Campagna di tesseramento alla Rete dei Comunisti 2026
I fatti che si squadernano quotidianamente sotto i nostri occhi a livello internazionale e nazionale testimoniano, con ogni evidenza, la crisi sistemica di quello che viene definito “occidente collettivo”, cioè quell’insieme di paesi che dall’89 in poi hanno dominato il mondo con politiche di rapina, usando tutti i mezzi necessari per piegare ai propri interessi intere aree del mondo, dall’Europa orientale al Medio Oriente, dal Sahel all’America Latina sino alle coste della Cina.
Una crisi che non investe singoli paesi ma intacca in profondità i meccanismi di fondo dell’accumulazione e della ricerca del massimo profitto. E’ lo stesso Modo di Produzione Capitalistico (MPC) che si sta progressivamente inceppando, in forme diverse a seconda dei paesi occidentali interessati e di tutte le loro aree di influenza. La risposta delle classi dominanti e’ quella di sempre: aumentare progressivamente il sistema militare / industriale come valvola di sfogo per un sistema di produzione “civile” che trova sempre meno sbocchi, alla luce della frammentazione dei mercati determinata dalla fine di quella “globalizzazione” che ha governato il mondo dagli anni ’90 del secolo scorso, sino alle crisi finanziarie ed economiche indotte da enormi bolle speculative e dalle politiche recessive imposte dall’Unione Europea, che individuiamo come polo imperialista in costruzione.
In questo breve lasso di tempo storico sono cresciute enormemente paesi ed economie che posseggono immense risorse naturali, contendendo e occupando grandi spazi di mercato, territori e relazioni politico/diplomatiche una volta prerogativa esclusiva dell’Occidente collettivo. Parliamo dei BRICS, legati a doppio filo alla locomotiva cinese, determinando le condizioni di una “partita a scacchi globale” dove al posto delle pedine si muovono genocidi, sanzioni, dazi e altri mezzi di una guerra ibrida che pone l’umanità in un pericolosissimo piano inclinato, verso un possibile olocausto nucleare, deterrente che ha fermato sino ad ora le velleità belliciste occidentali.
La partita che si gioca in Ucraina e’ testimone di questi possibili sviluppi, con una UE intenzionata a gettare benzina sul fuoco di una guerra già vinta sul terreno dalla Russia di Putin, ma utile a legittimare ideologicamente il riarmo europeo. Così il genocidio sionista in Palestina, monito feroce contro tutti i popoli che si battono per la propria liberazione.
Le notizie che ci giungono dall’America Latina, con il vero e proprio embargo aereo e marittimo da parte degli USA contro il Venezuela e il micidiale bloqueo contro Cuba, ci dicono dell’esigenza statunitense di ricrearsi un retroterra geo-strategico in termini di risorse economiche e di potere in un continente, quello latino americano, attraversato da un fortissimo conflitto di classe e da ipotesi di cambiamento progressiste e socialiste.
Nel nostro paese il trasformismo delle classi dirigenti vede oggi un governo di estrema destra adeguarsi ai diktat della UE su tutta la linea, a testimonianza dell’indifferenza sostanziale nell’alternanza tra governi di centro “sinistra” e di destra, di cui hanno preso coscienza larghe maggioranze della popolazione, che disertano in massa le urne elettorali. Di fronte a questa crisi della rappresentanza e quindi di egemonia sulla società si risponde con politiche conformi ai diktat europei di riarmo, che comportano ulteriori tagli al welfare, ai salari reali e alle pensioni, stritolate dall’inflazione e dai costi dei servizi una volta pubblici.
Per sostenere queste politiche si ricorre, in maniera bipartisan, alla repressione del dissenso con decreti legge sempre più stringenti le libertà politiche e sindacali, in quel processo di “controrivoluzione preventiva” che non a caso ha trovato sulla sua strada i primi, forti, segnali di ripresa del conflitto sul terreno squisitamente politico, testimoniato dal moto di popolo dello scorso trimestre settembre/ottobre/novembre ’25, quando milioni di lavoratori hanno scioperato su indicazione di USB e centinaia di migliaia sono scesi in piazza in decine di manifestazioni in tutto il paese. Una reazione inaspettata per numeri e disponibilità al conflitto, determinata sicuramente dalla repulsa morale di fronte al genocidio sionista in diretta mondiale, ma anche da un malessere montante in settori della società una volta garantiti in termini di reddito e qualità della vita, pauperizzati oggi dalle politiche lacrime e sangue imposte da una crisi che si vuol far pagare esclusivamente ai settori popolari.
L’incontro tra crisi sistemica del capitalismo, tendenza alla guerra ed emersione di una disponibilità a resistere di importanti settori sociali, che tornano ad utilizzare gli strumenti classici del conflitto come gli scioperi politici e le manifestazioni nazionali, sono il terreno fertile per chi, come i comunisti, intendono costruire le condizioni di un alternativa di sistema, dando una spallata a questo regime di sfruttamento, miseria e guerra che il capitalismo propone oggi all’umanità. Mai come oggi torna in auge la parola d’ordine “Socialismo o barbarie”.
Iscriversi alla Rete dei Comunisti significa dare un contributo determinante alla ripresa del conflitto di classe nel nostro paese, così come alla costruzione di un’area totalmente indipendente sul terreno politico, sociale e sindacale, fuori e contro il pantano di una sinistra imperiale legata a doppio filo con le politiche imperialiste dell’Unione Europea.
CHI SIAMO
La Rete dei Comunisti è un’organizzazione comunista nata nel settembre 1998.
Il nostro percorso storico affonda le sue radici nel Lungo Sessantotto italiano ed è stato ricostruito nei tre volumi della “Storia Anomala”. Questi tre volumi non sono una semplice narrazione di sé, ma l’analisi dello sviluppo del processo organizzativo all’interno della lotta classe che, dalla nascita dell’OPR a metà degli Anni Settanta – in contesti e forme differenti e con un percorso coerente ma non lineare – ha portato all’attuale sedimentazione di forze, dopo circa 50 anni di attività militante fortemente ancorata alla costruzione di ambiti organizzativi indipendenti e di classe.
La RdC abbraccia e rivendica il patrimonio del comunismo novecentesco, di cui ha costantemente cercato di fare un bilancio critico contrapponendosi a chi si è adoperato, dopo l’implosione dell’URSS, per la sua precipitosa liquidazione, giudicandolo un fallimento, anziché un presupposto indispensabile da cui partire per la ricostruzione di una ipotesi di alternativa politica nel nostro Paese.
Il bilancio critico non ha riguardato solo le esperienze del “socialismo possibile” nel Novecento ma è stato coniugato alla ripresa dell’analisi marxista su aspetti centrali dell’agire politico come l’imperialismo, la forma-Partito, l’inchiesta operaia.
In generale, in continuità con l’attività internazionalista – inscritta nel DNA della nostra organizzazione – oltre a sostenere le resistenze anti-imperialiste ed anti-colonialiste dei popoli oppressi dal blocco occidentale e dei suoi alleati, ha valorizzato i compositi processi di transizione socialista che in varie forme ha espresso il Sud Globale – nonostante la fine del campo socialista – in particolare le esperienze latino-americane del cosiddetto “Socialismo del XXI Secolo”.
Questi variegati processi nel Tricontinente hanno avuto il merito di mantenere aperta l’ipotesi di una prospettiva socialista al Modo di Produzione Capitalista ed hanno costituito una base materiale oltreché ideale per il rilancio del movimento comunista anche in Occidente.
Consci della propria collocazione in un paese a capitalismo maturo del centro imperialista, la Rete dei Comunisti ha sviluppato una forte battaglia politica contro l’edifico politico-economico dell’UE che ha sempre ritenuto una gabbia irriformabile e contro la NATO che ha agito come braccio armato dell’imperialismo occidentale.
La RdC abbraccia e rivendica il marxismo rivoluzionario come propria visione del mondo, il materialismo dialettico come proprio metodo di analisi scientifica della realtà e la formula prassi/teoria/prassi come sintesi efficace per l’azione politica conseguente, azione che ha come ultimo e decisivo banco di prova la realtà obiettiva, cercando la verità attraverso i fatti.
La RdC ritiene l’organizzazione strategica motore principale e terminale ultimo per lo sviluppo del movimento di classe antagonista nel nostro ridotto nazionale e lavora per la costruzione di un soggetto in grado di svolgere, attraverso i necessari passaggi tattici e le scelte organizzative, una funzione politica – il più possibile – generale, capace di esprimere la sintesi politica più avanzata per le avanguardie di lotta del nostro paese.
La RdC è un’organizzazione di quadri con funzione di massa che hanno fatto della militanza comunista una scelta di vita e della Rete dei Comunisti il proprio “centro gravitazionale”.
Questa scelta presuppone sia un impegno costante e responsabile nell’attività specifica in cui si è collocati, la partecipazione attiva agli ambiti di discussione dell’organizzazione a tutti i livelli, un processo di formazione politica permanente sia attraverso i canali che fornisce l’organizzazione che debbano essere integrati dal costante studio individuale.
Ha strutturato e continua a strutturare la propria attività per “fronti” basati sui tre elementi fondanti della lotta di classe: teorico-ideologico, quello politico, e quello sindacale-sociale.
La RdC cerca di coniugare il massimo di centralizzazione con la più ampia discussione, e fa scaturire le proprie scelte di funzionamento organizzativo da momenti di dibattito nazionale adeguatamente e capillarmente preparati, e non da calchi di modelli organizzativi pre-esistenti che vengono verificati empiricamente nella prassi politica.
Ha avviato la costruzione “processuale” di organizzazioni giovanili (Cambiare Rotta ed OSA) in vari passaggi che partendo da campagne “specifiche” ed individuando le “contraddizioni principali” del proprio ambito di intervento hanno saputo diventare punti di riferimenti per le avanguardie giovanili nel nostro paese; ed ha recentemente avviato sperimentazioni organizzative, con connotati internazionalisti e di classe, su aspetti strategici come l’infarto ecologico del pianeta (Ecoresistenze per Cambiare Rotta), l’emancipazione femminile e delle “libere soggettività” (Donne contro la guerra ed il genocidio).
La Rete dei Comunisti, nel corso degli anni, si è impegnata nella costruzione di un’organizzazione sindacale confederale indipendente e combattiva, contribuendo allo sviluppo dell’attuale USB che aderisce alla Federazione Sindacale Mondiale.
Un percorso iniziato a fine Anni Settanta con la creazione delle Rappresentanze Sindacali di Base (RdB), che ha attraversato varie fasi – tra cui quella del sindacalismo di base – ed ha portato l’USB ad essere di fatto il “quarto” sindacato confederale in Italia e la principale forza sindacale in quello che è il panorama del sindacalismo combattivo.
Più recentemente si è impegnata nella realizzazione di una rappresentanza politica delle classi subalterne fuori e contro la logica bipolare, partecipando sin dagli esordi alla creazione di Potere al Popolo.
Un percorso che ha avuto varie tappe che l’hanno preceduta, e che ha preso una forma sempre più definita con lo scoppio della crisi nella seconda metà degli Anni Duemila prima con la costituzione del Comitato No Debito, poi con Rossa ed infine con la piattaforma politico-sociale Eurostop confluita nel 2018 in Potere al Popolo.
La Rete dei Comunisti, oltre al sito web omonimo, ha come principale organo di informazione “Contropiano. Giornale comunista online”.
Nel corso degli anni la RdC ha dato vita a numerosi momenti di approfondimento analitico con svariati forum e convegni, tra cui ricordiamo “Dalle Piazze all’Alternativa” del gennaio 2026, “Elogio del comunismo del Novecento” dell’ottobre 2024 e “Il giardino e la giungla” del marzo 2023.

