Rete dei Comunisti in «La Rete dei Comunisti n.1»
La candidatura di Francesco Rutelli, sindaco o meglio governatore di Roma, alla guida del centro-sinistra per le elezioni politiche del 2001 apre una nuova brutta pagina nella storia recente della sinistra in Italia. Questa scelta viene, al contrario, salutata come salvifica dai partiti del centro-sinistra, resi pavidi dalla cattiva coscienza sui risultati dei loro governi e angosciati dall’arrivare alla competizione elettorale con il Polo di centro-destra – a loro perfettamente speculare – favorito dai sondaggi.
Rutelli viene indicato come l’uomo politico capace di recuperare il rapporto con Rifondazione (a Roma purtroppo governano insieme), di depotenziare la mina vagante di una eventuale lista di Di Pietro, di riacchiappare i suoi amici radicali, di incantare una parte dell’elettorato cattolico grazie al suo strettissimo clericalismo di ritorno che lo ha visto – nei panni di sindaco – sdraiato ad ogni diktat del Vaticano. È anche un uomo di grande spregiudicatezza. L’equilibrismo dimostrato nel caso del “gay pride” seguiva quello messo in luce dalla capacità di coniugare una immagine ambientalista con la nuova cementificazione di Roma messa in opera dai costruttori del rinnovato comitato d’affari.
La “grande attenzione” ai temi della solidarietà sociale dimostrata nelle cerimonie della Comunità di S.Egidio o della Caritas dovrebbe coprire gli effetti della aziendalizzazione selvaggia del Comune di Roma. E come giudicare poi la privatizzazione dell’ACEA, della Centrale del Latte svenduta a Cragnotti, dell’ATAC, dell’AMA, dell’acqua; degli aumenti delle tariffe di asili nido e mense scolastiche; delle misure finanziarie che hanno introdotto sanzioni, tasse e balzelli su ogni attività sociale o individuale dei cittadini romani, inclusi i parcheggi? La lista delle doglianze potrebbe continuare. Rutelli non si è limitato ad applicare ad una metropoli come Roma le ricette neoliberiste oggi dominanti ovunque; egli in molti casi le ha anticipate, come nel caso delle privatizzazioni delle aziende municipalizzate. Forse è proprio per questo che un settore dei poteri forti dell’economia lo ha voluto come suo candidato. Il Sindaco di Roma incarna pienamente l’americanizzazione della politica, inclusa la prassi di smentire dopo i risultati elettorali quanto concordato nel programma pre-elettorale.
I DS a Roma hanno passato anni di grandi “mal di pancia” nell’amministrazione Rutelli, mentre Rifondazione Comunista è stata costretta a svolgere un congresso straordinario per sedare la rivolta di una buona parte della federazione romana contro la collaborazione con la Giunta comunale. Infine, ma non per importanza, c’è l’illimitata ambizione personale di quest’uomo che crea un alone di dovuta cautela e sospetto sulla sua figura. Si sussurra che se potesse si farebbe eleggere Papa.
Una parte del capitale finanziario e il centro-sinistra (che la Repubblica ha stranamente ricominciato a chiamare Ulivo) affidano a questo personaggio le loro sorti. Il fiuto ci dice che Rutelli potrà recuperare una parte del gap elettorale verso il Polo. Non a caso il suo primo obiettivo è il recupero dell’astensionismo di sinistra che ha macinato ben il 30% dei consensi elettorali dell’Ulivo nel 1996. Ma, vogliamo sottolinearlo ancora una volta, non è la destra che ha vinto le ultime elezioni, è il centro-sinistra che le ha perse perché una parte consistente del “popolo della sinistra” ha saputo dire basta con la logica del meno peggio. Per questo non contassero su di noi che Rutelli lo abbiamo conosciuto fin troppo bene.

