Autore: Rete dei Comunisti
Formato: 15 x 21
Pagine: 114
Prima edizione: agosto 2025
Disponibile in PDF formato A5 (1,2 Mb)

Categoria:

Descrizione

Le vicende legate alla cosiddetta “banda della Uno bianca” e alla “Falange Armata” che agirono a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta, sebbene costituiscano una profonda ferita ancora aperta per coloro che tali vicende hanno vissuto anche indirettamente, non sono state al centro di una doverosa riflessione che andasse oltre le limitate verità giudiziarie emerse ed un trattamento più da crime story che da fatto politico rilevante e caratterizzante una parte della storia del nostro Paese.

Pensiamo invece che vadano rilette alla luce della categoria della “guerra a bassa intensità” sviluppatasi nel nostro Paese con il fine di determinarne pesantemente il corso politico con strumenti non convenzionali da parte di quella fitta trama di poteri ed apparati che sono stati la longa manus dell’Alleanza Atlantica e delle sue strategie reazionarie nel corso di tutta la storia repubblicana.

Quella che potremmo definire come “ultima fase” della strategia della tensione avvenne in un arco temporale di stravolgimenti epocali come la fine del mondo bipolare ed il processo di costruzione dell’Unione Europea che hanno “terremotato” il quadro politico e gli assetti della cosiddetta Prima Republica, determinando nel nostro ridotto nazionale scelte politiche preconizzate illo tempore dagli esponenti di spicco della reazione, “golpisti” inclusi, normalizzate a pratiche e a lessico politico corrente da chi – a destra come a sinistra – ha picconato la sovranità popolare e le garanzie sociali conquistate nel corso degli anni precedenti.

Un contesto in cui riemergono preoccupanti modi di operare propri della guerra sporca con cui si è voluto ferocemente combattere la lotta di classe nel nostro paese da parte di una parte consistente delle classi dirigenti. Chi quelle vicende non le ha vissute o ne ha solo una vaga nozione, potrà immergersi nelle pagine più buie che hanno caratterizzato una parte dell’Emilia Romagna e delle Marche dove gli “insospettabili” poliziotti della Uno bianca hanno agito per anni indisturbati come killer seriali seminando il terrore.

Questo lavoro è dedicato alla memoria delle vittime “dimenticate” e in particolare di Ndiay Malik e Babon Cheka, operai senegalesi freddati a San Mauro Mare, vicino a Cesenatico, la notte del 18 agosto del 1991 da sedici colpi sparati dalla banda della Uno bianca.