Rete dei Comunisti
Sabato 3 ottobre si terranno due importanti iniziative politiche a Genova e a Roma per il rilancio di un’opposizione politica e sindacale organizzata indipendente, combattiva e di classe nel nostro Paese.
Il 3 ottobre si terrà alle 14 al CAP di via Albertazzi nel capoluogo ligure l’Assemblea Generale Operativa per costruire assieme ai lavoratori portuali la mobilitazione internazionale del 30 ottobre in tutto il Paese.
Si tratta di una seconda giornata di lotta, dopo quella dello scorso 6 febbraio, che già conta la partecipazione di 7 sindacati con rappresentanze in almeno quaranta porti in 6 paesi diversi, che saranno investiti da scioperi e mobilitazioni in tanti paesi europei e del Nord Africa, e che potrebbe allargarsi ancora, arrivando a coinvolgere anche lavoratori di altre zone del mondo. Come scrive giustamente l’Unione Sindacale di Base che è tra i principali soggetti che promuovono l’assemblea: “È un segnale straordinario che dobbiamo fare di tutto per rafforzare, estendere e rendere dirompente.”
Ancora una volta, infatti, attorno ad un nucleo di lavoratori organizzati e combattivi prende forma un’ipotesi di mobilitazione internazionale ed internazionalista contro la guerra che bisogna generalizzare partendo da un’assemblea in una città divenuta negli anni il simbolo della lotta contro il traffico di armi nei teatri di guerra.
Una città da cui è partita, nella proposta di un portuale genovese, la scintilla che ha incendiato la prateria con la proposta del “blocchiamo tutto”, concretizzata con 2 scioperi generali e le manifestazioni oceaniche dell’autunno scorso contro la complicità del nostro esecutivo nel genocidio palestinese ed in supporto all’azione della Global Sumud Flottillia tesa a rompere il blocco a Gaza.
Nello stesso giorno, a Roma in piazza Bocca della Verità, Potere al Popolo chiama una piazza contro la legge elettorale truffa che il Governo Meloni è intenzionato a far passare “a colpi di fiducia” la settimana successiva che assegnerà una maggioranza abnorme di parlamentari a chi non riesce ad averla con il voto degli elettori e “blindando” l’impossibilità di partecipare alle elezioni per le forze che attualmente non hanno una rappresentanza parlamentare o che non siano ad esse collegate. Lo fa, alzando in maniera sproporzionata il numero delle firme – 450 mila – che si dovrebbero raccogliere, ed escludendo a priori una parte importante del paese che non si sente rappresentata da nessuno degli schieramenti, e lasciando la competizione elettorale solo ai due schieramenti di destra e centrosinistra e ai neofascisti di Vannacci.
Paradossalmente è un segno di debolezza da parte di un sistema della rappresentanza – e non solo dell’attuale esecutivo – che “cementificando” la logica del bipolarismo e dell’alternanza, vuole escludere a priori, ed in prospettiva, la possibilità che le classi subalterne usino il voto – come hanno fatto nel caso del referendum sulla riforma costituzionale sulla giustizia di marzo – come strumento di lotta politica ed esprimano una propria rappresentanza autonoma ed indipendente con contenuti antagonistici rispetto all’attuale arco parlamentare.
La Rete dei Comunisti contribuisce con entusiasmo alla riuscita di entrambi questi due fondamentali appuntamenti a Genova e a Roma che sono due momenti complementari dell’attuale fase della lotta di classe nel nostro paese.
Infatti, l’attuale crisi sistemica del modo di produzione capitalista che sta colpendo il cuore dell’imperialismo predatorio occidentale ha prodotto, sul fronte esterno, l’accelerazione della tendenza alla guerra nelle sue molteplici forme ed allo stesso tempo la militarizzazione su quello interno, imponendo una torsione autoritaria che blinda la democrazia borghese e attua politiche di austerità tese a prediligere le spese militari a discapito di quelle sociali in un contesto di sostanziale stagflazione.
Le classi subalterne nel nostro paese si trovano schiacciate in questa morsa di costante compressione delle proprie condizioni di vita ed al tentativo di un costante “arruolamento” – per ora più ideologico che altro – che si alimenta anche grazie al tentativo di normalizzazione/accettazione del compimento del doppio genocidio che l’Occidente sta perpetrando sia nei confronti del popolo palestinese, sia di quello più silenzioso e senza bombe ai danni del popolo cubano.
Le classi dominanti stanno perdendo la propria capacità di tenuta egemonica sulle classi subalterne perché sono oramai incapaci di creare consenso rispetto alle loro politiche che non producono quel benessere diffuso ed una relativa stabilità internazionale: il processo di delegittimazione politica dell’intera classe politica occidentale e di profonda polarizzazione a cui stiamo assistendo in tutto l’Occidente ne sono la rappresentazione plastica.
Nonostante il clima avvelenato dalla propaganda di guerra che taccia ogni dissenso rispetto alla politica bellicista in cui il nostro Paese è impegnato su più fronti dall’Ucraina al Medio Oriente come intelligenza con il nemico, e la blindatura degli spazi di agibilità democratica anche a livello parlamentare, si aprono inedite possibilità in Italia e nel continente europeo per la ricostruzione di una ipotesi comunista che rompa con i Diktat imposti dalle classi dominanti e si ponga per le classi popolari come alternativa di sistema alle loro fallimentari politiche.
Rete dei Comunisti, 27 settembre 2026


