Negli scorsi giorni, l’11 e 12 maggio, si è tenuto in Kenya il France-Africa Summit, con l’obiettivo di rafforzare gli interessi imperialistici e neocoloniali della Francia nel continente africano, rinsaldando i rapporti con le amministrazioni neocoloniali, tra cui quella kenyota di William Ruto.
Di fronte alla crisi progressiva della potenza imperialista francese in Africa – in particolare dopo la cacciata dei contingenti militari francesi dai paesi del Sahel e la rottura diplomatica con i governi dell’AES (Alleanza degli Stati del Sahel) – questo summit rappresenta il tentativo di creare nuovi avamposti imperialisti per riposizionare la Francia nel continente, anche attraverso un nuovo accordo di difesa che concede alle truppe francesi l’immunità giudiziaria in Kenya.
La scelta del Kenya, paese anglofono, come sede del vertice risponde alla volontà di presentare il summit come una rottura con la vecchia “Françafrique”. Il presidente francese – erede dei governi responsabili degli assassinii di leader africani come Lumumba e Sankara – è arrivato persino ad autodefinirsi durante l’incontro “un vero panafricanista”.
Dietro questa farsa propagandistica si nascondono però 27 miliardi di investimenti strategici per rilanciare la competitività imperialista francese in Africa, mentre, attraverso il sistema del franco CFA, la Francia continua a obbligare 14 nazioni africane a depositare metà delle proprie riserve valutarie a Parigi.
Le organizzazioni antimperialiste hanno risposto organizzando il contro-summit Africa Forward, al quale hanno partecipato numerose delegazioni internazionali per smascherare la natura imperialista e coloniale dell’incontro tra i vertici.
La risposta repressiva del governo di Ruto ha confermato il carattere reazionario del summit: polizia ed esercito hanno sparato colpi di avvertimento con munizioni vere, lanciato granate lacrimogene e arrestato brutalmente oltre una ventina di manifestanti.
Secondo gli ultimi aggiornamenti diffusi dai compagni in Kenya, gli attivisti kenyoti sono stati rilasciati, mentre i delegati internazionali provenienti da Francia, Grecia, Gran Bretagna e Corea del Sud restano in stato di fermo in attesa dell’udienza.
Rispondiamo all’appello del Partito Comunista Marxista del Kenya a diffondere la notizia degli arresti e traduciamo la dichiarazione diffusa ieri dal Comitato Centrale di Organizzazione del partito.

DICHIARAZIONE SULL’ARRESTO DI COMPAGNI ANTIMPERIALISTI A NAIROBI
Il Comitato Centrale di Organizzazione del Partito Comunista Marxista del Kenya condanna fermamente gli arresti, l’intimidazione e le molestie perpetrati dallo Stato kenyano nei confronti di compagni locali e internazionali che hanno partecipato alla manifestazione contro l’imperialismo francese e al controvertice organizzato a Nairobi contro il cosiddetto “Africa Forward Summit”.
Questi arresti rivelano il vero volto del regime di Ruto: un’amministrazione neocoloniale e compradora che agisce per difendere gli interessi imperialisti a scapito dei diritti democratici del popolo. Il regime ha scelto di criminalizzare la solidarietà antimperialista mentre stende il tappeto rosso agli sfruttatori stranieri e agli agenti del capitale monopolistico.
Tra le persone arrestate figurano militanti, intellettuali e organizzatori rivoluzionari e antimperialisti di fama mondiale, provenienti da diverse regioni del globo per esprimere la loro solidarietà alle masse africane in lotta contro l’imperialismo, la militarizzazione e il dominio neocoloniale.
I compagni arrestati includono:
- Dimitiros Patelis
- Lee e Danbi (Corea del Sud)
- Joti Brar
- Gacheke Gachihi
- Guy Bremond
- Sayialel Mankuyio
- Juliaus Kamau
- John Kamau
- Brian Mwanzi
- Derivk Opiyo
- Fredrik Yara
- Colins Otieno
Il loro unico crimine è stare al fianco degli oppressi. Il loro unico crimine è respingere il dominio imperialista. Il loro unico crimine è dichiarare che l’Africa non è in vendita.
L’arresto di delegati internazionali dimostra ancora una volta il crescente panico all’interno dei circoli imperialisti e compradores. Essi temono l’unità delle forze rivoluzionarie e progressiste attraverso i continenti. Temono la solidarietà internazionale contro l’imperialismo. Temono un popolo politicamente cosciente.
Ricordiamo al regime di Ruto che la repressione non ha mai sconfitto la lotta dei popoli. I campi di detenzione coloniali non hanno sconfitto il movimento di liberazione. La repressione anticomunista di Moi non ha sconfitto la lotta per i diritti democratici. Le leggi fasciste e il terrore poliziesco non metteranno oggi a tacere le masse.
Come ci ha insegnato Kwame Nkrumah, l’indipendenza dell’Africa non ha senso se non è legata alla liberazione totale del continente dall’imperialismo e dal neocolonialismo.
Di conseguenza, esigiamo:
- La liberazione immediata e incondizionata di tutti i compagni arrestati.
- La fine delle molestie poliziesche, dei rapimenti e della repressione contro militanti, organizzatori e movimenti progressisti.
- L’immediata cessazione di tutti gli accordi militari, politici ed economici imperialisti imposti al Kenya e all’Africa.
- Il rispetto dei diritti democratici di tutti i partecipanti ai raduni antimperialisti e panafricani.
Il Partito Comunista Marxista del Kenya riafferma la propria incrollabile solidarietà con tutti i compagni arrestati. Una ferita inflitta a uno è una ferita inflitta a tutti. La lotta contro l’imperialismo è internazionale, e nessuna repressione sconfiggerà le masse popolari organizzate.
Sempre avanti nella lotta contro l’imperialismo! Sempre avanti nella solidarietà internazionale! La vittoria appartiene ai lavoratori e ai contadini!
Il Comitato Centrale di Organizzazione del Partito Comunista Marxista del Kenya

