Rete dei Comunisti – Cambiare Rotta – OSA
La crisi del modo di produzione capitalista e dell’imperialismo occidentale sta trascinando l’umanità su un pericoloso piano inclinato dove lo scontro tra blocchi geo-politici non sembra avere altra soluzione che l’escalation militare, il tutto per riaffermare una precisa gerarchia tra poli in competizione.
Questa dinamica ha prodotto una frattura euro-atlantica che sembra non essere recuperabile, ed ha fatto venire meno tutti quegli ambiti che sembravano essere camere di compensazione delle frizioni esistenti tra storici alleati, come USA e UE, per riaffermare i propri comuni interessi imperialistici.
Gli Stati Uniti, avendo progressivamente perso la propria capacità egemonica, stanno cercando di risolvere le criticità strutturali che li riguardano affermando il proprio dominio. Lo fanno sfruttando il complesso militare-industriale e gli ingenti apparati bellici di cui dispongono per mantenere il proprio ruolo di principale attore internazionale che determina gli equilibri planetari.
La sua forza militare però non sembra essere sufficiente a tale scopo come sta emergendo nel conflitto che, congiuntamente ad Israele, ha scatenato contro l’Iran e che ha trovato un’adeguata risposta prima da parte della Repubblica Islamica e poi dalle forze dell’Asse della Resistenza, le uniche ad avere effettivamente sostenuto in loco la causa palestinese in questi anni.
In un altro quadrante, il suo tentativo di alternare l’asfissia economica e le minacce di aggressione militare contro Cuba Socialista stanno incontrando una indomita resistenza tra le file del popolo cubano a cominciare dalla dirigenza comunista per cui la resa di fronte agli Yankees non ha mai costituito un’opzione.
La situazione in Medio-Oriente poi rischia di incrementare sia la crisi economica dei Paesi dell’Unione Europea che potrebbe assumere le forme della stagflazione (stagnazione economica con un’inflazione elevata) o di una vera e propria recessione, ponendo le classi dirigenti europee di fronte all’ennesimo punto di caduta dopo la gestione fallimentare dell’emergenza pandemica, la rovinosa fuga dall’Afghanistan, la complicità con il genocidio palestinese, la criminale politica nei confronti dei migranti, il bluff della transizione ecologica e non meno importante l’immiserimento crescente di porzioni sempre più vaste di classi subalterne.
In questo quadro caratterizzato dall’accelerazione degli sconvolgimenti epocali che stiamo vivendo, l’attuale governo italiano e le forze che lo sostengono hanno visto sgretolarsi quello che sembrava un consenso granitico a cominciare dalle gigantesche mobilitazioni dell’autunno contro la complicità nel genocidio palestinese, proseguendo con la sonora bocciatura contro il referendum costituzionale.
Il governo Meloni è stato costretto controvoglia sia ad operazioni di maquillage politico con il sacrificio di qualche ministro, così come ad attuare alcune scelte, e prefigurarne altre, difficilmente immaginabili.
La sospensione dell’accordo di cooperazione strategica con Israele, l’agitare lo spettro dello scontro con Bruxelles sull’aggiramento del Patto di Stabilità, le proposte di un ritorno all’acquisto di gas russo espresse dall’ad dell’Eni, danno la cifra delle difficoltà dell’attuale esecutivo che sente sgretolarsi il terreno dai sotto i piedi come successo all’amico Orban.
Sanno benissimo che le continue manovre liberticide e l’inasprirsi della torsione autoritaria non saranno sufficienti per placare il malcontento che cova sotto la cenere da parte di una ampia porzione delle classi subalterne che ha parzialmente ritrovato fiducia nell’azione collettiva ed invertito quella tendenza alla passività sociale che sembrava “endemica” nel nostro Paese, come hanno dimostrato l’autunno e la vittoria di un chiaro NO SOCIALE al referendum.
Per questo le piazze del 25 aprile e le iniziative che le precedono hanno un valore fondamentale per dare corpo ad un’alternativa politica e sociale che colga l’occasione, riallacciando il filo rosso con la funzione che i comunisti e le comuniste ebbero nel nostro Paese guidando la Resistenza armata al nazi-fascismo per dare un volto completamente diverso all’Italia dopo anni di durissima lotta clandestina sotto il regime costata la morte, il carcere e l’esilio.
Rendere visibile il proprio sostegno ai popoli che lottano con ogni mezzo contro l’imperialismo, continuare a chiedere le dimissioni di un governo che sta aggrappato con le unghie e con i piedi ad una rendita di posizione politica che vede svanire, denunciare il tentativo di far pagare la crisi alla classi subalterne da parte dell’élite economiche, opporsi alla militarizzazione crescente della nostra società, sono le sfide politiche che abbiamo di fronte e che la finta opposizione del “campo largo” non può ingaggiare, mentre noi possiamo di nuovo essere la scintilla che incendia la prateria.


