Rete dei Comunisti – capitolo 1 di “Nicolás Maduro, biografia di un rivoluzionario“
Il 3 gennaio di quest’anno con un’operazione militare statunitense nominata Absolute Resolve il legittimo presidente del Venezuela Nicolás Maduro, e la “prima combattente” Cilia Flores, sono stati rapiti e portati negli USA dove saranno posti sotto processo da una Corte distrettuale di New York.
L’intervento militare statunitense, che ha coinvolto massicciamente l’aviazione nord-americana, ha causato la morte di un centinaio di cittadini venezuelani, dovuti ai bombardamenti che hanno colpito strutture civili e militari, e di 32 cittadini cubani che tutelavano la sicurezza del presidente e della sua compagna.
La Repubblica Bolivariana è stata la prima a sperimentare la “nuova” politica delle cannoniere messa in atto da Washington che da metà dell’agosto scorso ha aumentato le pressioni sullo Stato latino-americano con il fine di strangolare il Paese e dare un chiaro messaggio sia sulle modalità con cui voleva ripristinare la propria supremazia su “L’ Emisfero Occidentale” che in generale sul suo modus operandi nel contesto di “iper-compentività” tra blocchi.
Questa forma di pressione incrementale, che ha messo in campo tutte le forme della guerra ibrida, ha fatto un vero e proprio salto di qualità con la militarizzazione del Mar dei Caraibi a metà agosto, cioè a qualche settimana di distanza dalla fine del lungo processo elettorale iniziato il luglio dell’anno precedente con la vittoria alle presidenziali del candidato del Gran Polo Patriótico Simón Bolívar, Nicolás Maduro, che guidava il paese dal 2013.
Dal luglio del 2024 infatti, a quelle del luglio dell’anno successivo, nel Paese si sono tenute le elezioni di ogni istituzione nazionale e locale della democrazia popolare e protagonica venezuelana, oltre a costanti consultazioni sui progetti che riguardano le comunità popolari che sono le architravi della transizione socialista bolivariana.
Il responso delle urne e la costante mobilitazione popolare avevano confermato la sostanziale egemonia del chavismo e la marginalità politica sia dell’opposizione che aveva scelto la via elettorale che di quella interessata solamente alla destabilizzazione violenta del paese, in un contesto di crescita e di relativa prosperità sociale nonostante la guerra economica statunitense, positive conseguenze delle scelte politiche pregresse della rivoluzione bolivariana che avevano puntato sull’autosufficienza alimentare e la diversificazione produttiva.
Dopo il 3 gennaio, la “nuova” politica delle cannoniere – tesa a ripristinare una logica coloniale di accumulazione per esproprio sotto continua minaccia di intervento militare aereo-navale – non ha cessato di minacciare il paese ed ha anzi allargato il proprio campo di possibile intervento non solo all’America Latina – in primis Cuba – così come non è cessato l’uso sistematico della disinformazione strategica.
Questa strategica informativa è propria della guerra cognitiva che Washington e l’Occidente tutto hanno messo in campo da tempo come strumento di disorientamento in un contesto in cui la velocizzazione delle contraddizioni produce un flusso ininterrotto di notizie spesso contraddittorie e dalla dubbia verificabilità.
Come scrisse profeticamente Guy De Bord nella Società dello Spettacolo: “Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso”.
Gli effetti che questo “bombardamento mediatico”, non meno micidiale di quello prodotto dagli ordigni militari veri e propri, sono sia il disorientamento che una evidente distorsione nella rappresentazione del processo di transizione socialista bolivariano del Venezuela che i Media Mainstream avevano definito “regime di Maduro”, dipingendo il Venezuela come una sorta di autocrazia caraibica sull’orlo del collasso economico ed in grado di sopravvivere grazie al pugno di ferro della propria leadership, senza mai citare le garanzie sociali di cui gode la popolazione venezuelana e le forme di democrazia popolare che la caratterizzano.
In particolare sul compagno Nicolás Maduro, ora “prigioniero di guerra” come si è legittimamente definito, si è condensata (anche nella cosiddetta sinistra radicale) una campagna di delegittimazione che nega il profilo di militante rivoluzionario che, eletto presidente, ha assicurato sia la continuità del processo di transizione socialista, in condizione difficilissime, che la prosecuzione della configurazione delle relazioni continentali di maggiore integrazione economica e cooperazione politica, oltre i rapporti extra-continentali con diversi attori del mondo multipolare.
Si è speso, ci preme ricordarlo, in prima persona per la condanna sistematica del genocidio palestinese e la creazione di un ambito internazionale di confronto permanente tra le forze in lotta contro il dominio occidentale per un “Mondo Nuovo”, ovvero l’Internazionale Antifascista.
Ha reso il Venezuela uno dei luoghi di scambio e di conoscenza per le forze anti-imperialiste e progressiste globali, e da ultimo è stato strenuo promotore di una politica di pace in America Latina e nel mondo che disinnescasse la spirale bellicista inaugurata dalle oligarchie occidentali ed i loro alleati.
Come Rete dei Comunisti, uno dei contributi che vogliamo portare alla campagna per la sua liberazione e a quella della “prima combattente” è la ricostruzione del suo percorso esistenziale e politico in quanto si tratta di una delle figure più rilevanti del processo bolivariano ed in generale del movimento rivoluzionario venezuelano prima della nascita del “chavismo”.
Militante rivoluzionario sin dalla giovane età è cresciuto in un contesto familiare popolare di impegno politico progressista, ha legato – dopo l’insurrezione civico-militare del 4 Febbraio del 1992 – la propria vita al Comandante Chávez sposandone appieno la visione ideologica, fino a diventarne colui che ne ha continuato ed approfondito gli orientamenti politici in particolare per ciò che riguarda lo sviluppo del potere popolare attraverso le Comunas, il protagonismo del movimento dei lavoratori nei processi trasformativi.
Chi è il compagno Maduro?
Militante studentesco, “alfabetizzatore” secondo i principi della pedagogia popolare nei quartieri più svantaggiati di Caracas attorno ad El Valle, autista e militante sindacale combattivo del servizio metropolitano della capitale venezuelana, “cospiratore” con il nome di Verde del Movimento Rivoluzionario Bolivariano-200 e poi dirigente del Movimento Quinta Repubblica, poi ancora deputato con incarichi importanti durante la prima presidenza Chávez, successivamente Ministro degli Estreri durante la Seconda Presidenza e poi vice-presidente, prima di essere incaricato e poi eletto Presidente per la prima volta nel 2013 dopo la morte del Comandante ed ora “prigioniero di guerra” nel Ventre della Bestia.
Il contributo che qui abbiamo curato in forma di e-book scaricabile gratuitamente è basato prevalentemente sulla biografia “ufficiale” in spagnolo NICOLÁS MADURO, Presente y futuro di Ana Cristina Bracho, pubblicata nel 2024, a cui volentieri rimandiamo anche per la mole di materiali e testimonianze che abbiamo ripreso nel nostro testo.

