Al fianco di chi si batte contro traffico di armi, basi militari e le aggressioni contro i popoli
Rete dei Comunisti Toscana
Da alcuni anni evidenziamo che il bellicismo del cosiddetto “Occidente collettivo” possa esser ben rappresentato come una medaglia a due facce: una contro popoli e nazioni non disponibili ad accettare il “Washington / Bruxelles” consensus”, l’altra contro i propri popoli, da irregimentare conquistando “i cuori e le menti” delle maggioranze, a partire da tutta la filiera del sistema educativo nazionale, dalle elementari all’Università. Chi non si adegua subisce i colpi della repressione e dell’isolamento politico e mediatico. La levata di scudi bipartisan per la bruciatura di due manifesti durante la manifestazione del NO sociale del 14 marzo a Roma e’ in questo senso molto indicativa.
Stiamo subendo una militarizzazione della società molto pervasiva, a partire da tentativo di inculcare quell’amor patrio utile a far digerire politiche lacrime e sangue in fase di peggioramento a causa sia dell’aumento esponenziale delle spese militari, sia dall’avanzare di eccezionali competitor come i paesi BRICS, in grado di occupare mercati e territori grazie alle proprie avanzate capacità produttive ed alle risorse strategiche che posseggono (gas, petrolio, terre rare, manodopera specializzata eccetera).
L’occidente sta progressivamente perdendo la partita, a partire dall’incipiente tramonto dell’imperialismo statunitense, che tenta di risalire la china usando l’enorme potenza militare accumulata dal secondo dopoguerra. Lo fa sbarazzandosi di ogni ipocrisia, azzerando diritti umani e regole internazionali. Il genocidio a Gaza in questo senso e’ stato e rimane “costituente” di questa nuova fase di aggressioni unilaterali, dal Venezuela a Cuba, sino all’Iran, al Libano ed alla martoriata Palestina.
La violenza barbarica di questa prassi genocidiaria ha determinato anche nel nostro paese una potente e inaspettata reazione, come si e’ visto in questi due anni al fianco della Resistenza palestinese, culminata nelle mobilitazioni dell’autunno 2025 con gli scioperi lanciati da USB e dal sindacalismo di classe del 22 settembre, del 3 ottobre e del 28 novembre, scioperi politici che hanno visto milioni di lavoratori e solidali scioperare e scendere in piazza.
Il governo Meloni – in stretta continuità con i precedenti esecutivi di centro “sinistra” – ancor prima di queste mobilitazioni si era preparato a rispondere preventivamente a probabili insorgenze popolari contro i provvedimenti draconiani in gestazione. Gli scioperi e le mobilitazioni dell’autunno hanno accelerato questo processo di restringimento degli spazi di agibilità politica e sindacale a tutto campo, colpendo con DL liberticidi la solidarietà con la Resistenza palestinese e arrestando in base ad indicazioni dei servizi segreti sionisti leader e militanti palestinesi.
La nostra città e tutta la Regione Toscana e’ stata scossa profondamente dalle mobilitazioni di questi ultimi due anni, esprimendo una forte radicalità di massa. Il “Bloccare tutto” si e’ trasformato anche da noi da parola d’ordine a prassi condivisa da decine di migliaia di persone, contro la quale oggi si scagliano gli apparati repressivi attraverso centinaia di avvisi di garanzia, apertura di indagini e pesantissime multe contro le avanguardie di quelle lotte. A Pisa, Firenze, Massa, Livorno ed in altre città si preparano processi e condanne pecuniarie che tentano di fiaccare il conflitto e dividere tra “buoni” e “cattivi” chi scende in piazza su piattaforme radicalmente diverse, come si e’ visto in vari passaggi nei quali il cosiddetto “campo largo” a guida PD ha tentato di rifarsi una verginità sventolando politiche “di pace” mentre vota a favore delle armi in Ucraina e degli investimenti bellici miliardari della UE.
In questi giorni, a fronte di una ripresa del movimento contro la guerra che ha fatto tornare indietro un treno carico di armi, l’Università di Pisa, impermeabile alle istanze antisioniste espresse dalle realtà studentesche, ha deciso dii smantellare il campeggio dei tre pini, da dove sono partite tante mobilitazioni contro le attigue basi militari CISAM e camp Darby.
Si prepara così una stagione di battaglie politiche ma anche giudiziarie, in conflitto con un governo di estrema destra ed un apparato repressivo contro il quale tutto il movimento contro la guerra, il sindacalismo conflittuale le forze politiche democratiche, rivoluzionarie e comuniste dovranno adeguare le proprie prassi, costruendo intorno a se un consenso di massa e una struttura di difesa collettiva adeguata al nuovo livello dello scontro.
Occorre legare ancora di più la lotta contro la guerra esterna a quella interna, senza molte difficoltà nella trasmissione di questa unità intrinseca tra fronti, come dimostra l’aggressione all’Iran, che sta determinando un aumento esorbitante dei prezzi di gas e petrolio, creando le condizioni per un ulteriore peggioramento complessivo delle condizioni di vita di milioni di lavoratori, giovani, pensionati e settori popolari espulsi dal sistema produttivo a causa della potente automazione determinata dalla diffusione dell’intelligenza artificiale.
Per rispondere a questo attacco occorre dare impulso all’organizzazione politica e sindacale, unica via per dare maggior forza ai probabili movimenti sociali che si determineranno, proponendo ai settori sociali più colpiti dalla crisi del modo di produzione capitalistico una radicale alternativa di sistema, che per noi significa indicare l’orizzonte del Socialismo del XXI secolo.
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