. Un modello lontano dall’autoreferenzialità e dall’essere chiamato ai tavoli “solo perché sei firmatario di un contratto”.

Stiamo vivendo una fase in cui le nostre scelte sul piano strategico, ci stanno permettendo di essere presenti nelle aziende e seduti sui tavoli vertenziali più importanti solo grazie alla nostra rappresentanza reale, al peso degli iscritti e delle lotte che riusciamo a mettere in campo.

L’ingresso di USB nei porti di Genova, Livorno e Trieste è un fattore importante perché non è un elemento di estemporaneità, ma fa parte di una scelta precisa che USB ha fatto sul piano della conflittualità generale e dell’iniziativa confederale e del privato. Una scelta poi suggellata dall’assemblea del 19 Giugno a Bologna.

Rete dei Comunisti – Infatti, Il 19 giugno si è svolta a Bologna un’importante e partecipata assemblea di lavoratori e di delegati dell’Unione Sindacale di Base: “Dalla catena di montaggio alla catena del valore” che ha riposto con forza la centralità della questione di classe, la necessità del conflitto dentro un’ipotesi sindacale organizzata a livello confederale, ed il fatto che nell’ambito del movimento operaio organizzato “si gioca la partita della democrazia in questo Paese” come ha detto Guido Lutrario, della Federazione del Sociale ed esponente dell’Esecutivo Nazionale.

Bisogna ricordare che è stata un’assemblea svoltasi il giorno dopo lo sciopero indetto da tutto il sindacalismo di base nella logistica e che ha visto un militante del Si.Cobas – Adil Belakhdim – ucciso durante un picchetto di fronte al polo logistisco della Lidl a Biandrate.

Tu hai aperto l’iniziativa definendola giustamente dal “sapore congressuale”. Quali sono i nodi emersi in quell’appuntamento che secondo te si sono imposti con forza nei mesi successivi e che riverbero hanno avuto nel dibattito interno al sindacato?

Sasha Colautti – Si è vero, ho definito quell’appuntamento dal “sapore congressuale” ed è vero proprio per quello che dicevo per rispondere alla domanda precedente: a causa della pandemia siamo stati costretti a rimandare il congresso. La nostra crescita numerica, sia di iscritti e nuovi delegati ha determinato però un dibattito interno che durante la pandemia si è tradotto in moltissimi momenti di confronto pubblico attraverso delle iniziative fatte anche on-line, molto partecipate. In quei mesi si è delineata con maggior chiarezza la possibilità di rendere finalmente matura nella pratica l’analisi sull’importanza della cosiddetta “catena del valore” come obiettivo strategico della nostra conflittualità. Un punto debole da colpire nel quadro dell’attuale processo di ristrutturazione del capitale.

La pandemia ha reso ulteriormente frammentata la catena del valore “produzione-trasporto-distribuzione”, I cicli produttivi oggi diventano oggetto di ulteriori attacchi anche per quanto riguarda le delocalizzazioni. C’è però anche un processo di “regionalizzazione” delle supply-chain che possono diventare un obiettivo sensibile delle lotte sindacali nelle fabbriche, della logistica e anche della GDO.

Il riconoscere questo elemento come un fattore chiave per le nostre scelte politico-sindacali dal mio punto di vista apre una discussione anche sul modello di sindacato che abbiamo in testa, per questo ritengo che l’assemblea “operaia” di Bologna abbia tracciato una linea di carattere congressuale.

Oggi la dicitura “sindacato confederale” ha assunto una accezione negativa perché proveniamo da un ventennio in cui i sindacati cosiddetti “confederali” ne hanno distorto il vero significato. CGIL CISL e UIL sono completamente disimpegnate dall’idea stessa di confederalità, perché sono diventati i primi fautori di una divisione netta tra categorie, luoghi di lavoro e lavoratori.

Rete dei Comunisti – Quest’estate è stato raggiunto un accordo tra “parti sociali” (Governo, Confindustria e CGIL, CISL e UIL) che ha sbloccato dal primo luglio la possibilità di licenziare, non prolungando una delle misure che aveva permesso al la crisi pandemica di non diventare immediatamente una catastrofe sociale per un numero consistente di lavoratori dipendenti. L’accordo, da cui sono stati esclusi solo alcuni comparti (tessile, calzatura, moda) , non ha di fatto vincolato in alcun modo le imprese, “raccomandando” (questo è il termine usato) ai padroni di far fare 13 settimane di Cassa Integrazione, pagata dallo Stato – cioè della collettività – prima di licenziare.

Da quel giorno si è aperta una vera e propria macelleria sociale, può farci un quadro sommario della fase che si è aperta dopo uno dei peggiori accordi sindacali di tutti i tempi?

Sasha Colautti – E’ davvero l’accordo sindacale peggiore di tutti i tempi. La realtà è che non si tratta nemmeno di un accordo, ma è una “supinazione” clamorosa, per nulla inaspettata a dire il vero, davanti alle richieste della Confindustria di Bonomi e del Governo.

Un accordo che non mette alcun vincolo o limite, che non prevede obblighi per le aziende. Nel testo infatti si legge un “invito, una raccomandazione” a utilizzare 13 settimane di cassa integrazione prima di licenziare. Una cosa del genere non si è mai vista ne sentita, ed il bello che Landini e co. L’hanno venduta come un grande risultato, frutto di un incredibile sforzo.

Una cosa surreale, resa ancora più surreale dall’immediata apertura di ristrutturazioni aziendali pesanti, con l’annuncio di centinaia di esuberi in molte realtà industriali molto importanti, una su tutte la GKN, ma possiamo parlare anche della Giannetti ruote, la Timken, l’ABB, Fedex. Situazioni immediate a cui si sono aggiunte immediatamente Stellantis che ha annunciato di aver 12000 lavoratori di troppo e infine Alitalia di cui oggi conosciamo tutti la pesante situazione di crisi.

Tra queste la vertenza GKN è stata quella che è riuscita di più a garantire l’attenzione sul tema delle scelte operate da queste multinazionali, che senza guardare in faccia nessuno e dopo aver preso milioni di euro di contributi di Stato, licenziano centinaia di lavoratori mettendo in ginocchio l’economia di un intero territorio.

Qualcuno si è affannato a criticare “il metodo utilizzato” (famoso ormai è il caso del licenziamento via mail) ma il punto non è il modo, ma è il fatto in se.

Partiamo intanto col dire che sbloccare i licenziamenti dentro l’emergenza pandemica ancora aperta non è stata una mossa brillante. E questo per quanto riguarda l’industria si aggiunge il fatto che la gran parte dei comparti (Automotive e Siderurgia) stanno subendo importanti trasformazioni dovute alla riconversione ecologica.

In una fase del genere era abbastanza evidente che le aziende avrebbero immediatamente colto l’occasione per aprire una fase di ristrutturazione pesante ed incontrollata. L’assenza dello stato sulle scelte industriali strategiche è evidente e laddove si sono improntate quasi ed esclusivamente nel sostegno alle scelte dell’impresa.

Rete dei Comunisti – L’11 ottobre ci sarà lo sciopero generale indetto da tutto il sindacalismo di base. Una delle iniziative che propone l’USB ai lavoratori delle aziende che lottano contro ristrutturazione, chiusura degli stabilimenti e licenziamenti è una manifestazione sotto il Ministero dello Sviluppo Economico – il MISE – a Roma dove sono aperti più di un centinaio di “tavoli di crisi” che sembrano non trovare sbocco. Puoi descrivere come sta prendendo forma ed in che modo si collega alla questione della requisizione e della nazionalizzazione posta con forza da USB come ipotesi di difesa dell’occupazione, dentro importanti vertenze come quelle di lavoratori di Alitalia o dell’ILVA?

Sasha Colautti – I tavoli di crisi al ministero dello sviluppo economico, se si comprendono anche i tavoli di verifica e le crisi settoriali e di comparto, oggi riguardano quasi centomila lavoratori. La scelta di lanciare un appello per una manifestazione sotto il MISE delle aziende in crisi risponde precisamente alla necessità di rimettere al centro il lavoro, unificando le lotte.

La più grande colpa del sindacato confederale e della CGIL in particolare è quella di gestire queste vertenze come singole entità, come se non fossero parte delle stesse logiche. Cito di nuovo GKN perché mi sembra il caso più emblematico di questo schema:

Una vertenza che anche mediaticamente ha assunto una caratterizzazione così importante, è stata gestita senza voler determinare mai un quadro di iniziativa strategica più ampia. Questo è avvenuto nonostante il “Collettivo di Fabbrica GKN”, egemonizzato dalla FIOM, abbia richiesto alla sua organizzazione sindacale e promosso a più riprese la necessità di uno sciopero generale. Segnale mai colto, nemmeno dalle tute blu della CGIL.

Si può baciare i piedi a Draghi, sbloccare i licenziamenti… e allo stesso tempo “insorgere” con i lavoratori della GKN?

La risposta è no, è evidente.

Sono queste le ambiguità che a nostro avviso devono scomparire da tutte le lotte, ambiguità che riguardano la funzione strategica del sindacato, che deve esprimersi chiaramente in contrapposizione contro le politiche di questo Governo.

Ho letto ieri che il Collettivo GKN aderisce allo sciopero generale proclamato da USB assieme alle altre organizzazioni conflittuali di Base, ovviamente questo ci rende felici. L’invito ad essere presenti sotto il Ministero è chiaramente rivolto anche a loro.

La manifestazione sotto il Ministero vuole rimarcare con forza la necessità che lo stato torni ad essere “regista” delle proprie scelte industriali. Io personalmente non sono innamorato delle formule, ma mi baso sull’esperienza dei tavoli su cui siamo seduti in cui il cosiddetto “intervento di stato” è limitato al garantire l’ingresso di capitali dentro aziende che sostanzialmente vengono nazionalizzate solo sulla carta, di questo un ottimo esempio e l’Ex Ilva, oggi Acciaierie D’Italia: Lo stato è l’azionista di maggioranza, ma chi determina le politiche industriali è Arcelor Mittal.

Il ruolo a cui pensiamo è quello di guida anche alla riconversione industriale ecologica, determinando un modello di sviluppo economico che risponda ai cittadini ed ai lavoratori, impegnato nel garantire livelli occupazionali e reddito. Un modello che si ponga anche la questione della diminuzione dell’orario di lavoro a parità di salario, proprio al fine di garantire l’occupazione.

Lo stato deve essere quel soggetto che compie e che guida le scelte di investimento nei settori di rilievo strategico. Società che vanno difese prima di tutto da scalate ostili agli interessi pubblici.

L’11 saremo sotto il MISE sostanzialmente a riconferma anche di queste rivendicazioni, che da mesi come USB stiamo portando ai tavoli col Governo.

Rete dei Comunisti – Il Recovery Fund approvato dal governo Draghi su stretta indicazione dell’Unione Europea sembra comportare una gigantesca ristrutturazione produttiva del comparto manifatturiero usando come vettori la transizione ecologica e la digitalizzazione. Quali conseguenze occupazionali rischiano di comportare tali scelte, considerando che no si è configurata un adattamento degli strumenti di ammortizzazione sociale?

Sasha Colautti – Collegandomi alla domanda precedente in cui sostanzialmente ho detto come la pensiamo noi questa mi permette di dire cosa invece sta facendo il Governo Draghi.

L’erogazione dei fondi del PNRR è messa in subordine al rispetto di una moltitudine di vincoli. Vincoli che sono nei fatti un manifesto politico che si pone l’obiettivo di devastare lo stato sociale e garantire un modello che determini le politiche economiche “al di fuori dalle scelte dello stato”.

Ogni centesimo del PNRR è finalizzato a garantire un modello economico incentrato sulle privatizzazioni, sul taglio alla spesa sociale e ovviamente sulla determinazione di politiche industriali atte a garantire maggiore flessibilità, sfruttamento ed abbattimento dei costi del lavoro.

Pensiamo all’attacco multipartitico allo stato sociale, contro il reddito di cittadinanza ed il salario minimo garantito (osteggiato anche da CGIL CISL e UIL) fino ad arrivare alla proposta di riforma di ammortizzatori sociali, con l’universalismo differenziato, come pensato dal Governo.

Alitalia rappresenta invece la faccia dell’attacco spregiudicato al lavoro, in cui è il Governo a farsi “padrone”, tagliando migliaia di posti di lavoro e applicando de-facto il “modello Marchionne” sulla neonata compagnia ITA che assumerà solo parte dei lavoratori a condizioni drammaticamente peggiorative.

L’applauso riservato a Draghi, la standing ovation all’assemblea di Confindustria non è a caso. Attraverso la vertenza Alitalia questo governo sta dettando la linea politica al padronato di questo paese. Noi l’11 saremo quindi in tutte le piazze italiane, a Roma sotto i ministeri, per dire basta al governo dei padroni ed i suoi complici.

Pubblicato in: Bollettino internazionale Ottobre 2021

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