Sostenere la classe lavoratrice contro imperialismo, guerra e carovita!
Rete dei Comunisti
Da oltre 100 porti sparsi in tutto il mondo alle maggiori città d’Italia, il 30 ottobre saremo al fianco della classe lavoratrice che sciopererà e scenderà in piazza contro l’imperialismo, la guerra e il carovita.
Quello dei portuali è uno sciopero “storico” perché non è mai accaduto che la categoria incrociasse le braccia sulle banchine in maniera così estesa.
Questa iniziativa si pone in continuità con la precedente mobilitazione del 6 febbraio che ha riguardato sostanzialmente i porti del bacino Mediterraneo.
É uno sciopero con al centro delle rivendicazioni politiche generali come il traffico di armi e le aggressioni imperialiste a vari popoli, da quello palestinese a quello cubano, e parla direttamente a tutte quelle componenti della classe lavoratrice che la conversione bellica vorrebbe trasformare in tante ruote dentate del complesso miliare-industriale.
É un atto di “obiezione di coscienza collettiva” che si intreccia con le questioni più strettamente legate alla ristrutturazione produttiva del settore.
L’azione dei portuali, che è l’architrave dello sciopero del 30 ottobre proclamato da USB, parla anche al resto della società in particolare a quella gioventù che da settembre sta scendendo in strada contro le politiche del nostro governo, che toglie soldi alla scuola per darli alla guerra ed ha dichiarato una vera propria guerra alle nuove generazioni che in classe sperimentano una scuola prigione e fuori delle città caserma specie se vengono da un background migratorio.
Troppo giovani per votare, ma non per conoscere il carcere minorile, se si rivoltano oltre ai manganelli, i lacrimogeni e gli idranti.
Siamo sicure che importanti porzioni di studenti ed operai, figli della stessa rabbia, svuoteranno le aule ed i posti di lavoro e riempiranno le strade e le piazze delle nostre città!
La crisi del Modo di produzione capitalista, infatti, morde le tasche di chi vive del proprio lavoro anche nel cuore della cittadella imperialista europea. Giovani, studenti, lavoratori, donne e immigrati stanno rispondendo in tutto il continente – dal Portogallo alla Grecia – con ripetuti scioperi e manifestazioni di massa contro i rispettivi governi, l’assetto sociale e istituzionale che rappresentano, nonché le politiche che portano avanti. Il 5 novembre sarà sciopero generale in Francia, mentre l’11 novembre sarà il turno della Spagna.
Accanto alle rivendicazioni contro il caro vita emergono – anche a livello simbolico – quelle contro il genocidio in Palestina, la militarizzazione della società e il riarmo, per il diritto all’abitare, all’istruzione e alla sanità pubblica e universale. In pochi giorni tre scioperi generali in Italia, Francia e Spagna scuoteranno dalle fondamenta l’assetto neoliberale e predatorio imposto dall’Unione europea alla classe lavoratrice continentale, fatto di bassi salari e austerità e seppelliranno la narrazione che l’estrema destra che si pone a governare buona parte del continente sia una risorsa – e non una dannazione – per le classi popolari.
Con la nuova rottura della pace sociale nel nostro paese, che ha visto anche scendere in piazza, specie al Sud, differenti categorie di lavoratori che hanno storicamente assicurato un bacino di voti alla destra, i neo-fascisti da Vannacci in giù si sono dimostrati per quello che sono: sgherri prezzolati in mano alle classi dominanti e strumenti della reazione.
Ancora una volta, il 30 ottobre l’esempio dei portuali in Italia organizzati nell’Usb lanceranno al mondo del lavoro e della solidarietà internazionale la sfida di un mondo nuovo e scenderanno in piazza per inviare al governo Meloni l’ennesima mozione di sfiducia operaia e popolare, dopo quelle dello scorso autunno.
L’impennata dei prezzi, causate in ultima istanza dalle guerre scatenate dall’Occidente (Ucraina, Palestina, Iran ecc.), è la miccia che ha fatto esplodere la rabbia sociale accumulata in decenni di tagli e sacrifici, a cui il capitale e la classe dominante che lo rappresenta offre ora la sola prospettiva della guerra.
In questo contesto, il compito dei comunisti e delle comuniste è continuare a sedimentare le forze per organizzare il movimento di classe e tutti soggetti disponibili al cambiamento dello stato di cose esistenti, rispondendo con l’organizzazione e la determinazione alla repressione imposta dallo Stato borghese, indicando il Socialismo come unico orizzonte alternativo alla barbarie capitalista, che sta portando il mondo sull’orlo della terza guerra mondiale.
Il 30 ottobre in Italia è un momento in questo autunno in cui continuare a costruire l’ipotesi alterativa e indipendente all’altezza della Storia.
É allo stesso tempo sia un momento di “approdo” della rabbia sociale accumulata dai subalterni, sia una tappa fondamentale per rilanciare un movimento organizzato che continui ad incanalare la sete di di giustizia sociale e di pace tra i popoli che è e sarà la più grande risorsa di reale partecipazione democratica per il nostro Paese ed il principale strumento per contrastare gli appetiti autoritari dell’attuale esecutivo.
Rete dei Comunisti, 26 ottobre 2026


