Con i partigiani e Franco Serantini nella memoria
Rete dei Comunisti
La giornata del 25 aprile a Pisa e a Livorno e’ stata caratterizzata da alcune significative iniziative.
Nella mattinata una manifestazione antimilitarista partita dalla base USA di camp Darby ha visto la presenza di alcune centinaia di militanti di varie organizzazioni, chiamate dal Movimento No Base, sfilare in corteo sino alla località dei tre pini, dove dagli anni ’60 del secolo scorso e’ installato, sul territorio di un parco naturale, il CISAM (Centro Interforze Studi e Applicazioni Militari), all’interno del quale il Ministero della Difesa intende posizionare una struttura del GIS (Gruppi di Intervento Speciali) dei carabinieri.
Le parole d’ordine con le quali abbiamo partecipato alla manifestazione sono state quelle contro il nuovo bellicismo imperialista statunitense ed europeo, contro il governo Meloni, al fianco della resistenza dei popoli contro le aggressioni genocidiarie in atto, a partire dalla Palestina, Libano, Iran, Cuba, Venezuela.
Contemporaneamente abbiamo partecipato alla manifestazione di commemorazione dei partigiani uccisi a Livorno durante gli anni della Resistenza, prima al fianco della Repubblica spagnola negli anni ’30 del secolo scorso, in seguito contro i nazi fascisti in Italia. Manifestazione molto numerosa e combattiva, promossa dall’Associazione Ilio Barontini, dall’USB di Livorno, dal PCI e dalla Rete dei Comunisti.
La giornata si e’ concluda alle 18 a Pisa, in piazza San Silvestro, che gli antifascisti pisani chiamano Piazza Franco Serantini, in memoria dell’anarchico ventenne massacrato dalla polizia il 5 maggio 1972 e lasciato morire senza cure nel carcere di Don Bosco, dopo due giorni di agonia.
Anche quest’anno durante la commemorazione di Franco abbiamo cambiato toponomastica alla piazza, con due targhe che l’hanno rinominata alla memoria del nostro compagno ucciso il 7 maggio del 1972, data nella quale si ripeteranno anche quest’anno iniziative e mobilitazioni a perpetuare una memoria viva ed estremamente attuale, contro gli eredi del fascismo nostrano al governo del paese, con movimenti dichiaratamente nazisti (AFD in Germania) e fascisti (Le Pen in Francia) avvicinarsi pericolosamente alle redini del potere, sino ad arrivare ai regimi dell’Est europeo e all’attuale amministrazione statunitense, che foraggia la crescita politica ed elettorale di movimenti reazionari e fascisti sparsi in Europa e nel mondo.
Per inciso, il fascismo e il nazismo nacquero all’inizio del secolo scorso come “braccio armato” degli industriali e degli agrari, di cui fecero gli interessi senza alcuna autonomia sostanziale, compresi i campi di concentramento, il colonialismo e la seconda guerra mondiale, per conquistare spazi vitali per l’industria tedesca ed italiana.
Ieri come oggi, in un contesto profondamente mutato, i pronipoti delle dittature nere sono ora i cani da guardia degli interessi delle multinazionali, del capitale finanziario, dell’industria delle armi, ma senza alcuna autonomia se non quella compatibile con il manto ideologico costruito in oltre un trentennio di politiche cosiddette “neoliberiste”, a giustificare il razzismo istituzionalizzato contro i migranti per sfruttarli e creare un apartheid salariale con gli autoctoni, le politiche di austerità dell’Unione Europea che hanno ridotto progressivamente il salario diretto, indiretto e differito di milioni di lavoratori e che ora, di fronte a una crisi verticale del modo di produzione capitalistico, tenta di riciclare le produzioni civili a fini bellici con investimenti miliardari nell’industria delle armi.
Al netto della agitazione propagandistica su “diritti civili” appannaggio di chi se li può permettere, le politiche della “sinistra” europea e del “campo largo” italiano non differiscono sostanzialmente da quelle della destra reazionaria e fascista: suprematismo bianco, aggressività militarista contro la Russia, condivisione delle regole di austerità imposte dalla commissione europea, politiche repressive contro i movimenti di lotta e i sindacati conflittuali, privatizzazione di tutti i servizi pubblici essenziali.
Oggi ci battiamo contro due nemici: il governo Meloni, para fascista e schiettamente reazionario, ed la falsa “sinistra” del “campo largo” che gli ha spianato la strada.
Gli unici alleati che abbiamo per cambiare alla radice lo stato di cose presenti sono i movimenti di massa che ritornano ad affacciarsi nello scenario politico, come nell’autunno scorso con gli scioperi promossi da USB e dai sindacati di classe, sono la capacità di organizzare queste lotte con obiettivi chiari, che per noi sono quelli della costruzione, nel conflitto, del Socialismo del XXI secolo.
Gli unici riferimenti storici sono i Partigiani che si batterono per il Socialismo, sono i rivoluzionari che, come Franco Serantini, dal dopoguerra ad oggi, a decine sono caduti per costruire una società emancipata dallo sfruttamento irrazionale degli esseri umani e della natura.



