Rete dei Comunisti, Cambiare Rotta, O.S.A., Potere al Popolo, Collettivo Autorganizzato Universitario
3 FEBBRAIO – MOBILITAZIONE NAZIONALE “BRING THEM HOME”!
8 FEBBRAIO – ASSEMBLEA NAZIONALE: COSTRUIAMO LA SOLIDARIETA’ CONTRO LA NUOVA DOTTRINA MONROE, AL FIANCO DEL VENEZUELA E DI NUESTRA AMERICA
L’attacco alla Repubblica Bolivariana del Venezuela da parte degli Stati Uniti nei primi giorni di gennaio ha reso esplicito cosa intendessero gli USA con l’espressione “ripristinare il primato americano nell’Emisfero Occidentale” contenuta nel documento sulla Sicurezza Strategica reso pubblico dall’amministrazione Trump.
Questa vera e propria azione di guerra contro il Venezuela è costata la vita a un centinaio di cittadini venezuelani e a 32 cubani che difendevano l’incolumità del presidente Nicolás Maduro e della prima combattente Cilia Flores, sequestrati dai militari nord-americani con una incursione area nella capitale Caracas e poi incarcerati e messi sotto processo negli USA.
Si tratta dell’apice di un’iniziativa militare statunitense in America Latina e nei Caraibi avviata già nei mesi precedenti con il più grande dispiegamento di mezzi e forze aereo-navali dai tempi dall’invasione di Panama, l’uccisione extragiudiziale di oltre 100 persone lungo le coste venezuelane e colombiane con la scusa della lotta al “narcoterrorismo”, l’imposizione prima di una No Fly Zone sui cieli del Venezuela e poi di un blocco navale, e infine le azioni di pirateria nei confronti delle navi petroliere venezuelane.
L’azione bellica statunitense non rappresenta solo una grave violazione del diritto internazionale – un diritto ormai annullato dal tentativo degli Stati Uniti di affermare il proprio dominio sul mondo -, ma anche un pesante colpo al processo bolivariano.
Perché negli ultimi 28 anni in Venezuela si è costruita una trasformazione politica, economica e sociale radicale. Dalla nazionalizzazione del settore petrolifero ai programmi sociali volti a sollevare dalla povertà il popolo venezuelano (misiones); dai progetti di integrazione regionale (Alba, Celac) contro gli accordi di libero scambio imposti dagli Stati Uniti (Alca) alla costruzione di strutture di autogoverno territoriale e protagonismo dal basso (consejos comunales, comunas) – agli Stati Uniti e ai suoi partner occidentali il Venezuela è sempre stato una spina nel fianco contro cui hanno puntato tutte le armi della guerra ibrida, dalla guerra economica fino a quella guerreggiata passando per quella cognitiva.
Le ambizioni degli Stati Uniti però non sono solo dirette contro il Venezuela, ma riguardano tutti i Paesi di Nuestra America che devono essere trasformati in semplici territori da cui poter sfruttare le risorse, dal petrolio alle terre rare, dalle immense risorse di acqua dolce a una forza lavoro “usa e getta” (vedi la caccia agli immigrati nelle maggiori città statunitense).
Lo scopo è di fare del continente il trampolino di lancio per ridefinire il proprio ruolo di comando nella gerarchia della catena imperialista, annichilendo quelle esperienze progressiste e socialiste che non vogliono fare dei propri Paesi dei protettorati nord-americani, stroncando il legame con la Cina che già oggi costituisce il primo partner commerciale del continente latinoamericano e impedendo così la potenziale configurazione di un mondo multipolare e policentrico.
Le mobilitazioni avvenute subito dopo il sequestro di Nicolás Maduro e Cilia Flores e le manifestazioni del 10 gennaio – svolte in una trentina di città italiane – sono state un primo importante segnale contro l’imperialismo, anche grazie al protagonismo delle componenti progressiste delle comunità latino-americane presenti in Italia. In quelle piazze si è riversato la parte più avanzata del movimento che nei mesi scorsi ha bloccato il Paese in solidarietà alla Palestina, creando una convergenza importante per dare continuità ad un movimento antimperialista e contro tutte le guerre.
A questa genuina dimostrazione di solidarietà internazionalista va data la necessaria continuità ed efficacia, considerato anche il ruolo di esplicita complicità del nostro governo e la sua manifesta vicinanza all’estrema destra americana tutta da Trump a Kast, passando per Milei. E anche le cosiddette forze di opposizione, al di là di qualche debole dichiarazione, tendono con varie “sfumature” a delegittimare i processi di trasformazione radicali che sono avvenuti in Venezuela – e chi li ha portati avanti, dimostrando la propria subordinazione ideologica ai “valori occidentali” europei e americani.
Per questi motivi invitiamo ad una nuova giornata di mobilitazione nazionale il 3 Febbraio sotto ambasciate, consolati e istituzioni statunitensi, ad un mese dall’attacco a Caracas e dal sequestro di N. Maduro e di C. Flores e a una assemblea nazionale di confronto e rilancio a Roma domenica 8 febbraio dalle Ore 10 al Nuovo Cinema Aquila.


