Descrizione
A cinquant’anni dal suo assassinio, il 20 gennaio 1973, ad opera di agenti infiltrati della polizia segreta portoghese, Amilcar Cabral rimane una delle figure storiche e politiche più importanti della lotta per l’indipendenza e la decolonizzazione dell’Africa, del panafricanismo e dell’internazionalismo rivoluzionario contro la dominazione imperialista.
Nato da genitori capoverdiani in Guinea-Bissau – allora colonia portoghese – il giovane Amilcar Cabral partì nel 1945 per il Portogallo per studiare agronomia. A Lisbona incontrò altri studenti provenienti dalle colonie portoghesi e che da lì a poco diventeranno i leader dei movimenti di indipendenza nei rispettivi Paesi, come Agostinho Neto (MPLA) in Angola o Eduardo Mondlane e Marcelino dos Santos (Frelimo) in Mozambico.
Il ritorno di Cabral in Africa fu una scelta politica e di vita chiara, avendo rinunciando ad un posto di ricercatore a Lisbona per un lavoro come responsabile del censimento agricolo in Guinea. Questa esperienza gli permise di attraversare il paese per due anni, di osservare il funzionamento socio-politico del sistema coloniale portoghese e, in seguito, di proporre una dettagliata analisi delle società guineane e capoverdiane, base fondamentale della strategia di lotta per l’indipendenza.
Nel 1956, Cabral creò, insieme ad un gruppo di compagni, il Partito africano d’indipendenza della Guinea e di Capo Verde (PAIGC), evidenziando già dalla scelta del nome come “nessuno può dubitare, nel nostro popolo come in qualsiasi altro popolo africano, che questa guerra di liberazione nazionale in cui siamo impegnati appartenga a tutta l’Africa”. In modo particolarmente originale per l’epoca, la nuova organizzazione incluse fin dall’inizio sia l’arcipelago di Capo Verde che la Guinea-Bissau nella sua lotta.

