Ciclo di incontri
Rete dei Comunisti – Milano
La guerra è tornata a minacciare in modo sempre più preoccupante l’intera umanità. Dai programmi di riarmo annunciati a più voci dalla NATO, dall’Unione Europea e dai loro leader, fino ai progetti espliciti di reintroduzione della leva militare, la sua preparazione attraversa ormai apertamente le nostre società. La rottura della globalizzazione neoliberista, l’ascesa della Cina, la sfida militare lanciata dalla Russia e, più in generale, l’emergere di nuovi e variegati attori sul piano internazionale, che prefigurano un mondo sempre più multipolare, hanno messo a nudo il declino relativo dell’Occidente e la sua incapacità di governare pacificamente le contraddizioni che si manifestano ormai anche al suo interno. Da questa crisi discendono la rinnovata aggressività imperialista e il progressivo svuotamento delle istituzioni e dell’“orizzonte valoriale” – diritti umani, democrazia, diritto internazionale – che per decenni hanno fatto da riferimento nella gestione delle controversie internazionali.
Questo processo prende forma nella volontà degli Stati europei di evitare ogni strada diplomatica nel conflitto russo-ucraino, scegliendo la prosecuzione della guerra a oltranza; nella normalizzazione del genocidio sionista in Palestina e nelle aggressioni indiscriminate di Israele contro Stati sovrani come Libano e Iran; nelle azioni di forza degli Stati Uniti, dal rapimento brigantesco del presidente venezuelano Nicolás Maduro fino alle recenti provocazioni rivolte contro Iran, Groenlandia, Colombia e Messico. Dentro questa dinamica, la guerra non appare più come un’eccezione, ma come un elemento strutturale del presente, minaccioso per i popoli che ne pagheranno i costi economici, sociali e umani.
Mentre appare sempre più evidente come il capitalismo occidentale, dal crollo del Muro e della prima compiuta esperienza socialista, abbia rapidamente sottratto alle classi popolari le conquiste di un secolo, fatto esplodere le diseguaglianze fino a livelli ottocenteschi e riportato intere società sulla strada dell’autodistruzione, la Rete dei Comunisti ha voluto mettere in campo un percorso volto a rivendicare la funzione di progresso universale prodotta dal comunismo nel Novecento, in termini di diritti sociali, di cultura civile, di pace e di progresso per l’intera umanità. Dentro questo percorso e come contributo ulteriore intendiamo aprire una riflessione sugli strumenti teorici, pratici e organizzativi attraverso cui il movimento comunista si è storicamente confrontato con la guerra imperialista.
Il ciclo di incontri che proponiamo non ha un carattere memorialistico né il gusto dell’esplorazione storica fine a sé stessa. Intende discutere quei passaggi storici, quei nodi politici e quei dibattiti teorici attraverso cui il movimento comunista ha costruito i propri strumenti di analisi e di intervento, ha superato i propri limiti e compiuto salti in avanti in termini di forza e di coscienza. Ripercorrerli oggi significa riprenderli in mano criticamente, aggiornarli e metterli al servizio di un’organizzazione chiamata a crescere e a strutturarsi in un contesto segnato da contraddizioni sempre più profonde e dal progressivo ridursi degli spazi di agibilità politica che accompagna la militarizzazione del sociale.
Nel complesso, il programma prevede sei appuntamenti con saggisti, ricercatori e docenti universitari, così strutturati:
1. Guerra e Imperialismo tra Marx e la Seconda Internazionale
Da una parte, verranno ripercorse le elaborazioni del Marx maturo sulla questione coloniale e sullo sviluppo capitalistico, con particolare attenzione alle riflessioni sulla Russia, che mettono in discussione gli approcci meccanicistici ed evoluzionistici alla trasformazione sociale e aprono alla possibilità di transizioni storicamente connotate e non lineari. Dall’altra, si analizzeranno le contraddizioni teoriche e politiche che attraversarono la Seconda Internazionale nelle concezioni del partito, dello Stato, della guerra e dell’imperialismo, mostrando come tali limiti si tradussero, allo scoppio della Prima guerra mondiale, nel collasso pratico dell’Internazionale socialista.
2. La Grande Guerra e la Rivoluzione d’Ottobre.
Il secondo appuntamento metterà a fuoco gli elementi teorici e politici attraverso cui la guerra salda dimensione economica e dimensione politica nel capitalismo, aprendo la possibilità di svolte rivoluzionarie. In particolare, si analizzeranno le scelte di direzione politica attraverso cui i bolscevichi seppero intervenire nel contesto russo, costruendo una rottura con le posizioni social-patriottiche dominanti e trasformando la crisi prodotta dalla guerra in processo rivoluzionario, fino alla Rivoluzione d’Ottobre.
3. Imperialismo e Terza Internazionale.
Il terzo incontro affronterà il dibattito teorico sull’imperialismo di inizio Novecento, mettendo al centro l’intervento di Vladimir Lenin, che superò le letture deterministiche e spontaneiste inquadrando l’imperialismo come fase storica del capitalismo e ponendo il problema della direzione politica e della funzione dell’organizzazione. Su queste basi verranno analizzate la nascita e il ruolo della Terza Internazionale.
4. La lunga Resistenza.
L’incontro affronterà il processo di formazione dei quadri dirigenti del PCI tra la guerra di Spagna e la Resistenza in Italia, mettendo a fuoco i nodi politici e organizzativi che dovettero essere affrontati: il rapporto tra guerra di liberazione e rivoluzione, la costruzione di una direzione politica di massa, il problema delle alleanze e dei compromessi, il rapporto con il quadro internazionale e la definizione di una strategia nazionale.
5. L’URSS, il movimento decoloniale e i comunisti.
La vittoria dell’Unione Sovietica e della Resistenza non si esaurì sul piano militare, ma mostrò concretamente la possibilità del socialismo di affermarsi come forza di liberazione su scala mondiale. In questo quadro si analizzerà la relazione tra l’esperienza sovietica e il processo di decolonizzazione e, di rimando, l’incidenza che l’avanzata dei movimenti decoloniali e antimperialisti ebbe sulla direzione del movimento operaio e comunista in Italia.
6. La Rivoluzione cinese e l’antimperialismo.
In questo appuntamento si metterà a fuoco il significato storico e politico della Rivoluzione cinese, come rottura dell’accerchiamento imperialista e dimostrazione della possibilità di una via socialista anche nella periferia del sistema capitalistico. Al tempo stesso, si analizzerà il ruolo che l’esperienza cinese ebbe nel dibattito teorico e strategico del movimento comunista internazionale, ridefinendo i termini della lotta antimperialista e il rapporto tra rivoluzione, questione nazionale e costruzione socialista.


