Appello affinché l’Italia voti contro il blocco economico a Cuba in sede ONU insieme alla maggioranza dei paesi delle Nazioni Unite
Il 27/28 Ottobre presso l’ONU è previsto il voto non vincolante dei Paesi, tra cui il nostro, riguardo alla fine del blocco economico che gli USA hanno imposto a Cuba.
Tale provvedimento è universalmente considerato il più longevo di questo tipo nella Storia contemporanea e dura da più di 60 anni.
Dal 1992, ogni anno, nell’Assemblea delle Nazioni Unite la contrarietà a questa azione unilaterale statunitense è stata espressa, con un ampissimo margine, dalla maggioranza dei Paesi.
Sebbene il voto contro il Blocco abbia un peso politico evidente, solo il Congresso degli USA – che verrà rinnovato in parte con le elezioni mid-term di inizio novembre – può farlo cessare.
Nelle votazioni dello scorso anno è stata adottata una risoluzione contro il blocco con 165 voti favorevoli, 7 contrari e 12 astensioni.
Le pressioni statunitensi hanno convinto a votare contro Argentina, Ungheria, Macedonia del Nord, Paraguay, Ucraina, mentre Israele era in precedenza insieme agli USA l’unico Stato ad essere contrario.
Da gennaio di quest’anno come è universalmente noto i provvedimenti presi dall’attuale amministrazione statunitense sono stati costantemente aumentati imponendo una sorta di punizione collettiva che sta prendendo la forma di un vero e proprio genocidio silenzioso ai danni del popolo cubano; allo stesso tempo sono aumentate le pressioni diplomatiche esplicite affinché più Paesi, abdicando alla loro sovranità politica, votino secondo i voleri di Washington.
Non è peregrino ricordare che la Convenzione sulla prevenzione e punizione del crimine di genocidio, approvata in sede ONU nel 1948 ed entrata in vigore nel 1951, impegna i firmatari, tra cui l’Italia, a “prevenire o a punire il genocidio”.
Nell’articolo II di tale convenzione alla base del Diritto Internazionale dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, si considera genocidio il “sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale”.
La situazione provocata dall’inasprirsi del blocco statunitense purtroppo calza a pennello con questa definizione.
Se si analizza poi come questa definizione giuridico-politica è stata impostata, bisogna ricordare che si considera genocidio gli atti solo se “commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale”.
Con essa si specifica infatti che per essere considerato il genocidio come tale è necessario che, oltre l’actus reo, cioè l’elemento materiale del crimine, vi sia anche una mens rea, ovvero una specifica intenzione di distruggere il gruppo in questione.
E sono numerose le dichiarazioni dell’attuale amministrazione statunitense da Trump a Rubio che vanno in questo senso.
Per noi ciò che viene compiuto nei confronti del popolo cubano rientra perfettamente in quello che la Convenzione prevede, e conseguentemente dovrebbe impegnare il nostro paese nel prevenirlo, o quanto meno a non esserne complici.
Quello che, da gennaio, sta vivendo il popolo cubano è indiscutibilmente un’assedio di tipo medievale che ha aggravato le condizioni di vita specie tra le persone più vulnerabili.
Quest’anno la bozza di Risoluzione che sarà votata per la 34° volta ha come titolo “Necessità di porre fine l’embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti contro Cuba”.
Purtroppo, l’Italia a luglio si era astenuta rispetto alla richiesta della diplomazia cubana in sede ONU di votare questa bozza di Risoluzione: passata fortunatamente con 136 voti favorevoli, 9 contrari ed una trentina di astensioni.
Un preoccupante segnale di “discontinuità negativa” nella politica del nostro Paese ed un vero e proprio voltafaccia rispetto all’aiuto che il personale medico-sanitario cubano ha dato durante le ore più buie della Pandemia – a Crema e a Torino – e sta ancora dando all’Italia con la loro fondamentale presenza in Calabria.
Ci chiediamo se tale decisione sia frutto di un giudizio autonomo o di pericolose pressioni atte a minare la nostra sovranità politica in un consesso internazionale. Una decisione che non tiene minimamente conto di un’opinione pubblica che non ha mai avuto atteggiamenti ostili nei confronti del popolo cubano e che vede pericolosamente – a causa dell’opera degli Stati Uniti – messi in discussione gli storici legami e le relazioni fraterne, così come una fitta rete di scambi che non possono essere ignorati e nemmeno cancellati con un colpo di spugna, solo per assecondare un’amministrazione che si fa beffa delle più elementari garanzie del diritto internazionale.
Così come stanno facendo altre organizzazioni politiche, sindacali ed associative chiediamo alla diplomazia italiana di esprimere una propria autonomia di giudizio che non venga influenzata dalle pressioni dell’attuale amministrazione statunitense ed al Ministro Tajani di assecondare la volontà della maggioranza del Paese vicino dell’Isola caraibica in questo complicato contesto.
Rete dei Comunisti, 24 ottobre 2026

